Sedili degli aerei per disabili, l’invenzione di un giovane di Lettomanoppello che piace ad Airbus „Sedili degli aerei per disabili, l’invenzione di un giovane di Lettomanoppello che piace ad Airbus

Maggio 2019

Sedili degli aerei per disabili, l’invenzione di un giovane di Lettomanoppello che piace ad Airbus

“Si chiama Vittorio Di Pietrantonio, ed è un giovane ingegnere aerospaziale di Lettomanoppello uno degli inventori del progetto dei sedili per aerei finalista in un contest internazionale di Airbus”

foto presa da Google

Ha 23 anni, è un ingegnere aerospaziale ed arriva da Lettomanoppello uno dei talenti che si giocherà la vittoria in un contest internazionale lanciato dal colosso dell’aviazione Airbus. Si chiama Vittorio Di Pietrantonio ed ha progettato e realizzato il prototipo di un innovativo sedile per aerei dedicato a persone con mobilità ridotta, come ci spiega il giovane ingegnere pescarese:

Il nostro progetto consiste nella creazione di una classe di sedili per aerei modificata, nella quale l’ultimo sedile è rimovibile tramite un sistema di aggancio/sgancio da noi ideato. Il sedile rimovibile è poi movimentato da un dispositivo elettronico collegabile alla base del sedile e controllato tramite smartphone con apposita applicazione

Il tutto fatto per migliorare l’esperienza di volo dei passeggeri a mobilità ridotta che attualmente sono costretti a molti cambi di sedia per poter prendere un aereo

Vittorio poi ci spiega l’importanza del contest al quale ha partecipato e che lo ha portato a giocarsi un montepremi di 45 mila euro:

Il contest a cui abbiamo presentato il progetto si chiama Fly Your Ideas, è una competizione mondiale che Airbus organizza ogni 2 anni alla ricerca di idee innovative per il settore Aerospace. Abbiamo presentato una versione preliminare del progetto a fine novembre.  A fine dicembre Airbus ci ha comunicato la selezione del nostro progetto per la fase 2 della competizione (siamo passati dai 270 iniziali ai 51 di quella fase). Da fine dicembre a inizio marzo abbiamo sviluppato ulteriormente il progetto arrivando a produrre un prototipo in scala funzionante, comunicando ad Airbus tramite una piattaforma apposita come stava procedendo lo sviluppo.

La scorsa settimana ci hanno comunicato che il nostro progetto è stato selezionato come uno dei 7 progetti finalisti che il 27 giugno a Tolosa competeranno per aggiudicarsi un montepremi di 45000 euro

Vittorio assieme ai colleghi che hanno partecipato all’invenzione è molto emozionato ed ha aggiunto che oltre al progetto è stato realizzato un video di presentazione, scelto fra i 10 migliori video da Airbus e che può essere votato all’indirizzo https://www.airbus-fyi.com/contestants/move-ez/

Il contest è molto importante per gli studenti di ingegneria di questo settore e siamo molto emozionati, inoltre avere la possibilità di raggiungere la finale potrà permetterci di sviluppare ulteriormente il nostro sistema che grazie all’aiuto di airbus speriamo possa un giorno diventare realta’. Il video vincitore verrà pubblicizzato dall’azienda e ciò aiuterebbe un possibile sviluppo dell’idea

Infine il giovane ingegnere ci ha raccontato il suo percorso di studi e la passione che aveva fin dal liceo per lo spazio e l’astronomia:

Ho frequentato le elementari e medie a Lettomanoppello, per poi andare a Pescara da pendolare per studiare presso il Liceo Scientifico Galileo Galilei, nel quale mi sono diplomato nel 2015. Durante il liceo sono sempre stato appassionato di spazio e astronomia (ero a capo di un’associazione di astronomia, Astrogalilei) cosi dopo il liceo ho deciso di trasferirmi a Milano per studiare Ingegneria Aerospaziale presso il Politecnico di Milano, e durante questi anni oltre a mantenere la passione per lo spazio ho iniziato a coltivare anche quella per l’aviazione. Cosi dopo la laurea triennale ottenuta nel 2018 ho deciso di continuare con un percorso di studi magistrali, sempre al Politecnico, in Ingegneria Aeronautica

Articolo preso dal sito www.ilpescara.it

JERASH, LA POMPEI DELLA GIORDANIA

Aprile 2019 ITINERARIO: AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH 

Le rovine di Jerash, descritte come la “Pompei dell’Asia“, sono una delle principali attrazioni della Giordania del nord. Quando si giunge nella moderna città, con le sue strade di provincia e i piccoli orti dove si vendono frutta e verdura, è difficile sospettare l’illustre passato. Ma non appena si attraversa l’imponente Arco di Adriano, che segna il confine tra la parte antica della città e quella nuova, si capisce immediatamente che non era un semplice centro di provincia ma una città prospera e potente.

