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MADABA E LA STRADA DEI RE, GIORDANIA

Aprile 2019  ITINERARIO:AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH

La Strada dei Re corre lungo la spina dorsale dell’altopiano centrale della Giordania, interrotto dallo spettacolare Wadi Mujib. Con i suoi luoghi biblici in posizione panoramica, i raffinati mosaici romani e i ben conservati castelli dei crociati, la regione centrale del paese offre un’ampia varietà di siti davvero affascinanti. Madaba, con le sue chiese decorate da mosaici che riflettono la ricca eredità cristiana, costituisce la base ideale per esplorare l’intera zona. Da qui potete partire per visitare il castello di Shobak e il punto da cui si dice che Mosè abbia visto per la prima volta la Terra Promessa sul Terra Promessa.

La cittadina di Madaba è celebre soprattutto per i suoi mosaici di epoca bizantina: il più famoso raffigura una carta geografica che riveste il pavimento della Chiesa di San Giorgio. L’entrata dal cancello di quest’ultima non presenta barriere, mentre per accedere all’interno della chiesa bisogna superare un piccolo gradino. L’ingresso è gratuito per il disabile. Questa chiesa greco-ortodossa del XIX secolo dall’aspetto piuttosto modesto custodisce un tesoro degli arbori della cristianità. Il mosaico in oggetto fu realizzato nel 560 d.C. è corredato da 157 scritte in greco che indicano i principali luoghi biblici del Medio Oriente, dall’Egitto alla Palestina. Il venerdì e la domenica mattina la chiesa apre i battenti alle ore 7.00 per la messa alla quale possono partecipare anche i visitatori. Durante la funzione, però, non è possibile vedere il mosaico.

Il vasto Wadi Mujib è orgogliosamente definito “il Grand Canyon della Giordania” e attraversa il paese dalla Strada del Deserto al Mar Morto per più di 70 km. Oltre che per le sue dimensioni spettacolari, il wadi è degno di nota in quanto storicamente rappresentava il confine tra il regno degli amoriti (a nord) e quello dei moabiti (a sud). La Strada dei Re ne attraversa le propaggini superiori. La gola è profonda 1 km e larga 4 ma occorrono 18 km di tornanti sulla Strada dei Re per scendere lungo la parete del Wadi, superare la diga che si trova in fondo e risalire dall’altra parte. Le vedute più belle si ammirano dal bordo settentrionale del wadi, 3 km dopo la cittadina di Dhiban. Questo è il punto perfetto per scattare alcune fotografie!

Pare che il Monte Nebo sia il luogo da cui Mosè contemplò per la prima volta la Terra Promessa, che non riuscì mai ad aggiungere. Secondo la Bibbia, il patriarca morì all’età di 120 anni e fu sepolto nei pressi del monte, ma gli studiosi non concordano su dove si trovi esattamente la sua tomba. Sulla cima del Siwagha (significa “monastero”) è stato eretto il Memoriale di Mosè, la cui vista spazia sul Mar Morto e oltre, fino a Israele e ai Territori Palestinesi. L’entrata per il disabile è gratuita. C’è una salita piuttosto ripida da percorrere, meglio avere con se un ruotino elettrico. Io col mio Triride non ho avuto problemi. Il Memoriale segna il punto in cui Mosè contemplò la Terra Promessa. Accanto è stata posizionata una croce in bronzo, realizzata da un artista italiano, che simboleggia la sofferenza e la morte di Gesù sulla croce. Nei pressi del Memoriale di Mosè, sulla cima del Monte Nebo, sorge la Chiesa del Memoriale, una basilica che fu eretta nel 597 d.C. intorno alle fondamenta di una chiesa del IV secolo. La chiesa è stata resa accessibile in sedia a rotelle mediante delle rampe, e custodisce mosaici di grande importanza risalenti al 530 d.C. Prima di terminare il giro ci si imbatte nell’ulivo che piantò Papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita sul Monte Nebo nell’anno 2000. L’intero percorso esterno non presenta barriere architettoniche.

L’ultima tappa è stato il castello crociato di Shobak, circondato da un paesaggio remoto e selvaggio. Non ho visitato internamente il castello perché le rovine rimaste lo rendono inaccessibile in carrozzina. Fu costruito su un piccolo poggio al limitare di un altopiano e appare particolarmente imponente, soprattutto se visto da lontano. Il Castello di Shobak fu costruito per volere del re crociato Baldovino I nel 1115. Subì numerosi attacchi da parte delle armate di Saladino prima di soccombere nel 1189. Nel XIV secolo venne occupato dai Mamelucchi che lo riedificarono e lo ampliarono.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che organizza viaggi per disabili.

SANTA CRUZ, GALAPAGOS

Febbraio 2019

Quest’isola, appartenente all’arcipelago delle Galapagos, prende il nome da una nave di una flotta britannica. Santa Cruz, con un’area di 986 Km quadrati, è l’isola che ospita la cittadina più popolosa di tutte le isole: Puerto Ayora. La natura è meravigliosa e vi sono moltissime cose da fare e da vedere.

