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UNA STORIA FORTE E DI CORAGGIO: QUELLA DI SIMONA ANEDDA, VIAGGIATRICE SENZA BARRIERE

Novembre 2017

“Sono Simona Anedda, nata a Roma nel 1974 e viaggiare è la mia vocazione. Ho iniziato con un Erasmus in Islanda e, dopo la laurea in Belle Arti, mi sono trasferita a Londra, quindi in Danimarca e in Svezia. Nel 2000 sono stata a New York e, infine, a Chicago.

A 25 anni ho iniziato a lavorare come tour leader per Congressi Medici e a 30 sono partita per un viaggio senza meta, di un anno, in Australia. Al ritorno mi sono trasferita in Germania e ho ripreso la mia attività, lavorando per Finmeccanica e l’Agenzia Spaziale Italiana.

Non parlerò dei miei viaggi in Messico, Martinica, Sud Africa, Francia, Cuba, Usa… ti dirò invece che nel 2012, poco prima di partire per un viaggio nella Guaiana Francese, ho iniziato a stare male e al ritorno, dopo molti accertamenti ed esami, mi è stata diagnosticata la Sclerosi Multipla.

Un medico mi disse: “È meglio che rimanga a riposo e lontana dal caldo”. E io risposi: “E se partissi per il Brasile, come la vede?”. Insomma, alla notizia ho reagito partendo da sola per un viaggio di due mesi nel mondo carioca, nel gennaio 2013.

Non cammino più, non muovo le braccia, non respiro bene. Ma è inutile piangere. Dal 2014 sono in sedia a rotelle e – tra una terapia e l’altra – ho ripreso a viaggiare e ad essere indipendente, nonostante tutto. Così sono partita per l’Islanda e, a giugno 2016, sono stata a Miami, un viaggio di “allenamento” in vista della mia attuale sfida. Sento che non avrò una vita lunga.”

Con queste frasi Simona si presenta all’interno del suo seguitissimo blog, In viaggio con Simona Avevo già sentito parlare di lei e seguivo le sue attività quando un giorno, un amico in comune, ci mise in contatto. Ho molta stima di questa ragazza che ha voglia di vivere la vita al 100% nonostante le sue condizioni. Diciamo che mi rivedo parecchio in lei, perché anche io sono una combattiva ma soprattutto anche io sono una grande amante dei viaggi!

Quindi ho deciso di dedicarle questo articolo sul mio blog perché da parte mia è sempre tanta la voglia di far conoscere “storie speciali”.

Simona ha iniziato a star male nel 2012, senza capire bene per dieci lunghi mesi cosa le stesse accadendo. Cadeva in continuazione e non si sentiva più padrona del suo corpo comprendendo che qualcosa stava cambiando.  Fu un duro colpo quando ricevette la diagnosi di sclerosi multipla primaria progressiva a evoluzione rapida. Del resto come darle torto, nessuno prenderebbe bene una notizia del genere!

Ma l’indole di Simona è diversa da come si sente lei in quei momenti bui successivi l’accaduto. Simona è una combattente e non ha nessuna intenzione di arrendersi, ma soprattutto non ha nessuna intenzione di smettere di viaggiare. Il viaggio la aiuta a farle dimenticare la sua malattia e la fa sentire viva! Nonostante i medici le consigliarono di stare a riposo, nel Gennaio 2013 parte per il Brasile. Non confessa a nessuno la sua malattia perché ha paura che qualcuno possa mettere fine alla sua esperienza carioca della durata di due mesi. Una ragazza tosta e caparbia, una vera numero uno!

Purtroppo, al rientro dal Brasile, le sue condizioni iniziarono a peggiorare e continuarono a farlo fino a quando la costrinsero ad usare una sedia a rotelle. Difficile accettare una condizione come questa quando non si ha mai voluto stabilire dei contratti nella vita, ma al contrario si ama la libertà a 360 gradi.

All’inizio del 2017 Simona ha coronato uno dei suo sogni: girare l’India, il Nepal e l’Indonesia per un totale di cinque mesi. Tutto questo si è avverato grazie ad un progetto di crowdfunding che ha lanciato con l’aiuto di amici. Nonostante questi paesi non siano ancora del tutto consoni ad ospitare un disabile, soprattutto per così tanto tempo, Simona ha trovato una grande disponibilità nei suoi confronti da parte di queste popolazioni. Tutta questa meravigliosa esperienza è documentata, giorno per giorno, nel suo blog.