Ho visitato Jerash muovendomi in sedia a rotelle con l’aggiunta del mio Triride ma, col senno di poi, non credo lo rifarei. Non alludo alla bellezza del luogo, quella è indiscutibile, ma alla difficoltà del percorso. La visita delle rovine in carrozzina, che impiega almeno tre ore, può sembrare semplice all’inizio, ma diventa sempre più difficoltosa mano a mano che si prosegue. Si accede alla biglietteria tramite un classico suq arabo, dove è anche possibile rifocillarsi in un bar all’aperto. L’entrata per il disabile è gratuita. A destra della biglietteria vi è la rampa d’accesso per raggiungere l’Arco di Adriano, alto 13 metri e costruito per commemorare la visita dell’imperatore. Si prosegue verso il Tempio di Artemide, della della caccia e della fertilità. Tramite rampe e percorsi più o meno sterrati si arriva al Foro, una piazza dall’insolita forma ellittica delimitata da colonne slanciate. Attraverso una porta di legno tra gli archi si accede al Teatro Sud. Dal basso è visibile il Tempio superiore di Zeus, non raggiungibile in sedia a rotelle. Fino a qui nessun problema (col ruotino elettrico). Poi la pavimentazione si fa sempre più sconnessa e rotta, e alterna buche a zone di saliscendi dove ho rischiato più volte di ribaltare. Attraversare il Cardo Massimo è stata un’impresa! Questa superba via colonnata lunga 800 metri è stata davvero un incubo per me! Ho terminato alla Porta Sud, dopodiché bisogna obbligatoriamente tornare dallo stesso percorso.

Nonostante sia stato davvero molto faticoso visitarle, le rovine di Jerash costituiscono il sito romano più vasto e interessante della Giordania e richiamano frotte di turisti.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che organizza viaggi per disabili.

 

MAR MORTO, IL PUNTO PIU’ BASSO DELLA TERRA

Aprile 2019  ITINERARIO: AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH

A volte bisogna scendere molto in basso per trovare qualcosa di veramente speciale. Il Mar Morto ne è una riprova, dato che si trova letteralmente nel punto più basso del pianeta. Qui il concetto stesso di fare il bagno acquista un nuovo significato, perché la sua acqua satura di sali vi terrà a galla come un tappo di sughero, consentendovi al massimo qualche bracciata. Il fango del Mar Morto poi è un famoso prodotto di bellezza naturale della pelle; potete beneficiare delle sue proprietà anche con dei trattamenti in una delle tante spa sulla costa.

Ed è proprio sulla costa nord-orientale che si trovano i resort più lussuosi dove regalarvi trattamenti e ammirare i bagliori del tramonto sull’acqua, abbracciando con lo sguardo la Cisgiordania e le luci di Gerusalemme sulla sponda opposta.

Non perdetevi l’occasione di galleggiare nel punto più basso della terra, 398 metri sotto il livello del mare! Sarà un’esperienza davvero unica!

Io ho soggiornato al Ramada Resort Dead Sea, totalmente privo di barriere architettoniche quindi completamente accessibile in sedia a rotelle, se non per raggiungere la spa dove per accedervi bisogna superare sette/otto gradini. L’altro problemino l’ho incontrato in spiaggia, accessibile in sedia a rotelle tramite una navetta gratuita che ogni cinque minuti parte dal resort. La navetta ti lascia davanti ai lettini riservati per gli ospiti dell’hotel, ma poi per raggiungere il mare ci sono circa 200 metri di sabbia e sassi. Per fortuna il bagnino mi ha gentilmente aiutata a raggiungere la riva con la carrozzina, altrimenti non sarei stata in grado di farlo da sola.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che organizza viaggi per disabili.

 

WADI RUM, IL DESERTO DI LAWRENCE D’ARABIA

Aprile 2019 ITINERARIO: AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH

Il Wadi Rum corrisponde perfettamente all’idea che tutti hanno del deserto: estremo caldo torrido in estate e rigide temperature in inverno. Grazie alla presenza di numerosi pozzi e sorgenti, il Wadi Rum è abitato fin dall’epoca preistorica. Sono circa 30.000 le iscrizioni che decorano le sue pareti di arenaria e pare che le più antiche siano state tracciate da tribù provenienti dall’Arabia Saudita. Ad esse si aggiungono quelle dei nabatei, che si insediarono nel Wadi Rum attorno al IV secolo. La regione deve però la sua notorietà all’intrepido Thomas Edward Lawrence, meglio conosciuto come Lawrence d’Arabia, che vi abitò nel 1917 durante la Rivolta Araba

Siete in sedia a rotelle e desiderate effettuare un tour nel deserto di Wadi Rum? Nessun problema, se non quello di farvi aiutare a salire sul pick up (a fianco del guidatore). Tutti i tour giornalieri vengono effettuati con dei pick up e la carrozzina viene posizionata nel cassone dietro. Ci tengo anche a specificare che non si prende nessun colpo alla schiena in quanto il tragitto non è formato da dune ma da sabbia battuta. Portatevi un cappello, una crema solare ad alta protezione e tanta acqua!

