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DESERTO DI AGAFAY, MAROCCO

Dicembre 2018

A soli 30 km da Marrakech, in direzione del massiccio dell’Atlante, si trova il deserto di Agafay. Questo gioiello della natura si propaga per centinaia di metri, vanta un ambiente naturale perfettamente conservato ed è ancora incontaminato dal turismo di massa.

Il deserto di Agafay è formato da pietra e rocce ed è stato per anni ignorato dai turisti per poi essere riscoperto negli ultimi tempi. Questa distesa di pietra, che varia dal bianco al beige, sembra non finire mai ed è accostata ad un paesaggio lunare. Numerosi accampamenti berberi sono sparsi tra le sue dune rocciose circondate da una rigogliosa vegetazione.

Viene comunemente chiamato anche “deserto di Marrakech” proprio per la sua vicinanza alla città rossa. Nascoste dietro alle tante colline del deserto si trovano delle piccole oasi e degli splendidi canyon scavati dalle violente alluvioni del wadi.

Ho acquistato l’escursione giornaliera per Agafay sul sito http://www.gsn-camp-agafay.ma. Un autista è venuto a prenderci al nostro riad, nel centro della Medina di Marrakech, alle 9.00 del mattino. Dopo circa 40 minuti di auto siamo giunte al campo tendato GSN dove ci è stato servito il tè. L’impatto col paesaggio è surreale: non sembra possibile che a così poca distanza dalla città ci possa essere una meraviglia tale! Il silenzio e la pace che aleggiano nell’aria mi hanno subito colpita. Non riuscivo a staccare gli occhi da quella bellissima cartolina che mi circondava!

Per addentrarsi nel deserto vi sono due possibilità: utilizzare il quad o salire sul cammello. Data la mia condizione non avrei dovuto fare nessuna delle due cose… Ma il quad mi ha sempre attirata tantissimo e così ho deciso di salirci e di intraprendere il mio cammino tra le dune e i canyon. Il giro è durato circa due ore, con tappa in un accampamento dove un gentile signore berbero ci ha accolte all’interno della sua tenda e ci ha servito il tè accompagnato da frutta secca.

Al nostro ritorno al campo tendato ci è stato servito il pranzo. Ed è proprio qui che ho mangiato il tajine di pollo più buono di tutto il viaggio! Il personale del campo è stato molto gentile e mi ha aiutata in tutti gli spostamenti. Il terreno è sabbioso e in parte sconnesso e non vi è il bagno per disabili all’interno dei servizi igienici.

Credo, ma non ne sono certa, si possa effettuare il tour del deserto anche con un 4X4 ma non con questa escursione. In ogni caso vi sono diverse agenzie che propongono svariate gite all’interno della Medina a Marrakech. Dopo aver atteso le mie compagne di viaggio di ritorno dalla cammellata, l’autista ci ha riportate in città. Ho pagato 120 euro per questa escursione della durata di 7 ore. Si, il prezzo è piuttosto elevato ma si trattava di un tour privato. Inoltre in Marocco i prezzi stanno aumentando… Credo sia per via del numeroso flusso di turisti!

 

MARRAKECH, ACCESSIBILITA’ E ATTRAZIONI DI UNA CITTA’ MAGICA

Dicembre 2018

Tre giorni pieni a Marrakech, città del Marocco considerata il più importante centro turistico culturale di tutto il nord Africa. Cosa fare?

Marrakech porta con se mille anni di storia che hanno lasciato il segno ed oggi questa meravigliosa città si presenta ai suoi visitatori piena di atmosfera, colori, profumi e sapori. E’ caratterizzata dalla Medina, molto estesa e trafficata, e da una parte nuova in crescita contornata da eleganti complessi ricettivi.

