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Turismo accessibile, sei mete per tutti

Sono 10 milioni solo in Italia, sono i viaggiatori con esigenze speciali che scelgono di viaggiare. Turisti con disabilità che chiedono ai tour operatori destinazioni più o meno insolite: dalle spiagge incontaminate allo sci d’alta quota, dalla visita alle città d’arte agli sport estremi.

Turismo accessibile, una definizione coniata recentemente per delineare un turismo indirizzato verso viaggiatori con esigenze speciali: persone con disabilità motorie (croniche o temporanee) sensoriali, intellettive e relazionali. Secondo alcune stime in Europa si parla di circa 60 milioni (i numeri variano a seconda dei Paesi a causa dei differenti metodi di catalogazione), la metà dei quali potenziali turisti.

Ognuno di loro solitamente si muove con un accompagnatore o con la famiglia, così da far lievitare il dato fino a 100 milioni, per un indotto stimato di circa 166 miliardi di euro annui. Secondo i dati dell’istituto Doxa (luglio 2015), il mercato del turismo accessibile italiano coinvolge, oggi, 10 milioni di persone, quasi il 16,4 per cento delle famiglie in Italia. Un dato “allargato” che comprende chiunque abbia particolari esigenze in vacanza, dagli ammalati cronici agli anziani: il giro d’affari, secondo le stime, è di 27,8 miliardi di euro. Ma, sempre secondo la ricerca, generalmente le richieste di questi turisti rimangono in gran parte inevase.

Una situazione a cui il Ministero della cultura e del turismo (Mibac) sta cercando di porre rimedio attraverso la commissione per la promozione e il sostegno al turismo accessibile, di cui è presidente Flavia Coccia. “Stiamo lavorando sulla nuova classificazione delle strutture alberghiere”, spiega la presidente. “Ogni albergo per poter accedere alla classificazione da 1 a 5 stelle dovrà rispondere a 10 domande riguardanti i servizi alle persone con disabilità: gli obblighi di legge diamo per scontato che siano stati assolti”. Un’azione culturale che comprende la formazione del personale e la presa di coscienza di problematiche specifiche. “Inoltre la commissione sta stilando alcune linee guida sul turismo accessibile da inserire nel piano strategico che il Mibac dovrebbe pubblicare a luglio”.

Ma non solo sono sempre di più i tour operator che si specializzano anche in questa “fetta di mercato” proponendo destinazioni in Europa, ma anche all’estero come Stati Uniti, Canada, Brasile e tanta, tanta, Africa.

Scopri sei mete rese accessibili!

Fernando de Noronha: il paradiso non ha barriere
“Il paradiso è qui”, si dice abbia esclamato Amerigo Vespucci sbarcando per la prima volta a Fernando de Noronha. Come altro definire chilometri di spiagge dorate lambite da acque turchesi, una fitta vegetazione che si inerpica fin sopra le alture, una fauna marina che attrae appassionati da tutto il mondo? Fernando si trova a 350 chilometri da Recife, in Brasile, un puntino in mezzo all’Atlantico, così ricco di bellezza e attrattive da essere stato inserito nel 2001 nel Patrimonio dell’Umanità. Una natura tanto generosa meritava di essere salvaguardata: l’accesso sull’isola, che dà il nome anche all’arcipelago, infatti è limitato a non più di 420 persone al giorno. Non è raro vedere tra i turisti anche persone con disabilità. Sì, questo paradiso è accessibile a tutti. Lo Stato del Pernambuco ha investito ingenti risorse nel progetto Sem Barreiras per eliminare le barriere architettoniche, costruire rampe e bagni adattati, dotare le spiagge di Sueste, di Porto de Galinhas e di Boa Viagem di una sedia anfibia e di personale qualificato per facilitare l’accesso in acqua. Sono stati creati lungo tutta l’isola itinerari adatti a persone con mobilità ridotta, inserite passerelle in legno sospese, le cosiddette trilhas, che consentono a chiunque di accedere ai punti  panoramici. Gli amanti delle attività subacquee potranno rivolgersi ad Atlantis Divers, che fornisce attrezzature e istruttori per i disabili. Prima di lasciare Fernando de Noronha è d’obbligo una sosta al belvedere di Boldrò per ammirare il tramonto, quando il cielo si tinge di rosso, mentre il sole scompare tra i faraglioni gemelli ribattezzati Dois Irmaos (i due fratelli).
Indirizzi utili: pernambuco.com/turismo/capa_turismo, pousadatriboju.com.br

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A Tenerife tra parapendio e moto d’acqua. La più grande e dinamica delle isole Canarie, che regala giornate di sole tutto l’anno, dista solo 300 chilometri dall’Africa. La mitezza del suo clima, con una media di 24 gradi durante l’inverno, ha portato a un’impennata delle presenze e Tenerife si è attrezzata sempre di più per accogliere turisti con esigenze speciali. Non ci si è limitati però a eliminare le barriere architettoniche dagli hotel: si offre alle persone con disabilità una vacanza ricca di possibilità. A partire dalla fruizione delle spiagge. Ce ne sono molte, specialmente nel sud, come la Playa de las Vistas o del Dunque, dotate di stampelle per la sabbia, di sedie a rotelle in plastica per entrare in acqua, di rampe in legno che consentono alle carrozzine di muoversi agevolmente, di spogliatoi di ampie dimensioni. Sono favoriti anche gli sport. A Puerto Colon, la Power Jet Ski & Boat noleggia moto d’acqua con un’assistenza specifica per chi ha problemi motori. Chi invece preferisce il brivido del volo può rivolgersi alla Fly2Fun: gli istruttori, quasi tutti italiani, sempre presenti nel parapendio in tandem, hanno imbragature specifiche per le persone che non deambulano o hanno protesi agli arti. Il volo, che dura circa un’ora, sorvola la verdeggiante valle dell’Orotava e prevede l’atterraggio sulla spiaggia di Santa Cruz. La partenza è da Izana, nel cuore del Parco Nazionale del Teide, patrimonio dell’Umanità. Un paesaggio straordinario, cesellato dalla lava pietrificata, su cui domina il picco del Teide che, con i suoi 3.718 metri, è il più alto della Spagna. Per osservarlo da vicino si può prendere la teleferica, accessibile ai disabili, così come i due centri per visitatori che dispongono anche di bagni adattati. Vale la pena di prendersi un po’ di tempo per godersi tutti i colori del parco: il nero residuo dell’intensa attività vulcanica, il rosso del tajinaste, arbusto dalla tipica forma a lancia che può raggiungere anche i 2 metri d’altezza. E poi il verde azzurro degli azulejos, formazioni laviche che per la presenza di ossido di ferro assumono questa intensa colorazione. Una colorazione accesa che poi si può rivivere anche nelle cittadine che punteggiano l’isola, dal più tranquillo nord al più modaiolo sud.
Indirizzi utili: Spagna per tutti

