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INDIA DEL NORD, TRIANGOLO D’ORO: LE ATTRATTIVE DIVENUTE TOTALMENTE ACCESSIBILI IN CARROZZINA DAL 2014 AD OGGI

Questa è stata la mia terza volta in India, Paese che io amo moltissimo e che mi arricchisce ogni volta che lo visito. Sono appena rientrata dal tour del “Golden Triangle“, viaggio già realizzato nel 2014 effettuato col tour operator Go4all .

Cosa è cambiato da allora? Ho piacevolmente ritrovato totalmente accessibili in sedia a rotelle un paio di attrazioni che lo erano in parte. Non è però così difficile trovare accessibili le bellezze incluse in questo tour, tenendo anche presente che questa è una delle zone più turistiche dell’intera India.

Il complesso del Tempio Sikh Sri Bangla Sahib Gurudwara nel 2014 era raggiungibile solo mediante una lunga scalinata. Oggi invece ho trovato una rampa di fianco! Mi spiace non averla potuta fotografare, ma c’era un cartello che indicava il divieto di scattare foto proprio all’entrata del tempio, dove vi è anche la sua porta d’ingresso. Poco male, l’importante è che non servono più tre/quattro uomini costretti a sollevarti di peso per condurti in cima! Bangla Sahib è uno dei più importanti Sikh gurdwara, o casa di culto sick di New Delhi. Accanto al tempio vi è la piscina di purificazione nota come il “Savorar” (rampa anche per accedere al piano della vasca). L’entrata al tempio avviene solo superando tre gradini, ma a noi rotellati non importa, dato che la nostra “sedia impura” non può contagiare il pavimento di questo luogo sacro. Nella parte posteriore del tempio è possibile invece entrare in carrozzina, oltrepassando un solo gradino, e stare su un piccolo tappeto messo a disposizione per noi “contaminati” 🙂 Bisogna avvolgere il capo con una sciarpa per visitare l’intero complesso.

Tempio Sikh Bangla Sahib
Tempio Sikh Bangla Sahib

Accanto a questo suggestivo tempio c’è la sua mensa, completamente accessibile in sedia a rotelle e visitabile senza nessun tipo di biglietto aggiuntivo. La mensa comune del Gurudwanda Bangla Sahib serve pasti a circa 3.000 persone ogni giorno e, nonostante ciò, non c’è traccia di caos! Il cibo è gratuito per tutti gli indiani, senza distinzioni. A mio avviso la visita della mensa è imperdibile, per toccare con mano una realtà a noi sconosciuta, per visitare la gigante cucina dove pentoloni di dimensioni impressionanti cuociono cibi a tutte le ore del giorno e per provare ad impastare il buonissimo pane Naan come una vera indiana!

Mensa del tempio
Mensa del tempio

Da New Delhi ad Agra col suo bellissimo Taj Mahal, il mausoleo fatto costruire nel 1632 dall’imperatore moghul Shan Jahan in memoria della moglie preferita morta di parto dando alla luce il quattordicesimo figlio. Nel 2014, questa meraviglia del mondo, era parzialmente accessibile in sedia a rotelle. Le rampe di scale più importanti erano già state ricoperte da passerelle, mentre qualche piccolo gradino qua e la rimaneva scoperto. Nel 2019 l’ho trovato totalmente a misura di disabile, con scivoli ovunque. Vi è anche una lunga rampa per accedere ai bagni, ma non vi sono servizi igienici per disabili al suo interno. Gli interni del Taj Mahal, dove vi sono solo le due tombe, quella dell’imperatore e della moglie, rimangono tuttoggi inaccessibili causa scala stretta a tortuosa. Quando vi recate alla biglietteria specificate se intendete visitare anche gli interni del mausoleo oppure no, c’è una differenza di 200 rupie a testa.

ACCESSIBILITA’ DELLE ATTRAZIONI VISITATE

NEW DELHI – Complesso di Qutb, accessibile – Gateway of India Mumb, accessibile – Palazzo del Parlamento, visitabile solo esternamente -Tomba di Humayun, accessibile – Akshardham Temple, scale per accedervi – Lotus Temple, accessibile – Raj Ghat, accessibile

OLD DELHI (Shahajahanabad) – Moschea Jama Masjid, inaccessibile – Giro della città sul minimetro, mezzo di trasporto simile a un tuk-yuk. Bisogna farsi aiutare per salire

AGRA – Taj Mahal (chiuso il venerdì), accessibile – Forte Rosso, accessibile – Mausoleo di I’timad-ud-Daulah, accessibile

FATEPURSIKRI, accessibile

POZZO CHAND BAORI AD ABHANERI, accessibile

JAIPUR – Forte di Amber, accessibile per la maggior parte. Qualche gradino nell’ultima zona ma nel complesso facilmente visitabile – City Palace, accessibile – Osservatorio Jantar Mantar, accessibile – Hawa Mahal, si può ammirare solo la facciata dalla strada – Mercato di Jaipur, accessibile

www.go4all.it

UN VERO INCUBO ALL’AEROPORTO DI NEW DELHI

Sono appena tornata da un meraviglioso viaggio in India effettuato col tour operator Go4all, col quale collaboro da ormai quattro anni. Ho accompagnato un piccolo gruppo di persone affette da disabilità e nonostante il tour sia andato benissimo, (fortunatamente non c’è stato nessun imprevisto, cosa non rara in questo Paese), il rientro è stato a dir poco angosciante.

