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Londra-Sydney non stop: via ai test del volo più lungo di sempre

A ottobre Qantas ha in programma tre viaggi prova con 40 persone di equipaggio a bordo. Due staff medici monitoreranno reazioni cerebrali e ritmi circadiani di piloti e staff. Se tutto andrà bene, il vettore australiano conta di offrire la tratta dal 2022. Anche se, al momento, nessun velivolo in produzione può coprire i 17mila km di un volo a pieno carico senza soste

Londra e Sydney sembrano più vicine che mai. Il volo non stop che Qantas ha promesso di mettere in pista un paio di anni, destinato con i suoi oltre 17mila km per 19-20 ore ininterrotte a oltre quota 10mila, verrà molto presto anticipato da tre “ghost flight”, nei quali una quarantina di persone tra personale della compagnia australiana e medici testeranno le reazioni dell’organismo sottoposto a trascorrere in aria la gran parte di un giorno e di una notte.

L’esperimento si terrà in ottobre e ha un valore pressoché vincolante per il futuro di quello che dovrebbe diventare il volo non stop più lungo del mondo. Entro fine anno, infatti, Qantas deciderà se dare o meno un seguito al suo “Sunrise project” (progetto alba), che prevede l’introduzione di tratte senza scalo tra Sydney, Melbourne e Brisbane da una parte, Londra e New York dall’altra. Se l’esito dell’esperimento sarà positivo, il vettore oceanico conta di addizionare queste e altre tratte Australia-Europa e Australia-Americhe a partire da fine 2022, anche se questo dipenderà in buona parte da quello che i costruttori di aerei saranno in grado di mettere a disposizione. Al momento, infatti, l’aereo capace di trasportare un intero carico di passeggeri e bagagli dall’Oceania orientale all’Europa Nord-occidentale non esiste – i Boeing 787-9 che verranno impiegati nei “ghost flights” viaggeranno di fatto “vuoti”, verosimilmente alleggeriti di materiale non necessario e magari con extra carburante -. Qantas confidava nei futuri 777X-9, il cui progetto sta subendo ritardi, in parte correlati alla remise-en-forme dei 737-8. L’alternativa potrebbe essere un ulteriore step evolutivo degli Airbus A350-1000, il cui range al momento è di poco superiore ai 16 mila km, quanto basta a coprire l’attuale tratta non stop più lunga del mondo, la Singapore-Newark operata da Singapore Airlines. C’è anche un problema di normativa: l’Autorità per la sicurezza dell’aviazione civile australiana non ammette che il personale delle aerolinee trascorra più di 18 ore in aria.

Tornando alla parte strettamente scientifica dell’imminente esperimento, uno staff medico del Charles Perkins Centre di Sydney controlleranno il personale impiegato nei voli di prova attraverso specifici monitor indossabili, grazie ai quali potranno verificare come i ritmi sonno-veglia, la qualità e la frequenza dei pasti e la luce nella cabina influenzeranno orologio biologico e salute. Studiosi della Monash University di Melbourne terranno invece sotto controllo i piloti, attraverso encefalogrammi capaci di tracciare le onde celebrali e misurare i livelli di allerta prima, durante e dopo il volo.

Nonostante tutto questo, Alan Joyce, AD Qantas, si è detto ottimista sul futuro del progetto. Joyce ha sottolineato come i passeggeri del Perth-Londra, introdotto l’anno scorso come apripista del progetto, e ad oggi terzo nella classifica mondiale dei voli più lunghi (circa 14.500 km) abbia il rating di soddisfazione più elevato tra tutte le tratte offerte dalla compagnia. Pur volendo sottolineare la capacità del vettore australiano di offrire servizi di avanguardia sul fronte dei voli a lunga tratta – frutto della grande esperienza che è in stretta relazione con la geografia dell’Oceania – il manager ha dovuto riconoscere che alcune delle perle del progetto alba sono state abbandonate: ad esempio, l’idea di letti a castello per la classe economica.