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Sestriere no limits Adagiata tra la Val Chisone e la Val di Susa, Sestriere deve la sua fortuna di destinazione turistica a Giovanni Agnelli (1866-1945), che la attrezzò di impianti sportivi e ricettivi già a partire dagli anni Trenta. A quel periodo risalgono le due torri di impostazione razionalistica, sedi di due hotel, che settano sulla cittadina. A Sestriere le persone disabili hanno la possibilità di
vivere la montagna in estate e in inverno praticando gli sport più diversi. Il merito è dell’associazione Free White. “Lo sport è per tutti. Abbiamo reso un ambiente aspro come la montagna accessibile in tutte le stagioni – racconta il presidente, Gianfranco Martin -. Del resto Sestriere si era già attrezzata ospitando nel 2006 i Giochi paraolimpici invernali. Molti degli impianti costruiti per quell’evento sono ancora utilizzabili”. Se d’inverno lo sport più praticato è, naturalmente, lo sci, l’estate offre tante opportunità open air. Le settimane multisport organizzate da Freewhite (quest’anno dal 10 luglio al 26 agosto) prevedono infatti proposte come downhill, bike, handbike, tandem, tennis, ping pong, golf, piscina e tiro con l’arco. Tutte le attività sportive, grazie al contributo di Fiat Autonomy, sono gratuite per i disabili che le praticano per la prima volta; a pagamento c’è solo l’albergo (quello convenzionato è l’Hotel Lago Losetta, 55 € al giorno a persona in pensione completa).

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Vienna con le ruote Era il 21 novembre 1916. In una fredda serata invernale si spegneva per le complicanze di una polmonite, all’età di 86 anni, l’imperatore Francesco Giuseppe, dopo aver regnato ininterrottamente per ben 68 anni. Vienna celebra il centenario della sua morte con la mostra itinerante Franz Joseph 1830-1916, ma anche con eventi culturali, rappresentazioni teatrali, concerti. È l’occasione giusta per conoscere la capitale austriaca, che molto ha fatto in questi anni perché tutti potessero godere delle sue bellezze e dei suoi tesori. A partire dai trasporti, con l’intera rete metropolitana accessibile a chi è in sedia a rotelle. L’ente del turismo inoltre ha raccolto sul sito wien.info le strutture alberghiere, i musei, i locali, i bagni accessibili presenti in città e i nomi delle guide turistiche specializzate in tour per visitatori con esigenze speciali. Alla reggia di Schönbrunn, dove l’imperatore nacque e morì, in occasione della mostra per la prima volta saranno visitabili le stanze del piano terra, che sono sempre rimaste chiuse. I locali dove Francesco Giuseppe lavorava e viveva rivelano la sua sobrietà, i suoi gusti semplici, quasi spartani. Unica eccezione all’essenzialità degli arredi sono le tante foto di famiglia, che ritraggono la moglie Elisabetta e i quattro figli in momenti felici e spensierati.  Se si vuole conoscere più a fondo la quotidianità dell’imperatore occorre recarsi al Museo del mobile Hofmobiliendepot, una delle più grandi collezioni di mobili del
mondo, con i suoi 165 mila pezzi. Qui si trovano tutti gli arredi utilizzati dalla corte imperiale, ma anche oggetti personali, troni da viaggio… In una delle stanze si può ammirare lo splendido letto intagliato nel legno dove morì, nella tenuta di Mayerling nel 1889, Rodolfo, l’unico figlio maschio di Francesco Giuseppe. Da allora nulla fu più come prima: Elisabetta si vestì a lutto per tutta la vita e cercò di svagarsi con numerosi viaggi; l’imperatore dal canto suo, sempre più solo, non perse mai quel velo di tristezza che gli offuscava lo sguardo.

