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Airbnb, il manager che vuol far sentire a casa i disabili: “Viaggiare è un diritto di tutti”

Dicembre 2017

Parla Srin Madipalli, ex avvocato e fondatore di Accomable, piattaforma per strutture accessibili appena comprata dal colosso californiano di home sharing. Ora al vertice delle politiche per la disabilità: “Svilupperemo ogni strategia, contro ogni discriminazione”

AIRBNB, la piattaforma che sta rivoluzionando il modo di viaggiare, ha affrontato negli ultimi anni diverse e complicate accuse di discriminazione. Negli Stati Uniti, e non solo gli host, i proprietari di case e camere, hanno negato l’affitto a persone appartenenti a minoranze razziali, a omosessuali e a disabili. Un paio di studi hanno confermato il fenomeno. Sui primi due fronti le reazioni del gruppo guidato da Brian Chesky sono state durissime grazie all’approvazione un anno fa di nuove regole secondo cui gli eventuali dinieghi dovranno essere coerenti e slegati da qualsiasi pregiudizio. Sul lato della disabilità, invece, non tutto appare risolto.

Adesso, con l’acquisizione di una piattaforma dedicata a questi viaggiatori “speciali” e sull’onda della storia personale del 31enne ex avvocato britannico di origini indiane Srin Madipalli, affetto da atrofia muscolare spinale e nominato al vertice delle politiche per la disabilità, il gigante dell’home sharing torna a fare i conti con le sue mancanze.

· I NUMERI

La Giornata mondiale delle persone con disabilità che si celebra il 3 dicembre punta proprio a sostenere la piena inclusione in ogni ambito della vita e per allontanare ogni forma di discriminazione e violenza. Eppure, perfino in ambiti che dovrebbero essere di svago, non è ancora così: sempre rimanendo ad Airbnb, lo scorso giugno un’indagine della Rutgers University aveva infatti provato come non solo ospiti con nomi afroamericani o stranieri ma anche le persone con disabilità, magari in sedia a rotelle, abbiano maggiori difficoltà a vedersi accettare una prenotazione per la propria vacanza. Lo studio racconta che mentre gli utenti che non hanno rivelato la loro condizione hanno ricevuto un’approvazione da un host nel 74,5% dei casi su Airbnb per soggiornare occorre attendere l’ok del proprietario – quelli che invece hanno immediatamente spiegato la propria situazione legata a una qualche patologia hanno ricevuto un sonoro “niet”. Solo per fare un paio di esempi, nel caso di nanismo il tasso di approvazione è sceso al 60,9%, in quello di persone non vedenti addirittura al 49,7%.

· LA STORIA
Per questo la piattaforma fondata da Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk è tornata al lavoro lanciando nuovi strumenti per consentire alle persone disabili di informarsi meglio, grazie a modifiche grafiche sul sito e a una squadra dedicata di ingegneri. L’obiettivo è soprattutto spiegare meglio in che situazione ci si ritroverà e aumentare il numero di annunci destinati anche ai disabili. La palla è ora in mano proprio a Madipalli. Dopo un giro del mondo in cui ha vissuto sulla propria pelle il calvario di viaggiare in sedia a rotelle, il manager ha lasciato il suo lavoro legale nella City londinese, preso un master a Oxford e lanciato un sito che risolvesse i suoi problemi. La sua creatura è confluita in Airbnb con l’obiettivo di fare del viaggio un diritto per tutti.