Il mio racconto di viaggio inizia proprio dalla Medina, cuore geografico e spirituale dalla città rossa. Ho deciso di pernottare in uno dei tanti riad sparsi nel suo intrinseco di vie. La Medina è un vero e proprio museo a cielo aperto che si estende per 700 ettari e che è entrata a far parte del Patrimonio UNESCO. Non è facile orientarsi al suo interno: le stradine sembrano tutte uguali, non sono segnalate e sono davvero pochissimi i cartelli che indicano le attrazioni della zona. La sua pavimentazione è acciottolata, a tratti rotta o con terreno sabbioso, ma non è impossibile percorrerla in sedia a rotelle anche se sarebbe meglio essere muniti di ruotino elettrico. All’interno della Medina non vi sono rampe per salire e scendere dai marciapiedi e quasi tutti i negozi e bar presenti hanno un gradino da superare all’entrata. Nonostante ciò è bellissimo perdersi nei coloratissimi souk, pieni di spezie, oli di Argan, tessuti, tappeti, orecchini e abiti tradizionali. Gli acquisti sono d’obbligo ma ricordatevi di contrattare… SEMPRE! Il simbolo della Medina è senza dubbio la Moschea della Kutubiyya(quattro gradini all’ingresso), principale edificio religioso della città, col suo minareto decorato che raggiunge i 69 metri d’altezza. I giardini e gli esterni della moschea non presentano barriere architettoniche. Altro luogo imperdibile è la famosa Piazza Jemaa el Fna, considerata il centro vitale di Marrakech. Ospita numerosi banchetti dove assaggiare lo street-food, giocolieri e incantatori di serpenti attirano i tanti turisti con i loro spettacoli, tatuatrici di henné propongono disegni da imprimere sulla pelle e venditori ambulanti cercano di guadagnarsi la giornata richiamando a se più persone possibile. I serpenti e le scimmiette, per chi fosse interessato, sono situati nella zona della piazza che conduce al viale della Moschea Kutubiyya. La piazza da il meglio di se al tramonto, quando il sole la illumina di arancio! Per ammirare al meglio questo spettacolo della natura bisogna salire su una delle tante terrazze dei bar che fanno da cornice alla piazza. Purtroppo nessun locale è munito di ascensore quindi bisogna trovare qualcuno che sia disponibile a portarti su di peso. Nei pressi di Jemaa el Fna si trova la kashbah fortificata simboleggiata dall’imponente porta a ferro di cavallo Bab Agnaou. Dietro la Moschea Moulay El-Yazid si trovano le meravigliose tombe Sa’diane, sepolcri reali custoditi in stanze con stucchi e mosaici ricercati. L’ingresso per il disabile è gratuito. Per accedervi vi è un corridoio piuttosto stretto ma fruibile con la carrozzina. Per visitare le tombe dei reali bisogna superare un gradino, mentre per ammirare le lapidi della servitù non vi sono barriere. Nei pressi di questo complesso vi sono i famosi palazzi El Badi e El Bahia ma purtroppo non ho potuto constatare le loro accessibilità in quanto sono arrivata alla biglietteria in prossimità della chiusura (ore17).

La Medina di Marrakech è incomparabile… E’ caotica, sporca, polverosa, rumorosa, ma tanto tanto affascinante! Non puoi fare a meno di perderti nelle sue vie e non riesci a smettere di visitarla… Se sei in sedia a rotelle devi prestare molta attenzione ai carretti e alla biciclette che sfrecciano a tutta velocità a tutte le ore del giorno! Bisogna viaggiare sempre sul lato destro della strada altrimenti si rischia di scontrarsi con qualcuno!