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Il punto di partenza? Saint Jean Pied de Port, l’ultimo paese francese prima della catena dei Pirenei: da qui si percorrono 820 chilometri fino a Santiago de Compostela. Occorre circa un mese, con tappe di 30 chilometri al giorno. Il nord della Spagna regala paesaggi, borghi antichi, eccellenze gastronomiche: si inizia dalla Navarra e dalla frenesia di Pamplona, per proseguire con la regione della Rioja per un assaggio dei suoi vini più famosi, e poi la Cantabria, con le sue spiagge di sabbia fine e, ancora, l’antica Burgos in Castiglia. Da Burgos il panorama diventa
più piatto: per circa 180 chilometri si viaggia nell’altopiano Meseta, a 900 metri d’altezza, con un caldo torrido di giorno e un freddo intenso di notte, l’orizzonte come unica compagnia. Si arriva nella bellissima città di León, dopo aver raggiunto la Cruz de Hierro e la successiva salita al monte Cebreiro, da cui si entra in Galizia. Cambia nuovamente il paesaggio: boschi millenari, querce, grandi distese di eucalipto. La cultura galiziana è stata segnata dal passaggio delle civiltà celtiche, romane e cristiane. Ma è lo stile di vita della popolazione che più rimane impresso: dal rapporto con gli animali alla vita di mare. Con le forze che rimangono, ci si trascina sino all’ultima tappa: la Plaza Do Obradoiro, a Santiago De Compostela. Qui l’immensità della Cattedrale permette di raccogliersi, di mettere ordine nel turbinio di emozioni e riavvolgere il filo dei ricordi.
Indirizzi utiliFree Wheels Onlus.

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Nella pace della Sacra di San Michele
Austera e inaccessibile per secoli, la Sacra di San Michele è un luogo mistico di rara bellezza. Appoggiata come il nido di un’aquila su uno sprone roccioso a quasi mille metri di altezza, è stata per secoli crocevia e difesa lungo un percorso di pellegrini che collegava tra loro due luoghi di culto di San Michele, il principe degli angeli fedeli a Dio. Così intimamente legata a Sacra di San Michele e al Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo, così tanto distante dai fasti e dal clamore di quei luoghi. Si trova quasi esattamente al centro del percorso. Un “miracolo” considerato che la fondazione del convento che si erge sulla sommità del monte Pirchiriano è stato fondato sul finire del 900 dai Benedettini che lo edificarono su un preesistente castrum romano. Un luogo di pace in cui sognare tempi lontani, magari bui come il primo e il tardo medioevo. Un po’ come fece Umberto Eco ne Il nome della rosa. E forse non è un caso che Eco soggiornò proprio alle pendici di questo monte. Se penso a Guglielmo da Baskerville, non posso che immaginarmelo a dorso di un mulo inerpicarsi lungo le parte della montagna fino alla sommità. Vi ricordate l’incipit del libro? EccoloEra una bella mattina di fine novembre. Nella notte aveva nevicato un poco, ma il terreno era coperto di un velo fresco non più alto di tre dita. Al buio, subito dopo le laudi, avevamo ascoltato la messa in un villaggio a valle. Poi ci eravamo messi in viaggio verso le montagne, allo spuntar del sole. Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l’abbazia”. Oggi ne possiamo ammirare sono una parte, l’antica biblioteca fu trasformata in bastione difensivo e cannoneggiata da Napoleone nella sua discesa in Italia. E la si può ammirare grazie a tre ascensori costruiti per le paralimpiadi di Torino (serve però un’energica spinta per superare un dislivello di una ventina di metri).È meglio telefonare per pianificare la visita http://www.sacradisanmichele.com/ita/

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Insieme, a Santiago
Se per alcuni la vacanza è sinonimo di sole, relax e cocktail a bordo piscina, per altri è il terreno di prova per misurare la propria capacità di sopportare le difficoltà e la fatica. È l’occasione per mettersi in strada, come facevano i pellegrini, per esplorare nuove terre, ma anche conoscere più a fondo sé stessi. Un’esperienza che sembra preclusa a un disabile, ma che in realtà è pienamente fattibile, come testimonia Pietro Scidurlo  nel suo libro Guida al cammino di Santiago per tutti (ed.Terre di Mezzo, 20 €). L’autore, paraplegico, ha ideato due itinerari adatti sia a chi si muove in sedia a rotelle (con un ausilio per le strade sterrate), sia a chi utilizza l’handbike. La guida è corredata da mappe, altimetrie, accessibilità dei luoghi da visitare e delle strutture ricettive.

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Articolo tratto dal sito web viaggi.corriere.it

UN GIORNO A TRIESTE. IL MIO ITINERARIO IN SEDIA A ROTELLE

Agosto 2018

Trieste, città portuale capoluogo del Friuli Venezia Giulia, è situata a pochi passi dal confine sloveno. Proprio per la sua posizione geografica è sempre stata contesa sia dall’Italia che dalla Slovenia. Il suo centro storico presenta quindi influenze italiane e slovene ma anche austro-ungariche. E’ possibile visitarla in una giornata? Certo che si!

Ho parcheggiato l’auto in uno dei posteggi per disabili di fronte al Molo Audace, a pochi passi da Piazza Unità d’Italia. Ho scaricato dalla macchina il mio Triride e ho iniziato il mio itinerario. Dopo aver scattato qualche foto al molo ho attraversato la strada a sinistra e mi sono trovata di fronte ad una delle piazze più affascinanti che abbia mai visto: Piazza Unità d’Italia. Il Municipio, il Palazzo della Giunta del Friuli Venezia Giulia e la Prefettura risplendono elegantemente in questa piazza davvero suggestiva. Risulta essere la più grande d’Europa ed è aperta sul mare. E’ stata completamente ristrutturata tra il 2001 e il 2005 ed i fari blu a led la illuminano magicamente la sera. Proprio di fronte al Municipio è posizionata la Fontana dei Quattro Continenti rappresentante l’Europa, l’America, l’Africa e l’Asia.