Non so cosa abbia in mente Simona per il futuro, ma non mi stupirei se fosse in partenza per qualche altro posto nuovo tutto da scoprire. Il suo motto è: “Se pensi di avere delle potenzialità segui il tuo sogno senza paura”.

Io e Simona facciamo parte dell’associazione ESSERE’ ONLUS, si tratta di una OdV (organizzazione di volontariato) con oggetto sociale ampio, ma focalizzato  principalmente sull’attività di reinserimento sociale di persone con disabilità e con limitazione della libertà personale.

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IN UZBEKISTAN SULLA VIA DELLA SETA

Ottobre 2017

ASSALOMU ALEYKUM

Con il saluto nella lingua locale inizia l’avventura di tutti i viaggiatori che si recano in Uzbekistan, Stato dell’Asia centrale divenuto indipendente dall’URSS nel 1991. Quanto ho ambito vedere questi luoghi da sogno!!! Il mio desiderio l’ha realizzato Go4all, tour operator che si occupa di viaggi per disabili col quale collaboro.

Questo tour è conosciuto anche come “via della seta” proprio perché in passato vi facevano sosta le carovane che partivano dalla Cina e si protraevano fino a Costantinopoli ed oltre portando con loro sete bellissime e pregiate. Sono in molti a pensare che di bello da vedere ci sia solo Samarcanda, ma vi assicuro che non è così. L’Uzbekistan è tutto meraviglioso, come nei libri delle Mille e Una Notte che si leggono da bambini. Accostavo spesso le maestose costruzioni composte da Madrasse (antiche scuole coraniche), moschee e minareti ai palazzi di Aladino disegnati nelle favole. Ogni piccolo pezzettino di muro è un capolavoro tanto che ogni volta che riguardi una costruzione ti sembra di scoprire particolari che prima non avevi notato. Il mio itinerario è iniziato da Khiva, col suo compatto ed affascinante centro storico attorniato da una fortezza che le da il soprannome di “cittadella”. Poi è proseguito attraverso il fiume Amu-Darya e l’affascinante deserto rosso il cui nome, Kyzilkum, significa “le sabbie rosse”.  Bukhara, una delle più antiche città del mondo. In passato Bukhara fiorì come centro commerciale e scientifico dell’Asia Centrale. Durante l’invasione dei Mongoli, nel 1219, la città fu distrutta, ma oggi rimane uno dei maggiori centri industriali ed economici del Paese. Dopo il deserto è la volta delle steppa, dove si incontrano mandrie di animali e cammelli e dromedari che sostano vicino alla strada principale. Visita alla città natale di Tamerlano, Shakhrisabz, uno dei centri culturali più importanti del XIV e XV secolo. Tamerlano viene considerato un eroe a tal punto da dedicargli tre statue in tre differenti città. Ed è arrivata la volta di Samarcanda, punto cruciale delle strade che conducevano in Persia, India e Cina. Piazza Registan tutta illuminata di sera mi ha lasciata senza fiato! Per raggiungere la Regione e la città di Samarcanda ho attraversato il passo Kitob Takhta Koracha  passando tramite le sontuose montagne che lo circondano. In cima vi è un pittoresco mercato della frutta secca da dove si ammira la gigantesca scritta in bianco della Regione di Samarqand. La mia ultima tappa è stata la capitale Tashkent, la città che mi è piaciuta di meno. E’ stata interamente ricostruita dai russi ed il loro imprinting lo si riconosce nei palazzoni grigi e squadrati tipici di quel Paese.

ACCESSIBILITA’ GENERALI IN SEDIA A ROTELLE ammetto che non è semplicissimo visitare questo Paese per una persona che, come me, ha problemi di mobilità ridotta. Non vi sono barriere enormi, ma piccoli gradini sparsi qua e là in tutte le città dove mi sono recata. Le rampe non sono inesistenti, ma nemmeno presenti dappertutto e spesso sono troppo ripide e scivolose da percorrere. E’ divertente vedere i bambini che le utilizzino come scivoli per giocare… Una persona in sedia a rotelle non riesce ad effettuare questo tour autonomamente, ma con i giusti aiuti ce la si fa benissimo. Go4all mette a disposizione assistenti in loco che accompagnano il disabile durante l’intero viaggio e che lo aiutano a superare queste difficoltà permettendogli di vedere il più possibile. Per questo motivo vi incito a non scoraggiarvi, ma a buttarvi in questo fantastico viaggio che merita di essere effettuato! Inoltre la popolazione uzbeka è meravigliosa nell’ aiutare il disabile senza volere nulla in cambio. In questo Paese l’ospitalità è sacra ed il turista viene prima di tutto! Appena vedevano il mio assistente in difficoltà le persone locali si apprestavano a dare una mano per farmi superare i vari ostacoli E questo è uno dei motivi principali per cui vi suggerisco di recarvi in Uzbekistan.