Curiosa coincidenza (o forse no), l’annuncio dei voli sperimentali cade nel trentennale di quello che può essere considerato il capostipite dei voli fantasma sulle lunghissime tratte. Il 17 agosto del 1989, infatti, un Londra-Sydney senza scalo targato Qantas venne portato a termine con successo. In quel caso, il velivolo impiegato era un 747-400, la cui autonomia si fermava a 14.800 km. In quel caso, venne impiegato un combustibile speciale, capace di incrementare la produzione di energia del 4 per cento – un particolare tenuto a lungo segreto. In quel caso, il personale a bordo era ridotto a sole 23 persone. E verosimilmente non c’erano monitor. Ma se quella era un’impresa di stampo quasi pioneristico, stavolta, anche dal punto di vista del business che il successo dell’esperimento potrebbe portare, si fa sul serio.

Articolo preso dal sito web repubblica.it

Quali sono le mete più sicure per viaggiare?

La classifica delle città più sicura al mondo l’ha stilata l’Economist. Nella top ten, tra le città europee solo Amsterdam e Copenaghen

State organizzando un viaggio e volete sapere quanto il Paese è sicuro? Potete farvi aiutare dal Safe Cities Index, che comprende 60 principali aree urbane e viene rilasciato ogni due anni. Alla sua terza edizione, l’Indice valuta i punti di forza e di debolezza delle principali città del mondo.

Prima in classifica per la terza volta è Tokyo con altre sei città dell’Asia nella top ten, insieme a Singapore (al secondo posto), Osaka (terzo posto), Sydney (quinto posto), Seoul (ottavo posto) e Melbourne (decimo posto). Due le città europee che fanno parte di questo gruppo: Amsterdam (4°) e Copenaghen (8°), mentre due sono in America: Toronto (6°) e Washington, DC (7 °).

COME FUNZIONA IL SAFE CITIES INDEX
L’Indice Safe Cities 2019, prodotto da The Economist Intelligence Unit, ha classificato 60 città principali, esaminando 57 indicatori, dai tassi di criminalità e sicurezza stradale alla sicurezza digitale e alla qualità dell’assistenza sanitaria.  Tokyo è rimasta al primo posto per il terzo anno consecutivo con un punteggio complessivo di 92. Delle quattro categorie principali, è arrivata prima per sicurezza digitale, seconda per sicurezza sanitaria e quarta per sicurezza personale e sicurezza delle infrastrutture.

PERCHÈ L’ASIA È PIÙ SICURA
Le città della top ten hanno le giuste basi: facile accesso all’assistenza sanitaria di alta qualità, team dedicati alla sicurezza informatica, pattugliamento della polizia locale. Melbourne è stata classificata la quinta più sicura nel 2017, ma quest’anno è scesa al decimo. Sydney ha superato Melbourne per la sicurezza personale e la sicurezza sanitaria, mentre erano uguali in termini di sicurezza delle infrastrutture e sicurezza digitale. Amsterdam è salita dal sesto nel 2017  al quarto di quest’anno, con Toronto che è scesa invece al sesto.

E LE ALTRE CITTÀ EUROPEE?
Sono 14 le città europee prese in considerazione. Dopo Amsterdam e Copenaghen troviamo Stoccolma al 12° posto, Londra al 14° (salita di sei posizioni) e Francoforte al 16°. Roma è stata classificata come la città meno sicura in Europa al 30°, seguita da Milano (29), Barcellona (26), Madrid (25), Bruxelles (24) e Parigi (23).

All’ultimo posto della lista troviamo Lagos, che è stato valutato il meno sicuro in assoluto con un punteggio di 38,1, per salute e sicurezza personale. Dietro Lagos Caracas, la capitale del Venezuela (che è scesa dal 53 ° nel 2017 al 59 ° quest’anno).

Articolo preso dal sito web vanityfair.it

L’Arabia Saudita apre al turismo: niente velo per le donne ma resta il divieto di alcol

Con uno dei soliti annunci a sorpresa del giovane e ancora inesperto principe ereditario Mohammed bin Salman, ormai noto come MbS, l’Arabia Saudita ha deciso di aprirsi al turismo. Ai cittadini di 49 paesi del mondo, i consolati sauditi garantiranno in sette minuti un visto turistico valido 90 giorni

Cercate su Twitter @VisitSaudiNow e le immagini di un drone vi mostreranno un’isoletta incastonata in un mare cobalto, con l’annuncio «Queste non sono le Maldive»; poi le rocce del deserto disegnate dal vento: «Questo non è lo Utah»; e un antico villaggio in cima a una collina: «Questa non è l’Italia». No, è l’Arabia Saudita, famosa per il suo petrolio, le ambizioni geopolitiche e le sue inutili guerre, la brutalità e l’oscurantismo del suo regime, non per le sue bellezze naturali e storiche. Ancor meno per apparire come una meta turistica.