Ho deciso di trascorrere qui le prime cinque notti del mio viaggio anche perché da Puerto Ayora partono tantissime barche che conducono ad altre bellissime isole. Da Guayaquil, con un volo della durata di circa due ore operato dalla compagnia area Avianca, sono atterrata a Baltra, porta d’ingresso per le Galapagos in quanto vi è l’aeroporto. Dall’aeroporto di Baltra partono diversi bus (senza pedana) che portano al Canale di Itabaca da dove si prende la barca e si giunge a Santa Cruz. Poi per raggiungere Puerto Ayora sono necessari ancora 40 minuti di taxi. Io ho Acquistato il “pacchetto trasferimento tutto incluso” sul sito www.galapagosisland.com Mi sono venuti a prendere all’aeroporto di Baltra con un van (senza pedana) dove ho caricato bagagli e Triride, mi hanno portata fino al canale da dove mi sono imbarcata per Santa Cruz (barca con pedana talmente ripida da aver bisogno di aiuto per l’imbarco e lo sbarco) e da lì un altro van mi ha condotta fino al mio hostal a Puerto Ayora. Costo 45 dollari.

Puerto Ayora è stata una piacevole scoperta… Vivace, giovane con una varietà di locali dove mangiare a bere e con un numero esagerato di agenzie dove prenotare escursioni di vario genere. Se lo avessi saputo non mi sarei sbattuta per quasi un anno ad organizzare e prenotare le gite giornaliere in barca in internet, ma avrei scelto al momento cosa fare e dove andare. C’è davvero l’imbarazzo della scelta!

Dal mio hostal parte una pista ciclabile che raggiunge, in meno di dieci minuti a piedi, il Malecon dove si snodano i numerosissimi negozi di souvenir e i vari ristoranti. La ciclabile è accessibile in carrozzina con rampe per salire e scendere dai marciapiedi e circonda tutto il porto fino alla stazione di ricerca di Charles Darwin.

Il mio itinerario inizia proprio dalla Charles Darwin Research Station, stazione di ricerca biologica operata dalla Charles Darwin Foundation. La stazione fu fondata nel 1964 e molti scienziati provenienti da tutto il mondo lavorano costantemente sulla ricerca e la conservazione degli sistemi marini e terrestri delle Galapagos .L’entrata è gratuita e definirei l’intero complesso “parzialmente accessibile”. Vi sono delle rampe di legno per visitare i vari punti di spiegazione e anche per vedere gli animali tenuti nella stazione per effettuare gli studi, ma tra un percorso e l’altro capita di imbattersi in strade sterrate, sentieri acciottolati e parti di percorso con pezzi rocciosi e rotti. Col Triride ce l’ho fatta ma in alcuni punti con fatica. E’ presente un bagno per disabili. A metà percorso, sulla destra, si trova una piccola spiaggetta. Non è munita di passerelle e c’è un gradino di venti cm da superare per scendere sulla sabbia. Rispetto alle altre spiagge dell’isola, quella della riserva non è per niente bella. Vi consiglio di visitare l’intero complesso il primo giorno per avere un’infarinatura su quello che si andrà a vedere e a fare.

Altra cosa imperdibile a Santa Cruz è la riserva delle tartarughe giganti di El Chato. E’ conosciuta come un territorio di roaming per le tartarughe giganti delle Galapagos che attraversano la riserva sulle loro migrazioni permanenti dalla costa agli altipiani, rendendolo uno dei remoti luoghi dove è possibile vedere questi animali nel loro habitat naturale. Ho raggiunto la riserva in taxi, in quanto si trova nel centro dell’isola. L’ingresso costa 5 dollari. Il percorso è segnalato da frecce ed è accessibile in sedia a rotelle anche se non ci sono passerelle ma solo sentieri sterrati con terra e sassi.

Dal ritorno da El Chato ho fatto tappa alla bellissima Playa Garrapatero. Si accede dal posteggio tramite un sentiero accessibile, poi la larga e lunga spiaggia non ha nessuna passerella. Il bello delle isole Galapagos è proprio questo, ovvero niente è stato contaminato e costruito. Per noi viaggiatori a rotelle è senza dubbio più difficile, ma la natura rigogliosa e inalterata lascia senza fiato! Dietro alla spiaggia vi è una laguna dove sostano i flamingos ma Febbraio non è il periodo per avvistarli… Quindi sono tornati in hostal senza aver visto nemmeno un fenicottero!

In realtà quella che è definita la spiaggia più bella dell’isola non è accessibile, purtroppo, in sedia a rotelle. Tortuga Bay dista pochi passi dal mio hostal e pare ci sia un sentiero che la costeggi interamente. Peccato che per salire al sentiero c’è una scala di sassi. I miei amici non sono riusciti a portarmi fino in cima. Le foto che vedete sono state scattate dai miei compagni di viaggio. La spiaggia di Tortuga Bay è famosa per il suo litorale espansivo e incontaminato che scende gradualmente nel Pacifico. E’ ideale per gli amanti del surf o semplicemente per rilassarsi e prendere il sole con le iguane marine. Prima di percorrere il sentiero bisogna registrarsi col numero di passaporto e pagare due dollari a testa. La spiaggia chiude alle 18. Portate con voi cappello e crema solare a protezione alta, il sole dell’Equatore brucia anche all’ombra!