Ho proseguito svoltando a sinistra del Municipio continuando dritta in direzione Piazza della Borsa. Tutt’attorno si susseguono negozi e bar. Non arrivo fino all’inizio di Corso Italia ma percorro i portici sulla destra della piazza e giro nuovamente a destra. Passo davanti al Teatro Romano, situato ai piedi del Colle di San Giusto. Non è possibile entrare ma è ben visibile dall’esterno. Poco più avanti del Teatro Romano c’è un parcheggio coperto. Ho saputo in seguito che chi posteggia qui può usufruire dell’ascensore per accedere al Santuario di Santa Maria Maggiore e all’adiacente Basilica di San Silvestro. Chi invece, come me, decide di effettuare il giro in sedia a rotelle si trova i due complessi sopra le proprie teste, e per salire vi sono numerose scale. Non ho potuto quindi appurare se, una volta in alto, vi sono rampe per entrare nel santuario e nella basilica o meno.

Arco di Riccardo

Ho proseguito dritto pochi metri e ho svoltato a sinistra in una stradina dove c’è un ristorante. Ho continuato sulla sinistra (strada in salita a ciottoli irregolari) e mi sono trovata davanti all’Arco di Riccardo, che in passato era una delle porte della Tergeste Romana (nome di Trieste durante l’Impero Romano). Risale al 33 a.C. Piazza Barbacan, dove si trova l’arco, è piccola e piena di dislivelli.

Ho girato nuovamente a sinistra ed ho percorso una salita lunga ed a tratti con ciottoli grossi e scivolosi, fastidiosi anche per il mio ruotino elettrico Triride. Sono giunta così sulla sommità del Colle di San Giusto dove si trova l’omonima cattedrale. All’esterno della cattedrale vi sono due posteggi per disabili. La Cattedrale di San Giusto è accessibile in sedia a rotelle tramite una rampa posizionata sul lato sinistro della facciata. L’ingresso alla cattedrale è gratuito. Se l’esterno vi sembra semplice, con solo un rosone decorato di pietra carsica, l’interno è ricco di mosaici ed icone. Accanto alla cattedrale sorge il Castello di San Giusto, dove ha sede il Museo del Castello. L’ho ammirato solo esternamente non informandomi se gli interni siano accessibili in carrozzina o meno. Nei pressi del castello di possono contemplare ad occhio nudo i resti della Basilica Romana ed il Parco della Rimembranza, quest’ultimo accessibile tramite tre gradini.

Sul lato sinistro della cattedrale, dove si trova la rampa d’accesso per disabili, c’è la fermata del pullman. Così ho deciso di tornare in centro in bus, verificandone anche l’accessibilità. L’autista mi ha detto che tutti i pullman di Trieste sono stati resi accessibili con rampe e posto a bordo per la sedia, ma io ne ho preso uno solo, quindi non saprei se la cosa risulti veritiera.

Dal bus scendo nuovamente sul Molo Audace, ma questa volta mi sposto verso il Borgo Teresiano, quartiere di Trieste posto sulle sponde del Canal Grande. In realtà il canale non è poi così grande, anzi somiglia ad un rigolo d’acqua dove alcune vecchie barche sostano indisturbate. Bello però il gioco di specchi che fanno le case mentre riflettono nell’acqua. In questa zona vi sono un paio di ponti da dove si riesce a fotografare bene la Chiesa di Sant’Antonio. Proseguo fin qui ma non visito la chiesa in quanto chiusa (non ho notato nessuna rampa d’ingresso). Giro a destra e mi imbatto nel bellissimo tempio Serbio Ortodosso di San Spiridione. Gli esterni sono davvero molto particolari, ma il tempio non è visitabile internamente.

La mia giornata a Trieste di conclude qui. Il mio tour prosegue in Slovenia. Prima tappa Grotte di Postumia.

Sulle orme degli animali più rari al mondo

Agosto 2018

Siete amanti degli animali? Il viaggio per voi significa anche andare alla scoperta degli esseri viventi più particolari al mondo? Leggi questo articolo preso dal sito www.travelweare.com

Musetti tenerissimi, code strane, orecchie enormi, temibili spire e versi sconosciuti: viaggiare è anche il modo per scoprire una natura incontaminata  e, perché no, una fauna quasi sconosciuta. Animali strani oppure pericolossissimi che solo in pochi luoghi al mondo è possibile osservare. Perché non approfittare per fare del viaggio un’occasione per trasformarsi in moderni Charles Darwin e andare a caccia (metaforicamente parlando) delle più originali specie del pianeta?

foto presa da Google

Olinguito – Equador e Colombia

Cominciamo dall’olinguito, tenerissimo essere peloso, a metà strada tra un orso ed un cagnolino. E’ il primo mammifero carnivoro ad essere stato scoperto in America negli ultimi 35 anni. Lo potete trovare nelle foreste pluviali di Ecuador e Colombia.

Tragulida – India

Altrettanto raro e buffo, forse anche vagamente inquietante, il tragulida è famoso anche con il nome di “topo – cervo” per via del suo corpo da ratto e zampe simili ad un cerbiatto.   Vive nelle foreste tropicali ed in particolare nell’India meridionale: buon nuotatore, si nutre di frutti caduti e fogliame.

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Tartaruga delle Galapagos – Isole Galapagos

Spostiamoci invece alle isole Galapagos, patria delle tartarughe che hanno reso questo angolo di mondo un paradiso. La tartaruga delle Galapagos o tartaruga gigante delle Galapagos è una tartaruga della famiglia Testudinidae, endemica dell’arcipelago, che può raggiungere i 300 kg di peso e quasi due metri di lunghezza. L’aspettativa media di vita stimata di un esemplare di questa specie è di 150-200 anni: un vero museo a quattro zampe!

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Jerboa – Arabia, Africa, Asia

Immaginate ora un piccolo topolino peloso di colore bianco-grigio, ma con delle enormi orecchie da Dumbo. Fatto? E’ il jerboa, roditore diffuso nelle zone aride e semiaride dell’ Arabia, Africa, Medio Oriente e Asia centrale. Ha zampette robuste sempre pronte a saltare, soprattutto nel deserto.

