Category Archives: Centro e sud America

ISLA ISABELA, GALAPAGOS

Febbraio 2019

L’ultima tappa del mio tour in Ecuador e nell’arcipelago delle Galapagos è stata Isla Isabela. Da Santa Cruz ho preso un traghetto che in due ore mi ha condotta a Isabela. Costo del biglietto: 30 dollari. Ho acquistato il ticket in internet sul sito galapagosbookingtravel.com ma a Puerto Ayora vi sono numerose agenzie che vendono i biglietti delle barche al momento. Come ho scritto in tutti i miei articoli inerenti alle isole Galapagos, nessuna imbarcazione ha l’accesso per le sedie a rotelle ed il piccolo bagno a bordo non è fruibile da persone in carrozzina. Le barche sono uguali a quelle da dieci posti utilizzate per le escursioni giornaliere, ma durante i trasferimenti da un’isola all’altra caricano più persone ed i bagagli vengono buttati come sacchi della spazzatura in un piccolo ripostiglio. D’altra parte siamo alle Galapagos, dove tutto è rimasto ancora allo stato brado, non possiamo di certo pretendere un traghetto di ultima generazione!

Isabela è l’isola più grande di tutto l’arcipelago e comprende una catena di cinque vulcani ancora attivi ma purtroppo inaccessibili in sedia a rotelle. Quindi scartando il trekking sui vari crateri, cosa si può fare sull’isola? Appena si approda al porto, c’è il pontile di legno per scendere, ci si trova davanti a una piccola spiaggia dove giocano liberi alcuni leoni marini mentre le iguane giganti prendono il sole immobili!

Puerto Villamil è il piccolo centro vitale di Isabela e l’aeroporto, se non fosse per i bagagli, è raggiungibile in dieci minuti di cammino. La strada principale è composta da sabbia battuta, facilmente percorribile in carrozzina a parte quando piove presumo! Su questa via si snodano alcuni ristoranti e locali dove cenare o bere qualche cocktail. Il mio hostal è situato in fondo alla via. Subito dietro c’è una piccola laguna dove passano le loro giornate i famosi flamingos ma, a Febbraio, non è il periodo giusto per ammirarli (l’avvistamento degli animali e dei vari uccelli dipende dalle stagioni) quindi mi sono dovuta accontentare di vederne solo due o tre che, indisturbati, vagavano per la laguna… Per osservare dall’alto la laguna vi sono delle rampe di legno.

Uscendo a sinistra dall’ hostal c’è un’altra via di sabbia che, dopo cinque km, conduce al Muro delle Lacrime. Quest’ultimo non è altro che un muro di pietre costruito dai carcerati ai lavori forzati che erano tenuti prigionieri in un penitenziario sull’isola di Isabela molti anni fa. Il muro in sé non offre nulla di eccezionale, se non la vista dall’alto. Per raggiungerlo bisogna percorrere una scalinata di pietra. Ma il percorso per raggiungerlo è stupendo, in quanto pieno di spiagge, pozze e point of view dove fermarsi e sostare in mezzo alla natura. Quasi tutto è accessibile in sedia a rotelle e durante il tragitto si è accompagnati da tartarughe giganti e iguane marine. Vi consiglio di passarci un’intera giornata per godere di cotanta bellezza! E’ possibile noleggiare le biciclette a Puerto Villamil. Ricordatevi di indossare il cappello e di mettere una protezione alta perché il sole non scotta: brucia! Siamo sull’equatore!

Il secondo giorno ho noleggiato un taxi con autista e mi sono fatta portare in giro per l’isola. E’ decisamente molto più selvaggia rispetto alla più mondana e vivace Santa Cruz e ci sono molti mirador da dove, nelle giornate limpide, è possibile vedere i vulcani a occhio nudo! Prima tappa Mirador El Mango, inaccessibile in carrozzina perché raggiungibile solo tramite scale. Poi Cueva de Sucre, una gola fredda con formazioni di stalattiti e stalagmiti. Parzialmente accessibile in quanto vi è un sentiero per arrivarci ma alcuni scalini all’interno della grotta. Il Mirador El Cura, a 860 metri sul livello del mare, invece si raggiunge direttamente in auto! Ultima tappa: visita in un centro di tartarughe giganti, ma nulla a che vedere con la riserva di El Chato sull’isola di Santa Cruz!