Dal porto di Puerto Ayora ho preso tre barche per raggiungere altre tre meravigliose isole… Siete curiosi di sapere quali? Seguitemi e lo scoprirete presto!

ISOLE GALAPAGOS

Febbraio 2019

E’ difficile visitare le isole Galapagos in sedia a rotelle? Si, purtroppo non c’è quasi nulla di accessibile.

Fortunatamente ho viaggiato con tre amici che mi hanno dato una mano così, dopo una settimana in Ecuador on the road, da Guayaquil siamo volati nel vero paradiso terrestre! Si perché l’Eden esiste e prende il nome di “arcipelago delle Gapalagos“. Il naturalista Charles Darwin approdò con la nave britannica Beagle in queste isole dell’Oceano Pacifico il 15 Settembre del 1835. L’arcipelago divenne famoso proprio grazie a Darwin, che catalogò centinaia di specie osservandone caratteristiche e differenze per poi elaborare la teoria dell’evoluzione.

Ho escluso fin dall’inizio la crociera di una settimana, decisamente troppo costosa per il mio budget a disposizione. Tenete presente che la sola crociera mi sarebbe costata quanto l’intero viaggio di 15 gg in Ecuador compreso di voli!!

Così ho optato per l’hopping tour, ovvero il tour via terra dormendo negli hostal presenti sulle varie isole.

A proposito, quali isole scegliere? In totale sono tredici, sette maggiori e sei minori. Vi devo confessare che ho fatto parecchio fatica a trovare qualche tour operator e/o agenzia locale in internet che mi permettesse di partecipare ad un loro tour giornaliero. Ne ho contattati davvero molti ma nessuno se la sentiva di prendermi a causa della sedia a rotelle. Col senno di poi, dopo esserci andata, comprendo meglio le paure e le perplessità delle persone con le quali sono stata in contatto. Nessuna imbarcazione ha la rampa d’accesso, ti fanno salire in barca prendendoti in braccio o alzandoti di peso con tutta la carrozzina. Io non sono una fifona e mi adatto a tutto ma vi confesso che ho pensato più di una volta di finire in mare!!

Inoltre nessuna barca ha il bagno per disabili, ma solo un minuscolo bagnetto impossibile da utilizzare in carrozzina. Le barche raggiungono una velocità fortissima e se si sta seduti sui loro sedili si rischia di volare in acqua. Io sono sempre rimasta sulla mia sedia a rotelle tenuta saldamente da due dei miei tre amici. Per scendere dalla barca per fare snorkeling o per raggiungere le spiagge (quelle più incontaminate non sono munite di pontile ma sono raggiungibili solo a nuoto) mi sedevano su una sponda dell’imbarcazione e mi calavano tenendomi dai polsi. Lo stesso per risalire.

Avrei voluto visitare Isla bartolomé ma nel giro sono inclusi 330 gradini da superare: scartata a priori. North Seymour, ma la pavimentazione è fatta di scogli e non è percorribile nemmeno col Triride. Inizialmente mi arrabbiavo, perché tramite email non riuscivo a comprendere la difficoltà dei percorsi. O meglio, credevo che con i miei tre aiutanti non avrei avuto problemi. Ma ho richiesto in loco alle agenzie e ho ricevuto la stessa risposta.

Ma non crediate che mi sono arresa, ho comunque visitato ben cinque isole in sette giorni! E vi assicuro che nelle mie condizioni è un vero record! Mi sono appoggiata alle due isole principali, Santa Cruz e Isabela, dove ho dormito le prime cinque notti e le ultime due e da lì ho preso tre imbarcazioni per visitarne altre.

Nel frattempo ho trovato, sempre in internet, Roberto Furlani, un italiano residente in Svizzera consulente di Evolution Travel. Lui è stato l’unico a parlarmi chiaro e a consigliarmi due tour snorkeling con visita alle spiagge adiacenti più birdwatching. Isole Pinzon e Daphne e Santa Fe con Playa Escondida. Per conto mio sono invece stata a San Cristobal.

Ma state tranquilli, scriverò un report dettagliato per ogni isola visitata con tutti i contatti necessari ed i costi. Alle Galapagos si paga anche l’aria che si respira ma vi assicuro che ne vale la pena! Dovete solo avere tanto spirito di adattamento se, come me, vi spostate con una sedia a rotelle.

 

LAGUNA DI QUILOTOA, ECUADOR

Febbraio 2019

ITINERARIO: Midad del Mundo, Otavalo, Quito, Laguna di Quilotoa, Parque National Cajas, Cuenca, Guayaquil, isole Galapagos

Quilotoa è un piccolo villaggio situato a 3914 metri di altezza famoso per il suo cratere vulcanico, ormai spento, e la sua spettacolare laguna. In questo luogo, situato nella parte occidentale delle Ande ecuatoriane nella provincia del Cotopaxi, vi abitano solo indigeni con tradizioni ancora radicate che indossano i tipici costumi andini e parlano la lingua quecha. Ho vissuto una bellissima esperienza dormendo in un lodge gestito da questa cordiale e accogliente popolazione.