Il Wadi Rum è abitato dalla popolazione beduina e ogni tour viene svolto da un loro abitante che si cala perfettamente nel ruolo del cicerone. Dal centro visitatori si prosegue per 7 km su strada asfaltata fino al villaggio di Rum, situato ai piedi di torreggianti formazioni rocciose tipiche dell’insediamento nomade. Poi, sempre col fuoristrada, si inizia a percorrere le varie piste sterrate che conducono ai numerosi punti d’interesse. Il mio primo step è stato alla casa dell’autista dove mi è stato gentilmente offerto il tè. Mi ha spiegato che vive con la sua numerosa famiglia (13 fratelli e le tre mogli di suo padre) dove viene condiviso tutto. Da lì si è proseguito verso le spettacolari Dune di Hasany, che con la loro sabbia rossa si accumulano a ridosso delle pendici del Jebel Umm Ulaydiyya. Se camminate potete arrampicarvi fino alla cresta.

La tappa successiva è stata in un accampamento beduino dove mi è stato offerto un altro tè. Io sono rimasta nella tenda da dove avevo uno scenario mozzafiato sui canyon circostanti. La mia compagna di viaggio è riuscita a salire e ad entrare nelle loro gole. Nel tour di quattro ore del deserto è compreso anche il pranzo al sacco. Quattro ore sembrano molte ma vi assicuro che il tempo è volato e che sarei rimasta ancora un pò ad ammirare quello spettacolo della natura. Spero che le mie fotografie riescano ad esprimere il fascino e la bellezza di quel luogo!

Altro posto imperdibile è la “sorgente di Lawrence“, situata all’inizio del percorso. Questa sorgente che porta il suo nome ne fa una suggestiva descrizione nel libro “I sette pilastri della saggezza“. Il flusso d’acqua cade in un verde “paradiso largo un metro e mezzo” che permise al Rum di diventare un importante luogo di sosta per le carovane in viaggio tra la Siria e l’Arabia. Resta ben poco invece di Al Qsair, ovvero la casa di Lawrence d’Arabia, costruita sui ruderi nabatei di una cisterna per la raccolta dell’acqua. La leggenda narra che Lawrence visse qui durante la Rivolta Araba, il che ne fa una meta fissa delle escursioni in fuoristrada. Nei pressi dell’edificio si trova un’iscrizione nabatea in cui è menzionato l’antico nome della zona, Iram. La posizione isolata e la magnifica vista sulle dune di sabbia rossa sono i principali richiami del luogo.

casa Lawrence d’Arabia

Nel tour di quattro ore è compresa anche la visita del piccolo e del grande arco. Si sono creati tra le formazioni rocciose e risultano essere tra i punti d’interesse più toccati dalle varie escursioni.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che organizza viaggi per disabili.

PETRA E PICCOLA PETRA, GIORDANIA

Aprile 2019  ITINERARIO: AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH

Petra, la magnifica Città Antica seminascosta nel paesaggio spazzato dal vento della Giordania meridionale, è uno dei più celebri siti dichiarati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. Proclamata una delle “Sette Nuove Meraviglie del Mondo” da un sondaggio popolare nel 2007, ha conservato intatto il suo fascino nonostante i momenti difficili di cui la regione circostante è stata teatro.

Il nome Petra è indissolubilmente legato a quello dei nabatei, la tribù nomade proveniente dall’Arabia occidentale cui si deve gran parte dei monumenti della Città Antica giunti fino a noi. Questo popolo tuttavia non fu il primo ad abitare la regione. Nei wadi (valli o letti fluviali formati da corsi d’acqua) e sulle colline nei dintorni di Petra sono state rinvenute testimonianze di villaggi neolitici risalenti al 7000 a.C.