Avevamo il volo di ritorno alle 3.05 del mattino dall‘aeroporto internazionale Indira Gandhi di New Delhi. Dopo una lunga giornata di visite e trasferimenti tutto il gruppo era già abbastanza provato tanto che non vedevamo l’ora di arrivare in aeroporto per rilassarci un attimo. Appena scesi dal van ci è venuta incontro l’assistenza aeroportuale comunicandoci che avremmo dovuto immediatamente sostituire la nostra sedia a rotelle con una standard data in dotazione da loro in quanto la nostra non era concessa nell’area di transito aeroportuale. Al check in, una ragazza del mio gruppo in sedia a rotelle come me, riferisce all’addetta dietro al banco che lei avrebbe effettuato il check in all’ultimo momento per stare sulla sua sedia il più tempo possibile. Dovete sapere che per noi paraplegici cambia tantissimo il fatto di avere la nostra carrozzina piuttosto che una enorme e scomoda che, oltre a procurarci mal di schiena, fatichiamo a spostare manualmente anche solo per andare in bagno. Fino a qui va tutto liscio tanto che si convincono a lasciarci la nostra sedia personale fino alla porta dell’aereo.

Il problema è stato imbarcare il ruotino elettrico. No, non pensate alla batteria, per quella stranamente non hanno fatto storie. Non volevano imbarcarci il nostro propulsore, ne avevamo due, senza che venisse imballato a nostre spese. Pagare 400 rupie per stivarlo sarebbe stato il meno dei mali, se non che ci hanno lasciate per due ore e mezza (si, avete letto bene) prima di passare il metal detector. A fare? Un bel nulla! Noi stanche morte e loro in balia dei nostri ruotini non sapendo cosa fossero e come fare ad impacchettarli. A nulla è servito chiamare un responsabile, il tempo è trascorso lentamente ed inesorabile e non abbiamo potuto fare nulla se non alzare la voce!

Stremate dalle litigate col personale, dopo due ore e mezza dal nostro arrivo in aeroporto, abbiamo passato i controlli del metal detector e siamo riuscite al pelo ad andare in bagno prima dell’imbarco (dopo aver sigillato il ruotino con la carta trasparente come si è soliti fare per le valigie, e pagato le 400 rupie a testa). Non è concepibile trattare delle persone, disabili o non, in questo modo vergognoso, neanche fossimo state assassine o ricercate! Credetemi, non è stato possibile agire in nessun altro modo, avevamo un muro davanti a noi!

Finalmente riusciamo ad imbarcarci… Ma prima di attraversare il finger viene fermata un’altra persona del mio gruppo che, come tutti noi del resto, aveva già imbarcato il suo bagaglio al check in. Qui le dicono che in valigia ha un dispositivo elettrico che non è consentito portare… Trattasi della power-bank per ricaricare la batteria del cellulare. Un’assistente l’ha riaccompagnata al check in, mentre noi venivamo caricate in aereo, e le ha fatto togliere la power-bank dalla valigia… Ma non è finita qui! Avrebbe dovuto rifare tutti i controlli per portarla con se nel bagaglio a mano. Ma lei non aveva più tempo, dato che l’imbarco era già iniziato da tempo… Risultato? L’ha dovuta buttare! Tenete presente che tutti gli altri l’avevano nello zaino a mano e nessuno ha fatto storie al metal detector.

Tutto questo per mettervi in guardia… Se volate da Delhi con un propulsore elettrico armatevi di pazienza e portate con voi i guantoni da box:)

IN UZBEKISTAN SULLA VIA DELLA SETA

Ottobre 2017

ASSALOMU ALEYKUM

Con il saluto nella lingua locale inizia l’avventura di tutti i viaggiatori che si recano in Uzbekistan, Stato dell’Asia centrale divenuto indipendente dall’URSS nel 1991. Quanto ho ambito vedere questi luoghi da sogno!!! Il mio desiderio l’ha realizzato Go4all, tour operator che si occupa di viaggi per disabili col quale collaboro.