Com’è nata Accomable e che risultati ha raggiunto?
“Accomable è nata dall’amore per i viaggi. Nel 2011 ho lasciato il lavoro di avvocato a Londra per sei mesi e ho iniziato a girare il mondo, una delle più belle esperienze della mia vita. Sono affetto da Sma, atrofia muscolare spinale, costretto su una sedia a rotelle motorizzata, ma sono riuscito a fare immersioni a Bali, trekking in California e perfino un safari in Sudafrica. Sono stato fortunato ma pianificare un viaggio del genere è stato spesso complicato. Le situazioni peggiori? Per esempio l’arrivo in un hotel promosso come accessibile e trovare gli scalini di fronte all’ingresso. Ho anche dovuto cercare visite guidate per disabili ed escursioni in ogni luogo in cui atterravo. Trafila non solo difficile ma anche noiosa: mi ha rubato molto tempo e disperso molto dell’entusiasmo di programmare una vacanza”. Tornato in Gran Bretagna ho lasciato il lavoro e mi sono iscritto a un master in Business administration a Oxford. Così, è nata la passione per la tecnologia e per il modo in cui può aiutare le persone con disabilità. Ho imparato anche a programmare. Nel 2015 ho costruito la versione beta di Accomable e l’ho lanciata con un amico d’infanzia, Martyn Sibley, anche lui affetto da sma. In due anni la piattaforma è cresciuta fino a proporre strutture turistiche per disabili in 60 Paesi del mondo e a coltivare una comunità di sostenitori”.

Viaggiare dev’essere un diritto per tutti: il mondo del turismo è ancora lontano da un trattamento paritario?
“Viaggiare può essere molto difficile per i disabili. Le informazioni sull’accessibilità sono spesso incomplete e inaccurate e ci sono molte evidenti sfide nella possibilità di godere delle attrazioni, nelle campagne e nelle città storiche o in via di sviluppo. Ma negli anni ci sono stati molti progressi, in particolare grazie a internet, dove le informazioni sono più veloci e semplici da trovare. Insomma, è senz’altro più semplice viaggiare di quanto ero bambino ma c’è ancora molta strada da fare”.

La tecnologia può aiutare a superare alcuni ostacoli tradizionali, per esempio penalizzando le strutture meno attrezzate? Cosa pensa dei nuovi strumenti di Airbnb?
“La tecnologia sta già aiutando a superare alcune delle storiche difficoltà, specialmente sotto il profilo delle informazioni. Ad Airbnb stiamo lavorando a nuovi filtri di ricerca molto precisi che consentiranno agli ospiti diversamente abili di trovare abitazioni che soddisfino esattamente le loro richieste”.

Quale sarà il suo contributo ad Airbnb? Accomable chiuderà?
“Sì, chiuderà. Mi sono unito ad Airbnb come Accesibility product and program manager e mi trasferirò a San Francisco. Guiderò gli sforzi nella programmazione delle nostre funzionalità e dei nostri filtri dedicati all’accessibilità. La mia squadra condividerà il proprio lavoro con i diversi team di prodotto di Airbnb e ci confronteremo con la comunità per migliorare l’offerta nei prossimi mesi. Daremo anche vita a nuove regole e a inedite funzionalità che lavorino sull’accuratezza delle notizie con cui si promuovono case e stanze. Faremo per esempio in modo che le soluzioni più adeguate abbiano maggiore rilevanza. Se ad Accomable, nonostante le migliori intenzioni, ci siamo spesso misurati con l’impossibilita di assistere persone con disabilità non legate alla mobilità a causa della mancanza di risorse, cosa che mi ha fortemente addolorato,  ad Airbnb possiamo ora sviluppare ogni strategia per accogliere disabili con ogni genere di problema”.

È mai stato in Italia, cosa ne pensa della situazione del nostro Paese sull’accessibilità?
“Sì ci sono stato. Penso che abbia delle fantastiche risorse ma, ovviamente, in quanto Paese con una tale ricchezza di bellissime città antiche e del Rinascimento, ci sono sfide enormi per fare in modo che le infrastrutture siano adeguate ai bisogni di tutti. Detto questo, penso che ci siano sempre possibilità di manovra se il passo iniziale, cioè le informazioni, sono accurate. Ho degli amici disabili che sono stati a Venezia ma con un po’ di pianificazione e una guida abile hanno trovato il modo di godere di ottime vacanze”.