TRADIZIONI il popolo uzbeko vive di antiche tradizioni che ancora oggi vengono rispettate e portate avanti dai più giovani. Il patriottismo è molto forte, e lo si percepisce in ogni luogo. Mi è piaciuto parecchio il significato della loro bandiera, per questo lo voglio condividere con voi. Il colore verde rappresenta la natura, quello bianco è simbolo di aria e di pace, mentre il blu equivale al cielo aperto. Le due righe rosse orizzontali simboleggiano la vita, la mezza luna è l’emblema della luna crescente e le dodici stelle costituiscono il numero delle province uzbeke.

Ma riprendiamo a parlare di tradizioni. Nei mesi di Settembre ed Ottobre, attraversando le varie città, si possono scorgere numerose donne che raccolgono il cotone nei campi. E’ un lavoro piuttosto faticoso, sia per via del sole cocente che picchia sulle loro teste, sia per la posizione che devono mantenere durante la raccolta. Ma è una pratica molto importante e produttiva che si tramanda da generazione in generazione. Il matrimonio: sacro per gli uzbeki. Il fidanzamento ufficiale deve durare almeno un anno prima di convolare a nozze ed è fondamentale arrivare vergini al matrimonio. Per richiedere la mano della sposa i genitori del ragazzo devono visitare i futuri suoceri tre volte prima di ottenere il consenso. Strano ma allo stesso tempo affascinante sentire i racconti riguardanti il loro matrimonio e o fidanzamento. Il popolo delle donne dai denti d’oro: le donne più anziane sfoggiano un sorriso a 24 carati. Per loro è simbolo di bellezza nonché motivo di ostentazione. Le signore uzbeke indossano l’abito tradizionale composto dalla tunica khan-atlante e da pantaloni. Un foulard avvolge il copricapo lasciando però scoperto il volto. I giovani invece si vestono all’occidentale con jeans e magliette. L’usanza del thè: il thè viene servito in una teiera di porcellana finemente decorata. Prima di berlo viene versato nella piccola tazza e riversato nella teiera per ben tre volte. Il motivo? Il thè, in questo modo, si miscela meglio. La tazzina deve essere riempita solo a metà poiché colma viene considerato segno di maleducazione. Una tazza piena di thé spinge l’ospite ad andarsene dopo averla bevuta, mentre una mezza piena lo incita a rimanere per berne dell’altro. A Khiva le donne fanno delle babbucce di lana caldissime con i ferri da maglia. Interessante osservarle e comprare le babbucce come souvenir da portare in Italia.

COSA MANGIARE anche il cibo è delizioso! Non piccante né speziato. Ho adorato la loro cucina! I pranzi e le cene sono composti da ben quattro portate. Gli antipasti di verdure miste. Poi una zuppa: di brodo e carne, legumi o verdure e riso. Il piatto principale sempre con carne morbidissima e la frutta o il dessert. Per un pasto completo con bevande si arriva a spendere dagli 8 ai 10 euro. Anche questo è un ottimo motivo per recarsi in Uzbekistan! Uno dei loro piatti tipici nazionali è il Plov, creato con riso pilaf, le carote a julienne e la carne a pezzetti. Altra gustosa ricetta, tipica di Bukhara, è il Lagman: strisce di sfoglia sottile, carne tagliata a pezzettini come il ragù, carote, patate, peperoni, cipolle e pomodori. Assomiglia alla nostra pasta! Non dimentichiamoci dei profumati Shashlyk, ovvero spiedini di carne che vengono cucinati a qualsiasi ora del giorno. Il pane Non, pane tradizionale uzbeko che veniva usato secoli fa anche come moneta tanto che tutt’oggi ciascuna provincia usa stamparlo al centro con un simbolo proprio. Servito caldo è irresistibile! Come dessert ho prediletto il Baklava, simile a quello turco ma meno zuccherato. Gli uzbeki sono per la maggior parte di religione islamica, ma non sono praticanti dato che sotto l’impero russo era vietato l’Islam. Per questo motivo tutti mangiano carne e bevono alcolici.