Questo tour è conosciuto anche come “via della seta” proprio perché in passato vi facevano sosta le carovane che partivano dalla Cina e si protraevano fino a Costantinopoli ed oltre portando con loro sete bellissime e pregiate. Sono in molti a pensare che di bello da vedere ci sia solo Samarcanda, ma vi assicuro che non è così. L’Uzbekistan è tutto meraviglioso, come nei libri delle Mille e Una Notte che si leggono da bambini. Accostavo spesso le maestose costruzioni composte da Madrasse (antiche scuole coraniche), moschee e minareti ai palazzi di Aladino disegnati nelle favole. Ogni piccolo pezzettino di muro è un capolavoro tanto che ogni volta che riguardi una costruzione ti sembra di scoprire particolari che prima non avevi notato. Il mio itinerario è iniziato da Khiva, col suo compatto ed affascinante centro storico attorniato da una fortezza che le da il soprannome di “cittadella”. Poi è proseguito attraverso il fiume Amu-Darya e l’affascinante deserto rosso il cui nome, Kyzilkum, significa “le sabbie rosse”.  Bukhara, una delle più antiche città del mondo. In passato Bukhara fiorì come centro commerciale e scientifico dell’Asia Centrale. Durante l’invasione dei Mongoli, nel 1219, la città fu distrutta, ma oggi rimane uno dei maggiori centri industriali ed economici del Paese. Dopo il deserto è la volta delle steppa, dove si incontrano mandrie di animali e cammelli e dromedari che sostano vicino alla strada principale. Visita alla città natale di Tamerlano, Shakhrisabz, uno dei centri culturali più importanti del XIV e XV secolo. Tamerlano viene considerato un eroe a tal punto da dedicargli tre statue in tre differenti città. Ed è arrivata la volta di Samarcanda, punto cruciale delle strade che conducevano in Persia, India e Cina. Piazza Registan tutta illuminata di sera mi ha lasciata senza fiato! Per raggiungere la Regione e la città di Samarcanda ho attraversato il passo Kitob Takhta Koracha  passando tramite le sontuose montagne che lo circondano. In cima vi è un pittoresco mercato della frutta secca da dove si ammira la gigantesca scritta in bianco della Regione di Samarqand. La mia ultima tappa è stata la capitale Tashkent, la città che mi è piaciuta di meno. E’ stata interamente ricostruita dai russi ed il loro imprinting lo si riconosce nei palazzoni grigi e squadrati tipici di quel Paese.

ACCESSIBILITA’ GENERALI IN SEDIA A ROTELLE ammetto che non è semplicissimo visitare questo Paese per una persona che, come me, ha problemi di mobilità ridotta. Non vi sono barriere enormi, ma piccoli gradini sparsi qua e là in tutte le città dove mi sono recata. Le rampe non sono inesistenti, ma nemmeno presenti dappertutto e spesso sono troppo ripide e scivolose da percorrere. E’ divertente vedere i bambini che le utilizzino come scivoli per giocare… Una persona in sedia a rotelle non riesce ad effettuare questo tour autonomamente, ma con i giusti aiuti ce la si fa benissimo. Go4all mette a disposizione assistenti in loco che accompagnano il disabile durante l’intero viaggio e che lo aiutano a superare queste difficoltà permettendogli di vedere il più possibile. Per questo motivo vi incito a non scoraggiarvi, ma a buttarvi in questo fantastico viaggio che merita di essere effettuato! Inoltre la popolazione uzbeka è meravigliosa nell’ aiutare il disabile senza volere nulla in cambio. In questo Paese l’ospitalità è sacra ed il turista viene prima di tutto! Appena vedevano il mio assistente in difficoltà le persone locali si apprestavano a dare una mano per farmi superare i vari ostacoli E questo è uno dei motivi principali per cui vi suggerisco di recarvi in Uzbekistan.

TRADIZIONI il popolo uzbeko vive di antiche tradizioni che ancora oggi vengono rispettate e portate avanti dai più giovani. Il patriottismo è molto forte, e lo si percepisce in ogni luogo. Mi è piaciuto parecchio il significato della loro bandiera, per questo lo voglio condividere con voi. Il colore verde rappresenta la natura, quello bianco è simbolo di aria e di pace, mentre il blu equivale al cielo aperto. Le due righe rosse orizzontali simboleggiano la vita, la mezza luna è l’emblema della luna crescente e le dodici stelle costituiscono il numero delle province uzbeke.

Ma riprendiamo a parlare di tradizioni. Nei mesi di Settembre ed Ottobre, attraversando le varie città, si possono scorgere numerose donne che raccolgono il cotone nei campi. E’ un lavoro piuttosto faticoso, sia per via del sole cocente che picchia sulle loro teste, sia per la posizione che devono mantenere durante la raccolta. Ma è una pratica molto importante e produttiva che si tramanda da generazione in generazione. Il matrimonio: sacro per gli uzbeki. Il fidanzamento ufficiale deve durare almeno un anno prima di convolare a nozze ed è fondamentale arrivare vergini al matrimonio. Per richiedere la mano della sposa i genitori del ragazzo devono visitare i futuri suoceri tre volte prima di ottenere il consenso. Strano ma allo stesso tempo affascinante sentire i racconti riguardanti il loro matrimonio e o fidanzamento. Il popolo delle donne dai denti d’oro: le donne più anziane sfoggiano un sorriso a 24 carati. Per loro è simbolo di bellezza nonché motivo di ostentazione. Le signore uzbeke indossano l’abito tradizionale composto dalla tunica khan-atlante e da pantaloni. Un foulard avvolge il copricapo lasciando però scoperto il volto. I giovani invece si vestono all’occidentale con jeans e magliette. L’usanza del thè: il thè viene servito in una teiera di porcellana finemente decorata. Prima di berlo viene versato nella piccola tazza e riversato nella teiera per ben tre volte. Il motivo? Il thè, in questo modo, si miscela meglio. La tazzina deve essere riempita solo a metà poiché colma viene considerato segno di maleducazione. Una tazza piena di thé spinge l’ospite ad andarsene dopo averla bevuta, mentre una mezza piena lo incita a rimanere per berne dell’altro. A Khiva le donne fanno delle babbucce di lana caldissime con i ferri da maglia. Interessante osservarle e comprare le babbucce come souvenir da portare in Italia.