Da Quito ci sono circa 176 km, e una volta lasciata la Panamerica ci si addentra nell’entroterra rurale dove si susseguono paesaggi mozzafiato: canyon, terrazze verdi coltivate, capanne di agricoltori, greggi di pecore, alpaca e asinelli che gironzolano liberi sulla strada. Quest’ultima è percorsa solo da camion o da autobus presi nella cittadina di Zumbahua, a 17 km più a sud, o nella più comune Latacunca.

Dopo una serie di curve si arriva a Quilotoa. All’ingresso bisogna pagare 2 dollari (per auto) e registrarsi. Ricordatevi di avere con voi il passaporto (va bene anche la fotocopia).

Dopo aver posteggiato proprio davanti alle passerelle (accessibili) che conducono all’osservatorio, attacco il Triride e salgo fino in cima da dove la vista è sbalorditiva! La Laguna di Quilotoa è di colore verde smeraldo e l’immagine che mi si presenta davanti si commenta da sola! Dalle passerelle parte una strada piena di gradini e di discese ripide che conducono al lago. Ovviamente il percorso non è accessibile in sedia a rotelle. Pare che la discesa sia una semplice passeggiata, mentre la risalita risulta davvero difficile a causa dei 500 metri di dislivello. Due miei compagni di viaggio si sono spinti fino alle sponde del lago ma non sono più riusciti a risalire a piedi per via dell’altitudine e delle salite irte. Nonostante non fossero d’accordo hanno dovuto noleggiare l’asinello e il cavallo per tornare in cima.

Consiglio vivamente questa tappa se state organizzando un viaggio in Ecuador! Oltretutto, anche se siete in sedia a rotelle come me, riuscite a vedere ed ammirare la laguna dall’alto in tutte le sue sfumature!

 

CASCADA DE PEGUCHE, ECUADOR

Febbraio 2019

ITINERARIO: Midad del Mundo, Otavalo, Quito, Laguna di Quilotoa, Parque National Cajas, Cuenca, Guayaquil, isole Galapagos

Otavalo non è solo conosciuta e visitata per il suo grande mercato artigianale… Molti turisti fanno tappa qui per ammirare la cascata Peguche, che dista appena tre km dal centro città.

Le indicazioni stradali conducono all’entrata principale, ma poi bisogna proseguire circa 15 minuti a piedi per raggiungere questa cascata molto bella che si trova a 18 m di altezza ed è formata dalle acque del fiume omonimo. Io ed i miei compagni di viaggio non siamo riusciti a raggiungere il posteggio da dove parte il cammino. Abbiamo chiesto più volte ai pochi abitanti della zona ma nessuno ha saputo indicarci esattamente il posto dove lasciare l’auto. Alcuni mi hanno detto che, dal parcheggio, ci sono dei gradini per raggiungere l’inizio del sentiero ma non ne sono sicura dato che non ho potuto constatarlo.

Quindi, dopo aver posteggiato il nostro mezzo al lato di una salita (sottostante la cascata) dove la strada è sconnessa e sterrata (molto faticosa da percorrere in carrozzina nonostante il Triride, sia per l’entità della salita e sia per le buche e la strada sabbiosa), ci siamo avviati verso il sentiero. Dopo pochi minuti di salita siamo giunti su una strada principale, asfaltata, dove non passano le auto e dove, su entrambi i lati, vi sono bancarelle di souvenirs. Nei pressi vi è un bagno ma non per disabili.

Alla fine di questa via inizia il sentiero (la prima parte presenta un acciottolato molto impegnativo), dopodiché si può scegliere tra due percorsi: uno più breve ma tutto acciottolato (sempre con ciottoli importanti e scomposti) e l’altro più lungo ma con strada sterrata fattibile in carrozzina. Ho optato per il secondo, ammirando così anche gli alberi e la natura che circonda questo tratto. Le gomme Dynamic utilizzate per questo viaggio mi hanno permesso di percorrere più facilmente certe parti off-road incontrate sul mio cammino.

Quando i due sentieri si ricongiungono la strada torna ad essere piena di ciottoli, con alcune salite e discese scivolose, e continua così fino al ponte da dove si può contemplare la cascata in tutto il suo splendore. Le persone in sedia a rotelle come me devono fermarsi poco prima. La cascata Peguche è visibile quasi interamente, ma purtroppo i quattro gradini di ciottoli che conducono sul ponte non sono percorribili in carrozzina.

gradini per raggiungere il ponte

L’atmosfera è comunque surreale… Tutt’attorno c’è la foresta e qualche casa di legno dove i nativi non rinunciano a vivere nella tranquillità più totale! La pace e la serenità che aleggia in questo luogo merita davvero una visita!