Non crede che, oltre i servizi per i disabili, il modello turistico ideale sarebbe quello di strutture nate all’origine per poter ospitare chiunque?
“Spero che questa mossa di Airbnb sia da stimolo per tutte le società, sia nel settore turistico che in tutti gli altri ambiti. La chiave è rendere il proprio business, che si tratti di startup o enormi corporation, più accessibile. Sarebbe fantastico se tutte le strutture turistiche e che offrono servizi considerassero questa dimensione dall’inizio ma credo che, a questo punto, la cosa più importante sia una: fare in modo che sposino il cambiamento in modo incondizionato”.

Qual è la cosa che l’ha fatta più soffrire e quella che invece l’ha fatta sorridere nel corso dei suoi viaggi?
“La mia peggiore esperienza è stata con una compagnia aerea: ha rotto la mia sedia a rotelle elettrica nel corso del viaggio. Un pezzo tecnologico raffinato che mi consentiva una posizione comoda, insomma un minimo di comfort. Atterrare in un Paese straniero e doverne immediatamente trovare una sostitutiva non è stato un grande inizio di vacanza. Il più bel ricordo è stato invece ai Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro dello scorso anno, invitato a parlare al summit sull’inclusione del Comitato paralimpico internazionale. L’energia di Rio e la possibilità di seguire alcune gare è stato un privilegio. Anche se non sono riuscito ad andare ovunque, le persone hanno fatto di tutto per aiutarmi”.

Articolo preso dal sito www.repubblica.it

Le 10 invenzioni che hanno cambiato il mondo dei viaggi

Dicembre 2017

“Oggi ci si sposta sempre di più per mezzo delle compagnie aeree per una varietà di motivi, dalle riunioni di lavoro fino alle rimpatriate con gli amici dell’università o a avventure in paesi lontani con la famiglia. Con le tariffe di volo che sono diminuite di quasi il 40% negli ultimi due decenni, la maggior parte dei dirigenti delle compagnie aeree cita la concorrenza come la più grande sfida per la propria azienda”. Lo afferma Francesca Benati, ad e dg di Amadeus Italia sottolineando come cambiano i mezzi e gli strumenti per viaggiare, dunque, ma non l’essenza del viaggio stesso: ovvero metterci in connessione con le persone e con le città, spinti da un innato desiderio di superare i propri confini e venire a contatto con culture differenti.

Percorrendo alcune tappe della storia moderna e contemporanea emergono 10 date in cui è evidente come le innovazioni e le tecnologie abbiano rivoluzionato il mondo dei viaggi.

1890: Louis Vuitton disegna i primi bauli destinati al trasporto di indumenti e altri effetti personali sulle navi;

1914: a 11 anni dai fratelli Wright, viene effettuato in Florida il primo volo commerciale;

1970: Bernard Sadow inventa e brevetta il ‘rolling luggage’ (l’antenato del trolley) la prima valigia trasportabile grazie a piccole rotelle;

1973: prime pubblicazioni delle guide Routard e Lonely Planet;

1977: il designer e illustratore Milton Glaser inventa il famoso logo ‘I ❤ NY’;

1987: nasce Amadeus, primo sistema neutrale di distribuzione globale (GDS) creato da parte di Air France, Iberia, Lufthansa e SAS per collegare in tempo reale i sistemi degli uffici aeroportuali e delle advcon i provider di servizi e i consumatori;

1994: nascono i primi codici bidimensionali BIRI/QR, utilizzati ancora oggi per identificare univocamente i documenti di viaggio;

2005: Google lancia Google Mapse Apple inizia a sviluppare il primo iPhone;

2010: la scrittrice Rachel Botsman per prima definisce la nascente sharing economy come ‘La re-invenzione di comportamenti tradizionali di mercato – affittare, prestare, scambiare, condividere, barattare, donare – attraverso la tecnologia, che si verificano in modi e su scale non possibili prima dell’era di Internet’;

2012: sulle strade di Las Vegas un veicolo a guida completamente autonoma completa il suo primo test di 22 km certificato dalla motorizzazione dello stato del Nevada.