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Wombat – Australia

Si riconosce dal naso peloso il wombat, piccolo marsupiale proveniente dall’Australia, ritenuto la specie più rara al mondo. Diffuso nelle regioni più fredde e più umide dell’Australia meridionale e orientale, vive anche nelle regioni montuose, spingendosi verso nord fino al Queensland meridionale; ancora più rara la sottospecie dello stretto di Bass che vive solamente sull’isola di Flinders, a nord della Tasmania. Nel 1996 la sua popolazione venne stimata sui 4000 esemplari e ancora oggi viene considerata vulnerabile dall’Environment Protection and Biodiversity Conservation Act del 1999.

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Baiji – Cina

Sembra uscito da un film di fantascienza il baiji: si tratta di un delfino d’acqua dolce che popolava le acque del fiume Yangtze in Cina, caratterizzato da un lungo rostro leggermente all’insù. Dichiarato estinto nel 2006, è stato avvistato nuovamente il 30 agosto 2007. Chi ha avuto la fortuna di incontrarlo riferisce che ha un corpo tozzo delle dimensioni di un uomo.

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Pipistrello delle Seychelles – Isole Seychelles

Si ritiene in via di estinzione (ne rimarrebbero solo 100 esemplari) il pipistrello delle Seychelles. Specie rarissima, vive nelle zone disabitate delle suddette isole, concentrati principalmente su Silhouette island. Le ragioni del suo declino non sono note. Si sospetta che l’introduzione  nell’isola del barbagianni “Tyto Alba” fosse il probabile responsabile di tale declino.

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Rinoceronte di Giava – Indonesia

Anch’esso a rischio di estinzione, il rinoceronte di Giava è’ una delle tre specie di rinoceronti presenti in Asia, in particolare in Indonesia e in Vietnam dove sembra si dia estinto nel 2011. Del tutto simile al rinoceronte indiano, ha una lunghezza di circa 3 metri ed un peso che va da 1400 e 1600 kg. E’ dotato di un solo corno, molto corto (quasi 30 cm). Abita le foreste tropicali, all’estremità occidentale di Giava. Si tratta del rinoceronte a maggior rischio di estinzione  in assoluto: oggi ne restano 65-70 esemplari nel parco nazionale di Ujung Kulon.

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Ghiro coda di topo – Turchia

Dulcis in fundo un altro animale rarissimo, sacro Graal di qualsiasi fotografo naturalista: il ghiro coda di topo sarebbe stato avvistato e fotografato in Turchia. Questo piccolo roditore – che si distingue dal ghiro classico (foto) per avere una coda sottile con poca peluria bianca nettamente divisa dal mando del corpo che è invece di colore rossastro – è stato classificato come “vulnerabile” nella lista rossa della International Union for Conservation of Nature.

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In un periodo in cui i pericoli per il mondo animale non hanno limiti geografici, viaggiare per conoscere e imparare a rispettare specie rare e preziose può essere il modo migliore per essere cittadini del mondo e per dare una mano a quanti si adoperano per la conservazione della fauna.

Turismo accessibile, sei mete per tutti

Maggio 2018

Sono 10 milioni solo in Italia, sono i viaggiatori con esigenze speciali che scelgono di viaggiare. Turisti con disabilità che chiedono ai tour operatori destinazioni più o meno insolite: dalle spiagge incontaminate allo sci d’alta quota, dalla visita alle città d’arte agli sport estremi

Turismo accessibile, una definizione coniata recentemente per delineare un turismo indirizzato verso viaggiatori con esigenze speciali: persone con disabilità motorie (croniche o temporanee) sensoriali, intellettive e relazionali. Secondo alcune stime in Europa si parla di circa 60 milioni (i numeri variano a seconda dei Paesi a causa dei differenti metodi di catalogazione), la metà dei quali potenziali turisti.

Ognuno di loro solitamente si muove con un accompagnatore o con la famiglia, così da far lievitare il dato fino a 100 milioni, per un indotto stimato di circa 166 miliardi di euro annui. Secondo i dati dell’istituto Doxa (luglio 2015), il mercato del turismo accessibile italiano coinvolge, oggi, 10 milioni di persone, quasi il 16,4 per cento delle famiglie in Italia. Un dato “allargato” che comprende chiunque abbia particolari esigenze in vacanza, dagli ammalati cronici agli anziani: il giro d’affari, secondo le stime, è di 27,8 miliardi di euro. Ma, sempre secondo la ricerca, generalmente le richieste di questi turisti rimangono in gran parte inevase.

Una situazione a cui il Ministero della cultura e del turismo (Mibac) sta cercando di porre rimedio attraverso la commissione per la promozione e il sostegno al turismo accessibile, di cui è presidente Flavia Coccia. “Stiamo lavorando sulla nuova classificazione delle strutture alberghiere”, spiega la presidente. “Ogni albergo per poter accedere alla classificazione da 1 a 5 stelle dovrà rispondere a 10 domande riguardanti i servizi alle persone con disabilità: gli obblighi di legge diamo per scontato che siano stati assolti”. Un’azione culturale che comprende la formazione del personale e la presa di coscienza di problematiche specifiche. “Inoltre la commissione sta stilando alcune linee guida sul turismo accessibile da inserire nel piano strategico che il Mibac dovrebbe pubblicare a luglio”.

 

 

Ma non solo sono sempre di più i tour operator che si specializzano anche in questa “fetta di mercato” proponendo desitazioni in Europa, ma anche all’estero come Stati Uniti, Canada, Brasile e tanta, tanta, AfricaScoprite con noi sei mete particolarmente accessibili

Articolo preso dal sito https://viaggi.corriere.it

Go World sbarca in Africa: nasce Go Afrique

Ottobre 2017

Una nuova avventura per Go World. Il tour operator lancia Go Afrique, con una programmazione dedicata interamente all’Africa. La programmazione è stata messa a punto da Ludovico Scortichini (nella foto), amministratore di Go World, insieme ad Agostino Pari.