COSA MANGIARE anche il cibo è delizioso! Non piccante né speziato. Ho adorato la loro cucina! I pranzi e le cene sono composti da ben quattro portate. Gli antipasti di verdure miste. Poi una zuppa: di brodo e carne, legumi o verdure e riso. Il piatto principale sempre con carne morbidissima e la frutta o il dessert. Per un pasto completo con bevande si arriva a spendere dagli 8 ai 10 euro. Anche questo è un ottimo motivo per recarsi in Uzbekistan! Uno dei loro piatti tipici nazionali è il Plov, creato con riso pilaf, le carote a julienne e la carne a pezzetti. Altra gustosa ricetta, tipica di Bukhara, è il Lagman: strisce di sfoglia sottile, carne tagliata a pezzettini come il ragù, carote, patate, peperoni, cipolle e pomodori. Assomiglia alla nostra pasta! Non dimentichiamoci dei profumati Shashlyk, ovvero spiedini di carne che vengono cucinati a qualsiasi ora del giorno. Il pane Non, pane tradizionale uzbeko che veniva usato secoli fa anche come moneta tanto che tutt’oggi ciascuna provincia usa stamparlo al centro con un simbolo proprio. Servito caldo è irresistibile! Come dessert ho prediletto il Baklava, simile a quello turco ma meno zuccherato. Gli uzbeki sono per la maggior parte di religione islamica, ma non sono praticanti dato che sotto l’impero russo era vietato l’Islam. Per questo motivo tutti mangiano carne e bevono alcolici.

Non posso che concludere affermando che è stato un viaggio affascinante, misterioso, fantastico ed irripetibile. Sicuramente l’accoglienza della popolazione uzbeka ha contribuito alla riuscita di questo meraviglioso tour dato che i loro sorrisi mi hanno accompagnata durante il corso dell’intera settimana. Le sue bellezze architettoniche sono uniche al mondo e non possono mancare nel curriculum di un viaggiatore. Visitate l’Uzbekistan, non ve ne pentirete!

CINA: IL LAGO POYANG NON ESISTE PIU’

Febbraio 2017

CURIOSITA’ DALLA CINA

Il lago Poyang, il terzo più grande della Cina, fu soprannominato “Acque della morte” a causa della scomparsa di oltre 200 imbarcazioni.

Ora, tali imbarcazioni, sono emerse dalle acque di questo lago dopo che quest’ultimo si è totalmente prosciugato.

Ma andiamo per ordine…

Il lago in questione, situato nella provincia di Jiangxi, si estendeva per 3585 km quadrati raggiungendo i 4000 nelle stagioni delle piogge e si ritirava a 1000 durante i periodi di siccità.

Dopo la costruzione della Diga delle tre gole e dopo un lungo tempo di siccità il lago Poyang è ora completamente asciutto! Quello che è rimasto è solo un enorme prato d’erba dove i vari relitti delle barche vi sostano sopra.

I coltivatori di riso cinesi hanno accusato maggiormente la perdita del lago in quanto utilizzavano l’acqua per irrigare i campi.

Il lago Poyang è diventato una nuova attrazione turistica cinese!

ASHRAM INDIANI E LA MIA VISITA IN QUELLO DI SRI AUROBINDO GHOSE

Dicembre 2016

Sono una persona ambiziosa. Mio papà lo era ed io ho preso da lui. Non sono però dominata dalla smaniosa ambizione di affermarmi, ma da quella di viaggiare in continuazione visitando più luoghi possibile! Sono in costante ricerca di nuove terre da scoprire dalle quali trarre insegnamento. Per me viaggiare è vita, il cuore continua a battermi e mi sento viva! Quando rientro da un nuovo viaggio mi sento appagata, completa, soddisfatta, felice…

E tra i tanti sogni che ho ancora nel cassetto in ambito di esplorazioni, vi è quello di stare un mese in un ashram in India. Che cos’è l’ashram? Il termine sanscrito Asrama indica, nella tradizione indiana, un luogo di meditazione e di romitaggio per ciascuno dei quattro stadi della vita. I saggi vivono in pace in mezzo alla natura e i residenti eseguono giornalmente varie forme di pratiche spirituali, di meditazione e di yoga. Gli ashram sono solitamente guidati da un mistico, un capo religioso o un maestro spirituale.