Non posso che concludere affermando che è stato un viaggio affascinante, misterioso, fantastico ed irripetibile. Sicuramente l’accoglienza della popolazione uzbeka ha contribuito alla riuscita di questo meraviglioso tour dato che i loro sorrisi mi hanno accompagnata durante il corso dell’intera settimana. Le sue bellezze architettoniche sono uniche al mondo e non possono mancare nel curriculum di un viaggiatore. Visitate l’Uzbekistan, non ve ne pentirete!

MOLLARE TUTTO E PARTIRE PER L’ASIA: IL SOGNO REALIZZATO DI SILVIA E MARTINA

Agosto 2017

E’ il sogno di molti, me compresa. Lasciare la vecchia vita alle spalle per iniziarne una nuova… Dove? In giro per il mondo!

Leggete questo articolo preso dal sito di Turista Curioso

Licenziarsi dal lavoro, abbandonare tutte le comodità dell’Occidente e partire per un lungo viaggio alla scoperta delle meraviglie dell’Asia. È quel che hanno fatto Silvia e Martina, spinte da una domanda ben precisa: se non ora quando?

Una scelta che ha rivoluzionato il loro modo di vivere
Silvia e Martina non saranno mai più quelle che erano. Quando torneranno, se mai lo faranno, saranno diverse, più ricche, colme di emozioni e consapevoli di aver realizzato il loro sogno più profondo. Prima di partire sono state assalite dai dubbi, dalle incertezze, ma anche spinte da un obiettivo comune: quello di vivere nella maniera più intensa possibile la loro vita, adesso che di anni ne hanno ancora trenta. Trovare la felicità non è scontato e per farlo talvolta è necessario cambiare radicalmente vita. Esattamente come hanno deciso di fare le due protagoniste di questa storia.

Partire per l’Asia per coltivare le proprie passioni
Silvia e Martina sono partite per coronare un sogno comune: diventare istruttrici di Yoga. Certo, per farlo hanno dovuto abbandonare un lavoro che dava loro certezze economiche, affrontare parenti e amici e lasciare le proprie abitudini e i propri affetti. Ma era l’unico modo che Silvia Bianchini e Martina Barbi, colleghe ed amiche, conoscevano per essere davvero felici. Dopo essersi conosciute circa quattro anni prima a Roma presso l’agenzia pubblicitaria nella quale lavoravano, le due ragazze si sono accorte di avere molte passioni in comune: la natura, il surf, lo Yoga e soprattutto la voglia di conoscere il mondo e sentirsi libere.

Il 2017 è stato l’anno della svolta
Il desiderio di viaggiare può davvero essere irrefrenabile, così come la voglia di condividerlo con il maggior numero di persone possibili. E così le due amiche, poco prima di partire, hanno aperto un blog che oggi ospita tutte le loro avventure, che riporta gli spostamenti, le passioni, la loro filosofia ispiratrice. Il blog si chiama InhaleWildAir ed il nome scelto è quanto di più appropriato e simbolico possa esistere: respira l’aria selvaggia. Il termine Inhale, inoltre, è strettamente legato allo Yoga, disciplina fondata sulla corretta respirazione. Il viaggio delle due amiche ha preso inizio in India, luogo d’elezione per gli aspiranti maestri di Yoga, mentre l’ultima nazione che le ha accolte è stato il Nepal, nel quale hanno appena concluso un meraviglioso trekking fra le vette più maestose dell’Himalaya. A breve Silvia e Martina saranno in Indonesia, dove potranno dedicarsi al surf, l’altra passione comune.

 

SEMPRE IN VIAGGIO PER PAPA’

Luglio 2017

Perché si viaggia? I motivi sono molti e talvolta inusuali come quello che vi sto per raccontare in questo mio nuovo post.

L’indiano Arun Narayan Sabnis, che oggi ha 77 anni, ha realizzato quello che era il grande sogno di suo padre.

La famiglia di Arun vivena a Nashik, nello stato del Maharashtra a 180 km da Bombay. Un giorno, rovistando nei cassetti di suo padre, Arun trovò delle fotografie rappresentanti luoghi magici del mondo. E così suo papà gli confessò il desiderio, mai realizzato, di visitare i paesi più belli ed affascinanti della terra.

Arun aveva quattro fratelli, ed in India le famiglie numerose non si possono permettere nulla… E’ già molto se riescono a sfamare tutti i figli!

Ma il bravo Arun si laureò dopodiché ricevette due ammissioni a college americani che però non poté permettersi di pagare. Subito dopo la Ford Foundation gli offrì una borsa di studio e fu così che nel 1973, Aron, fu il primo membro della famiglia ad espatriare dall’India per recarsi in Gran Bretagna.