TALLINN, IL GIOIELLINO DELL’ESTONIA

Ottobre 2018                              Vilnius/Riga/Tallinn/Helsinki

Da Riga raggiungo Tallinn con un bus della compagnia Ecolines. Tallinn non è solo la capitale dell’Estonia, ma è anche la città baltica che più mi ha affascinata tra quelle che ho visitato durante questo tour. E’ divisa da soli 80 km di Mar Baltico da Helsinki, raggiungibile in due ore di traghetto.

Anche a Tallinn ho trascorso un giorno e mezzo, innamorandomi di questa affascinante città che è divenuta Patrimonio UNESCO nel 1997. Le sue strade acciottolate sono accompagnate da case color pastello, chiese con guglie che sfiorano il cielo, tetti a punta, gallerie d’arte e caffè d’epoca. Anche se non si segue un itinerario ben preciso, nella old-town è bello vagare per le viuzze lasciandosi affascinare dalle meraviglie che la circondano.

Nella prima mezza giornata a disposizione inizio ad esplorare il centro storico. Dall’hotel Tallinn Express giro e destra e percorro poche centinaia di metri con la mia carrozzina e ilTriride. Una volta arrivata al semaforo attraverso la strada e salgo per la stradina ripida che trovo alla mia destra. Arrivo di fronte ad una delle 46 torri difensive che compongono la cinta muraria e mi inoltro nella parte vecchia.

Ho trovato molto suggestivo questo intrinseco di strade che conducono tutte al cuore della città, ovvero Raekoja Platz (Piazza del Municipio). Le fotografie non rendono giustizia! La maestosità del municipio, il trittico di casette colorate che costeggia uno dei lati ed i ristorantini tipici la rendono magica e surreale allo stesso tempo! Vi consiglio vivamente di passare da questa piazza anche la sera, quando le luci la riflettono in tutta la sua bellezza! Sul lato nord della piazza vi è una farmacia antichissima che produce e vende pozioni magiche. Al suo interno è possibile visitare anche il laboratorio, ma purtroppo non vi è l’accesso per le sedie a rotelle.

Attraverso un piccolo tunnel accanto alla farmacia e mi trovo di fronte alla casa della confraternita delle teste nere. Lo splendido portone in legno d’ingresso risale al 1640. Quella che era storicamente la sede delle teste nere, corporazione medievale costituita da giovani commercianti celibi, oggi è utilizzata per concerti e eventi di gala. Gli interni sono inaccessibili in carrozzina.

Da questo punto percorro la strada in discesa fino ad arrivare alla chiesa di San Nicola, distante soli 50 metri da Piazza del Municipio. Anche questa chiesa è inaccessibile in sedia a rotelle. Nei pressi si trova il famigerato Passaggio di Santa Caterina, uno dei luoghi più pittoreschi del centro storico di Tallinn. Il passaggio è accessibile in carrozzina anche se la strada presenta un importante ciottolato, come tutto il resto della parte vecchia del resto. Attorno a questa via vi sono numerose botteghe di artigiani e artisti che mettono in mostra le loro opere. Il passaggio è illuminato anche la sera.

Per la cena vi consiglio il ristorante Kaerajaan, su piazza Raekoja. L’ingresso presenta qualche gradino ma il personale cortese mi ha aiutata a superarli. Qui ho mangiato il sushi d’orzo… Imperdibile delizia!

Il secondo giorno a Tallinn visito la collina di Toompea, parte alta della old-town. Per salirci percorro lo stesso tratto di strada del pomeriggio precedente poi, una volta entrata nel centro storico, seguo i cartelli che mi conducono all’inizio della salita per la collina. Nonostante la salita sia un pò ripida non ho fatto fatica col Triride dato che sul lato sinistro della strada c’è un largo tratto di pavimentazione liscia e asfaltata. Sulla collina esistono ben due belvederi dove contemplare Tallinn: il primo lo si trova subito a destra ed è il punto panoramico Kohtuosa Vaateplats, accessibile tramite una rampa. Da qui i tetti rossi si mescolano alle torri a punta mentre da sfondo c’è lo skyline del nuovo quartiere finanziario. Sul lato opposto di Toompea si trova invece Patkuli Vateplaatvorm, dove è visibile dall’alto tutta la città vecchia racchiusa nella cinta muraria. Anche questo punto di osservazione è accessibile in carrozzina.

In cima alla collina svetta imponente la Cattedrale ortodossa di Aleksandr Nevskij. Questa grande testimonianza della chiesa russa in Estonia purtroppo non è accessibile in sedia a rotelle. Ma le sue vistose cupole a cipolla e le sue croci luccicanti meritano senza dubbio una visita anche solo esternamente. Proprio di fronte, oggi sede del Parlamento estone, si trova il Castello di Toompea che, arroccato su una rupe calcarea, domina tutta la città. Non mi sono informata se gli interni sono visitabili e accessibili. Lasciando alle spalle il castello e la cattedrale mi dirigo verso un complesso di torri: tra queste vi è Kiek in de Kok, oggi adibita a Museo delle Difese Cittadine. Proseguo per Piazza della Libertà con la sua grande croce di cristallo che simboleggia la lotta estone contro la dominazione straniera. Prima di abbandonare la collina faccio tappa alla Chiesa di S. Olav. Impossibile non notare il suo altissimo campanile da dove dicono ci sia una vista spettacolare! Peccato vi siano soli 232 gradini per salire all’osservatorio…

Scendo dalla collina e ripercorro le viette della parte bassa della città vecchia. Tallinn non stanca mai ed io sarei rimasta ore a girare per quelle strette vie ad immortalare scorci nuovi e angoli incantevoli.