Nonostante abbiano origini molto antiche, i più appassionati sapranno che gli ashram sono divenuti molto conosciuti dopo l’uscita del film “Mangia prega ama” dove una bravissima Julia Roberts si ritira in un ashram indiano per ritrovare se stessa. Un paio di settimane fa, durante il mio tour nel sud dell’India, ho avuto modo di visitarne uno, realizzando in parte il mio desiderio. Mi trovavo a Pondicherry, nella regione del Tamil Nadu, e mi sono recata nell’ashram di Sri Aurobindo Ghose. Il racconto completo del mio viaggio lo trovate nelle categoria “Asia” e “Go4all” del mio blog.

bellissima esperienza all'interno di questo ashram
bellissima esperienza all’interno di questo ashram

Ero emozionata, molto emozionata! Potevo entrare a visitare un ashram nel sud dell’India, nella regione più spirituale dell’intero Paese! Prima regola: vietato scattare fotografie all’interno. Seconda regola: togliere le scarpe. Regola principale: osservare il silenzio assoluto. Dopo aver varcato l’entrata, lungo la parte sinistra del corridoio esterno, ammiro gli splendidi fiori e l’orticello dell’ashram. Subito risalta all’occhio la cura e l’amore con i quali vengono trattati. L’aria che respiro è di pace, di serenità, di tranquillità, e vi assicuro che non mi sono fatta suggestionare!

L’attrazione principale dell’ashram è la tomba del suo guro, Sri Aurobindo, dove centinaia di fedeli al giorno si recano a portare fiori, offerte e a pregare. Io ho potuto allungare una mano sulla tomba, prestando però attenzione che la mia sedia a rotelle, ritenuta impura, non toccasse le pareti della lapide. Tutt’attorno persone di razze ed etnie diverse erano sedute nella posizione di loto a meditare e a pregare. Sarai rimasta in quel luogo all’infinito.

Ma il bello deve ancora venire. Nello stesso punto dove fu sotterrato Sri Aurobindo Ghose, in passato vennero calate anche le spoglie di una donna francese, Mirra Riccardo conosciuta a tutti come ” La Mère”.Nel 1914 si recò a Pondicherry col marito col quale si stabilì definitivamente nel 1920. La Mère divenne una seguace di Aurobindo considerandolo suo padre spirituale. Quando Sri Aurobindo si ritirò in solitudine lasciò a lei la gestione dell’ashram e di tutta la comunità di loro discepoli.

Quello che non sapevo ancora era che, oltre alla tomba in condivisione col suo guru, la Mére aveva anche una stanza privata in questo ashram, che oggi è meta di pellegrinaggio. Mentre ero in contemplazione nei pressi della tomba mi si avvicinò un indiano chiedendomi se desideravo visitare proprio la camera della Mère. Mi guardai attorno e notai che le camere erano tutte posizionate a piano terra, che il percorso era pianeggiante e che non ci sarebbero state troppe barriere per la mia sedia a rotelle. Così accettai.

Mi sbagliavo. La camera da letto della Mère era al secondo piano di un edificio interno. Come fare? Ero pronta a rifiutare, essendo già molto contenta e soddisfatta di quello che avevo vissuto. Poi ad un certo punto mi bloccai: all’improvviso vidi una serie di persone anziane, disabili e con difficoltà nei movimenti che venivano fatte sedere su una pesante sedia di legno per poi essere trasportate a braccia da volontari e fedeli indiani. Ma le scale erano davvero ripide ed i gradini infiniti! Il mio senso di colpa venne subito a farsi sentire così decisi di tornare indietro. Fui bloccata dalla stessa persona che mi domandò se fossi interessata a visitare la stanza da letto della francese divenuta famosa quanto il guru. Mi mise in fila e, quando venne il mio turno, fui trasportata con la pesante sedia di legno su per le scale. I volontari erano visibilmente stanchi e fradici di sudore ma nessuno e niente potevano fermarli. Quella era la loro missione, il loro dovere. Mia madre arrivò a commuoversi. Mi fece notare la fede autentica di quelle persone che svolgono la loro attività all’interno dell’ashram senza farlo pesare a nessuno ma soprattutto senza volere nulla in cambio.

Questa è stata la mia piccola esperienza in un ashram dell’India. Ci tenevo a condividerla con voi. Non so quale sia la vostra opinione riguardo agli ashram, e con questo post non ho nessuna intenzione di farvela cambiare, qualunque essa sia. Il mio intento è quello di enfatizzare quanto sia possibile viaggiare e visitare luoghi desiderati in sedia a rotelle. In India le barriere architettoniche, che sono tante, sembrano non esistere. Le persone del luogo farebbero di tutto pur di farti realizzare i tuoi sogni. Io di sogni ne ho ancora molti, e l’India ne fa ancora parte…img_6359

IL MIO VIAGGIO IN INDIA DEL SUD ATTRAVERSO LE REGIONI DEL TAMIL NADU E DEL KERALA

Novembre 2016                          viaggio di 12 gg

ITINERARIO: Chennai, Pondicherry, Tanjore, Trichy, Madurai, Periyar, Kumarakom, Cochin, Kovalam

Quando si tratta di parlare o di scrivere a proposito dell’India sono come un fiume in piena. I sentimenti e le emozioni che provo viaggiando in India sono talmente tanti e differenti che non mi basterebbe una vita per descriverli. Amo l’India, è stato amore a prima vista due anni e mezzo fa quando, nel Febbraio 2014, mi recai per la prima volta. Feci il tour del nord, il triangolo d’oro e Calcutta. Trovate la recensione di questo viaggio nella categoria “Asia” del mio blog.