Ma era solo l’inizio, e l’anno successivo Arun si recò in Europa dove rimase turbato dallo stile di vita completamente differente da quello del suo Paese. Quella che suo padre aveva solo potuto immaginare, Arun lo tramutò in realtà. Australia, Stati Uniti, Canada, Islanda, Africa e addirittura Antartide, continente che in pochi riescono a visitare!

Oggi, a 77 anni suonati, Arun ha visitato ben 75 Paesi! Come ha fatto? Semplicemente dedicando il suo tempo ad organizzare itinerari, far combaciare date e periodi ideali senza omettere quella passione che solo chi viaggia possiede!

Sua moglie non è mai stata d’accordo sui viaggi avventurosi del marito, anche se lui è riuscito a convincerla a volare in Gran Bretagna e Islanda per il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio.

Arun, nonostante l’età, non si vuole fermare! Le sue prossime mete? Mongolia e Siberia!

Non ci resta che augurargli buon viaggio!

IL PRIMO MUSEO SOTT’ACQUA D’EUROPA

Aprile 2017

Lanzarote, isole Canarie, Spagna. E’ qui che si trova il primo museo sott’acqua di tutta l’Europa.

L’artista britannico Jason deCaires Taylor, che in precedenza ha già realizzato musei sott’acqua in Messico e in India, ha creato delle bellissime statue rappresentanti persone di ogni età le quali sono state posizionate a 14 metri sul fondale marino.

Le opere rappresentano momenti di quotidianità giornaliere e sono ritenute di alto livello artistico. L’obiettivo di Taylor è quello di valorizzare la natura, il mondo vegetale e quello animale.

Per godervi questo spettacolo unico dovete munirvi di pinne, boccaglio, bombole e maschera ed immergervi in profondità.

Gli appassionati di musei non possono e non devono assolutamente perdersi questa occasione!

www.cactlanzarote.com/museoatlantico/lanzarote

IL MIO VIAGGIO IN INDIA DEL SUD ATTRAVERSO LE REGIONI DEL TAMIL NADU E DEL KERALA

Novembre 2016                          viaggio di 12 gg

ITINERARIO: Chennai, Pondicherry, Tanjore, Trichy, Madurai, Periyar, Kumarakom, Cochin, Kovalam

Quando si tratta di parlare o di scrivere a proposito dell’India sono come un fiume in piena. I sentimenti e le emozioni che provo viaggiando in India sono talmente tanti e differenti che non mi basterebbe una vita per descriverli. Amo l’India, è stato amore a prima vista due anni e mezzo fa quando, nel Febbraio 2014, mi recai per la prima volta. Feci il tour del nord, il triangolo d’oro e Calcutta. Trovate la recensione di questo viaggio nella categoria “Asia” del mio blog.

Dal momento esatto in cui rientrai a casa ho sognato di tornarci. E questo mio sogno l’ha realizzato go4all, tour operator dedicato ai viaggi per disabili col quale collaboro. All’interno del sito web www.go4all.it  sono state inserite tutte destinazioni testate da me personalmente con la mia sedia a rotelle. Questo per verificare come sono le accessibilità o le varie barriere architettoniche che si possono trovare negli hotel e durante il tour. Viaggiare in Asia con la carrozzina non è facile, gli ostacoli ci sono, ma non è impossibile! Con gli aiuti giusti ce la si può fare tranquillamente. Se ci riesco io perché non dovrebbero riuscire gli altri? Go4all mette a disposizione un assistente in loco che aiuta la persona disabile a superare i gradini o le altre eventuali barriere e a salire e a scendere dal pulmino in quanto quest’ultimo non ha l’accesso adeguato. Per maggiori informazioni contattatemi o scrivete direttamente sul sito.go4all-cmyk

Ma torniamo all’argomento principale di questo articolo: la mia amata India! I contrasti e le contraddizioni sono davvero molte, forse la si predilige  anche per questo. L’India è un mix di culture, è rabbia e felicità, è ricchezza e povertà, mostra ciò che ci sia di più bello e tutto quello che esiste di più brutto. Dopo due giorni di viaggio nella regione del Tamil Nadu mi sono resa conto di quanto questa zona sia più spirituale rispetto al nord. Non fraintendetemi, il viaggio nel nord dell’India mostra meraviglie e attrazioni che lasciano senza fiato, lo consiglio assolutamente a tutti, ma probabilmente è diventato turistico a tal punto da non far più percepire i valori spirituali.