Cosa vedere a Petra: ci sono oltre 800 siti classificati, di cui circa 500 tombe, ma i più interessanti sono facili da trovare e da raggiungere, anche in sedia a rotelle! Sinceramente pensavo fosse più difficile accedere al “Tesoro” perché mi è sempre stato detto che il sito non era molto accessibile in carrozzina. Invece col mio Triride non ho riscontrato particolari problemi, al contrario mi sono piacevolmente stupita nel constatare la facilità del percorso. Se avete un’intera giornata a vostra disposizione e se siete muniti di un ruotino elettrico potete percorrere senza problemi l’intero Siq passando attraverso le pareti strette delle gole che serpeggiano verso la città nascosta. Tecnicamente il siq, con le sue pareti alte 200 m, non è un canyon ma bensì una faglia geologica prodotta da forze tettoniche. In vari punti si può vedere come le venature della roccia su una parete siano speculari a quelle della parete opposta. Sono tuttora visibili gli antichi canali scavati nella pietra per portare l’acqua a Petra. Alcuni storici ritengono che la funzione primaria del Siq fosse simile a quella della Via Sacra degli antichi greci e romani. La pavimentazione è formata da grandi ciottoli che risultano fastidiosi se vi muovete solo con la carrozzina manuale e da parti lisce più facilmente percorribili. Se invece, come me, avete solo mezza giornata a disposizione potete recarvi al Petra Visitor Centre e “noleggiare” una macchinetta da polo (con autista) che vi permetterà di raggiungere il “Tesoro” in breve tempo, facendo diverse soste per scattare fotografie e per ammirare le nicchie, le tombe e le gole rosastre che conducono al “Treasury“, la tomba che maggiormente incanta i visitatori.

La facciata ellenistica del “Tesoro” è un capolavoro di maestria. Sebbene scavato in una parete di arenaria ferrosa per ospitare la tomba del re nabateo Aretas III, il Tesoro deve il nome alla leggenda secondo il quale un faraone egizio nascose qui il suo tesoro mentre seguiva gli israeliti. Tutta la zona circostante ha una pavimentazione formata da sabbia (in alcuni tratti battuta ed in altri più soffice) e da sassi.Il momento migliore per fotografare il tesoro è dalle 9 alle 11 del mattino, quando la facciata è completamente esposta al sole. Sempre col mio Triride sono riuscita a raggiungere le altre tombe, anch’esse scavate nella roccia, ed a visitarne un paio internamente. Ho concluso il mio tour di Petra arrivando fino al Teatro, costruito dai nabatei più di 2000 anni fa. La cavea aveva in origine 3000 posti a sedere distribuiti su 45 file. L’orchestra era scavata nella roccia mentre il fondale era costruito in tre ordini di nicchie affrescate e colonne di marmo. Il biglietto d’ingresso al complesso è gratuito per il disabile.

A 14 km di distanza da Petra, attraverso strade curvanti e panorami mozzafiato, sorge Siq Al Barid (Gola Fredda), comunemente chiamata Piccola Petra. Qui ho riscontrato maggiori difficoltà  a causa della tanta sabbia soffice  presente e dei numerosi sassi che rallentano, a volte stoppando, anche il ruotino elettrico. Con una persona che aiuta nella spinta ce la si può fare. Il Siq di Al Barid è lungo 400 m. Nel primo slargo c’è un tempio, mentre nel secondo si trovano quattro triclini, uno a sinistra e tre a destra, che probabilmente erano adibiti a sale da pranzo per rifocillare i mercanti più affamati. Circa 50 m più avanti si incontra la Casa Dipinta, un’altra piccola sala da pranzo cui si accede tramite alcuni gradini esterni. Di fronte si trova una grande cisterna scavata nella roccia. In alcuni punti del Siq si possono vedere anche alcuni canali per l’acqua, ormai erosi. Passando attraverso una gola stretta, ma accessibile in carrozzina, si arriva a Al Beidha, con le sue rovine neolitiche che risalgono a 9000 anni fa. Son particolarmente significativi i resti di circa 65 strutture a pianta circolare che segnano il momento di transizione dalla stile di vita nomade, basato sulla caccia e sulla raccolta, a quello sedentario con lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento del bestiame. Anche qui l’ingresso è gratuito al disabile.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che realizza viaggi per disabili.

Al seguito alcune foto della strada che da Petra conduce a Piccola Petra:

 

MADABA E LA STRADA DEI RE, GIORDANIA

Aprile 2019  ITINERARIO:AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH

La Strada dei Re corre lungo la spina dorsale dell’altopiano centrale della Giordania, interrotto dallo spettacolare Wadi Mujib. Con i suoi luoghi biblici in posizione panoramica, i raffinati mosaici romani e i ben conservati castelli dei crociati, la regione centrale del paese offre un’ampia varietà di siti davvero affascinanti. Madaba, con le sue chiese decorate da mosaici che riflettono la ricca eredità cristiana, costituisce la base ideale per esplorare l’intera zona. Da qui potete partire per visitare il castello di Shobak e il punto da cui si dice che Mosè abbia visto per la prima volta la Terra Promessa sul Terra Promessa.