SANTA FE E PLAYA ESCONDIDA, GALAPAGOS

Febbraio 2019

L’isola di Santa Fe, chiamata anche isola di Barrington dal nome dell’ammiraglio britannico Samuel Barrington, è una piccola isola relativamente piatta al centro dell’arcipelago delle Galapagos a sud est di Santa Cruz. Geologicamente è uno dei più antichi vulcani con formazioni rocciose sotto la superficie dell’acqua che risalgono a 3,9 milioni di anni fa. Un gran numero di leoni marini si trovano sulle spiagge della baia; spesso si vedono surfare tra le onde

Ho acquistato questa escursione giornaliera in internet da Roberto Furlani, consulente di Evolution Travel. Costo: 150 dollari. Ritrovo al porto di Puerto Ayora (isola di Santa Cruz) alle ore 8.00 e partenza alla volta di Santa Fe. Le imbarcazioni utilizzate per le visite alle varie isole sono tutte uguali: non hanno la rampa d’accesso per le sedie a rotelle, il piccolo bagno a bordo non è fruibile da persone in carrozzina e non fanno salire a bordo più di dieci persone (più il personale). Per salire in barca vi sono due modi, dipende dalla decisione del capitano di bordo: il più semplice è farsi sollevare con la carrozzina e salire in barca direttamente dal porto; il secondo prevede invece due passaggi, si viene caricati inizialmente su una barchetta che fa da taxi e che dal porto conduce al largo dove sosta la barca, e da lì (secondo passaggio) si viene spostati sulla barca utilizzata per l’escursione. Il personale di bordo mi ha sempre aiutata. L’imbarco e lo sbarco non sono per niente facili in quanto si rischia di cadere in acqua!

Dopo 45 minuti di navigazione si raggiunge una roccia dove si possono ammirare diverse specie di uccelli. Durante il birdwatching sono stata fortunata dato che ho visto anche due fregate, uccello marino dal collo rosso che si gonfia durante la stagione dell’accoppiamento. Nonostante non fosse il periodo giusto, sono riuscita ad immortalarli e, soprattutto, a vederli ad occhio nudo. Sono uccelli molto particolari e bellissimi da osservare. Non sono mancati pellicani e sule dalle zampe azzurre.

Dopo il birdwatching è arrivato il momento del primo tour snorkeling attorno alla roccia nei pressi di Santa Fe. Per scendere in mare il personale mi ha presa in braccio, fatta sedere su un lato della barca e fatta calare in acqua tramite i polsi. Lo stesso per risalire. Lo snorkeling in quel punto ci ha permesso di avvistare numerose tartarughe marine, leoni marini, razze e tantissimi vari e colorati tipi di pesce. Ritornati a bordo ci è stato servito il tè e caffè con torte e biscotti.

Durante la navigazione abbiamo avuto la fortuna di pescare un tonno. Il personale di bordo ce lo ha poi servito come sashimi: delizioso! Il pranzo è stato a base di riso, pesce e verdure.

Il primo pomeriggio lo abbiamo dedicato al secondo tour snorkeling e poi ci siamo diretti verso Santa Cruz. Ma prima di rientrare abbiamo fatto tappa alla paradisiaca Playa Escondida. Anche questa spiaggia incontaminata e selvaggia è raggiungibile solo a nuoto dalla barca. Le sue acque sono limpide e turchesi e in Febbraio erano calde come un brodo.

Rientro al porto di Puerto Ayora alle 15.30

SAN CRISTOBAL, GALAPAGOS

Febbraio 2019

Dal porto di Puerto Ayora (isola di Santa Cruz) sono partita per una escursione giornaliera a San Cristobal. Ho acquistato i biglietti della barca in una delle tante agenzie presenti nel vivace centro di Santa Cruz. Costo andata e ritorno: 60 dollari.

La barca parte alle 7.00 ed il viaggio dura due ore. Come già scritto in precedenza, nessuna imbarcazione ha l’accesso per le sedie a rotelle (bisogna farsi sollevare per salire) e il piccolo bagno a bordo non è fruibile da persone in carrozzina.

Ho deciso di visitare per conto mio San Cristobal per avere un contatto diretto con i numerosi leoni marini presenti sull’isola e per scattare alcune foto con loro. Vi ricordo che è severamente vietato toccarli! Quest’isola è totalmente diversa dalla caotica Santa Cruz: il lungomare non è coperto di hotel e costruzioni, circolano poche auto ma soprattutto i leoni marini vivono in assoluta libertà attorno a te!

Quando si attracca al porto, c’è il pontile di legno, l’occhio cade immediatamente a questi vanitosi animali che, assieme ai granchi rossi, si rilassano sulle rocce o sguazzano in acqua con i loro cuccioli. Attorno al porto di Puerto Baquerizo Moreno vi sono alcune piccole spiagge dove i leoni marini e i pellicani la fanno da padroni. In questa zona non è possibile scendere sulla sabbia per avvicinarsi agli animali. Il pomeriggio i leoni marini si spostano sulle panchine nel porto non lasciando spazio alle persone che desiderano sedersi!