“In Amadeus stiamo lavorando per continuare questa storia di innovazione, con il nostro investimento in ricerca e sviluppo che cresce ogni anno. Oggi i nostri sistemi sono in grado di processare fino a 1 miliardo di transazioni al giorno, i nostri clienti hanno accesso in tempo reale al 95% dei posti a sedere delle compagnie aeree mondiali, a 690.000 alberghi, a 90 ferrovie e altro ancora – conclude Benati – Questo è il risultato del nostro impegno a sviluppare la tecnologia che collega la comunità di viaggi globale e il talento della nostra gente, il vero motore che alimenta la nostra innovazione”.

Testo preso dal sito www.travelnostop.com  

Natale con la valigia: quest’anno meno regali e più viaggi

Dicembre 2017

Oltre 16 milioni di italiani si concederanno un viaggio nel periodo delle prossime festività invernali

(Teleborsa) – Ogni occasione, si sa, è buona per partire e ricaricare le batterie. Lontani i ricordi dell’estate, insomma, gli italiani non si scoraggiano e minuti di valigia, stavolta invernale, sono pronti a staccare la spina. Più che i regali, insomma, le vacanze. Gli italiani si preparano al Natale 2017 con la valigia in mano: saranno infatti 16,6 milioni i nostri concittadini che si concederanno un viaggio nel periodo delle prossime festività, circa 3,3 milioni in più dello scorso anno.

PIU’ VIAGGI – In crescita anche il budget medio per persona da destinare alle vacanze, che quest’anno si attesta a 715 euro (+7% sul 2016), superando finalmente – dopo dieci anni – il valore registrato nel 2007 (694 euro), ultimo anno prima della crisi, per un giro d’affari complessivo stimabile nel 2017 in 2,3 miliardi di euro in consumi turistici.

MENO REGALI – Meno dinamica, invece, la spesa per i doni: quest’anno ogni italiano spenderà per i regali 307 euro, due euro – o lo 0,7% – in più dello scorso Natale. Ma e’ una media che nasconde forti differenze territoriali: nelle regioni del Sud, infatti, la media per persona è di 298 euro, inferiore del 7,4% ai 320 euro delle regioni del Nord. Tra le grandi città, Milano è quella con la propensione alla spesa più alta, mentre i valori più bassi si rilevano a Palermo. E’ quanto emerge dall’indagine Confesercenti SWG.

Articolo preso dal sito www.teleborsa.it

Il viaggio del futuro? Senza passaporto e con l’aiuto dei robot

Novembre 2017

Come viaggeremo nei prossimi dieci o vent’anni? Ecco qualche novità ancora in cantiere, che sembra prestata dalla fantascienza, ma che diventerà realtà.

Nel 2016 il turismo mondiale, con oltre 1,2 miliardi di arrivi internazionali, ha vissuto l’ennesimo anno record mentre le prime previsioni per il 2017 indicano che i flussi proseguiranno con un trend di crescita compreso tra il 3 e il 4 per cento. Questo nonostante fattori destabilizzanti, dagli attentati terroristici alle tensioni geopolitiche, abbiano rischiato di mettere in crisi il settore dei viaggi.

E si viaggerà ancora di più, perché farlo sarà sempre più facile e alla portata di tutti. Grazie soprattutto alle nuove tecnologie: blockchain, intelligenza artificiale, realtà aumentata, big data renderanno l’esperienza di viaggio sempre più immediata. Niente più code, documenti, lunghi controlli. Assistenti digitali ci accoglieranno ovunque, in aeroporto, in hotel e nei musei. Per prenotare basterà un click e i siti di prenotazione ci suggeriranno tutto ciò che ci interessa e ci piace di più. In un mondo che ci “conosce” sempre più da vicino, saranno le aziende a proporci al momento giusto servizi o attrazioni.

Articolo preso da viaggi.corriere.it

ECCO LA NUOVA SUPER SUITE DELL’AIRBUS A380

Novembre 2017

Dieci anni fa, l’Airbus A380, il bolide dei cieli a due piani, decollava per il suo primo volo commerciale, da Singapore a Sydney. Ora Singapore Airlines, la prima compagnia a utilizzare il gigante dei cieli, ha presentato i nuovi interni: dal letto matrimoniale al guardaroba, dal televisore HD al bagno di lusso.