La cittadina di Madaba è celebre soprattutto per i suoi mosaici di epoca bizantina: il più famoso raffigura una carta geografica che riveste il pavimento della Chiesa di San Giorgio. L’entrata dal cancello di quest’ultima non presenta barriere, mentre per accedere all’interno della chiesa bisogna superare un piccolo gradino. L’ingresso è gratuito per il disabile. Questa chiesa greco-ortodossa del XIX secolo dall’aspetto piuttosto modesto custodisce un tesoro degli arbori della cristianità. Il mosaico in oggetto fu realizzato nel 560 d.C. è corredato da 157 scritte in greco che indicano i principali luoghi biblici del Medio Oriente, dall’Egitto alla Palestina. Il venerdì e la domenica mattina la chiesa apre i battenti alle ore 7.00 per la messa alla quale possono partecipare anche i visitatori. Durante la funzione, però, non è possibile vedere il mosaico.

Il vasto Wadi Mujib è orgogliosamente definito “il Grand Canyon della Giordania” e attraversa il paese dalla Strada del Deserto al Mar Morto per più di 70 km. Oltre che per le sue dimensioni spettacolari, il wadi è degno di nota in quanto storicamente rappresentava il confine tra il regno degli amoriti (a nord) e quello dei moabiti (a sud). La Strada dei Re ne attraversa le propaggini superiori. La gola è profonda 1 km e larga 4 ma occorrono 18 km di tornanti sulla Strada dei Re per scendere lungo la parete del Wadi, superare la diga che si trova in fondo e risalire dall’altra parte. Le vedute più belle si ammirano dal bordo settentrionale del wadi, 3 km dopo la cittadina di Dhiban. Questo è il punto perfetto per scattare alcune fotografie!

Pare che il Monte Nebo sia il luogo da cui Mosè contemplò per la prima volta la Terra Promessa, che non riuscì mai ad aggiungere. Secondo la Bibbia, il patriarca morì all’età di 120 anni e fu sepolto nei pressi del monte, ma gli studiosi non concordano su dove si trovi esattamente la sua tomba. Sulla cima del Siwagha (significa “monastero”) è stato eretto il Memoriale di Mosè, la cui vista spazia sul Mar Morto e oltre, fino a Israele e ai Territori Palestinesi. L’entrata per il disabile è gratuita. C’è una salita piuttosto ripida da percorrere, meglio avere con se un ruotino elettrico. Io col mio Triride non ho avuto problemi. Il Memoriale segna il punto in cui Mosè contemplò la Terra Promessa. Accanto è stata posizionata una croce in bronzo, realizzata da un artista italiano, che simboleggia la sofferenza e la morte di Gesù sulla croce. Nei pressi del Memoriale di Mosè, sulla cima del Monte Nebo, sorge la Chiesa del Memoriale, una basilica che fu eretta nel 597 d.C. intorno alle fondamenta di una chiesa del IV secolo. La chiesa è stata resa accessibile in sedia a rotelle mediante delle rampe, e custodisce mosaici di grande importanza risalenti al 530 d.C. Prima di terminare il giro ci si imbatte nell’ulivo che piantò Papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita sul Monte Nebo nell’anno 2000. L’intero percorso esterno non presenta barriere architettoniche.

L’ultima tappa è stato il castello crociato di Shobak, circondato da un paesaggio remoto e selvaggio. Non ho visitato internamente il castello perché le rovine rimaste lo rendono inaccessibile in carrozzina. Fu costruito su un piccolo poggio al limitare di un altopiano e appare particolarmente imponente, soprattutto se visto da lontano. Il Castello di Shobak fu costruito per volere del re crociato Baldovino I nel 1115. Subì numerosi attacchi da parte delle armate di Saladino prima di soccombere nel 1189. Nel XIV secolo venne occupato dai Mamelucchi che lo riedificarono e lo ampliarono.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che organizza viaggi per disabili.

AMMAN, LA CAPITALE DELLA GIORDANIA

Aprile 2019          ITINERARIO: AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA,             JERASH 

Tra le città del Medio Oriente, Amman, sviluppatasi per lo più nel XX secolo, è relativamente giovane. E’ infatti considerata una capitale moderna che ha poco da offrire in termini di vestigia dei grandi imperi. Tuttavia, fra gli edifici di cemento spunta ancora qualche testimonianza dell’antica Filadelfia, in particolare le rovine in cima a Jebel Al Qala’a e il Teatro Romano in centro. L’aspetto più interessante di questa città dal carattere aperto è l’opportunità di fare la conoscenza dei suoi abitanti cosmopoliti, per esempio nei suq del centro. Il mio consiglio è quello di dedicarle almeno mezza giornata per visitare le sue attrazioni principali.

