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Si avvita la crisi delle Maldive. Paesi sconsigliano i viaggi per turismo

Febbraio 2018

Si fa sempre più grave la crisi politica nella Maldive, con pesanti ripercussioni sul turismo, vero motore economico del Paese dell’Oceano Indiano. Diversi Paesi stanno sconsigliando ai loro cittadini di trascorrere le vacanze nel paradiso terrestre piombato nel caos in seguito allo scontro tra il presidente Abdulla Yameen, che ha dichiarato lo stato di emergenza, e la Corte suprema pronta a chiederne l’arresto. Pesano soprattutto gli avvertimenti di India e Cina, principale bacino di turisti per le Maldive, che hanno consigliato ai loro vacanzieri di non visitare l’arcipelago tropicale. Anche la Francia e altre nazioni europee hanno sconsigliato i viaggi non essenziali. Gli Stati Uniti hanno invece suggerito cautela, avvertendo di ulteriori proteste nei prossimi giorni nella capitale Male “in risposta agli sviluppi politici emergenti”. “Evitare le aree di dimostrazioni e fare attenzione se ci si trova in prossimità di grandi raduni, proteste o manifestazioni”, ha scritto l’ambasciata Usa a Colombo nel suo consiglio di viaggio aggiornato oggi.

Gli ultimi sviluppi non fanno presagire miglioramenti in tempi rapidi. Il presidente della Corte Suprema delle Maldive e un altro giudice di alto rango sono stati arrestati martedì durante un raid della polizia all’alba, nell’ottica di un giro di vite del presidente Yameen che ha decretato lo stato emergenza. L’arresto da parte di unità pesantemente armate di Adbulla Saeed e di un altro giudice della Corte Suprema nell’arcipelago dell’Oceano Indiano aggrava il caos politico in cui il Paese è precipitato dalla fine della scorsa settimana.

Il presidente Yameen ha deciso di intensificare la repressione attuata negli ultimi anni contro i suoi oppositori, nonostante le proteste e le pressioni internazionali, offuscando l’immagine di questa meta del turismo di lusso.

Il governo ha lanciato una serie di operazioni di polizia per mantenere il controllo della situazione dopo aver rifiutato di rilasciare prigionieri politici, come ordinato alla Corte Suprema giovedì, e ha dichiarato il regime di eccezione per un periodo di quindici giorni.

Le autorità hanno denunciato accuse di corruzione contro i due giudici della Corte suprema e un capo amministrativo dell’istituzione, anch’egli arrestato. Centinaia di manifestanti riuniti davanti all’edificio sono stati dispersi con i gas lacrimogeni.

Gli arresti arrivano all’indomani di quello dell’ex presidente delle Maldive – che è anche il fratellastro di Abdulla Yameen – Maumoon Abdul Gayoom. Quest’ultimo aveva guidato il Paese con il pugno di ferro per 30 anni, fino alle prime elezioni democratiche del 2008, ma recentemente si è trasferito nel campo dell’opposizione. “Non ho fatto nulla per essere fermato”, ha detto Gayoom in un messaggio video postato su Twitter ai suoi sostenitori poco prima del suo arresto. “Vi chiedo di rimanere fermi e determinati, e non abbandoneremo il lavoro di riforma che stiamo facendo”, ha aggiunto.

Il Dipartimento di Stato Usa ha espresso preoccupazione per lo stato d’emergenza proclamato nelle Maldive, sottolineando che questa misura concede ampi poteri alle forze di sicurezza, impone restrizioni ai viaggi e sospende parte della Costituzione del Paese. Al contempo gli Stati Uniti plaudono alla decisione della Corte Suprema delle Maldive di rilasciare i prigionieri politici e reintegrare i membri eletti del Parlamento. Per il Dipartimento di Stato americano è un “imperativo” l’attuazione della sentenza della Corte. Un messaggio rivolto al “presidente delle Maldive, al governo e ai servizi di sicurezza. Gli Stati Uniti sono inoltre a favore della libertà di espressione per tutti gli abitanti delle Maldive e chiedono al governo il rispetto di questa libertà fondamentale”, si legge ancora nella nota del Dipartimento di Stato.

Articolo preso dal sito www.huffingtonpost.it