I primi itinerari sono già disponibili sul sito dedicato a Go Afrique. Che punta già alle agenzie di viaggi: sono infatti previsti eventi formativi per il trade, concorsi e anche e-learning, sulla piattaforma Go Academy.

L’idea nasce dalla passione di Scortichini per il Continente Nero, alimentata da “trent’anni di viaggi – spiega il manager – che alla fine hanno fatto crescere in me l’idea di lanciare Go Afrique, perché sento ormai l’Africa come la mia seconda patria”.

Si amplia così il ventaglio delle specializzazioni di Go World, che comprende gli storici GoAsia, Go America, Go Australia e le evoluzioni più recenti come Go Trekking, Go Horse o Go Biker.

Articolo preso dal sito www.ttgitalia.com

Non dimentichiamoci di Go4all, tour operator appartenente a GoWorld, specializzato in viaggi per disabili.

 

SEMPRE IN VIAGGIO PER PAPA’

Luglio 2017

Perché si viaggia? I motivi sono molti e talvolta inusuali come quello che vi sto per raccontare in questo mio nuovo post.

L’indiano Arun Narayan Sabnis, che oggi ha 77 anni, ha realizzato quello che era il grande sogno di suo padre.

La famiglia di Arun vivena a Nashik, nello stato del Maharashtra a 180 km da Bombay. Un giorno, rovistando nei cassetti di suo padre, Arun trovò delle fotografie rappresentanti luoghi magici del mondo. E così suo papà gli confessò il desiderio, mai realizzato, di visitare i paesi più belli ed affascinanti della terra.

Arun aveva quattro fratelli, ed in India le famiglie numerose non si possono permettere nulla… E’ già molto se riescono a sfamare tutti i figli!

Ma il bravo Arun si laureò dopodiché ricevette due ammissioni a college americani che però non poté permettersi di pagare. Subito dopo la Ford Foundation gli offrì una borsa di studio e fu così che nel 1973, Aron, fu il primo membro della famiglia ad espatriare dall’India per recarsi in Gran Bretagna.

Ma era solo l’inizio, e l’anno successivo Arun si recò in Europa dove rimase turbato dallo stile di vita completamente differente da quello del suo Paese. Quella che suo padre aveva solo potuto immaginare, Arun lo tramutò in realtà. Australia, Stati Uniti, Canada, Islanda, Africa e addirittura Antartide, continente che in pochi riescono a visitare!

Oggi, a 77 anni suonati, Arun ha visitato ben 75 Paesi! Come ha fatto? Semplicemente dedicando il suo tempo ad organizzare itinerari, far combaciare date e periodi ideali senza omettere quella passione che solo chi viaggia possiede!

Sua moglie non è mai stata d’accordo sui viaggi avventurosi del marito, anche se lui è riuscito a convincerla a volare in Gran Bretagna e Islanda per il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio.

Arun, nonostante l’età, non si vuole fermare! Le sue prossime mete? Mongolia e Siberia!

Non ci resta che augurargli buon viaggio!

DALL’OLANDA ALL’ANTARTIDE IN TRATTORE

Aprile 2017

Questo viaggio atipico è da Guinness dei primati!

Manon Ossevoort aveva un sogno e stava cercando di realizzarlo da circa dieci anni. Ma il 9 Dicembre del 2014 è riuscita nel suo intento: raggiungere il Polo Sud in trattore!

Si, avete letto bene… Questa cittadina olandese ha percorso 38.000 km col suo trattore attraversando prima l’Europa, poi i Balcani e l’Africa. Giunta a Città del Capo si è imbarcata su una nave per l’Antartide.

Vi sembra un’esperienza bizzarra? Secondo Manon per niente… Ecco cosa ha dichiarato prima di partire: “Il trattore per me simboleggia il fatto che se vuoi fare qualcosa, magari non sarai veloce, ma se continui ad andare avanti, e se mantieni un po’ di senso dell’umorismo, arrivi dove volevi arrivare

Che dire, chi la dura la vince! Brava!

CAPO VERDE NO STRESS

Aprile 2017

Premetto che non avrei mai pensato di andare a Capo Verde. Non mi ispirava come destinazione. Mi è sempre stato riferito che il vento tira talmente forte da non riuscire a stare sdraiati in spiaggia.

Poi una settimana di ferie e un pò di stanchezza arretrata mi hanno indotta a pensare a una meta di mare. Dove andare per trovare caldo senza fare troppe ore di volo?

La scelta è ricaduta sull’Isola di Sal, la più turistica di tutto l’arcipelago di Capo Verde.

Devo ammettere che mi sono ricreduta e che ho trascorso una settimana, la prima di Aprile, fantastica! Merito anche del clima caldo e del poco vento che ho trovato che hanno inciso positivamente sulla vacanza. Ho alloggiato in un hotel con formula all inclusive a Santa Maria, paesino pittoresco dove sono situate tutte le strutture turistiche. L’Hotel Creoula è stato adattato per le sedie a rotelle con rampe e scivoli ovunque. Una persona con problemi di disabilità motoria è in grado di muoversi in completa autonomia. Vi sono però alcune mancanze: – la spiaggia senza la presenza di una passerella (siamo in Africa e non possiamo pretendere troppo) – il bagno nelle camere senza maniglioni accanto al wc e con la doccia, ma per accedervi bisogna superare 20 cm di gradino, o la vasca – alcuni gradini per raggiungere il bar della piscina.