I templi all’interno di porte colorate e disegnate a mano con statue dalle mille forme non si possono fotografare. Ed è proprio lì che si respira la spiritualità maggiore. Si entra a piedi nudi ed in silenzio, e si ammirano questi bramini (sacerdoti indiani) che nella loro massima concentrazione esercitano riti spirituali. Mi è capitato di essere benedetta più volte, senza nemmeno chiederlo. Ma l’esperienza più forte l’ho vissuta sulle rive del fiume Kaveri, uno dei cinque fiumi sacri dell’India. Tutt’attorno ai ghat, scalinate che accedono al fiume, vi sono numerosi bramini che, per terra, praticano vari riti, da quelli funebri passando per quelli matrimoniali fino a quelli purificatori. Qui ho chiesto se potevo parteciparne ad uno, nonostante non fossi di religione indù, per scacciare gli spiriti negativi. Il ricordo di questa esperienza me lo porterò con me per sempre.

Anche dopo questo mio secondo tour concordo nel dire che, chi si reca nel Paese delle contraddizioni, non vive solo un viaggio ma un’autentica esperienza di vita. La regione del Tamil Nadu offre templi maestosi e bellissimi, totalmente differenti da quelli che si trovano nel nord. Ma quello che più mi è rimasto dentro sono i sorrisi delle persone, la loro gentilezza, i loro inchini, la loro voglia di aiutarti, la loro fede infinita… Già, perché in India chi è fedele lo è al 1000 per 1000. Senza bisogno di farsi vedere o di pregare per obbligo. Mi sono vergognata di essere cattolica a mio modo e di credere di essere una buona praticante. Davanti a loro mi sono sentita ridicola, mi sono sentita senza fede…

Questo mio fantastico ed emozionante viaggio è proseguito nella Regione del Kerala con i suoi verdissimi campi da tè, le palme altissime che svettano nel cielo, la riserva di animali di Periyar, i canali con le case galleggianti (backwaters) e le spiagge infinite. Ma il bellissimo Kerala non è la vera India, ma l’altra faccia dell’India. Quella ricca, piena di vegetazione, dove la gente sembra non pregare più nonostante le numerose chiese cattoliche e dove i turisti si rilassano sulle spiagge assolate in cerca di trattamenti ayurvedici. Nonostante ciò mi è piaciuta molto, l’ho trovata rilassante ed i suoi paesaggi mi hanno fatta sognare.

Secondo me la guida turistica aiuta parecchio alla riuscita o meno di un buon viaggio. In entrambi i miei viaggi in India sono stata FORTUNATISSIMA con le guide. Samin, che mi ha accompagnata durante questo tour, mi ha fatto adorare, se possibile, ancora di più l’India. Da subito ha capito che mi piaceva mescolarmi con la gente del luogo e così ha inserito delle tappe che non erano previste nell’itinerario. Non ha aggiunto ulteriori templi, ma visite a persone e a strutture come una scuola materna, dove ho giocato con i bambini, una lavanderia, dove mi sono cimentata a provare a stirare e in ultimo alla casa dei suoi parenti. Che dire, ero al settimo cielo! Queste sono le emozioni che voglio da un viaggio, queste sono le esperienze più significative di un viaggio!

E per la seconda volta nella vita mi trovo a scrivere: non sarà un addio, ma un arrivederci!

CIAO INDIA!

VIVERE DA DETENUTO PER UN GIORNO? IN INDIA SI PUO’

Ottobre 2016

Ne ho lette e sentite tante di esperienze bislacche, ma credo che questa le superi tutte!

Siamo in India, più precisamente a Sangareddy dove, previo pagamento di 500 rupie (circa 7 Euro) è possibile vivere un giorno da detenuto in prigione senza aver commesso nessun reato!

Ma come??? Solitamente è il contrario, ovvero i carcerati vorrebbero uscire dalle loro fredde celle… Non entrarci!

Questa bizzarra iniziativa indiana è stata lanciata dal dipartimento che supervisiona le prigioni nel distretto di Telangana. Non si è ben capito se lo scopo dell’iniziativa voglia essere educativo o semplicemente turistico, sta di fatto che ben pochi hanno aderito.carcere-uomo

Nonostante la curiosità le celle prenotate sono state davvero poche. Sinceramente la cosa non mi stupisce. Chi vorrebbe provare l’esperienza di essere rinchiuso in una prigione per un giorno? Ma soprattutto a quale intento?