Dal momento esatto in cui rientrai a casa ho sognato di tornarci. E questo mio sogno l’ha realizzato go4all, tour operator dedicato ai viaggi per disabili col quale collaboro. All’interno del sito web www.go4all.it  sono state inserite tutte destinazioni testate da me personalmente con la mia sedia a rotelle. Questo per verificare come sono le accessibilità o le varie barriere architettoniche che si possono trovare negli hotel e durante il tour. Viaggiare in Asia con la carrozzina non è facile, gli ostacoli ci sono, ma non è impossibile! Con gli aiuti giusti ce la si può fare tranquillamente. Se ci riesco io perché non dovrebbero riuscire gli altri? Go4all mette a disposizione un assistente in loco che aiuta la persona disabile a superare i gradini o le altre eventuali barriere e a salire e a scendere dal pulmino in quanto quest’ultimo non ha l’accesso adeguato. Per maggiori informazioni contattatemi o scrivete direttamente sul sito.go4all-cmyk

Ma torniamo all’argomento principale di questo articolo: la mia amata India! I contrasti e le contraddizioni sono davvero molte, forse la si predilige  anche per questo. L’India è un mix di culture, è rabbia e felicità, è ricchezza e povertà, mostra ciò che ci sia di più bello e tutto quello che esiste di più brutto. Dopo due giorni di viaggio nella regione del Tamil Nadu mi sono resa conto di quanto questa zona sia più spirituale rispetto al nord. Non fraintendetemi, il viaggio nel nord dell’India mostra meraviglie e attrazioni che lasciano senza fiato, lo consiglio assolutamente a tutti, ma probabilmente è diventato turistico a tal punto da non far più percepire i valori spirituali.

I templi all’interno di porte colorate e disegnate a mano con statue dalle mille forme non si possono fotografare. Ed è proprio lì che si respira la spiritualità maggiore. Si entra a piedi nudi ed in silenzio, e si ammirano questi bramini (sacerdoti indiani) che nella loro massima concentrazione esercitano riti spirituali. Mi è capitato di essere benedetta più volte, senza nemmeno chiederlo. Ma l’esperienza più forte l’ho vissuta sulle rive del fiume Kaveri, uno dei cinque fiumi sacri dell’India. Tutt’attorno ai ghat, scalinate che accedono al fiume, vi sono numerosi bramini che, per terra, praticano vari riti, da quelli funebri passando per quelli matrimoniali fino a quelli purificatori. Qui ho chiesto se potevo parteciparne ad uno, nonostante non fossi di religione indù, per scacciare gli spiriti negativi. Il ricordo di questa esperienza me lo porterò con me per sempre.

Anche dopo questo mio secondo tour concordo nel dire che, chi si reca nel Paese delle contraddizioni, non vive solo un viaggio ma un’autentica esperienza di vita. La regione del Tamil Nadu offre templi maestosi e bellissimi, totalmente differenti da quelli che si trovano nel nord. Ma quello che più mi è rimasto dentro sono i sorrisi delle persone, la loro gentilezza, i loro inchini, la loro voglia di aiutarti, la loro fede infinita… Già, perché in India chi è fedele lo è al 1000 per 1000. Senza bisogno di farsi vedere o di pregare per obbligo. Mi sono vergognata di essere cattolica a mio modo e di credere di essere una buona praticante. Davanti a loro mi sono sentita ridicola, mi sono sentita senza fede…

Questo mio fantastico ed emozionante viaggio è proseguito nella Regione del Kerala con i suoi verdissimi campi da tè, le palme altissime che svettano nel cielo, la riserva di animali di Periyar, i canali con le case galleggianti (backwaters) e le spiagge infinite. Ma il bellissimo Kerala non è la vera India, ma l’altra faccia dell’India. Quella ricca, piena di vegetazione, dove la gente sembra non pregare più nonostante le numerose chiese cattoliche e dove i turisti si rilassano sulle spiagge assolate in cerca di trattamenti ayurvedici. Nonostante ciò mi è piaciuta molto, l’ho trovata rilassante ed i suoi paesaggi mi hanno fatta sognare.