Moschea di re Abdullah, ultimata nel 1989 e dedicata al nonno del defunto re Hussein. Può ospitare fino a 7000 fedeli al suo interno e altri 3000 nel cortile. Vi è una sala preghiera per le donne con solo 500 posti e un’area ancora più piccola riservata alla famiglia reale. L’enorme sala della preghiera principale e riservata agli uomini è a pianta ottagonale sormontata da una splendida cupola azzurra decorata con iscrizioni coraniche. E’ l’unica moschea di Amman aperta ai visitatori non musulmani. Accessibile in sedia a rotelle tramite rampe.

La Cittadella sorge sulla sommità della collina più alta di Amman, Jebel Al Qua’a ed è il sito dell’antica Rabbath_Ammon. Il complesso è cinto da 1700 mt di mura. Tutto il percorso è accessibile in sedia a rotelle. Con un ruotino elettrico anche le parti sterrate sono facilmente percorribili. Tra le cose da non perdere c’è il Tempio di Ercole, di epoca romana. Gli unici resti riconoscibili sono parte del podio e le colonne, visibili da ogni punto della città. Nelle vicinanze si trova un punto panoramico che offre una splendida vista del centro di Amman e del Teatro Romano. Magnificamente restaurato, è la testimonianza più grandiosa della Filadelfia romana ed è considerato la punta di diamante della città. Il complesso di maggiore impatto fra gli edifici storici della Cittadella è quello che si snoda intorno al Palazzo degli Omayyadi, alla spalle del piccolo museo archeologico (quest’ultimo non è accessibile in carrozzina). Vicino al museo sorge la piccola basilica bizantina risalente al VI o VII secolo d.C. ma in gran parte distrutta dai terremoti. L’entrata del complesso è gratuita per il disabile.

Rainbow Street: nonostante sia considerata una meta da non perdere, sia per lo shopping che per la vasta scelta di ristoranti, a me non è piaciuta. I marciapiedi non hanno rampe d’accesso ed è difficile e pericoloso muoversi sulla strada a causa del traffico intenso. Io ho preferito di gran lunga la via sottostante,Hashemi St, quella che conduce alla Moschea di Al Husseiny. Su questa strada si snodano suq colorati e affascinanti, come quello femminile e quello dell’oro, i marciapiedi sono muniti di rampe e vi sono strisce pedonali per attraversare da un lato all’altro.

DOVE MANGIARE Hashem restaurant, su Hashemi St. Non potete dire di sapere com’è un felafel finché non ne avete mangiato uno qui. Questo famosissimo ristorante è in attività da oltre 50 anni ed è talmente apprezzato sia dai visitatori che dalla gente del posto che è difficile trovare un posto libero. Vi sono dei tavolini nella parte iniziale di questo locale all’aperto che sono fruibili da persone in sedia a rotelle.

Viaggio effettuato con www.go4all.it, tour operator dedicato ai viaggi per disabili

 

ISLA ISABELA, GALAPAGOS

Febbraio 2019

L’ultima tappa del mio tour in Ecuador e nell’arcipelago delle Galapagos è stata Isla Isabela. Da Santa Cruz ho preso un traghetto che in due ore mi ha condotta a Isabela. Costo del biglietto: 30 dollari. Ho acquistato il ticket in internet sul sito galapagosbookingtravel.com ma a Puerto Ayora vi sono numerose agenzie che vendono i biglietti delle barche al momento. Come ho scritto in tutti i miei articoli inerenti alle isole Galapagos, nessuna imbarcazione ha l’accesso per le sedie a rotelle ed il piccolo bagno a bordo non è fruibile da persone in carrozzina. Le barche sono uguali a quelle da dieci posti utilizzate per le escursioni giornaliere, ma durante i trasferimenti da un’isola all’altra caricano più persone ed i bagagli vengono buttati come sacchi della spazzatura in un piccolo ripostiglio. D’altra parte siamo alle Galapagos, dove tutto è rimasto ancora allo stato brado, non possiamo di certo pretendere un traghetto di ultima generazione!

Isabela è l’isola più grande di tutto l’arcipelago e comprende una catena di cinque vulcani ancora attivi ma purtroppo inaccessibili in sedia a rotelle. Quindi scartando il trekking sui vari crateri, cosa si può fare sull’isola? Appena si approda al porto, c’è il pontile di legno per scendere, ci si trova davanti a una piccola spiaggia dove giocano liberi alcuni leoni marini mentre le iguane giganti prendono il sole immobili!