Uno dei protagonisti principali dell’Isola di Sal è il mare, da me paragonato a quello dei Caraibi. Le spiagge sono lunghe e ampie come distese di borotalco.

Ma sarebbe un vero peccato limitarsi al mare, l’Isola di Sal offre molto e con un tour di una sola giornata si riesce a visitarla interamente. Ho scelto di non aggregarmi al gruppo organizzato dall’hotel optando per un’escursione privata in pick up con un beach boy. Risultato: maggior tempo a disposizione, soste non programmate per scattare foto e tanto aiuto con la sedia a rotelle sui terreni non sempre consoni.

Siete curiosi di sapere cosa visitare a Sal? Eccovi accontentati:

saline di Pedra de Lume, saline naturali di origine vulcanica ospitate nel cratere di un vulcano spento. Dopo che l’attività del vulcano terminò, l’acqua marina iniziò ad infiltrarsi creando un lago salato naturale. L’effetto ottico è spettacolare! Vi consiglio di portare il costume da bagno per raggiungere la riva ed immergervi nell’acqua densa di sale. Rimarrete a galla come nel Mar Morto. Luogo dotato di rampe e scivoli per disabili.

Palmeira, villaggio di pescatori situato nella parte nord-ovest dell’isola. Colori vivaci e donne senegalesi con in testa cestini colmi di souvenir da vendere animano questo paesino dove si è soliti recarsi per aspettare i pescatori che tornano con le reti piene zeppe di pesce. Impossibile scendere al porto in sedia a rotelle a causa di numerosi gradini.

Espargos, capoluogo dell’Isola. Non vi è nulla di particolare da vedere, ma fatevi portare alle favelas vicine per toccare con mano la crudele realtà di molti abitanti poveri e sfortunati.

Buracona, piscina naturale dove godersi la vista delle onde che si infrangono sulle rocce. Si visita tramite delle passerelle di legno posizionate sopra la sabbia e gli scogli. Accanto alla natural pool vi è una grotta della profondità di 12 metri dove è possibile scorgere l’Olho Azul, spettacolo unico creato dai raggi del sole quando quest’ultimo si mette allo zenit.

Deserto di Terra Boa, caratterizzato da sabbia chiara mischiata a granelli di terra nera. In mezzo al deserto, quando il sole è a picco, sembra di scorgere in lontananza un lago d’acqua che invece non esiste. Questo fenomeno è chiamato “Il Miraggio“.

– Spiagge visitate: Kite Beach, dove le vele dei kite surf svettano colorate nel cielo blu. Baia di Murdeira situata sulla costa ovest. Spiaggia di Ponta Preta con le onde più alte che abbia mai visto in vita mia! Spiaggia di Santa Maria, a mio avviso la più bella dell’isola, dove spicca il suo vecchio molo, ritrovo di surfisti e pescatori. Shark Bay dove, con un pò di fortuna, si possono incontrare piccoli squali gatto a riva.

CURIOSITA’ L’arcipelago di Capo Verde è situato a 500 km dalle coste del Senegal. L’Isola di Sal inizialmente era conosciuta come Ilha Plana (isola piatta) per poi cambiare il nome in “Isola del Sale” dopo la scoperta dei depositi di sale da cucina. Fu scoperta nel 1460 dai portoghesi e tutt’oggi il mix di culture africane e portoghesi è ben evidente sia nei luoghi che nelle persone.

Concludo il mio articolo confidandovi che mi sono innamorata di quest’isola e che a pochi giorni dal mio ritorno a casa sento una nostalgia fortissima. I capoverdiani sono persone deliziose, capaci di strapparti un sorriso in ogni momento della giornata. Non sono invadenti né appiccicosi. Hanno un solo ed unico difetto: fanno le cose con molta calma… Ma si sa, CAPO VERDE NO STRESS!

IL CONTINENTE CHE MI MANCA

Amo viaggiare, e questa non è una novità. Ho cercato e cercherò sempre di visitare il più possibile perché è nel mio DNA e perché mi piace conoscere posti e culture nuove. Ho toccato cinque dei sei continenti. Quello che mi manca è l‘Antartide che, in realtà è disabitato.Anche se non ho in programma, per ora, di andarci, vorrei spendere poche righe scrivendo a proposito di questo gigante della Terra.

Si tratta del continente più meridionale del pianeta, contrapposto all‘Artide, che comprende le terre e i mari attorno al Polo sud. E’ il quarto in ordine di grandezza, dopo Asia, Africa e America. Ha una superficie di 14 milioni di Km ed è posizionato a sud del Circolo polare antartico, nell’emisfero australe. Come ho già scritto sopra, l’Antartide non ha una popolazione vera e propria però, nelle oltre 80 basi scientifiche vivono circa 4000 persone durante i mesi estivi che si riducono a 1000 nei mesi invernali.

CURIOSITA’: nella colonia argentina di Esperanza, nel 1978, nacque il primo essere umano in questo continente. Trattasi dell’argentino Emilio Palma.

Tornando all’Antartide, rappresenta il continente più freddo e inospitale della Terra col 98% del territorio coperto dai ghiacci della calotta glaciale antartica. Alcune piante e animali si sono adattati al clima rigido. Tra questi: pinguini, foche, specie di muschi, specie di licheni, specie di funghi, specie di Marchantiophyta e tipi di alghe.

Diversi tour operator propongono questa destinazione definendola “l’ultima frontiera” ad un prezzo non troppo elevato. Considerano l’Antartide una delle ultime mete vergini del pianeta e sostengono che il clima non sia così rigido. Tutti i viaggi in Antartide avvengono con delle navi comode, sicure ed accessibili a tutti. Durante la navigazione vengono tenute spiegazioni con annesse proiezioni sulla storia, la morfologia, l’organizzazione delle basi scientifiche e sulle varie specie di animali. Mentre durante le discese a terra vi è sempre la presenza di accompagnatori esperti.