Dopo pranzo mi sposto in taxi al Palazzo Kadriorg che ospita il Museo Estone di Arte. La residenza è in stile barocco e fu ispirata alla Reggia di Versailles. Sfortunatamente l’intera struttura era chiusa per lavori, ma è stato possibile visitare i giardini ed il parco, entrambi accessibili.

Mi è spiaciuto molto lasciare Tallin. Nonostante l’ho girata in lungo e in largo avrei speso ancora del tempo qui. A circa 500 metri dall’ Hotel Tallinn Express si trova il porto passeggeri per l’imbarco per Helsinki. Ho acquistato i biglietti sul sito della Direct Ferries. Nave con accesso senza barriere architettoniche e bagno per disabili a bordo.

 

RIGA, LA PARIGI DELLA LETTONIA

Ottobre 2018                        Vilnius-Riga-Tallinn-Helsinki

Da Vilnius raggiungo Riga, capitale della Lettonia, con un bus della Ecolines. Alla stazione dei bus prendo un taxi che mi conduce all’Hotel Ibis Centre Riga. L’hotel è a pochi passi dal centro storico, che raggiungo con la sedia a rotelle e il Triride senza prendere mezzi. La città vecchia è piuttosto piccola ed è visitabile in mezza giornata.

Prima di entrare nel cuore di questa pittoresca città lettone mi imbatto nella particolarissima Chiesa Luterana di San Pietro, con l’accesso per la sedia a rotelle sul suo lato posteriore. Il suo alto campanile, che si vede da ogni angolazione, non è accessibile in carrozzina. Di fronte alla facciata di questa chiesa c’è il ristorante Felicità, di proprietà di Al Bano Carrisi. Vi sono dei gradini da superare per entrare, ma il personale aiuta negli spostamenti.    I prezzi non sono elevati e vi è una vasta cantina di vini provenienti direttamente da Cellino San Marco.

La old-town di Riga è tutelata dal Patrimonio UNESCO grazie alle bellezze che la contornano e alle sue stradine fiabesche. Il mio itinerario parte da piazza Ratslaukums (Piazza del Municipio), raffigurata in quasi tutte le cartoline e fotografie grazie alla celebre Casa delle Teste Nere. Questo edificio di origine medioevale un tempo era la sede delle corporazioni cittadine è stato ricostruito dopo la seconda guerra mondiale. Spicca per la sua maestosità, il suo colore e la sua padronanza sulla piazza. Non ho visitato l’edificio internamente.

Casa del gatto

Da questa piazza partono le due vie più vivaci della città: Kaleju Iela e Marstau Iela, costellate da pub, ristoranti e negozi di souvenirs. Percorrendo la seconda via si incappa nella Casa del Gatto, palazzo di colore giallo in stile Art Nouveau con una scultura in bronzo raffigurante un gatto sulla punta del tetto. A fianco si trovano la Grande e Piccola Gilda, palazzo neogotico la prima e piccolo castello la seconda. In questo angolo è d’obbligo scattare una fotografia con queste tre palazzine meravigliose come sfondo!

 

 

 

 

 

 

 

 

Proseguendo il percorso su Kaleju Iela si arriva alla piccola piazza Livu Laukums dove fanno da cornice sontuosi palazzi settecenteschi trasformati in ristoranti. Al centro vi sono numerosi mercatini coperti dove acquistare i gadget più particolari di tutta Riga. Nei pressi di questa colorata piazza svetta il Duomo di Riga, accessibile in sedia a rotelle sul lato destro della costruzione. E’ la principale cattedrale protestante della città nonché la più grande delle Repubbliche Baltiche.

Il giorno seguente raggiungo, sempre in sedia a rotelle, il Castello di Riga. Purtroppo gran parte del castello è stato distrutto da un incendio nel 2013 ed il complesso è ancora in fase di ristrutturazione. Gli interni non sono visitabili. Vicino al castello sorge una piccola chiesa colorata che sembra uscita da un libro di fiabe. Si tratta della Chiesa della Madonna Addolorata, non accessibile in sedia a rotelle. Per concludere il tour nella zona vecchia della città percorro la via Tornea Iela dove trovo una ex caserma color beige/crema, ora anch’essa trasformatasi in ristorante. Alla fine di questa via spicca la Torre delle Polveri, unica torre rimasta intatta risalente al ZIV secolo. Tutta la parte vecchia di Riga presenta una pavimentazione acciottolata.