Secondo me la guida turistica aiuta parecchio alla riuscita o meno di un buon viaggio. In entrambi i miei viaggi in India sono stata FORTUNATISSIMA con le guide. Samin, che mi ha accompagnata durante questo tour, mi ha fatto adorare, se possibile, ancora di più l’India. Da subito ha capito che mi piaceva mescolarmi con la gente del luogo e così ha inserito delle tappe che non erano previste nell’itinerario. Non ha aggiunto ulteriori templi, ma visite a persone e a strutture come una scuola materna, dove ho giocato con i bambini, una lavanderia, dove mi sono cimentata a provare a stirare e in ultimo alla casa dei suoi parenti. Che dire, ero al settimo cielo! Queste sono le emozioni che voglio da un viaggio, queste sono le esperienze più significative di un viaggio!

E per la seconda volta nella vita mi trovo a scrivere: non sarà un addio, ma un arrivederci!

CIAO INDIA!

LA CHIESA A FORMA DI SCARPETTA DI CRISTALLO… SCOPRITE DOVE

Novembre 2016

A volte mi piace raccontarvi di attrattive strane nel mondo: palazzi sott’acqua, città fantasma, ponti pericolosi o edifici dalle forme più stravaganti. E proprio di questo vi parlo nel mio ultimo post…

Ci troviamo a Taiwan, più precisamente nella cittadina cinese di Chiayi dove è stata costruita la prima chiesa a forma di scarpetta di cristallo di Cenerentola. Curioso non vi pare?

Ma dietro alla sua costruzione vi è una storia reale di molti anni fa… Negli anni sessanta, ad un’aspirante sposa ventiquattrenne di nome Wang, vennero amputate entrambe le gambe a causa di un fungo che imputridì il suo piede. La ragazza rimase nubile e dalla disperazione decise di andare a vivere all’interno di una chiesa. A lei è stata dedicata la forma della scarpetta di cristallo.

Bisogna ammettere che l’idea è piuttosto singolare ma alquanto particolare, dato che la notizia sta facendo il giro del mondo. Il governo locale ha fortemente voluto la costruzione di questa chiesa con lo scopo di rilanciare Southwest Coast National Scenic Area, una autorevole zona turistica di Taiwan. Il manager dell’area, Pan Tsuei-Ping, ha aggiunto che la Chiesa Cenerentola è stata realizzata più per scopi turistici che religiosi.

L’inaugurazione è avvenuta lo scorso 8 Febbraio 2016 in occasione dei festeggiamenti del capodanno Cinese. La stravagante chiesa/scarpa di Cenerentola è alta 16 metri, larga 10, è ricoperta da 320 pannelli di vetro ed è costata ben 686.000 dollari.

Non siete curiosi di visitarla?

 

THAILANDIA, IL PAESE DEL SORRISO

Ottobre 2016

Sono rientrata da qualche giorno in Italia dopo aver trascorso un meraviglioso viaggio in Thailandia, nel sud-est asiatico. Per maggiori informazioni e dettagli cercate il mio diario di viaggio giornaliero nelle categorie “Asia” e “go4all” di questo blog. Troverete tutte le descrizioni dettagliate del tour.

Non è facile visitare l’Asia in sedia a rotelle, le barriere architettoniche e gli ostacoli sono sempre molti. Ma in Thailandia, a mio avviso, sono stati minori. Con questo non voglio scrivere che non ho incontrato nessuna difficoltà, anzi sono necessari degli aiuti per facilitarci il viaggio. Per questo www.go4all.it, tour operator specializzato in viaggi per disabili, mette a disposizione un’assistente in loco che accompagna e segue la persona disabile aiutandola a superare gradini e barriere, oltre che a salire a a scendere dai mezzi di trasporto. Detto questo, rispetto ad altri paesi d’oriente, ho trovato i siti e le attrazioni thailandesi più accessibili in carrozzina. La maggior parte di essi si snodano su un terreno pianeggiante con pochissimi piccoli dossi da superare. E molti altri sono stati resi totalmente accessibili tramite l’aggiunta di rampe e di ascensori.

La Thailandia è soprannominata “Il Paese del Sorriso“… Concordo pienamente! Le persone del posto, prevalentemente di religione buddista, incantano con i loro sorrisi e i loro inchini di saluto. Ho incontrato gente eccezionale, sempre pronta ad aiutarmi e sempre gentile nei modi. I thailandesi ti fanno innamorare del loro Paese! Unica pecca è che non tutti conoscono la lingua inglese.

La vita in Thailandia costa davvero poco rispetto alla nostra. Si mangia con pochi euro negli street food delle città, lungo le numerose bancarelle dei mercati e nei ristoranti locali che propongono svariati piatti di pesce tra cui l’aragosta. Uno dei piatti tipici locali sono le tagliatelle di riso condite con salsa di soia con l’aggiunta di pollo o gamberetti. Davvero deliziose!

IMPERDIBILE: il mercato notturno di Chiang Mai, aperto fino a mezzanotte. Lo Sky Bar al 64esimo piano del Lebua Tower a Bangkok, da dove si ammira il meraviglioso panorama della città. Andateci la sera, quando le luci dei grattacieli illuminano la Manhattan della Thailandia. Il villaggio di Mae Sai, sul confine col Myanmar. Si vede a occhio nudo il confine che delimita la fine della Thailandia e l’inizio del Myanmar.