Da Puerto Baquerizo Moreno ho preso un taxi che in dieci minuti mi ha condotta a La Loberia, spiaggia dove è possibile approssimarsi ai leoni marini e farsi un selfie con loro. Dal posteggio parte un sentiero sterrato ma fattibile in carrozzina. Dopodiché inizia un lungo tragitto di sabbia battuta che conduce a La Loberia dove si svagano gli Otaridi. Sul percorso si incontrano giganti iguane marine, ancora pellicani e altre specie di uccelli. Sfortunatamente quel giorno, rispetto alle piccole spiagge del porto, a La Loberia non c’erano molti leoni marini, ma il panorama che si presenta davanti merita comunque una visita.

Ma a San Cristobal c’è molto altro da fare: i surfisti ed i subacquei possono recarsi al vicino Leon Dormido (kicher Rock), famoso per le colonie di squali martello. Per gli amanti dello snorkeling invece le spiagge consigliate sono Punta Carola e la Tijeretas. La spiaggia più bella dell’isola è invece Pueto Chino Beach, distante 25 minuti di auto.

La barca riparte dal porto alle 15. Prima di lasciare questa isola fate un salto in fondo alla via principale di Puerto Baquerizo Moreno dove sono riprodotte la barca Beagle ed una statua di Charles Darwin da ragazzo quando sbarcò alle Galapagos.

 

ISOLE PINZON E DAPHNE, GALAPAGOS

Febbraio 2019

L’isola di Pinzon, a volte chiamata Duncan Island, è circondata da acque profonde. E’ dominata da rocce, bassa vegetazione spinosa e vegetazione sparsa. Daphne è un’isola vulcanica appena a nord dell’isola di Santa Cruz. E’ un cratere di tufo, il cui bordo sale a 120 m sopra il livello del mare. Sebbene sia facilmente accessibile alla maggior parte dei visitatori delle Galapagos, il Parco Nazionale limita le visite su quest’isola.

Ho acquistato questa escursione giornaliera in internet da Roberto Furlani, consulente Evolution Travel. Costo: 150 dollari. Ritrovo alle ore 8.00 al porto di Puerto Ayora (isola di Santa Cruz). Le imbarcazioni utilizzate per le visite alle varie isole sono tutte uguali: non hanno la rampa d’accesso per le sedie a rotelle, il piccolo bagno a bordo non è fruibile da persone in carrozzina e non fanno salire a bordo più di dieci persone (più il personale). Per salire in barca vi sono due modi, dipende dalla decisione del capitano di bordo: il più semplice è farsi sollevare con la carrozzina e salire in barca direttamente dal porto; il secondo prevede invece due passaggi, si viene caricati inizialmente su una barchetta che fa da taxi e che dal porto conduce al largo dove sosta la barca, e da lì (secondo passaggio) si viene spostati sulla barca utilizzata per l’escursione. Il personale di bordo mi ha sempre aiutata. L’imbarco e lo sbarco non sono per niente facili in quanto si rischia di cadere in acqua!

Da Puerto Ayora, in un ora e dieci minuti di navigazione, si arriva a Pinzon: prima tappa Penguin Bay. Le sue acque cristalline e la sua vita marina la rendono ideale per lo snorkeling. Ho nuotato con leoni marini, squali di barriera, tartarughe marine, razze e moltissimi pesci colorati. Per scendere dalla barca mi hanno presa in braccio, posizionata su un lato e fatta scendere in mare tenendomi dai polsi. Lo stesso per risalire. Attorno a Penguin Bay vi sono delle rocce dove pinguini, leoni marini e sule dalle zampe azzurre si crogiolano al sole.

Al rientro dallo snorkeling ci è stato servito il tè con i biscotti in barca. E’ la volta del secondo tour snorkeling.

Il pranzo viene servito sempre in barca e consiste in riso, pesce  e verdure. Si riparte verso La Fe, bellissima spiaggia contornata da acque verdi dove è possibile effettuare ancora lo snorkeling oppure rilassarsi al sole con le iguane marine. Il rientro a Puerto Ayora è previsto per le 16.30.

SANTA CRUZ, GALAPAGOS

Febbraio 2019

Quest’isola, appartenente all’arcipelago delle Galapagos, prende il nome da una nave di una flotta britannica. Santa Cruz, con un’area di 986 Km quadrati, è l’isola che ospita la cittadina più popolosa di tutte le isole: Puerto Ayora. La natura è meravigliosa e vi sono moltissime cose da fare e da vedere.