Cosa c’entra lo stilista parigino Yves Saint Laurent con Marrakech? Durante un viaggio nel lontano 1966, YSL ed il suo compagno scoprirono un complesso di giardini botanici progettati dall’artista Jacques Majorelle nel 1931. Se ne innamorarono e decisero di acquistarli insieme alla villa presente all’interno. Oggi “Le Jardin de Majorelle” attira più di 600.000 visitatori l’anno. Le ceneri di YSL sono state cosparse nel roseto della villa ed il 3 Dicembre 2011 è stato inaugurato il museo berbero. L’entrata per disabili è accanto alla biglietteria. Il disabile e l’accompagnatore non pagano (meglio essere muniti di fotocopia del certificato d’invalidità). Gli interni sono accessibili. Nonostante vi sia qualche gradino sparso qua e là, le lunghe e lisce stradine permettono ai visitatori in sedia a rotelle di arrivare dappertutto. Il blu de Majorelle mischiato alle piante che addobbano i giardini formano un tripudio di eleganza e raffinatezza!

Circa 200 metri più avanti dei giardini si trova il Museo YSL, inaugurato nel Settembre 2017. Il biglietto lo si acquista alla biglietteria de “Le Jardin de Majorelle”. Se siete amanti della moda vi consiglio una tappa anche qui, dove potete ripercorrere la vita e la carriera del famigerato stilista. Il museo è totalmente accessibile in carrozzina con ascensore e bagno per disabili. Questa zona è più nuova, presenta rampe per salire e scendere dai marciapiedi e le strade sono meno rotte. Non ho trovato né qui né altrove locali con bagni per disabili.

Dove e cosa mangiare a Marrakech? Quando sono all’estero mi piace sperimentare, quindi assaggio tutto quello che mi viene proposto. Un MUST in Marocco è sicuramente il cous cous, servito con verdure e/o con carne. Altro piatto che ho adorato è il tajine di pollo, pietanza tradizionale che prende il nome dal piatto di terracotta in cui avviene la cottura. Nel Riad Dar Mamouni, dove ho pernottato, ho assaggiato la pastille, sostanzioso sformato di carne e verdure servito solitamente come antipasto. Consiglio vivamente la cena reale presso il riad Al Kadar, gestito dall’italiano Michele. Dopo una serie di antipasti di verdure viene servito lo sfa, piatto unico composto da spaghetti fini fini, uvette e pollo! Impossibile non mangiare il loro buonissimo pane,il Batbout, servito caldo con salse e/o marmellate.

 

Go World sbarca in Africa: nasce Go Afrique

Ottobre 2017

Una nuova avventura per Go World. Il tour operator lancia Go Afrique, con una programmazione dedicata interamente all’Africa. La programmazione è stata messa a punto da Ludovico Scortichini (nella foto), amministratore di Go World, insieme ad Agostino Pari.

I primi itinerari sono già disponibili sul sito dedicato a Go Afrique. Che punta già alle agenzie di viaggi: sono infatti previsti eventi formativi per il trade, concorsi e anche e-learning, sulla piattaforma Go Academy.

L’idea nasce dalla passione di Scortichini per il Continente Nero, alimentata da “trent’anni di viaggi – spiega il manager – che alla fine hanno fatto crescere in me l’idea di lanciare Go Afrique, perché sento ormai l’Africa come la mia seconda patria”.

Si amplia così il ventaglio delle specializzazioni di Go World, che comprende gli storici GoAsia, Go America, Go Australia e le evoluzioni più recenti come Go Trekking, Go Horse o Go Biker.

Articolo preso dal sito www.ttgitalia.com

Non dimentichiamoci di Go4all, tour operator appartenente a GoWorld, specializzato in viaggi per disabili.

 

CAPO VERDE NO STRESS

Aprile 2017

Premetto che non avrei mai pensato di andare a Capo Verde. Non mi ispirava come destinazione. Mi è sempre stato riferito che il vento tira talmente forte da non riuscire a stare sdraiati in spiaggia.

Poi una settimana di ferie e un pò di stanchezza arretrata mi hanno indotta a pensare a una meta di mare. Dove andare per trovare caldo senza fare troppe ore di volo?

La scelta è ricaduta sull’Isola di Sal, la più turistica di tutto l’arcipelago di Capo Verde.