Puerto Villamil è il piccolo centro vitale di Isabela e l’aeroporto, se non fosse per i bagagli, è raggiungibile in dieci minuti di cammino. La strada principale è composta da sabbia battuta, facilmente percorribile in carrozzina a parte quando piove presumo! Su questa via si snodano alcuni ristoranti e locali dove cenare o bere qualche cocktail. Il mio hostal è situato in fondo alla via. Subito dietro c’è una piccola laguna dove passano le loro giornate i famosi flamingos ma, a Febbraio, non è il periodo giusto per ammirarli (l’avvistamento degli animali e dei vari uccelli dipende dalle stagioni) quindi mi sono dovuta accontentare di vederne solo due o tre che, indisturbati, vagavano per la laguna… Per osservare dall’alto la laguna vi sono delle rampe di legno.

Uscendo a sinistra dall’ hostal c’è un’altra via di sabbia che, dopo cinque km, conduce al Muro delle Lacrime. Quest’ultimo non è altro che un muro di pietre costruito dai carcerati ai lavori forzati che erano tenuti prigionieri in un penitenziario sull’isola di Isabela molti anni fa. Il muro in sé non offre nulla di eccezionale, se non la vista dall’alto. Per raggiungerlo bisogna percorrere una scalinata di pietra. Ma il percorso per raggiungerlo è stupendo, in quanto pieno di spiagge, pozze e point of view dove fermarsi e sostare in mezzo alla natura. Quasi tutto è accessibile in sedia a rotelle e durante il tragitto si è accompagnati da tartarughe giganti e iguane marine. Vi consiglio di passarci un’intera giornata per godere di cotanta bellezza! E’ possibile noleggiare le biciclette a Puerto Villamil. Ricordatevi di indossare il cappello e di mettere una protezione alta perché il sole non scotta: brucia! Siamo sull’equatore!

Il secondo giorno ho noleggiato un taxi con autista e mi sono fatta portare in giro per l’isola. E’ decisamente molto più selvaggia rispetto alla più mondana e vivace Santa Cruz e ci sono molti mirador da dove, nelle giornate limpide, è possibile vedere i vulcani a occhio nudo! Prima tappa Mirador El Mango, inaccessibile in carrozzina perché raggiungibile solo tramite scale. Poi Cueva de Sucre, una gola fredda con formazioni di stalattiti e stalagmiti. Parzialmente accessibile in quanto vi è un sentiero per arrivarci ma alcuni scalini all’interno della grotta. Il Mirador El Cura, a 860 metri sul livello del mare, invece si raggiunge direttamente in auto! Ultima tappa: visita in un centro di tartarughe giganti, ma nulla a che vedere con la riserva di El Chato sull’isola di Santa Cruz!

SANTA FE E PLAYA ESCONDIDA, GALAPAGOS

Febbraio 2019

L’isola di Santa Fe, chiamata anche isola di Barrington dal nome dell’ammiraglio britannico Samuel Barrington, è una piccola isola relativamente piatta al centro dell’arcipelago delle Galapagos a sud est di Santa Cruz. Geologicamente è uno dei più antichi vulcani con formazioni rocciose sotto la superficie dell’acqua che risalgono a 3,9 milioni di anni fa. Un gran numero di leoni marini si trovano sulle spiagge della baia; spesso si vedono surfare tra le onde

Ho acquistato questa escursione giornaliera in internet da Roberto Furlani, consulente di Evolution Travel. Costo: 150 dollari. Ritrovo al porto di Puerto Ayora (isola di Santa Cruz) alle ore 8.00 e partenza alla volta di Santa Fe. Le imbarcazioni utilizzate per le visite alle varie isole sono tutte uguali: non hanno la rampa d’accesso per le sedie a rotelle, il piccolo bagno a bordo non è fruibile da persone in carrozzina e non fanno salire a bordo più di dieci persone (più il personale). Per salire in barca vi sono due modi, dipende dalla decisione del capitano di bordo: il più semplice è farsi sollevare con la carrozzina e salire in barca direttamente dal porto; il secondo prevede invece due passaggi, si viene caricati inizialmente su una barchetta che fa da taxi e che dal porto conduce al largo dove sosta la barca, e da lì (secondo passaggio) si viene spostati sulla barca utilizzata per l’escursione. Il personale di bordo mi ha sempre aiutata. L’imbarco e lo sbarco non sono per niente facili in quanto si rischia di cadere in acqua!