La prigione che ospita i “falsi detenuti” è oggi in disuso. Fu aperta nel 1976, ma dopo la costruzione di un complesso più moderno, nel 2012 ha smesso di funzionare. Nonostante questo, sempre secondo il dipartimento che supervisiona le carceri nel distretto di Telangana, le persone che vogliono partecipare dovranno indossare l’uniforme carceraria, essere controllati dalla guardia notturna e preparare il sapone per lavarsi nella loro cella. Tutto come un vero detenuto!

Seguiranno le stesse rigide regole e la routine del carcere: sveglia alle 5 del mattino per pulire la propria cella, thè alle 6.30, colazione alle 7.30, pranzo a base di riso e sambar dalle 10.30 alle 11 e cena alle 17 sempre a base di riso accompagnato da cagliata e curry. Alle 18 i detenuti saranno poi rinchiusi nelle loro celle fino al mattino seguente.

Chi glielo fa fare? Ma soprattutto… Qualcuno di voi aderirebbe?

4 SETTEMBRE 2016: CANONIZZAZIONE MADRE TERESA DI CALCUTTA

Settembre 2016

Lo scorso 4 Settembre  si è svolta a Roma la canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta. Durante la Santa Messa delle 10.30, tenuta come ogni domenica in Piazza San PietroPapa Francesco ha dichiarato “Santa” la Suora che ha dedicato la sua vita ai malati di una delle più povere e denigrate città dell’India. Il processo di canonizzazione della già Beata Madre Teresa iniziò dopo che, nel 2008, accadde un miracolo a Santos, in Brasile, proprio per sua intercessione. Il caso però fu portato all’attenzione solo nel 2013 per poi essere approvato nel Dicembre 2015.

La canonizzazione di Madre Teresa è stato un grande evento di questo Giubileo Straordinario della Misericordia. Personalmente seguo Madre Teresa da quando sono bambina, ed ho anche avuto il privilegio di vederla dal vivo quando avevo 11 anni. Ricordo che era venuta ospite nell’oratorio del paese dove vivevo ed ero rimasta incantata nel vedere questa suorina, vestita col sari bianco e blu, che parlava sul palco. Da allora ho sempre seguito i suoi passi, visto suoi documentari in tv e ascoltato le sue interviste al telegiornale. Poi, lo stesso anno che ho avuto l’incidente che mi ha costretta sulla sedia a rotelle, lei muore, il 5 Settembre 1997 a Calcutta. Un mio conoscente che era a Calcutta proprio durante i giorni della sua morte mi raccontò che non riuscì ad uscire dall’hotel: gli indiani si erano spostati tutti li, per darle l’ultimo saluto.

Passano diversi anni quando, nel 2013, decisi di organizzare un viaggio di piacere in India l’anno seguente. Il mio pensiero è andato subito a Madre Teresa! Non sarei mai potuta andare nel nord dell’India senza visitare la sua casa, la sua tomba e i luoghi dove aveva operato. Così, nel Febbraio 2014, visitai la Casa Madre, dove riposa la salma della Santa, e Kalighat, nella vecchia Calcutta dove lei iniziò a soccorrere ed accudire i primi malati. (tutti gli interessati al mio viaggio a Calcutta trovano la descrizione con foto nella categoria “Asia” del mio blog) Rimasi piacevolmente sorpresa nell’appurare che, anche gli indiani e le persone di religione non cattolica, visitavano costantemente la sua tomba. Questo non fece altro che aumentare la stima che avevo per lei!

tomba Santa Teresa di Calcutta, Calcutta
tomba Santa Teresa di Calcutta, Calcutta

L’emozione che ho vissuto durante quei giorni a Calcutta me li porterò dentro per tutta la vita e, in parte, li ho rivissuti durante il processo di canonizzazione. Essendo in sedia a rotelle sono riuscita, tramite l’ Unitalsi, ad entrare in Piazza San Pietro con un’accompagnatrice ed a godermi la celebrazione nel migliore dei modi. Alle 6.00 di domenica mattina ero fuori dalla piazza. Si dice che chi meglio arriva prima si accomoda… E infatti mi hanno posizionata a 20 metri dall’altare esterno. Non sarei potuta essere più felice di così… IMG_4868

Per me, Madre Teresa, è sempre stata Santa!

 

IL QATAR ALL’EXPO DI MILANO

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TEMA DEL PADIGLIONE: “Seminare sostenibilità, soluzioni innovative per un cibo sostenibile.”

Il Padiglione del Qatar vuole celebrare, con questo sito espositivo, le loro tradizioni. I suoi abitanti, consapevoli di vivere in un Paese arido, desertico e con mancanza di acqua, cercano in continuazione di contrastare la mancanza di quest’ultima.