Le meraviglie del paese
Eppure sotto questo punto di vista apparentemente improprio, il regno saudita ha cose fantastiche da mostrare. Il cratere del vulcano al-Wahbah a Nord Est di Jeddah; le rovine nabatee di Madain Salih sull’antica via delle spezie, e di Al-Ula nel Nord Ovest del paese, in linea d’aria non molto lontano dalla giordana Petra. In quella regione il deserto è bellissimo, è la prosecuzione di quello che vedreste a Wadi Rum, sempre in Giordania, dove girarono Lawrence d’Arabia: forse il più bel deserto del mondo.

E come turismo d’avventura cosa ci può essere di più ardito di un’escursione in cammello nel Rub al Khali, “il Quarto vuoto”: dopo cielo, terra e mare, l’indistinguibile nulla di sabbia. E poi c’è Taif, in direzione della Mecca, la montagna di 1.900 metri, dove la nobiltà e i ricchi trascorrono le estati torride: quando non si trasferiscono nel Sud della Francia. E ancora la magnifica oasi di Diriyah, la prima capitale della dinastia saudita dove 250 anni fa, per consolidare il loro potere, gli al-Saud si allearono con Sheikh Muhammad ibn Abdul Wahab, l’uomo di fede, fondatore della versione più oscura, intollerante e brutale dell’Islam: il wahabismo che continua a permeare la vita del regno. Ci sarebbero anche Mecca e Medina ma quelle sono vietate ai non musulmani.

Visto in sette minuti
Con uno dei soliti annunci a sorpresa del giovane e ancora inesperto principe ereditario Mohammed bin Salman, ormai noto come MbS, l’Arabia Saudita ha deciso di aprirsi al turismo. Ai cittadini di 49 paesi del mondo, i consolati sauditi garantiranno in sette minuti un visto turistico valido 90 giorni; alle donne non sarà più imposto d’indossare l‘abaya, la lunga veste nera che portano le saudite; verrà solo chiesto di vestire “con modestia”. Nell’ansia di modernizzazione più nevrotica che frenetica, MbS vuole portare la voce economica del turismo dall’attuale 3% del Pil (garantito dai pellegrinaggi dell’Hajj e dell’Umrah, a Mecca e Medina: 2.5 milioni di fedeli nel 2019) al 10 entro il 2030.

DIssidenti in carcere
Chiunque abbia mai chiesto un visto saudita senza essere musulmano, non può che restare sorpreso pensando ai sette minuti necessari per averne uno turistico. Stupore e anche scetticismo, pensando al wahabismo che regola la vita e i comportamenti dei sauditi e di chiunque visiti il loro paese. C’è un certo contrasto fra la celerità con la quale una turista può ottenere il visto e i lunghi 17 mesi fino ad ora passati in prigione da Loujain al-Hathloul, l’attivista per i diritti delle donne, torturata e rinchiusa in carcere a tempo indeterminato, con un’altra dozzina di giovani donne. Loujain era stata arrestata per aver guidato l’auto una settimana prima che MbS eliminasse questo stupido divieto. Ma la giovane non è stata scarcerata: è diventata il prezzo che il principe ha pagato volentieri perché il potente clero wahabita avallasse la sua nuova legge.

Mancato rispetto dei diritti umani
E mentre decideremo l’itinerario fra deserto, bellissime montagne e costa del Mar Rosso dove MbS conta di costruire 50 resort, riusciremo a dimenticare come è stato ucciso un altro oppositore, Jamal Khashoggi? Giornalista e studioso, Jamal era stato attirato al consolato saudita di Istanbul, strangolato e fatto a pezzi. Il mandante, secondo una commissione d’inchiesta delle Nazione Unite, è il principe Mohammed.