Devo ammettere che mi sono ricreduta e che ho trascorso una settimana, la prima di Aprile, fantastica! Merito anche del clima caldo e del poco vento che ho trovato che hanno inciso positivamente sulla vacanza. Ho alloggiato in un hotel con formula all inclusive a Santa Maria, paesino pittoresco dove sono situate tutte le strutture turistiche. L’Hotel Creoula è stato adattato per le sedie a rotelle con rampe e scivoli ovunque. Una persona con problemi di disabilità motoria è in grado di muoversi in completa autonomia. Vi sono però alcune mancanze: – la spiaggia senza la presenza di una passerella (siamo in Africa e non possiamo pretendere troppo) – il bagno nelle camere senza maniglioni accanto al wc e con la doccia, ma per accedervi bisogna superare 20 cm di gradino, o la vasca – alcuni gradini per raggiungere il bar della piscina.

Uno dei protagonisti principali dell’Isola di Sal è il mare, da me paragonato a quello dei Caraibi. Le spiagge sono lunghe e ampie come distese di borotalco.

Ma sarebbe un vero peccato limitarsi al mare, l’Isola di Sal offre molto e con un tour di una sola giornata si riesce a visitarla interamente. Ho scelto di non aggregarmi al gruppo organizzato dall’hotel optando per un’escursione privata in pick up con un beach boy. Risultato: maggior tempo a disposizione, soste non programmate per scattare foto e tanto aiuto con la sedia a rotelle sui terreni non sempre consoni.

Siete curiosi di sapere cosa visitare a Sal? Eccovi accontentati:

saline di Pedra de Lume, saline naturali di origine vulcanica ospitate nel cratere di un vulcano spento. Dopo che l’attività del vulcano terminò, l’acqua marina iniziò ad infiltrarsi creando un lago salato naturale. L’effetto ottico è spettacolare! Vi consiglio di portare il costume da bagno per raggiungere la riva ed immergervi nell’acqua densa di sale. Rimarrete a galla come nel Mar Morto. Luogo dotato di rampe e scivoli per disabili.

Palmeira, villaggio di pescatori situato nella parte nord-ovest dell’isola. Colori vivaci e donne senegalesi con in testa cestini colmi di souvenir da vendere animano questo paesino dove si è soliti recarsi per aspettare i pescatori che tornano con le reti piene zeppe di pesce. Impossibile scendere al porto in sedia a rotelle a causa di numerosi gradini.

Espargos, capoluogo dell’Isola. Non vi è nulla di particolare da vedere, ma fatevi portare alle favelas vicine per toccare con mano la crudele realtà di molti abitanti poveri e sfortunati.

Buracona, piscina naturale dove godersi la vista delle onde che si infrangono sulle rocce. Si visita tramite delle passerelle di legno posizionate sopra la sabbia e gli scogli. Accanto alla natural pool vi è una grotta della profondità di 12 metri dove è possibile scorgere l’Olho Azul, spettacolo unico creato dai raggi del sole quando quest’ultimo si mette allo zenit.

Deserto di Terra Boa, caratterizzato da sabbia chiara mischiata a granelli di terra nera. In mezzo al deserto, quando il sole è a picco, sembra di scorgere in lontananza un lago d’acqua che invece non esiste. Questo fenomeno è chiamato “Il Miraggio“.

– Spiagge visitate: Kite Beach, dove le vele dei kite surf svettano colorate nel cielo blu. Baia di Murdeira situata sulla costa ovest. Spiaggia di Ponta Preta con le onde più alte che abbia mai visto in vita mia! Spiaggia di Santa Maria, a mio avviso la più bella dell’isola, dove spicca il suo vecchio molo, ritrovo di surfisti e pescatori. Shark Bay dove, con un pò di fortuna, si possono incontrare piccoli squali gatto a riva.

CURIOSITA’ L’arcipelago di Capo Verde è situato a 500 km dalle coste del Senegal. L’Isola di Sal inizialmente era conosciuta come Ilha Plana (isola piatta) per poi cambiare il nome in “Isola del Sale” dopo la scoperta dei depositi di sale da cucina. Fu scoperta nel 1460 dai portoghesi e tutt’oggi il mix di culture africane e portoghesi è ben evidente sia nei luoghi che nelle persone.