Dopo 45 minuti di navigazione si raggiunge una roccia dove si possono ammirare diverse specie di uccelli. Durante il birdwatching sono stata fortunata dato che ho visto anche due fregate, uccello marino dal collo rosso che si gonfia durante la stagione dell’accoppiamento. Nonostante non fosse il periodo giusto, sono riuscita ad immortalarli e, soprattutto, a vederli ad occhio nudo. Sono uccelli molto particolari e bellissimi da osservare. Non sono mancati pellicani e sule dalle zampe azzurre.

Dopo il birdwatching è arrivato il momento del primo tour snorkeling attorno alla roccia nei pressi di Santa Fe. Per scendere in mare il personale mi ha presa in braccio, fatta sedere su un lato della barca e fatta calare in acqua tramite i polsi. Lo stesso per risalire. Lo snorkeling in quel punto ci ha permesso di avvistare numerose tartarughe marine, leoni marini, razze e tantissimi vari e colorati tipi di pesce. Ritornati a bordo ci è stato servito il tè e caffè con torte e biscotti.

Durante la navigazione abbiamo avuto la fortuna di pescare un tonno. Il personale di bordo ce lo ha poi servito come sashimi: delizioso! Il pranzo è stato a base di riso, pesce e verdure.

Il primo pomeriggio lo abbiamo dedicato al secondo tour snorkeling e poi ci siamo diretti verso Santa Cruz. Ma prima di rientrare abbiamo fatto tappa alla paradisiaca Playa Escondida. Anche questa spiaggia incontaminata e selvaggia è raggiungibile solo a nuoto dalla barca. Le sue acque sono limpide e turchesi e in Febbraio erano calde come un brodo.

Rientro al porto di Puerto Ayora alle 15.30

HOSTAL GALAPAGOS, ISLA ISABELA

Febbraio 2019

NOME Hostal Galapagos

LUOGO Isla Isabela, Galapagos

INDIRIZZO Avenida Antonio Gil, Puerto Villamil, Isla Isabela

RAGGIUNGIBILITA’ E POSIZIONE Sulla via principale del centro Puerto Villamil, a pochi passi dalla spiaggia e a pochi minuti di taxi dal porto e dall’aeroporto.

spiaggia dell’hotel

PREMESSA  Tutte le strutture scelte per Ecuador e Galapagos sono state prenotate sul sito Booking.com. Ho cercato di contenere i prezzi per abbassare i costi del viaggio quindi non ho prestato molta attenzione alle accessibilità, grazie anche al fatto che c’erano persone con me che sapevo mi avrebbero aiutata senza fatica. Booking dava “servizi per ospiti disabili” tra i suoi servizi ma nessuno di questi hotel ed hostal sono totalmente accessibili. Sono tutti privi di ascensore. Anche le camere a piano terra presentano barriere. Optate per queste strutture ricettive solo se non viaggiate da soli, ma al contrario se avete con voi persone abbastanza forti da potervi aiutare!

ENTRATA PRINCIPALE L’hostal Galapagos di divide in due nuclei: la reception, con accanto la spiaggia ed il bar, e le camere. La reception non è accessibile in sedia a rotelle causa gradini, mentre per accedere alla spiaggia non vi sono barriere. Tenete presente che tutta la via principale di Puerto Villamil è costituita da sabbia battuta, quindi anche la strada che conduce al bar della spiaggia è sabbiosa. Le camere si snodano sul lato opposto.

CAMERA Anche qui, come in altre strutture ricettive che mi hanno ospitata in Ecuador e Galapagos, hanno un concetto di accessibilità totalmente diverso dal mio. L’unica stanza considerata “accessibile” ha la rampa per entrate ma, per arrivare alla rampa, bisogna superare un gradino di 30 cm. La stanza è spaziosa con un grande letto matrimoniale. Il letto è fisso dato che il suo basamento è di cemento. Il problema più grosso è che, dal lato destro della camera, il muro è troppo attaccato al letto e non permette il passaggio delle sedie a rotelle. Questo purtroppo rende il bagno inaccessibile visto che il bagno è situato proprio sul lato destro della stanza.

BAGNO Piccolo, non adatto a disabili in carrozzina, ma soprattutto impraticabile causa passaggio troppo stretto “letto-muro”. La sera mi spostavo sulla sedia di plastica, dopodiché venivo trascinata fino al lavabo dove riuscivo a lavarmi in qualche modo.

SERVIZI Wi-fi gratis solo zona reception e non nelle camere, bar sulla spiaggia, spiaggia gratuita, aria condizionata, negozi di souvenir.

NOTE Sicuramente il peggiore, in termini di accessibilità, di tutto il viaggio. Fattibile sono con aiuto.