Per la seconda volta in sei mesi, una settimana prima delle aperture turistiche il Consiglio Onu dei diritti umani, a Ginevra, ha condannato l’Arabia Saudita. Torture, detenzioni illegali e processi dall’esito preordinato sono la quotidianità praticata dal suo regime. Commentando le aperture turistiche appena annunciate, qualche esperto del settore ha voluto sottolineare alcune criticità: l’impossibilità di bere alcolici, la chiusura di una società dotata di smartphone e Mercedes ma profondamente medievale. In realtà queste sono interessanti attrattive per un turismo colto.

Dieci giorni senza alcol non può che far bene. Ed è un esperimento sociale visitare prima Riyad in mezzo al deserto e poi Jeddah sul Mar Rosso. E notare quanto, in quel contesto, la seconda sia più aperta e tollerante dell’oscura Riyad, nonostante siano due metropoli dello stesso paese. La vera perplessità dovrebbe invece essere un’altra, prima di pianificare la prossima vacanza: quanto un paese così brutale con i suoi cittadini può essere ospitale con i suoi turisti?

Articolo preso dal sito web ilsole24ore.com

A FOLLONICA LA PISTA CICLABILE DI PLASTICA RICICLATA DA TESTARE IN SEDIA A ROTELLE

Toscana.

La prima pista ciclopedonale realizzata in Italia con le bottiglie di plastica riciclata ha visto la luce a Follonica, località turistica del grossetano

Una pista ciclabile realizzata in plastica riciclata? Oggi è realtà, e lo è in Italia. Più precisamente a Follonica, ventimila abitanti  nel cuore delle Colline Metallifere grossetane, al centro dell’omonimo golfo.

L’ispirazione arriva dall’Olanda: qui, nella cittadina di Zwolle, nel 2018 ha visto la luce il primo tratto di percorso ciclabile al mondo realizzato proprio in plastica riciclata. Un esempio virtuoso, che ha spianato la strada (letteralmente) alla municipalità di Follonica. All’inizio di settembre, la celebre località turistica toscana ha installato i primi venti metri della sua pista ciclabile green, nel passaggio che collega il ponte sul Petraia e la Biblioteca della Ghisa, nell’area Ex Ilva.

immagine scaricata da Google

«Si tratta di una piccola rivoluzione. Abbiamo deciso di sostituire i primi 20 metri del camminamento interno all’Ex Ilva con il materiale in plastica riciclata che avevamo disponibile in cantiere, per valutarne la resistenza al passaggio quotidiano delle biclette. Follonica sarà, quindi, il primo comune ad avere una pista ciclopedonale in plastica riciclata», ha commentato il vicesindaco Andrea Pecorini.

Mentre Mirjam Giorgieri, assessore all’ambiente, ha spiegato: «Utilizzare la plastica riciclata per gli arredi urbani e per camminamenti e piste ciclabili dimostra come fare la raccolta differenziata porti benefici diretti, anche in prodotti che usiamo per migliorare il decoro della città. Si stima, infatti, che per produrre i listelli per questi primi 20 metri di camminamento ciclopedonale siano servite 60.000 bottiglie. Quindi possiamo dire che è grazie all’impegno di chi ogni giorno ricicla e separa correttamente i propri rifiuti che abbiamo questa nuova passerella».

L’obiettivo del progetto? Migliorare il decoro urbano, e spingere i cittadini ad impegnarsi ancor di più nel corretto riciclo dei rifiuti. Grazie alla nuova pista ciclabile in plastica riciclata, quello che prima era solamente un vialetto è oggi tre metri più largo, divenendo a tutti gli effetti una pista ciclopedonale adatta anche alle raccolta differenziata  persone con disabilità, e alle famiglie coi bambini che qui possono pedalare ma anche passeggiare con passeggini e carrozzine.

«Speriamo che questa sperimentazione si concluda positivamente in modo da poter sostituire l’intero vialetto con listelli in plastica riciclata, che si integrano perfettamente nell’ambiente naturale del Parco della Petraia, e poter collegare la scuola dell’Ilva con il ponte sul Petraia», ha concluso il vicesindaco.

Articolo preso dal sito web www.siviaggia.it


UN VERO INCUBO ALL’AEROPORTO DI NEW DELHI

Sono appena tornata da un meraviglioso viaggio in India effettuato col tour operator Go4all, col quale collaboro da ormai quattro anni. Ho accompagnato un piccolo gruppo di persone affette da disabilità e nonostante il tour sia andato benissimo, (fortunatamente non c’è stato nessun imprevisto, cosa non rara in questo Paese), il rientro è stato a dir poco angosciante.