Concludo il mio articolo confidandovi che mi sono innamorata di quest’isola e che a pochi giorni dal mio ritorno a casa sento una nostalgia fortissima. I capoverdiani sono persone deliziose, capaci di strapparti un sorriso in ogni momento della giornata. Non sono invadenti né appiccicosi. Hanno un solo ed unico difetto: fanno le cose con molta calma… Ma si sa, CAPO VERDE NO STRESS!

SHARM EL SHEIKH

Marzo 1998/ Maggio 2002             SHARM EL SHEIKH           (vacanza di otto gg)

Delle tante località di mare situate sul Mar Rosso conosco solamente Sharm El Sheikh. In questa zona il clima è favorevole tutto l’anno ed il sole caldo e la mancanza di umidità favoriscono l’arrivo dei turisti che affollano le sue spiagge. Il mare è veramente unico con una barriera corallina insuperabile. Conosco dei sub che hanno visitato i fondali marini di tutto il mondo e pare proprio che  uno dei migliori sia proprio quello del Red Sea.img138

Ci sono stata due volte in due villaggi turistici differenti e ho notato che l’accesso al mare non è uguale dappertutto. Mi spiego meglio: in alcune zone, a riva, bisogna entrare con delle scarpette di plastica per non tagliarsi i piedi con i coralli. Per coloro non volessero fare fatica o preferiscono trovare subito l’acqua alta c’è a disposizione una passerella da dove ci si può immergere o da dove ci si può tuffare. In altri luoghi, al contrario, si può entrare in mare scalzi e raggiungere la profondità dell’acqua a piedi o a nuoto. Credo che lo snorkeling e il diving siano le due attività sportive più praticate in queste località.

Naama Bay
Naama Bay

Naama Bay ospita il quartiere moderno nonché commerciale dell’agglomerato urbano di Sharm. A distanza di quattro anni non la riconobbi da tanto era stata costruita. Nuovi centri commerciali, nuovi hotel di lusso e nuovi negozi che, in parte, sostituiscono le numerose bancarelle sparse in ogni via. Gli egiziani sono un po’ insistenti, bisogna farsi l’abitudine. Inoltre vi consiglio di contrattare sempre il prezzo dato che la prima cifra proposta è sempre molto più alta del valore reale. Naama Bay è soprattutto famosa per la sua vita notturna dato che è proprio qui che i turisti giungono la sera per cercare il divertimento. Io preferisco soggiornare fuori da questa zona perché, secondo me, la concentrazione di resort e di villaggi turistici rendono il mare meno cristallino e meno pulito. Meglio godersi il bel mare lontano dal centro e raggiungere questo posto con le navette che i villaggi mettono a disposizione ai loro ospiti.

Sharm, in questo ultimo decennio, è stato paragonato a Riccione per i tanti divertimenti che vengono offerti. Tra le diverse discoteche spicca “La Dolce Vita”, situata in mezzo al deserto e ben collegata dai tanti taxi e navette degli hotel. Altrettanto gettonato è lo Smaila Sharm Coral Bay, locale ospitato dal villaggio Domina Coral Bay dove ci si scatena a cantare e a ballare con Umberto Smaila. Di diverso genere sono i tantissimi bar dove, seduti su cuscini per terra, si può fumare il narghilè gustando un cocktail.sharm-el-sheikh

Da Sharm, ma anche dalle altre località egiziane, si possono fare diverse escursioni: Il Cairo, Luxor, Petra, Monte Sinai, Monastero di Santa Caterina, jeep safari nel deserto, cammellata con cena beduina, parchi nazionali dova effettuare il safari blu. Ce n’è proprio per tutti i gusti!