Ho deciso di trascorrere qui le prime cinque notti del mio viaggio anche perché da Puerto Ayora partono tantissime barche che conducono ad altre bellissime isole. Da Guayaquil, con un volo della durata di circa due ore operato dalla compagnia area Avianca, sono atterrata a Baltra, porta d’ingresso per le Galapagos in quanto vi è l’aeroporto. Dall’aeroporto di Baltra partono diversi bus (senza pedana) che portano al Canale di Itabaca da dove si prende la barca e si giunge a Santa Cruz. Poi per raggiungere Puerto Ayora sono necessari ancora 40 minuti di taxi. Io ho Acquistato il “pacchetto trasferimento tutto incluso” sul sito www.galapagosisland.com Mi sono venuti a prendere all’aeroporto di Baltra con un van (senza pedana) dove ho caricato bagagli e Triride, mi hanno portata fino al canale da dove mi sono imbarcata per Santa Cruz (barca con pedana talmente ripida da aver bisogno di aiuto per l’imbarco e lo sbarco) e da lì un altro van mi ha condotta fino al mio hostal a Puerto Ayora. Costo 45 dollari.

Puerto Ayora è stata una piacevole scoperta… Vivace, giovane con una varietà di locali dove mangiare a bere e con un numero esagerato di agenzie dove prenotare escursioni di vario genere. Se lo avessi saputo non mi sarei sbattuta per quasi un anno ad organizzare e prenotare le gite giornaliere in barca in internet, ma avrei scelto al momento cosa fare e dove andare. C’è davvero l’imbarazzo della scelta!

Dal mio hostal parte una pista ciclabile che raggiunge, in meno di dieci minuti a piedi, il Malecon dove si snodano i numerosissimi negozi di souvenir e i vari ristoranti. La ciclabile è accessibile in carrozzina con rampe per salire e scendere dai marciapiedi e circonda tutto il porto fino alla stazione di ricerca di Charles Darwin.

Il mio itinerario inizia proprio dalla Charles Darwin Research Station, stazione di ricerca biologica operata dalla Charles Darwin Foundation. La stazione fu fondata nel 1964 e molti scienziati provenienti da tutto il mondo lavorano costantemente sulla ricerca e la conservazione degli sistemi marini e terrestri delle Galapagos .L’entrata è gratuita e definirei l’intero complesso “parzialmente accessibile”. Vi sono delle rampe di legno per visitare i vari punti di spiegazione e anche per vedere gli animali tenuti nella stazione per effettuare gli studi, ma tra un percorso e l’altro capita di imbattersi in strade sterrate, sentieri acciottolati e parti di percorso con pezzi rocciosi e rotti. Col Triride ce l’ho fatta ma in alcuni punti con fatica. E’ presente un bagno per disabili. A metà percorso, sulla destra, si trova una piccola spiaggetta. Non è munita di passerelle e c’è un gradino di venti cm da superare per scendere sulla sabbia. Rispetto alle altre spiagge dell’isola, quella della riserva non è per niente bella. Vi consiglio di visitare l’intero complesso il primo giorno per avere un’infarinatura su quello che si andrà a vedere e a fare.

Altra cosa imperdibile a Santa Cruz è la riserva delle tartarughe giganti di El Chato. E’ conosciuta come un territorio di roaming per le tartarughe giganti delle Galapagos che attraversano la riserva sulle loro migrazioni permanenti dalla costa agli altipiani, rendendolo uno dei remoti luoghi dove è possibile vedere questi animali nel loro habitat naturale. Ho raggiunto la riserva in taxi, in quanto si trova nel centro dell’isola. L’ingresso costa 5 dollari. Il percorso è segnalato da frecce ed è accessibile in sedia a rotelle anche se non ci sono passerelle ma solo sentieri sterrati con terra e sassi.

Dal ritorno da El Chato ho fatto tappa alla bellissima Playa Garrapatero. Si accede dal posteggio tramite un sentiero accessibile, poi la larga e lunga spiaggia non ha nessuna passerella. Il bello delle isole Galapagos è proprio questo, ovvero niente è stato contaminato e costruito. Per noi viaggiatori a rotelle è senza dubbio più difficile, ma la natura rigogliosa e inalterata lascia senza fiato! Dietro alla spiaggia vi è una laguna dove sostano i flamingos ma Febbraio non è il periodo per avvistarli… Quindi sono tornati in hostal senza aver visto nemmeno un fenicottero!

In realtà quella che è definita la spiaggia più bella dell’isola non è accessibile, purtroppo, in sedia a rotelle. Tortuga Bay dista pochi passi dal mio hostal e pare ci sia un sentiero che la costeggi interamente. Peccato che per salire al sentiero c’è una scala di sassi. I miei amici non sono riusciti a portarmi fino in cima. Le foto che vedete sono state scattate dai miei compagni di viaggio. La spiaggia di Tortuga Bay è famosa per il suo litorale espansivo e incontaminato che scende gradualmente nel Pacifico. E’ ideale per gli amanti del surf o semplicemente per rilassarsi e prendere il sole con le iguane marine. Prima di percorrere il sentiero bisogna registrarsi col numero di passaporto e pagare due dollari a testa. La spiaggia chiude alle 18. Portate con voi cappello e crema solare a protezione alta, il sole dell’Equatore brucia anche all’ombra!