Avevamo il volo di ritorno alle 3.05 del mattino dall‘aeroporto internazionale Indira Gandhi di New Delhi. Dopo una lunga giornata di visite e trasferimenti tutto il gruppo era già abbastanza provato tanto che non vedevamo l’ora di arrivare in aeroporto per rilassarci un attimo. Appena scesi dal van ci è venuta incontro l’assistenza aeroportuale comunicandoci che avremmo dovuto immediatamente sostituire la nostra sedia a rotelle con una standard data in dotazione da loro in quanto la nostra non era concessa nell’area di transito aeroportuale. Al check in, una ragazza del mio gruppo in sedia a rotelle come me, riferisce all’addetta dietro al banco che lei avrebbe effettuato il check in all’ultimo momento per stare sulla sua sedia il più tempo possibile. Dovete sapere che per noi paraplegici cambia tantissimo il fatto di avere la nostra carrozzina piuttosto che una enorme e scomoda che, oltre a procurarci mal di schiena, fatichiamo a spostare manualmente anche solo per andare in bagno. Fino a qui va tutto liscio tanto che si convincono a lasciarci la nostra sedia personale fino alla porta dell’aereo.

Il problema è stato imbarcare il ruotino elettrico. No, non pensate alla batteria, per quella stranamente non hanno fatto storie. Non volevano imbarcarci il nostro propulsore, ne avevamo due, senza che venisse imballato a nostre spese. Pagare 400 rupie per stivarlo sarebbe stato il meno dei mali, se non che ci hanno lasciate per due ore e mezza (si, avete letto bene) prima di passare il metal detector. A fare? Un bel nulla! Noi stanche morte e loro in balia dei nostri ruotini non sapendo cosa fossero e come fare ad impacchettarli. A nulla è servito chiamare un responsabile, il tempo è trascorso lentamente ed inesorabile e non abbiamo potuto fare nulla se non alzare la voce!

Stremate dalle litigate col personale, dopo due ore e mezza dal nostro arrivo in aeroporto, abbiamo passato i controlli del metal detector e siamo riuscite al pelo ad andare in bagno prima dell’imbarco (dopo aver sigillato il ruotino con la carta trasparente come si è soliti fare per le valigie, e pagato le 400 rupie a testa). Non è concepibile trattare delle persone, disabili o non, in questo modo vergognoso, neanche fossimo state assassine o ricercate! Credetemi, non è stato possibile agire in nessun altro modo, avevamo un muro davanti a noi!

Finalmente riusciamo ad imbarcarci… Ma prima di attraversare il finger viene fermata un’altra persona del mio gruppo che, come tutti noi del resto, aveva già imbarcato il suo bagaglio al check in. Qui le dicono che in valigia ha un dispositivo elettrico che non è consentito portare… Trattasi della power-bank per ricaricare la batteria del cellulare. Un’assistente l’ha riaccompagnata al check in, mentre noi venivamo caricate in aereo, e le ha fatto togliere la power-bank dalla valigia… Ma non è finita qui! Avrebbe dovuto rifare tutti i controlli per portarla con se nel bagaglio a mano. Ma lei non aveva più tempo, dato che l’imbarco era già iniziato da tempo… Risultato? L’ha dovuta buttare! Tenete presente che tutti gli altri l’avevano nello zaino a mano e nessuno ha fatto storie al metal detector.

Tutto questo per mettervi in guardia… Se volate da Delhi con un propulsore elettrico armatevi di pazienza e portate con voi i guantoni da box:)

LA STORIA DI RICCARDO: VIAGGIATORE SERIALE CON ALL’ATTIVO 136 PAESI VISITATI NONOSTANTE UNA MALATTIA SCOMODA. SEGUITELO NEL SUO SESTO GIRO DEL MONDO!

Luglio 2019.

Ci sono persone che, come me, hanno il viaggio nel DNA. Uno di questi è Riccardo! Appena ho sentito parlare di lui una sana invidia mi ha assalita totalmente: ben 136 Paesi visitati ad oggi! Il mio sogno! E il sogno della maggior parte dei viaggiatori cronici!

Mi sono subito messa in contatto con lui per saperne di più e per scoprire cosa lo spinge a non fermarsi mai! Ecco la storia di Riccardo Calvini!