Peccato che, negli ultimi anni, queste zone non risultino più tranquille come un tempo. Mi piacerebbe fare la crociera sul Nilo ma sono costretta a rimandarla per i continui tafferugli. Le zone della costa invece sembrano meno in pericolo infatti i turisti continuano ad andarci.

In pochi non hanno ancora visitato Sharm el Sheikh, Hurghada, Marsa Alam o Berenice. Sono destinazione che fanno tutti almeno una volta nella vita.

Voi quale preferite?

ZANZIBAR

Febbraio 2007                                ZANZIBAR               (viaggio di nove gg)

L’isola di Zanzibar, facente parte della Repubblica Unita della Tanzania e bagnata dall’Oceano Indiano, unisce il blu profondo delle sue acque a bianche spiagge ricche di vegetazione. Una delle parti più divertenti del viaggio è l’aeroporto dell’isola. Piccolino, con una minuscola tettoia che ripara dall’eventuale pioggia, senza aria condizionata, senza nastro per i bagagli e con la dogana da superare dopo lunghe code. Da questa mia descrizione sembrerebbe un’incubo, invece per me è stata un’esperienza nuova che mi ha fatto sorridere. Le valigie vengono sistemate su un bancone e il personale legge a voce alta il nome del proprietario. Può capitare che ti aprono il bagaglio lasciandoti proseguire il viaggio previo mancia. A me è successo al ritorno ed ho dovuto regalare una pashmina alla donna controllore perché mi lasciasse andare. Nei paesi poveri queste cose, purtroppo, accadono frequentemente. Il tragitto al pulmino che porta al villaggio non è facile dato che si viene attorniati da ragazzi locali che propongono l’acquisto di oggetti vari, ma questo è il primo contatto con la vera realtà di Zanzibar. Dal finestrino del pullman ci si accorge della povertà che regna sovrana sull’isola. Capanne adibite ad abitazioni, bambini che giocano per la strada e donne che portano anfore piene d’acqua sulla loro testa. Purtroppo l’acqua è un elemento mancante per loro, che la considero molto importante, fonte principale per cucinare e anche per lavarsi. Oltre alla mancanza di acqua sono privi di elettricità, quindi la sera sono costretti a vivere al buio. Non ero mai stata in Africa ma la prima impressione è stata proprio quella di trovarmi all’interno di un documentario visto in televisione riguardante il continente nero.tanzania_9qwdt.T0

Completamente l’opposto sono i numerosi villaggi turistici posizionati su spiagge borotalco che offrono ogni comfort possibile ed immaginabile. Scelsi di soggiornare nella parte sud-est dell’isola, al Karafuu Beach Resort, proprio di fronte alla barriera corallina. Durante la bassa marea, è possibile raggiungere a piedi una piscina naturale ed avvicinarsi alla barriera. Dalla spiaggia vi è una passerella di legno, percorribile anche i sedia a rotelle, da dove ci si può immergere. Fortemente consigliato il ristorante di pesce a pagamento, dove mangiai delle freschissime aragoste.

Il Karafuu Beach Resort ospita disabili essendo tutto posizionato su una superficie piana ed avendo come camere dei bunglaw di 65 mq con letti a baldacchino, bagni enormi e sono munite inoltre di cabine armadio. Non ho incontrato nessuna difficoltà in sedia a rotelle, tranne che per uno o due gradini per l’accesso alla piscina. Questo villaggio è completamente sorvegliato dai Masai, che evitano l’avvicinarsi di estranei sia durante il giorno ma soprattutto la notte. Difficile interagire con loro dato che non parlano inglese ma solo lo swahili. Invece il personale africano che lavora all’interno della struttura spiaccica anche qualche parola di italiano. Per me fu piacevole  imparare delle parole in swahili come Jambo (ciao), hakuna matata ( non c’è problema) e pole pole (con calma, piano piano). Quest’ultima veniva spesso usata dagli zanzibarini che sono abituati a svolgere le loro mansioni senza nessuna fretta. Sono persone straordinarie di una gentilezza e simpatia che non incontri dappertutto. Una sera prenotai una tipica cena Masai un un piccolo villaggio vicino al mio resort. Tavoli di legno erano apparecchiati all’aperto, sopra di noi il cielo buio e stellato, sotto una tenda i Masai cucinavano carni e verdure… esperienza fantastica!

cena Masai
cena Masai

Per tutti coloro volessero interagire con questa popolazione ed immergersi nel completo clima africano consiglio di partecipare ad una serata di questo tipo. Si possono prenotare direttamente dal villaggio turistico.