Dal porto di Puerto Ayora ho preso tre barche per raggiungere altre tre meravigliose isole… Siete curiosi di sapere quali? Seguitemi e lo scoprirete presto!

ISOLE GALAPAGOS: HOSTAL SEYMOUR, SANTA CRUZ

Dicembre 2019

NOME Hostal Seymour

LUOGO Isola Santa Cruz, arcipelago delle Galapagos

INDIRIZZO Calle Duncan Y Lobo Marino, Puerto Ayora

RAGGIUNGIBILITA’ E POSIZIONE Nel centro di Puerto Ayora, a meno di dieci minuti di cammino dal Malecon (lungomare)

PREMESSA  Tutte le strutture scelte per Ecuador e Galapagos sono state prenotate sul sito Booking.com. Ho cercato di contenere i prezzi per abbassare i costi del viaggio quindi non ho prestato molta attenzione alle accessibilità, grazie anche al fatto che c’erano persone con me che sapevo mi avrebbero aiutata senza fatica. Booking dava “servizi per ospiti disabili” tra i suoi servizi ma nessuno di questi hotel ed hostal sono totalmente accessibili. Sono tutti privi di ascensore. Anche le camere a piano terra presentano barriere. Optate per queste strutture ricettive solo se non viaggiate da soli, ma al contrario se avete con voi persone abbastanza forti da potervi aiutare!

ENTRATA PRINCIPALE Per raggiungere la porta d’ingresso bisogna superare il marciapiede alto circa 20 cm. Poi l’entrata non ha barriere. Dalla piccola reception ci sono due rampe per accedere al piano della vasca idromassaggio dove si trova l’unica camera riservata agli ospiti disabili.

CAMERA Il concetto di “accessibilità” è completamente diverso dal mio. Sulla porta della camera vi è il simbolo della sedia a rotelle, ma per entrarvi c’è un gradino alto 20 cm. La stanza è molto spaziosa con due letti singoli di una piazza e mezza, scrivania e mensola/armadio.

BAGNO Il bagno non è adatto alle persone che, come me, sono su una sedia a rotelle. Il lavabo non permette di avvicinarsi al meglio con la carrozzina, il wc non è munito né di maniglioni né di doccetta laterale. Per accedere alla doccia c’è un gradino di dieci cm e non vi è il seggiolino. Chiedere una sedia di plastica alla reception.

COLAZIONE Solo pane, marmellata, uova e bevande calde.

SERVIZI Navetta da e per l’aeroporto, aria condizionata, piccola vasca/piscina all’aperto, terrazza, free wi-fi.

NOTE Hostal a basso costo (se teniamo presente di essere alle Galapagos). Non offre molto ma la sua posizione lo rende adatto ad un soggiorno sull’isola di Santa Cruz nel cuore della vita pulsante di Puerto Ayora.

ISOLE GALAPAGOS

Febbraio 2019

E’ difficile visitare le isole Galapagos in sedia a rotelle? Si, purtroppo non c’è quasi nulla di accessibile.

Fortunatamente ho viaggiato con tre amici che mi hanno dato una mano così, dopo una settimana in Ecuador on the road, da Guayaquil siamo volati nel vero paradiso terrestre! Si perché l’Eden esiste e prende il nome di “arcipelago delle Gapalagos“. Il naturalista Charles Darwin approdò con la nave britannica Beagle in queste isole dell’Oceano Pacifico il 15 Settembre del 1835. L’arcipelago divenne famoso proprio grazie a Darwin, che catalogò centinaia di specie osservandone caratteristiche e differenze per poi elaborare la teoria dell’evoluzione.

Ho escluso fin dall’inizio la crociera di una settimana, decisamente troppo costosa per il mio budget a disposizione. Tenete presente che la sola crociera mi sarebbe costata quanto l’intero viaggio di 15 gg in Ecuador compreso di voli!!

Così ho optato per l’hopping tour, ovvero il tour via terra dormendo negli hostal presenti sulle varie isole.