Nasce a Torino nel 1967 ma dal 2012 vive a Malgrate, una località pittoresca sul lago di Lecco. Alla mia domanda” Com’è nata la tua passione per i viaggi?” risponde così: ” Me la porto da quando ho memoria. Probabilmente perché da piccolino la mia famiglia mi portava in aeroporto ad accompagnare mio papà che partiva per lavoro. Questo fatto mi ha portato anche ad avere un interesse sfrenato per gli aerei, tanto che mi sono laureato in ingegneria aeronautica.”

Riccardo inizia a viaggiare a 14 anni con un Peugeot 103 cinquanta di cilindrata rosso fiammante. In moto si spinge fino in Francia toccando Nizza, Cannes e Tolone. Ma il viaggio più lungo ed interessante di quel periodo lo conduce lungo la valle del Roja ed il tunnel del Tenda, impresa che definisce piuttosto avventurosa e sfidante. A 16 anni la sua fiammante Aprilia 125 gli permette di allargare i suoi orizzonti di viaggio. Ma è al compiere della maggiore età che arriva la sua grande occasione: un tour europeo in tenda che gli permette di visitare la Francia, il Regno Unito, l’Olanda, il Belgio, una parte della Germania e la Svizzera.

Consegue la laura senza aver intrapreso altre importanti avventure e con una crisi di astinenza talmente forte da celebrare l’agognato traguardo con un incredibile viaggio di un mese, con uno dei suoi migliori amici, attraverso gli Usa toccando la Florida, la California, l‘Arizona, lo Utah e il Nevada. Di quel bellissimo on the road ricorda una discesa a piedi nel Grand Canyon durante una rarissima giornata estiva di pioggia terminata con l’apparizione di uno stupefacente doppio arcobaleno tra i due bordi del canyon.

L’inizio della sua carriera lavorativa non ha smorzato la sua passione per il viaggio e con il maggior introito economico ha pianificato sempre più destinazioni con l’obiettivo di fare trekking e immersioni. Ha visitato molte isole caraibiche, la Baja California e sperduti atolli nel Pacifico tra la Polinesia francese e altre isole della Micronesia.

Il primo Febbraio del 2012 gli è stata diagnosticata la SMPP, ovvero la sclerosi multipla in forma primaria progressiva. Questa è la forma meno frequente di questa terribile malattia, ma anche quella purtroppo meno compresa tanto che ad oggi non esistono medicinali in grado di rallentare l’effetto degenerativo. Riccardo vive uno stop mentale forzato che inizialmente lo porta a pensare che la sua vita sia finita. Come dargli torto! Ma Riccardo è un tipo tosto, non si arrende e decide di affrontare la malattia a mente lucida, cercando di apprezzare la vita il più possibile, aiutato dalla curiosità verso tutto ciò che lo circonda. Oggi riesce a percorrere una decina di metri con le stampelle e si sposta per la maggior parte in sedia a rotelle anche se riesce a gestire quest’ultima solo per pochi metri a causa della debolezza delle braccia.

Ovviamente la sclerosi multipla ha modificato la tipologia dei suoi viaggi, non più trekking e immersioni ma visita di luoghi a bordo dei più svariati mezzi di locomozione, dal tuk-tuk all’elicottero. Ma quello che è rimasto immutato è la voglia di pianificare sempre nuovi viaggi!

Da poco ha acquistato lo scooter high.tech Atto prodotto dall’azienda israeliana Movinglife, che Riccardo ha visitato lo scorso Maggio. Grazie a questo ausilio Riccardo ha riscoperto la libertà di visitare un museo in piena libertà o di “passeggiare” senza fatica in un parco. E ora chi lo ferma più?

Dopo aver visitato 136 nazioni nell’arco di vent’anni dice che è impossibile stabilire quale sia stato il suo viaggio più bello… Riccardo apprezza il meglio di ogni posto che visita! Ha viaggiato e viaggia per la maggior parte da solo, anche perché nessuno pare riuscire a “sopportare” i suoi ritmi!

Che dire… Grande Riccardo! Grazie per avermi/ci raccontato la tua storia e grazie per l’entusiasmo che fai trasparire da ogni tua avventura!