PER DISABILI: entrata laterale con rampa per evitare le scale antistanti.

Nella prima sessione del sito espositivo ci si trova di fronte ad una vera e propria tavola imbandita con prodotti tipici. Questo per far capire l’importanza delle tradizioni alimentari per i qatarioti.  “Tu sei quello che mangi.”

Il piatto più mangiato e caratteristico del Qatar è riso basmati con pollo, che può essere sostituito da pesce con riso di dattero in agrodolce. Il riso, l’alimento più consumato di questo paese, viene importato dall’India o dal Pakistan. I pasti vengono consumati con le mani, seduti su tappeti con stuoia intrecciata a palma di dattero. Anche il 90% dei prodotti alimentari vengono importati. Per concludere si beve del caffè spaziato accompagnato da acqua di rose e da un amaro seguito da alcuni datteri.

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Proseguendo lungo il primo piano del sito ci si imbatte nel “giardino botanico del Corano“, che ospita tutte le piante citate nel Libro Sacro.  “Bisogna prendersi cura delle necessità presenti e future.”

Tramite l’ascensore si raggiunge il secondo piano dove il visitatore si catapulta in un viaggio attraverso la “palma virtuale”.

CURIOSITA’: esternamente il Padiglione richiama la forma del “Jefeer“, il celebre cesto di foglie di palma che viene usato dai qatarini per portare o scambiare merci.  Mentre internamente, nei suoi percorsi arabeggianti, sembra far visita ad un souq, ovvero ad uno dei mercati tradizionali.IMG_9366

Tecnologie moderne , cibo sano e soluzioni ecologicamente sostenibili: il Qatar punta in alto!

Nello spazio del padiglione è possibile, a volte, assistere ad uno spettacolo interattivo oppure farsi tatuare con l’ hennè.

L’UOMO CHE HA VISITATO TUTTI I PAESI DEL MONDO

Sono poche le persone che non amano viaggiare. Da viaggiatrice mi risulta impossibile non fantasticare su mete future dove una visita è semplicemente d’obbligo. Scoprire culture, usi, costumi, cibi e luoghi la ritengo una delle cose più belle del mondo.

Albert Podell, giornalista americano, ha avuto la fortuna di visitare tutti i 196 Paesi del mondo. Ma non è sempre stato facile anzi, sono parecchie le difficoltà che ha dovuto superare e diversi i momenti difficili che lo hanno accompagnato.

Podell si laureò all’università di Chicago ed ebbe una carriera di successo come editore, direttore della fotografia e direttore creativo pubblicitario. Scrisse più di 300 articoli e il libro di avventure “Who needs a road“.

Già nel lontano 1965 fece una spedizione in giro per il mondo con un 4×4 toccando 30 Paesi e macinando 42.000 miglia per un totale di 581 giorni. In questo modo ha battuto il suo primo record mondiale per aver compiuto il più lungo viaggio in auto attorno al globo.

“Più vanno male le cose, più saranno belle le storie che racconterai” ha affermato il famoso giornalista in una intervista alla BBC. Podell racconta di quella volta, nel Pakistan orientale (oggi Bangladesh), che rischiò di essere impiccato per aver scattato alcune foto. Correva l’anno 1965 e stava per scoppiare la guerra contro l’India. Il giornalista venne accusato di essere una spia ma fortunatamente fu rilasciato prima dell’impiccagione.

Davvero strane ed inconsuete le abitudini alimentari che lo hanno portato ad assaggiare ogni specie di animale, fatta eccezione per quelle in via di estinzione. Ha così mangiato il cervello di una scimmia viva ad Hong Kong, della carne di un vecchio cammello e topi cotti in Malawi.

Nel Marzo 2015 ha pubblicato il libro “ Around the world in fifty years: my adventures to every country on Earth”, il resoconto dei suoi 50 anni di viaggi. Ma come iniziò a viaggiare? Da dove nacque la sua passione? All’età di sei anni iniziò a collezionare francobolli perché attirato dai Paesi esotici e dagli animali ma la sua famiglia era povera e le vacanze non erano concesse. Qualche anno dopo incominciò a leggere il National Geographic decidendo di, una volta adulto, fare il giro del mondo per avere un francobollo di ogni Paese.

Albert Podell fu considerato pazzo per la sua idea di visitare ogni singolo Paese e rischiò la vita più di una volta. Ma credo personalmente che pochi avrebbero avuto il coraggio di fare tutto quello che lui ha vissuto sulla sua pelle!images (2)