Quando vado in un posto mi piace girare in continuazione per vedere il più possibile. Questo è viaggiare, scoprire nuove culture e imparare usi e costumi. Desidero tornare a casa con il mio bagaglio arricchito. Purtroppo durante questo viaggio non mi sono mossa spesso dal villaggio dato che era un periodo molto triste e particolare della mia vita e non avevo lo spirito giusto. Ma le persone che vengono a Zanzibar, oltre ad avere la possibilità di girare numerose spiagge e baie, possono anche visitare Stone Town, ovvero la parte vecchia della capitale, il Mnarani Marine Turtle Conservation Pond, laguna naturale dove dei pescatori assistono con cura le tartarughe, la Casa delle Meraviglie, un tempo palazzo del sultano e la Foresta di Jozani dove si va principalmente per vedere una specie di scimmia chiamata colobo rosso di Kirk che vive solo sull’isola. Ci si deve inoltre addentrare nei vari mercati con le loro bancarelle colorate che vendono ogni tipo di oggetto di artigianato. Io comprai delle statue Masai ma c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Anche collane ed orecchini in legno sono molto carini e particolari.

Portate delle magliette, matite e quaderni da regalare ai ragazzini, saranno felicissimi.

Ultimo, non certo per importanza, non dimenticate di bere almeno uno zanzibarino, tipico cocktail locale a base di frutta poco alcolico.

LIKIZO NZUR!

ZANZIBAR

 

A CENA CON KOROGOCHO

 

Da qualche anno ho il desiderio di fare un’esperienza di volontariato all’estero. Purtroppo nelle mie condizioni non è facile, dato che sono praticamente inesistenti luoghi dove è possibile essere indipendenti in sedia a rotelle, soprattutto perchè si tratta di frequentare e vivere in zone difficili da percorrere anche per chi cammina.

Sabato sera sono stata invitata a una cena di beneficenza a Villaguardia. Il ricavato andrà alla comunità di Korogocho, una delle 200 baraccopoli di Nairoby, in Kenia.IMG_5490

I circa 100.000 abitanti vivono in 1,5 km quadrati seguiti da una piccola comunità di missionari Comboniani che sono presenti dal 1990. Tra i vari progetti che i padri missionari hanno avviato ne spiccano due in particolare: la scuola di St. John e il Napenda Kuishi Home, ovvero un centro di riabilitazione per ragazzi di strada dipendenti da alcool e da droga. In questi paesi l’istruzione è molto importante, come importante è la disintossicazione e il recupero dei ragazzi. Si può sostenere questi progetti inviando contributi tramite “Pamoja Tunaweza-Insieme possiamo” , ovvero un gruppo di persone legate a Korogocho.  Per maggiori informazioni potete scrivere una mail a kochinsiemepossiamo@gmail.com oppure contattare l’associazione in facebook : korogochopamojatunawezainsiemepossiamo.

Durante la serata sono state proiettate immagini riguardanti questa comunità, per poi proseguire con l’aperitivo a base di succo di guaranà e torte salate. La cena è iniziata con primi piatti seguiti da carne e da ottimi dolci.

 

Un gruppo composto da tre africani ha animato la serata con canti e balli.IMG_5496

Spero di realizzare presto questo mio desiderio, nel frattempo continuerò a frequentare associazioni di volontariato con la speranza di dare il mio piccolo contributo in qualche modo!