Svegliarsi in un comodissimo letto matrimoniale nella propria suite e osservare l’alba sopra l’Oceano, tra le nuvole, dall’oblò dell’aereo: a partire da metà dicembre decollerà il primoAirbus A380 della compagnia Singapore Airlines con gli interni completamente rinnovati. Il fiore all’occhiello sono le sei suite di circa 4,6 metri quadrati poste nella sezione frontale del piano superiore che garantiscono ai passeggeri un’esperienza di viaggio esclusiva e caratterizzata dalla massima privacy. La comodità è garantita da letti matrimoniali, due bagni, il wifi, un televisore HD, la poltrona in pelle reclinabile e un guardaroba personale. 

Singapore Airlines di A380 ne ha 19. Ci sono voluti quattro anni di sviluppo e un investimento pari a 730 milioni di euro. Cinque velivoli saranno pronti per dicembre, i restanti 14 entro il 2020. Il prezzo per questa esperienza tra le nuvole? 5.500 euro per un volo andata/ritorno da Singapore a Sydney.

 

 

Articolo preso da viaggi.corriere.it

UNA STORIA FORTE E DI CORAGGIO: QUELLA DI SIMONA ANEDDA, VIAGGIATRICE SENZA BARRIERE

Novembre 2017

“Sono Simona Anedda, nata a Roma nel 1974 e viaggiare è la mia vocazione. Ho iniziato con un Erasmus in Islanda e, dopo la laurea in Belle Arti, mi sono trasferita a Londra, quindi in Danimarca e in Svezia. Nel 2000 sono stata a New York e, infine, a Chicago.

A 25 anni ho iniziato a lavorare come tour leader per Congressi Medici e a 30 sono partita per un viaggio senza meta, di un anno, in Australia. Al ritorno mi sono trasferita in Germania e ho ripreso la mia attività, lavorando per Finmeccanica e l’Agenzia Spaziale Italiana.

Non parlerò dei miei viaggi in Messico, Martinica, Sud Africa, Francia, Cuba, Usa… ti dirò invece che nel 2012, poco prima di partire per un viaggio nella Guaiana Francese, ho iniziato a stare male e al ritorno, dopo molti accertamenti ed esami, mi è stata diagnosticata la Sclerosi Multipla.

Un medico mi disse: “È meglio che rimanga a riposo e lontana dal caldo”. E io risposi: “E se partissi per il Brasile, come la vede?”. Insomma, alla notizia ho reagito partendo da sola per un viaggio di due mesi nel mondo carioca, nel gennaio 2013.

Non cammino più, non muovo le braccia, non respiro bene. Ma è inutile piangere. Dal 2014 sono in sedia a rotelle e – tra una terapia e l’altra – ho ripreso a viaggiare e ad essere indipendente, nonostante tutto. Così sono partita per l’Islanda e, a giugno 2016, sono stata a Miami, un viaggio di “allenamento” in vista della mia attuale sfida. Sento che non avrò una vita lunga.”

Con queste frasi Simona si presenta all’interno del suo seguitissimo blog, In viaggio con Simona Avevo già sentito parlare di lei e seguivo le sue attività quando un giorno, un amico in comune, ci mise in contatto. Ho molta stima di questa ragazza che ha voglia di vivere la vita al 100% nonostante le sue condizioni. Diciamo che mi rivedo parecchio in lei, perché anche io sono una combattiva ma soprattutto anche io sono una grande amante dei viaggi!

Quindi ho deciso di dedicarle questo articolo sul mio blog perché da parte mia è sempre tanta la voglia di far conoscere “storie speciali”.

Simona ha iniziato a star male nel 2012, senza capire bene per dieci lunghi mesi cosa le stesse accadendo. Cadeva in continuazione e non si sentiva più padrona del suo corpo comprendendo che qualcosa stava cambiando.  Fu un duro colpo quando ricevette la diagnosi di sclerosi multipla primaria progressiva a evoluzione rapida. Del resto come darle torto, nessuno prenderebbe bene una notizia del genere!