Seguite Riccardo nel suo SESTO giro del mondo worldtour2019riccardo.blogspot.com

 

 

 

LIGURIA: ANCHE A LAVAGNA E’ STATA INAUGURATA UNA SPIAGGIA ACCESSIBILE PER LE PERSONE DISABILI

Luglio 2019

Il Comune di Lavagna lo scorso lunedì 15 Luglio ha inaugurato la spiaggia libera accessibile ai disabili antistante il Parco del Tigullio.

Lavagna inaugura la spiaggia accessibile ai disabili

Il Sindaco Gian Alberto Mangiante ha avviato una convenzione con il Villaggio del Ragazzo e l’Anffas Tigullio Est Onlus. Grazie alla loro esperienza specifica nella gestione di attività turistico-ricettive a carattere assistenziale a favore di persone con difficoltà motorie e sensoriali, garantiranno la presenza di operatori preparati a supportare persone non autosufficienti o con disabilità ed aiutarli nell’utilizzo delle attrezzature a loro disposizione. Le dotazioni che il Comune attualmente garantisce sono due passatoie per raggiungere la battigia, cinque moduli in materiale plastico atti allo stanziamento, quattro sedie da “regista”, altrettante sdraio del tipo rialzato, una sedia “sand&sea” oltre agli ombrelloni e un W.C. chimico mentre sono in corso di acquisizione ulteriori attrezzature.

Il Sindaco si dichiara «particolarmente soddisfatto di essere riuscito in tempi rapidi ad inaugurare la spiaggia, una necessità primaria per la città».

Il servizio di assistenza e apertura della spiaggia sarà garantito tutti i giorni fino al 15 settembre dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.30. L’amministrazione della città rivolge i propri ringraziamenti anche all’Associazione NoiHandiamo «che tanto si adopera per creare attività e situazioni che siano accessibili a chi vive situazioni di disabilità o ridotta mobilità».

Articolo preso dal sito web www.ilnuovolevante.it

LAGAZUOI, Una montagna accessibile. Liberi di scoprire la montagna, senza confini, senza barriere.

Luglio 2019

La montagna è naturalmente irta di ostacoli naturali insuperabili per chi ha limitate capacità motorie.

Il monte Lagazuoi invece è accessibile a tutti.

Seppur situato nel cuore del frastagliato territorio dolomitico ora la vetta del monte Lagazuoi è raggiungibile anche alle persone con ridotta mobilità, rendendo disponibile per tutti la bellezza universale delle Dolomiti, il museo all’aperto della Grande Guerra e la galleria espositiva Lagazuoi Expo Dolomiti.

La funivia Lagazuoi è priva di barriere architettoniche dal suo parcheggio al Passo Falzarego fino alla terrazza panoramica accanto alla stazione di arrivo ed è attrezzata, sia a valle sia a monte, con i servizi adatti per accogliere le persone con disabilità motorie.

Gli adiacenti spazi espositivi Lagazuoi EXPO Dolomiti sono attrezzati con rampe e ascensore e sono visitabili con la carrozzina affinché tutti possano vedere le interessantissime mostre temporanee che ospita in estate come in inverno.

Dalla terrazza della funivia Lagazuoi un sentiero percorribile in carrozzina porta alla meravigliosa terrazza del rifugio Lagazuoi. Il Rifugio Lagazuoi, il più alto e più capiente di Cortina d’Ampezzo, famoso in tutto il mondo per il panorama che offre sulle Dolomiti, è attrezzato con montascale e servizi per persone diversamente abili.

Dal Rifugio Lagazuoi il vecchio sentiero della Grande Guerra permette di raggiungere la croce di vetta del Piccolo Lagazuoi a 2778 m.
È questo un percorso in sterrato con caratteristiche che lo rendono idoneo a essere affrontato da persone con ridotta mobilità o anche con una carrozzina. Ma non bisogna dimenticare che si tratta di un sentiero di alta montagna senza protezioni,  perciò si raccomanda di far sempre prevalere il buon senso.
L’utilizzo è a proprio rischio e pericolo.

Questo percorso è stato restaurato dai volontari della sezione A.N.A. di Treviso.

Per la salita al monte Lagazuoi si consiglia di valutare l’elevata altitudine dell’arrivo nonché la velocità e il dislivello di salita (da 2.100 m a 2.752 m in 3 minuti). 