Cosa fare per concludere la giornata? Nel pomeriggio decido di scoprire la parte nuova di Riga, quella che si estende oltre il fossato dei parchi. Devo ammettere che non lascia a bocca aperta come la zona vecchia, che al contrario mi ha affascinata particolarmente. Il punto di divisione dalla città vecchia a quella nuova è segnato dal Monumento della Libertà, soprannominato “Milda” dalla popolazione lettone. Il monumento è in marmo e raffigura una donna che tiene in mano una stella.

In quest’area vi sono numerose zone verdi come il Pilseras Kanal (che divide la città in due parti) e il Parco Esplanade. Quest’ultimo, oltre agli alberi secolari e a statue datate, ospita la bellissima cattedrale ortodossa della Natività di Cristo, sede dell’eparchia di Riga. Si tratta della chiesa ortodossa più importante della Lettonia e al suo interno vi sono tantissime icone d’orate. Purtroppo non è possibile entrarci in sedia a rotelle a causa dei numerosi gradini presenti.

Cattedrale ortodossa

La parte nuova di Riga è costellata anche da imponenti palazzi dallo stile architettonico Art Nouveau. Passeggiando tra le sue vie è possibile fare shopping o cenare in uno dei ristoranti tipici.

Riga, Capitale della Cultura 2014, mi è piaciuta moltissimo!! E’ una delle città sul Mar Baltico che vi consiglio vivamente di visitare almeno una volta nella vita. Proseguo il mio viaggio per Tallinn prendendo un bus della Ecolines

 

VILNIUS, CAPITALE DELLE LITUANIA

Ottobre 2018                         Vilnius-Riga-Tallinn-Helsinki

Il mio tour delle capitali baltiche della durata di una settimana è iniziato da Vilnius. Ho trascorso qui un giorno e mezzo visitando tutto quello che mi ero programmata. A mio avviso, la capitale della Lituania, è la meno interessante rispetto alle altre visitate. Vi consiglio di inserirla in un itinerario con altre città perché non credo valga la pena di organizzare un week end solo per questa capitale.

Atterro all’aeroporto di Vilnius alle 15.00 e mi reco al mio hotel, che dista circa 4,5 km, con un bus munito di pedana preso appena fuori dagli arrivi. Una volta arrivati al capolinea raggiungo in carrozzina l’Hotel Panorama che si trova ad appena 100 metri. Alle 16.00 con un taxi mi reco nel quartiere di Uzupis, distante 3,8 km dall’hotel. In lituano Uzupis significa “dall’altro lato del fiume”, infatti questo distretto si trova al di là del fiume Vilnia. Data la sua atmosfera bohemien e i numerosi e stravaganti artisti di strada Uzupis fu comparato a Montmartre a Parigi e a Christiania a Copenaghen. E’ divenuto una repubblica indipendente il 1 Aprile1997.

Cosa vedere a Uzupis: la statua dell’Angelo Gabriele che suona la tromba è situata nella piazza principale – la chiesa di Sant’Anna, in stile gotico e adiacente al convento delle suore benedettine. Accessibile in carrozzina – il ponte che separa Uzupis dalla città è completamente ricoperto di lucchetti. Accessibile in carrozzina. A parte queste tre attrazioni principali non c’è molto da vedere, ma in questo quartiere è bello perdersi nelle stradine e catturare scorci particolari. La pavimentazione è acciottolata e non ci sono rampe per salire e scendere dai marciapiedi. Sono riuscita ad effettuare il giro completo usando il Triride.

Dove mangiare a Uzupis: Ristorante Prie Angelo per gustare un freschissimo salmone.

Il giorno seguente esco a piedi dall’hotel e in circa 10 minuti di cammino raggiungo la Porta dell’Aurora, limite meridionale di Vilnius e parte della sua fortificazione. In passato era utilizzata come porta di difesa mentre oggi è divenuta un simbolo religioso grazie al dipinto della Vergine Maria custodito nella Cappella interna alla torre.

Purtroppo, a causa della rampa di scale, non è possibile vedere in sedia a rotelle il dipinto da vicino, ma lo si può comunque ammirare ad occhio nudo dalla strada. Dalla Porta dell’Aurora inizia una delle vie più antiche di Vilnius: Didziogi gatte. E’ lunga circa 1 km ed è adornata da botteghe artigianali, negozi di souvenir, bar e ristoranti.  Qui le chiese la fanno da padrona dato che se ne incontrano una dietro l’altra. La pavimentazione è acciottolata. Una volta percorsa questa strada vi troverete nel centro storico, Patrimonio UNESCO. A pochi passi si trova Piazza della Cattedrale (Katedros aikste) dove svetta bianca e maestosa la Cattedrale di Vilnius. Sorge su quello che era considerato il luogo del culto pagano del Dio del tuono ed è considerata il simbolo nazionale della città. Vi sono della rampe per accedere al piano della cattedrale, mentre l’entrata disabili è posizionata sul suo lato destro. Il campanile è inaccessibile in carrozzina.