Ma l’indole di Simona è diversa da come si sente lei in quei momenti bui successivi l’accaduto. Simona è una combattente e non ha nessuna intenzione di arrendersi, ma soprattutto non ha nessuna intenzione di smettere di viaggiare. Il viaggio la aiuta a farle dimenticare la sua malattia e la fa sentire viva! Nonostante i medici le consigliarono di stare a riposo, nel Gennaio 2013 parte per il Brasile. Non confessa a nessuno la sua malattia perché ha paura che qualcuno possa mettere fine alla sua esperienza carioca della durata di due mesi. Una ragazza tosta e caparbia, una vera numero uno!

Purtroppo, al rientro dal Brasile, le sue condizioni iniziarono a peggiorare e continuarono a farlo fino a quando la costrinsero ad usare una sedia a rotelle. Difficile accettare una condizione come questa quando non si ha mai voluto stabilire dei contratti nella vita, ma al contrario si ama la libertà a 360 gradi.

All’inizio del 2017 Simona ha coronato uno dei suo sogni: girare l’India, il Nepal e l’Indonesia per un totale di cinque mesi. Tutto questo si è avverato grazie ad un progetto di crowdfunding che ha lanciato con l’aiuto di amici. Nonostante questi paesi non siano ancora del tutto consoni ad ospitare un disabile, soprattutto per così tanto tempo, Simona ha trovato una grande disponibilità nei suoi confronti da parte di queste popolazioni. Tutta questa meravigliosa esperienza è documentata, giorno per giorno, nel suo blog.

Non so cosa abbia in mente Simona per il futuro, ma non mi stupirei se fosse in partenza per qualche altro posto nuovo tutto da scoprire. Il suo motto è: “Se pensi di avere delle potenzialità segui il tuo sogno senza paura”.

Io e Simona facciamo parte dell’associazione ESSERE’ ONLUS, si tratta di una OdV (organizzazione di volontariato) con oggetto sociale ampio, ma focalizzato  principalmente sull’attività di reinserimento sociale di persone con disabilità e con limitazione della libertà personale.

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CINQUE RAGIONI PER CUI INVESTO IN VIAGGI, NON IN OGGETTI

Novembre 2017

Sono pienamente d’accordo con questa viaggiatrice E voi, come la pensate? Commentate con le vostre opinioni!

Articolo preso dal sito www.huffingtonpost.it

La vita è troppo breve, e le uniche “cose” che resteranno con me per sempre sono le avventure e i bei ricordi

Se mia madre leggesse questo post, probabilmente non mi parlerebbe per molto tempo. Mia suocera ci ha affettuosamente definiti “i maniaci del viaggio”. E lo capisco. Sono sicura che la loro generazione, in generale, sia cresciuta con valori diversi. Casa, macchina, mobili, gioielli e risparmi erano tutti di primaria importanza e un modo per mostrare il proprio status, il successo e i traguardi raggiunti. Non fraintendetemi, tutte queste cose sono ancora importanti (e vorrei che più persone potessero permettersi i piaceri materiali di questa vita senza sacrifici e pianificazione del budget). Tuttavia, la mia generazione inizia gradualmente ad avvicinarsi a un altro tipo di mentalità – dove le esperienze contano più delle cose. Le priorità stanno passando dall’accumulare oggetti all’accumulare esperienze.

o e mio marito siamo solo una coppia qualunque con un reddito medio, che cerca di vivere al massimo e creare dei ricordi che dureranno per sempre. Data la scelta e i limiti di budget, preferirei guidare una semplice utilitaria ma andare in vacanza quattro volte all’anno, anziché dire no ad un viaggio e passare i prossimi dieci anni a pagarmi una Mercedes, solo per fare sfoggio del mio status. Inoltre, abbiamo stabilito fin da subito che preferiremmo spendere un occhio della testa in un ristorante tre stelle Michelin, anziché sprecare soldi per scambiarci dei regali.