Se siete interessati a visitare la Thailandia e avete problemi di mobilità ridotta visitate il sito internet www.go4all.it e troverete il tour che ho testato personalmente con la mia sedia a rotelle. Tutti gli hotel proposti sono totalmente accessibili e adatti ad ospitare disabili.

Sognavo questo viaggio da molti, moltissimi anni, ma per varie peripezie l’ho sempre rimandato. Io credo però che nella vita ci sia un momento per tutto, e questo è stato il mio momento giusto per visitare la Thailandia. Sono tornata soddisfatta e appagata da questa esperienza fantastica nel Paese del sorriso. Il bagaglio culturale che ti regala un viaggio te lo porti con te per tutta la vita!

 

MY LIVE TRIP: DA CHIANG RAI AL TRIANGOLO D’ORO, THAILANDIA

25 Settembre

Sono arrivata a Chiang Rai, cittadina cresciuta sulla riva sud del fiume Kok. Nonostante da alcuni anni si stia rilanciando come centro turistico, continua a vivere all’ombra di Chiang Mai. Durante il giorno la città è tranquilla, ma la sera, quando i turisti rientrano dalle loro gite, le luci al neon si accendono e i negozi e i ristoranti si affollano.

Mi sposto a nord di Chiang Rai fino a raggiungere il villaggio di Mae Sai, sul confine birmano. Solitamente i turisti giungono qui per lo shopping, per i km di bancarelle di pacchiani souvenir. Il centro abitato più settentrionale della Thailandia non offre nient’altro, tuttavia esercita un notevole fascino per la sua posizione sul confine col Myanmar.

Ma oggi è il giorno del triangolo d’oro, un luogo diventato mitico! Qui il fiume Mekong e la cittadina di Sop Ruak si incontrano creando un confine naturale tra tre paesi: Thailandia, Myanmar e Laos. E’ un punto panoramico da dove si vede scorrere proprio il Mekong, fiume lungo ed importante di tutto il sud-est asiatico. Il triangolo d’oro non rappresenta solo un confine, un fiume e tre nazioni, ma prende il nome dalla produzione mondiale di oppio di queste ultime che formavano un luogo strategico per il commercio tra i contrabbandieri. E la visita al “museo dell’oppio” e’ d’obbligo per apprendere quanto sia diventata famosa quest’area per la coltivazione e lo smercio di questa droga, negli anni Sessanta e Settanta, che risultava essere illegale in Thailandia.

ACCESSIBILITA’ IN SEDIA A ROTELLE: rampe per il panorama del triangolo d’oro e per il museo dell’oppio

Ora devo scappare, un volo mi aspetta… Dove sarò domani? Seguitemi e lo scoprirete!

Viaggio go4all, www.go4all.it tour operator specializzato in viaggi per disabili

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MY LIVE TRIP: WAT RONG KHUN, IL TEMPIO BIANCO NEL NORD DELLA THAILANDIA

24 Settembre

Il mio viaggio riparte da Chiang Mai in direzione Chiang Rai, e proprio a 15 km da quest’ultima si trova il meraviglioso e stravagante Wat Rong Khun, meglio conosciuto come “Tempio bianco“. La tappa qui è d’obbligo… Come altre meraviglie sparse nel mondo, anche questo tempio ha la capacità di lasciare i suoi visitatori a bocca aperta!

E’ un’opera dell’artista contemporaneo Chalermchai Kositpipat che, scoprendo il buddismo nel 1992 attraverso esperienze monacali, decide di iniziare la ristrutturazione del Wat Rong Khun nel 1997. Ma quello che non sapevo è che il tempio non è stato ancora del tutto completato. Chalermchai sta istruendo alcuni suoi discepoli affinché possano completarlo dopo la sua morte.

Di sicuro non ci si trova davanti ai classici templi thailandesi dorati o dai colori sgargianti. Il colore bianco è stato scelto dall’artista per rappresentare la purezza del Buddha e i suoi intarsi fatti a mano sono curati nei minimi particolari. Il “Tempio bianco” è stato ispirato da elementi del buddismo come i naga, i fiori di loto e gli elementi lanna. L’artista li ha sviluppati e modellati arricchendoli di ornamenti.

Infine, questa splendida costruzione, è stata circondata da vasche, fontane e ponti di mattonelle di vetro trasparente che simboleggiano la saggezza del Buddha. All’interno il tempio ospita una statua di cera dell’abate del wat accompagnata da musica pop-thai a tutto volume.

ACCESSIBILITA’ IN SEDIA A ROTELLE: totalmente accessibile

Potrei scrivere pagine e pagine sul mio blog riguardanti il Wat Rong Khun, ma nessuna immagine o descrizione può essere paragonata alla sua visita dal vivo…

Domani mi spingerò fino al confine col Myanmar… Continuate a seguirmi!

Viaggio go4all, www.go4all.it  tour operator specializzato in viaggi per disabili