A proposito, quali isole scegliere? In totale sono tredici, sette maggiori e sei minori. Vi devo confessare che ho fatto parecchio fatica a trovare qualche tour operator e/o agenzia locale in internet che mi permettesse di partecipare ad un loro tour giornaliero. Ne ho contattati davvero molti ma nessuno se la sentiva di prendermi a causa della sedia a rotelle. Col senno di poi, dopo esserci andata, comprendo meglio le paure e le perplessità delle persone con le quali sono stata in contatto. Nessuna imbarcazione ha la rampa d’accesso, ti fanno salire in barca prendendoti in braccio o alzandoti di peso con tutta la carrozzina. Io non sono una fifona e mi adatto a tutto ma vi confesso che ho pensato più di una volta di finire in mare!!

Inoltre nessuna barca ha il bagno per disabili, ma solo un minuscolo bagnetto impossibile da utilizzare in carrozzina. Le barche raggiungono una velocità fortissima e se si sta seduti sui loro sedili si rischia di volare in acqua. Io sono sempre rimasta sulla mia sedia a rotelle tenuta saldamente da due dei miei tre amici. Per scendere dalla barca per fare snorkeling o per raggiungere le spiagge (quelle più incontaminate non sono munite di pontile ma sono raggiungibili solo a nuoto) mi sedevano su una sponda dell’imbarcazione e mi calavano tenendomi dai polsi. Lo stesso per risalire.

Avrei voluto visitare Isla bartolomé ma nel giro sono inclusi 330 gradini da superare: scartata a priori. North Seymour, ma la pavimentazione è fatta di scogli e non è percorribile nemmeno col Triride. Inizialmente mi arrabbiavo, perché tramite email non riuscivo a comprendere la difficoltà dei percorsi. O meglio, credevo che con i miei tre aiutanti non avrei avuto problemi. Ma ho richiesto in loco alle agenzie e ho ricevuto la stessa risposta.

Ma non crediate che mi sono arresa, ho comunque visitato ben cinque isole in sette giorni! E vi assicuro che nelle mie condizioni è un vero record! Mi sono appoggiata alle due isole principali, Santa Cruz e Isabela, dove ho dormito le prime cinque notti e le ultime due e da lì ho preso tre imbarcazioni per visitarne altre.

Nel frattempo ho trovato, sempre in internet, Roberto Furlani, un italiano residente in Svizzera consulente di Evolution Travel. Lui è stato l’unico a parlarmi chiaro e a consigliarmi due tour snorkeling con visita alle spiagge adiacenti più birdwatching. Isole Pinzon e Daphne e Santa Fe con Playa Escondida. Per conto mio sono invece stata a San Cristobal.

Ma state tranquilli, scriverò un report dettagliato per ogni isola visitata con tutti i contatti necessari ed i costi. Alle Galapagos si paga anche l’aria che si respira ma vi assicuro che ne vale la pena! Dovete solo avere tanto spirito di adattamento se, come me, vi spostate con una sedia a rotelle.

 

GUAYAQUIL, LA PORTA SUL PACIFICO

Febbraio 2019

ITINERARIO: Midad del Mundo, Otavalo, Quito, Laguna di Quilotoa, Parque National Cajas, Cuenca, Guayaquil, isole Galapagos

Alcuni la considerano soltanto un punto di passaggio prima di raggiungere le meravigliose isole Galapagos ma Santiago de Guayaquil, nota solo come Guayaquil, è ritenuta una delle realtà più importanti dell’Ecuador. Da molti anni è divenuta un porto di spicco di tutto il Sudamerica e si è ritagliata un posto di tutto rispetto nel mercato del turismo rivelandosi una delle destinazione emergenti da tenere d’occhio.

biblioteca

E’ nota anche come “La porta del Pacifico” per la sua posizione che la vede affacciarsi sull’Oceano Pacifico ed il suo clima favorevole rende ogni visita piacevole! Dal mio hotel raggiungo il Malecon 2000, passeggiata di circa tre km in riva al fiume Guayas, dove si susseguono giostre, ristoranti, negozi e bancarelle. Tutto il percorso è accessibile in sedia a rotelle. E’ risultato difficile trovare un posteggio nei paraggi (anche a pagamento) a causa del tanto traffico cittadino.

Malecon 2000

A rapire lo sguardo sono anche La Bahia, mercato che comprende interi isolati di locali dove si possono acquistare articoli a prezzi scontati, ed ancora il monumento al poeta José Joaquin de Olmedo. Spostandosi più a nord si approda al Cerro Sant’Ana. Dalla strada sembra una colorata favela brasiliana. Accanto, sempre in cima alla collina, sorge l’imperdibile quartiere coloniale Las Penas che, grazie ad un progetto di riqualificazione urbana, si è lasciato alle spalle la fama di realtà degradata e pericolosa per divenire una tappa di grande appeal. I suoi edifici colorati, le strade acciottolate e le chiese riccamente decorate la rendono unica ed intrigante! Purtroppo gli oltre 400 gradini non permettono la visita di questi due quartieri alle persone che come me si muovono in sedia a rotelle. Mi sono dovuta accontentare di ammirare le case coloniali colorate dal basso!