Penserete che la mia sia un’ossessione, e forse avete anche ragione. Io preferisco definirla passione. In entrambi i casi, i sintomi sono chiari: mi sento soffocare se resto nello stesso posto per più di tre mesi; ho bisogno delle mie fughe durante il weekend (vicine o lontane); pianifico le vacanze per uno o due anni; mi dedico ad una ricerca meticolosa e preparo itinerari dettagliati per ogni viaggio; CondeNast Traveler, Culture Trip, National Geographic e Travel + Leisure sono diventati le mie bibbie; frequento anche siti come booking.com solo per sognare ad occhi aperti tutte quelle meravigliose destinazioni sparse per il mondo.

Dunque, perché ho deciso d’investire nei viaggi e non nelle cose? I motivi sono semplici:

AMPLIARE LA MIA PROSPETTIVA

Come disse giustamente Mark Twain, il viaggio è fatale al pregiudizio, al bigottismo e alla ristrettezza mentale. Due anni di incarico diplomatico ad Haiti mi hanno aperto la mente su un piano completamente diverso. Certo, si possono vedere le difficoltà dei paesi in via di sviluppo in TV, ma finché non le tocchi con mano, non potrai mai comprendere davvero le battaglie quotidiane di quella gente. Per fortuna, le nostre condizioni di vita ad Haiti non avevano nulla a che vedere con quelle di chi vive nella povertà più assoluta. Tuttavia, lì iniziai ad apprezzare anche le cose più semplici come le strade asfaltate, i semafori, i supermercati, i cinema e i centri commerciali – in pratica, tutto ciò che prima davo per scontato.

FARE NUOVE AMICIZIE

Ammirare le principali attrazioni del luogo non è abbastanza per me. Resto sempre a bocca aperta quando penso a quelle persone che, pur vivendo da anni in un altro paese, non hanno amici del posto. Non credo si possa imparare qualcosa su una nazione e sulla sua cultura senza interagire con la gente del luogo. Il coinvolgimento multiculturale è la chiave per capire la bellezza di questo mondo, ed avere tanti amici sparsi per il pianeta mi fa sentire ricca. Oltre a permetterti di conoscere le persone del paese ospitante, il viaggio ti offre anche l’opportunità d’interagire con altre nazionalità e scoprire qualcosa in più sulla loro cultura. Ricorda, ogni persona che incontri durante i tuoi viaggi ha una storia da raccontare.

CONOSCERE NUOVE CULTURE

Potrebbe essere una festa alle Hawaii, una visita alla Grande Muraglia cineseuna notte trascorsa in un tempio buddista in Giappone, un’immersione a Saint Kittsun torneo di sumo a Tokyo, un safari nel deserto a Dubai: le possibilità d’immergersi nella cultura locale della meta prescelta sono infinite. L’emozione di vedere da vicino come vivono i popoli di altre nazioni, e provare le stesse esperienze che fanno battere i loro cuori, è incomparabile. Mentre giri per il mondo alla ricerca di nuovi odori, panorami e suoni, la comprensione profonda del mondo e delle nuove culture, così diverse dalla tua, ti apre la mente e ti arricchisce.

SCOPRIRE NUOVE PERLE CULINARIE.

Non è un segreto che amo il buon cibo e m’impegno sempre a provare la cucina locale ovunque io vada. Per quanto si tenti di ricreare le ricette originali, le pietanze non saranno mai buone come nel paese d’origine, semplicemente perché i prodotti locali e le spezie non possono essere riprodotti dappertutto. Il Khachapuri non sarà mai buono come quello preparato nella cucina di mia madre a Tblisi, il cibo thai non avrà mai lo stesso sapore che ha in Thailandia, e quello indiano non ti farà mai venire l’acquolina in bocca come in India. Ricordo ancora il nostro “food tour” da capogiro a San Juan, dove gustammo le specialità locali girando per le strade acciottolate. La nostra esperienza più recente è stata provare la cucina del Sichuan in un piccolo chiosco alla buona di uno sconosciuto villaggio cinese, sulla strada verso la Città Proibita. Era economico, semplice, ma strepitoso.