Articolo e fotografie prese dal sito web www.lagazuoi.it

BARBADOS: il ministro del turismo sta migliorando l’accessibilità dell’isola per i disabili

Luglio 2019, Barbados Tourism Marketing Inc ha recentemente annunciato la nuova campagna di marketing e comunicazione legata al concetto del Good Living.

Il focus della campagna è il lifestyle degli abitanti di Barbados, nell’isola dove è bello vivere, dove è assicurato un sistema educativo gratuito, una copertura sanitaria e dove si celebra un festival o un evento ogni mese.

Il ministro del turismo di Barbados sta cercando di migliorare anche l’accessibilità dell’isola ai turisti disabili e per i locali

Kerrie D. Symmonds, ministro del turismo e dei trasporti internazionali di Barbados, ha detto a TravelPulse in una recente intervista che l’isola sta valutando diverse iniziative per migliorare il soggiorno dei turisti disabili durante le vacanze sull’isola, migliorando allo stesso tempo la qualità della vita dei disabili locali.

Durante la Caribbean Week di New York, organizzata dall’Organizzazione per il Turismo dei Caraibi (CTO), con Mr Symmond abbiamo appreso di più su ciò che Barbados sta facendo per trarre vantaggio dall’ accessibile mercato dei viaggi e allo stesso tempo per aiutare la propria gente.

“È un enorme vantaggio soddisfare i bisogni delle persone con disabilità”, ha detto Symmonds, che ha assunto la carica di ministro nel maggio dell’anno scorso. “Per poter conquistare questo mercato bisogna facilitare i loro spostamenti. Ma prima di tutto, è necessario rispondere a tutte le esigenze di mercato”. Fonte: TravelPulse

Per maggiori informazioni sul tuo prossimo viaggio a Barbados visita: www.visitbarbados.org/it,  www.facebook.com/BarbadosItalia, www.twitter.com/Barbados e www.instagram.com/visitbarbados.

«In acqua non abbiamo barriere»: a Ischia le immersioni dei disabili

Luglio 2019

«In acqua non abbiamo barriere»: a Ischia le immersioni dei disabili

«Solo in acqua non abbiamo barriere con nessuno e siamo veramente liberi», così Giovanni, paraplegico, racconta l’esperienza di immergersi in mare. Insieme ad altre persone con disabilità ha esplorato le acque che bagnano Ischia in occasione della tre giorni di #ZeroBarriere, manifestazione organizzata da HSA ItaliaArea Marina Protetta Regno di Nettuno, ANS Diving e Fidas. L’iniziativa ha voluto lanciare un forte messaggio di sensibilizzazione per l’inclusione dei disabili nelle attività ricreative e culturali legate al mare dell’isola verde.

All’iniziativa hanno preso parte due paraplegici, sette tra ipovedenti e non vedenti (provenienti dall’istituto Colosimo Naples) e nove ragazzi dell’associazione Genitori autismo Ischia.

In particolare, è stato sviluppato un corso di formazione per assistenti alle attività in mare per disabili, cui hanno preso parte sette fra istruttori ed accompagnatori, che hanno approfondito le varie tecniche di approccio in acqua con persone con disabilità di diverso grado e tipologia. In particolare, è stato sviluppato un corso di formazione per assistenti alle attività in mare per disabili, cui hanno preso parte sette fra istruttori ed accompagnatori, che hanno approfondito le varie tecniche di approccio in acqua con persone con disabilità di diverso grado e tipologia.

Introdotta da una prima giornata di corso e prove nella piscina comunale, la tre giorni si è poi articolata in due sessioni nell’azzurro del mare del Regno di Nettuno: sedute di snorkeling presso gli scogli di Sant’Anna e il Ninfeo sommerso, dove i non vedenti hanno potuto esplorare in piena sicurezza le meraviglia dell’antica Aenaria; immersione presso la secca della Formiche di Vivara, uno dei luoghi più straordinari dell’intera area marina protetta, con i paraplegici; snorkeling con i ragazzi autistici.

Tra i momenti più toccanti di #Zerobarriere la nuotata solidale “Un abbraccio al Castello Aragonese”, organizzata dalla Fidas con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sull’importanza delle donazioni di sangue.

Articolo preso dal sito www.ilmessaggero.it