Dal lato opposto si snoda il centro storico, dove svettano chiese con guglie appuntite come la Cattedrale Metropolitana (accessibile in sedia a rotelle), sede dell’arcidiocesi di Guayaquil. La facciata è molto bella e curata, mentre gli interni lasciano un pò a desiderare. Di fronte alla cattedrale vi è il Parco Seminario conosciuto da tutti come “parco delle iguane” per via delle tante giganti iguane terrestri che vi abitano. L’entrata è gratuita e non vi sono barriere architettoniche. E’ severamente vietato toccare le iguane ma ci si può divertire scattando fotografie insieme!

Cattedrale

A pochi passi da qui si può ammirare il Palazzo Municipale e visitare il Museo Antropologico e di Arte Contemporanea. Molto bella e multicolor è anche la biblioteca della città, sempre nei dintorni della cattedrale.

Guayaquil è la tappa ideale anche per coloro che, come me, dall’Ecuador desiderano volare alle Galapagos… Nei miei prossimi articoli vi racconterò tutto sul vero paradiso terrestre…

 

 

 

 

CUENCA, LA CITTA’ DELL’ECUADOR RINOMATA PER IL CAPPELLO PANAMA

Febbraio 2019

ITINERARIO: Midad del Mundo, Otavalo, Quito, Laguna di Quilotoa, Parque National Cajas, Cuenca, Guayaquil, isole Galapagos

Dalla Laguna di Quilotoa ho raggiunto Cuenca attraversando il Parque National El Cajas, distante 35 km dalla famosa cittadina ecuatoriana. E’ situato a 4000 metri sul livello del mare, il suo paesaggio è simile a quello della steppa asiatica e il suo pàramo andino è considerato uno degli ecosistemi più particolari del Paese. Il paesaggio è molto affascinante con colori che variano dal verde al beige fino alle sfumature più tenui del grigio. Nonostante l’aspetto arido del parco c’è una grande abbondanza di acqua, dovuta alle pioggerelline frequenti, che si raccoglie in splendide lagune chiamate “cajas“. Lungo il percorso mi sono fermata a fotografare i lama, famosi camelidi originari del Sudamerica, che giravano indisturbati tra le lagune e lungo la strada. Se siete in auto fate attenzione a non investirli mentre attraversano la strada davanti a voi!

Cuenca sorge a 2500 metri s.l.m. ed il suo centro storico, dal tipico aspetto coloniale e ancora ben conservato, è stato inserito nei Patrimoni dell’Umanità UNESCO. E’ ricco di chiese, edifici storici e musei, anche se una delle cose più piacevoli da fare a Cuenca è passeggiare nelle viuzze acciottolate, sedersi in una delle tante piazze e rilassarsi. Dal mio hotel in pochi minuti raggiungo la piazza principale, Parque Calderon, dominata dalla Cattedrale dell’Immacolata Concezione conosciuta anche con il nome di “cattedrale nuova”. Le sue enormi cupole di colore azzurro risaltano rispetto ai mattoni dell’edificio. Non vi è la rampa d’accesso per le sedie e rotelle, ma solo gradini. Al suo esterno c’erano due guardie ecuadoriane che si sono offerte di alzarmi di peso e di farmi visitare la chiesa internamente. Sul lato opposto sorge quella che era la vecchia cattedrale, El Sagrario. Di colore bianca fu costruita nel 1557 durante la fondazione della città. Ora l’edificio ospita un museo di arte sacra e una sala concerti ma io l’ho trovata chiusa. Nella piazza ci sono spesso bancarelle di libri usati o altri banchetti con oggetti d’antiquariato.

cattedrale nuova

A soli due isolati dalla cattedrale si trova un’altra bellissima iglesia, quella di San Francisco. Dall’entrata principale della cattedrale nuova bisogna girare l’angolo subito a destra e poi a sinistra alla prima traversa. La chiesa cattolica di San Francisco, in stile neoclassico con la torre in stile barocco si affaccia sull’omonima piazza dove spicca in rosso la scritta “Cuenca”. Tutt’attorno vi sono negozietti e bancarelle di souvenirs. Sia la chiesa che la piazza sono accessibili in sedia a rotelle. L’altare della chiesa è ricoperto di foglie d’oro.

le cupole blu della cattedrale nuova

Proseguendo sul lato sinistro si giunge ad un’altra incantevole piccola piazza dove svetta bianca la chiesa di San Sebastian, accessibile in sedia a rotelle. E’ una delle chiese più antiche della città e nella piazzetta in antichità si svolgevano le corride dei tori. A pochi passi da qui si trova il Museo di Arte Moderna.