PER NON GUARDARMI INDIETRO E CHIEDERMI: “E SE…?”

La vita è troppo breve e, alla fin fine, le uniche “cose” che resteranno con me per sempre sono tutte le avventure vissute e i bei ricordi condivisi con le persone amate. Non voglio rimandare niente che non possa fare oggi, questo mese o quest’anno. Non voglio guardarmi indietro e avere dei rimpianti o pensare “Vorrei essere stata lì, aver fatto questo, ecc…”. A dirla tutta, non credo che questa passione per i viaggi mi abbandonerà mai. Avrò sempre quel desiderio di fare le valigie e prenotare un volo per una destinazione esotica. Non credo esistano risposte giuste o sbagliate sul modo di vivere la propria vita. Fare ciò che ci sembra giusto in un momento preciso è la risposta migliore probabilmente, perché non sappiamo cosa ci riserverà il domani.

E voi cosa ne pensate della sfida viaggi contro oggetti? Cosa scegliereste?

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Novembre 2017

SI MENZIONA ANCHE DI MEZZI PUBBLICI ACCESSIBILI A DISABILI

Leggi l’articolo preso dal sito www.repubblica.it

D’altronde la mobilità è un elemento essenziale del buon funzionamento di una città. Sia per chi la abita che per chi la visita come turista o per affari. Il Sustainable Cities Mobility Index mette dunque sotto la performance globale dei sistemi di mobilità di cento città del mondo, a loro volta selezionate tramite 23 criteri di valutazione. Ciò che ne è uscito consente di fornire una classifica indicativa di ciascuna di esse nonché la durabilità delle loro infrastrutture. Al vertice globale, neanche a dirlo, c’è Hong Kong davanti a Zurigo e Parigi.

Mezzi pubblici in viaggio? Ecco le città più comode: Milano 18esima, Roma solo 40esima

Roma. Metro B1

E l’Italia come se la cava? Milano sembra riuscire a tenersi agganciata al treno delle migliori, preceduta da Amsterdam, Copenaghen, Tokyo, Monaco, Lione, Pechino ed Edimburgo alla 18esima piazza. Per trovare Roma, al contrario, bisogna scorrere non poco: la Capitale spunta alla 40esima posizione, è preceduta da Bruxelles, Birmingham e Macao e seguita da Atene, Washington D.C. e dall’inglese Bristol. Il rapporto, che piazza alle ultime posizioni la vietnamita Hanoi, Kuala Lumpur e Il Cairo, non prende in considerazione altre città tricolori.

Questa è ovviamente la classifica generale, quella che mescola i tre aspetti principali selezionati da Arcadis: Persone, Pianeta e Profitto. Nel primo caso si tratta di quanto il sistema dei trasporti incida sulla qualità della vita delle persone, quindi anche dei viaggiatori. Per capirci, dai collegamenti con gli aeroporti agli orari di apertura delle linee di metropolitana passando per le infrastrutture per la disabilità. Nel secondo si prende invece in considerazione il dato tecnico: quanto, cioè, il parco mezzi sia moderno ed efficiente, quali siano le emissioni in base a diverse misurazioni e così via. Ma anche spazi verdi, mobilità su due ruote ed elettrica. L’ultimo, invece, tocca un aspetto più economico: sottolinea quanto un buon sistema di trasporti possa favorire la crescita economica, anche sotto il profilo turistico. Se prendendo il terzo parametro le italiane salgono al 14esimo e 16esimo posto. La brutta notizia è che, considerando il primo elemento, quello cioè dell’impatto sulle persone, Milano e Roma fanno un salto indietro: la prima scivola al 28esimo posto e la seconda addirittura al 53esimo. Non un grande biglietto da visita per chi voglia decollare alla volta della Capitale o del capoluogo lombardo.