Cosa ne dite? Partiamo?

ZANZIBAR

Febbraio 2007                                ZANZIBAR               (viaggio di nove gg)

L’isola di Zanzibar, facente parte della Repubblica Unita della Tanzania e bagnata dall’Oceano Indiano, unisce il blu profondo delle sue acque a bianche spiagge ricche di vegetazione. Una delle parti più divertenti del viaggio è l’aeroporto dell’isola. Piccolino, con una minuscola tettoia che ripara dall’eventuale pioggia, senza aria condizionata, senza nastro per i bagagli e con la dogana da superare dopo lunghe code. Da questa mia descrizione sembrerebbe un’incubo, invece per me è stata un’esperienza nuova che mi ha fatto sorridere. Le valigie vengono sistemate su un bancone e il personale legge a voce alta il nome del proprietario. Può capitare che ti aprono il bagaglio lasciandoti proseguire il viaggio previo mancia. A me è successo al ritorno ed ho dovuto regalare una pashmina alla donna controllore perché mi lasciasse andare. Nei paesi poveri queste cose, purtroppo, accadono frequentemente. Il tragitto al pulmino che porta al villaggio non è facile dato che si viene attorniati da ragazzi locali che propongono l’acquisto di oggetti vari, ma questo è il primo contatto con la vera realtà di Zanzibar. Dal finestrino del pullman ci si accorge della povertà che regna sovrana sull’isola. Capanne adibite ad abitazioni, bambini che giocano per la strada e donne che portano anfore piene d’acqua sulla loro testa. Purtroppo l’acqua è un elemento mancante per loro, che la considero molto importante, fonte principale per cucinare e anche per lavarsi. Oltre alla mancanza di acqua sono privi di elettricità, quindi la sera sono costretti a vivere al buio. Non ero mai stata in Africa ma la prima impressione è stata proprio quella di trovarmi all’interno di un documentario visto in televisione riguardante il continente nero.tanzania_9qwdt.T0

Completamente l’opposto sono i numerosi villaggi turistici posizionati su spiagge borotalco che offrono ogni comfort possibile ed immaginabile. Scelsi di soggiornare nella parte sud-est dell’isola, al Karafuu Beach Resort, proprio di fronte alla barriera corallina. Durante la bassa marea, è possibile raggiungere a piedi una piscina naturale ed avvicinarsi alla barriera. Dalla spiaggia vi è una passerella di legno, percorribile anche i sedia a rotelle, da dove ci si può immergere. Fortemente consigliato il ristorante di pesce a pagamento, dove mangiai delle freschissime aragoste.

Il Karafuu Beach Resort ospita disabili essendo tutto posizionato su una superficie piana ed avendo come camere dei bunglaw di 65 mq con letti a baldacchino, bagni enormi e sono munite inoltre di cabine armadio. Non ho incontrato nessuna difficoltà in sedia a rotelle, tranne che per uno o due gradini per l’accesso alla piscina. Questo villaggio è completamente sorvegliato dai Masai, che evitano l’avvicinarsi di estranei sia durante il giorno ma soprattutto la notte. Difficile interagire con loro dato che non parlano inglese ma solo lo swahili. Invece il personale africano che lavora all’interno della struttura spiaccica anche qualche parola di italiano. Per me fu piacevole  imparare delle parole in swahili come Jambo (ciao), hakuna matata ( non c’è problema) e pole pole (con calma, piano piano). Quest’ultima veniva spesso usata dagli zanzibarini che sono abituati a svolgere le loro mansioni senza nessuna fretta. Sono persone straordinarie di una gentilezza e simpatia che non incontri dappertutto. Una sera prenotai una tipica cena Masai un un piccolo villaggio vicino al mio resort. Tavoli di legno erano apparecchiati all’aperto, sopra di noi il cielo buio e stellato, sotto una tenda i Masai cucinavano carni e verdure… esperienza fantastica!

cena Masai
cena Masai

Per tutti coloro volessero interagire con questa popolazione ed immergersi nel completo clima africano consiglio di partecipare ad una serata di questo tipo. Si possono prenotare direttamente dal villaggio turistico.

Quando vado in un posto mi piace girare in continuazione per vedere il più possibile. Questo è viaggiare, scoprire nuove culture e imparare usi e costumi. Desidero tornare a casa con il mio bagaglio arricchito. Purtroppo durante questo viaggio non mi sono mossa spesso dal villaggio dato che era un periodo molto triste e particolare della mia vita e non avevo lo spirito giusto. Ma le persone che vengono a Zanzibar, oltre ad avere la possibilità di girare numerose spiagge e baie, possono anche visitare Stone Town, ovvero la parte vecchia della capitale, il Mnarani Marine Turtle Conservation Pond, laguna naturale dove dei pescatori assistono con cura le tartarughe, la Casa delle Meraviglie, un tempo palazzo del sultano e la Foresta di Jozani dove si va principalmente per vedere una specie di scimmia chiamata colobo rosso di Kirk che vive solo sull’isola. Ci si deve inoltre addentrare nei vari mercati con le loro bancarelle colorate che vendono ogni tipo di oggetto di artigianato. Io comprai delle statue Masai ma c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Anche collane ed orecchini in legno sono molto carini e particolari.

Portate delle magliette, matite e quaderni da regalare ai ragazzini, saranno felicissimi.

Ultimo, non certo per importanza, non dimenticate di bere almeno uno zanzibarino, tipico cocktail locale a base di frutta poco alcolico.

LIKIZO NZUR!

ZANZIBAR