San Sebastian

In pochi sanno che il famoso cappello Panama, che prende il nome dalla cittadina del centro America, in realtà è commercializzato a Cuenca. Viene prodotto a Montecristi, vicino a Cuenca, ma porta il nome della città di Panama perché per secoli è stata il suo principale scalo commerciale. Simbolo del caldo e dei Tropici è nato come copricapo per ripararsi dal sole cocente per poi essere reso immortale dallo scrittore Hernest Hemingway. Nel 2012 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Cuenca ha dedicato un vero a proprio quartiere a questo cappello: El vado. Quest’ultimo ha caratteristiche bohémienne con gallerie d’arte, piccoli caffè e botteghe artigianali che riparano o vendono il Panama. Questa zona, a mio avviso, non è tenuta benissimo e non sempre si trovano rampe per salire e scendere dai marciapiedi.

El Vado

Se volete acquistare il Panama, o semplicemente conoscere la sua storia o come viene assemblato vi consiglio vivamente una visita guidata alla fabbrica di Homero Ortega. Questo famosissimo laboratorio artigianale mette a disposizione gratuitamente del personale che ti segue durante la visita spiegandoti tutto, dal materiale usato, alla tintura dei colori fino alle variegate forme che gli vengono date. Alla fine del giro è d’obbligo acquistare almeno un cappello… Peccato non avere molto spazio in valigia, mi sarei persa lì dentro! La struttura viene resa totalmente accessibile in sedia a rotelle tramite delle rampe mobili che vengono posizionate sopra i gradini al momento della visita. La fabbrica non si trova nel centro di Cuenca ma leggermente in periferia.

da Homero Ortega

Dal quartiere El Vado mi spingo verso l’ultima tappa di questa graziosa cittadina. Scendo il marciapiede fino ad arrivare al Rio Tomebamba, il fiume che scorre nel centro città contornato dagli edifici coloniali. Il suo “paseo” non mi ha entusiasmata molto, tra l’altro il percorso è in parte sterrato ed in parte acciottolato con salite e discese piuttosto ripide…

Cuenca è un vero gioiello coloniale dell’Ecuador… Vivace e attiva mi ha affascinata moltissimo!

 

 

 

 

LAGUNA DI QUILOTOA, ECUADOR

Febbraio 2019

ITINERARIO: Midad del Mundo, Otavalo, Quito, Laguna di Quilotoa, Parque National Cajas, Cuenca, Guayaquil, isole Galapagos

Quilotoa è un piccolo villaggio situato a 3914 metri di altezza famoso per il suo cratere vulcanico, ormai spento, e la sua spettacolare laguna. In questo luogo, situato nella parte occidentale delle Ande ecuatoriane nella provincia del Cotopaxi, vi abitano solo indigeni con tradizioni ancora radicate che indossano i tipici costumi andini e parlano la lingua quecha. Ho vissuto una bellissima esperienza dormendo in un lodge gestito da questa cordiale e accogliente popolazione.

Da Quito ci sono circa 176 km, e una volta lasciata la Panamerica ci si addentra nell’entroterra rurale dove si susseguono paesaggi mozzafiato: canyon, terrazze verdi coltivate, capanne di agricoltori, greggi di pecore, alpaca e asinelli che gironzolano liberi sulla strada. Quest’ultima è percorsa solo da camion o da autobus presi nella cittadina di Zumbahua, a 17 km più a sud, o nella più comune Latacunca.

Dopo una serie di curve si arriva a Quilotoa. All’ingresso bisogna pagare 2 dollari (per auto) e registrarsi. Ricordatevi di avere con voi il passaporto (va bene anche la fotocopia).

Dopo aver posteggiato proprio davanti alle passerelle (accessibili) che conducono all’osservatorio, attacco il Triride e salgo fino in cima da dove la vista è sbalorditiva! La Laguna di Quilotoa è di colore verde smeraldo e l’immagine che mi si presenta davanti si commenta da sola! Dalle passerelle parte una strada piena di gradini e di discese ripide che conducono al lago. Ovviamente il percorso non è accessibile in sedia a rotelle. Pare che la discesa sia una semplice passeggiata, mentre la risalita risulta davvero difficile a causa dei 500 metri di dislivello. Due miei compagni di viaggio si sono spinti fino alle sponde del lago ma non sono più riusciti a risalire a piedi per via dell’altitudine e delle salite irte. Nonostante non fossero d’accordo hanno dovuto noleggiare l’asinello e il cavallo per tornare in cima.

Consiglio vivamente questa tappa se state organizzando un viaggio in Ecuador! Oltretutto, anche se siete in sedia a rotelle come me, riuscite a vedere ed ammirare la laguna dall’alto in tutte le sue sfumature!