Di fianco alla cattedrale troviamo il Palazzo Reale, oggi residenza e sede del Presidente della Lituania. Purtroppo non ho potuto constatare l’accessibilità dei suoi interni in quanto alle 16.30 mi è stato vietato di entrare perché mezzora dopo avrebbe chiuso. Proseguendo sul lato destro di Piazza della Cattedrale, attraversando parte del parco, ci si trova all’entrata della collina Gediminas, che con i suoi 48 mt è il punto più alto della città. Per salire in cima alla collina c’è la funicolare ma in quei giorni era fuori servizio. L’altro modo per raggiungere il punto panoramico è quello di percorrere una ripida salita a ciottoli ma a causa della sua pendenza e scivolosità non sono riuscita a salire nemmeno col Triride. La foto dall’alto della collina Gediminas è stata scattata dalla mia compagnia di viaggio.

Ritorno sulla stessa strada, sempre attraversando parte del parco e mi reco all’università di Vilnius, che dista dalla cattedrale circa 500 mt. Risulta essere la biblioteca più antica della Lituania ma sono i suoi 13 cortili, tutti collegati tra loro, a renderla una della maggiori attrazioni della città. Non sono riuscita a visitare nemmeno la biblioteca dato che era domenica ed era giorno di chiusura. Concludo la visita di Vilnius recandomi nella parte nuova della città dove vi sono parchi verdi e larghi viali. Dalla cattedrale proseguo dritto e mi trovo in Gemidinas Avenue, dove negozi e musei sfilano uno dietro l’altro per circa 1 km.

Lascio Vilnius e proseguo il mio itinerario a Riga prendendo un bus della Ecolines.

CATANIA: COSA VEDERE NELLA CITTA’ SICILIANA SITUATA AI PIEDI DELL’ETNA

Settembre 2018

Mi sono fermata soltanto un giorno a Catania, non riuscendo a vedere tutte le attrazioni che offre questa città della Sicilia orientale. Quello che state per leggere è soltanto un’infarinatura di ciò che si può fare avendo a disposizione poco tempo.

Dopo aver lasciato l‘aeroporto Fontanarossa, dove ho noleggiato l’auto, mi sono recata direttamente al ristorante Cutì, sul lungomare di Catania. Se volete farvi una scorpacciata di pesce questo è il posto che fa per voi!       Inoltre dalla terrazza si ha una magnifica veduta sul mare! Il locale non presenta barriere architettoniche e dispone di bagno per disabili.

Se desiderate rilassarvi e prendere un pò di sole vi sono delle spiaggette attorno dove potersi fermare.

Io invece mi sono spostata nel centro storico, titolato dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, ed ho iniziato il mio itinerario a piedi ( con carrozzina e Triride) da Piazza del Duomo dove svetta imponente la cattedrale metropolitana di Sant’ Agata, principale luogo di culto cattolico di Catania. Contrariamente alle altre chiese della Sicilia, raggiungibili solo tramite lunghe scalinate, nella cattedrale di Sant’ Agata vi è l’accesso per le carrozzine sul lato sinistro della facciata. Anche internamente sono presenti delle piccole rampe per salire sull’altare. Ed è proprio sull’altare che è conservata la tomba del musicista catanese Vincenzo Bellini.

In mezzo alla piazza è collocata la Fontana dell’Elefante, “u Liotru” in catanese, costituita da una statua di basalto nero che raffigura proprio un elefante trasportante un obelisco. E’ considerata l’emblema della città ed il suo nome è legato alla figura di Eliodoro, nobile catanese vissuto nel VIII secolo. Invece alcune leggende considerano l’elefante della statua il protettore delle eruzioni dell’Etna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Fontana dell’Elefante è circondata dal Municipio (Palazzo degli Elefanti), dal Palazzo dei Chierici che è attaccato alla Cattedrale e dalla Fontana dell’Amenano. Quest’ultima riversa la sua acqua nel fiume sottostante  producendo un suggestivo “effetto lenzuolo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da Piazza Duomo ho percorso quella che è definita la via più scenografica di Catania, Via Etnea. Prende il nome dal fatto che si dirige verso l’Etna ed è in parte pedonale con rampe per salire e scendere dal marciapiede. Come Sant’Agata, tutti i palazzi e le chiese presenti su questa via sono di stile barocco, ma contrariamente alla Cattedrale non sono accessibili in sedia a rotelle. Su entrambi i lati di questa via vi sono numerosi negozi. Alla fine di Via Etnea, sul lato sinistro, si trova la storica Pasticceria Savia, che dal lontano 1897 vende arancini, pizzette, cannoli e tante altre prelibatezze siciliane. Per entrare bisogna superare un gradino.

Di fronte alla Pasticceria Savia trovate il Giardino Bellini, accessibile in sedia a rotelle tramite rampe laterali. E’ uno dei quattro giardini più antichi di Catania e contiene statue, fontane, vasche, voliere e chioschi.

Ripercorro la stessa via per tornare a Piazza Duomo, sul lato destro, faccio tappa all’Anfiteatro Romano. Gli scavi sono visibili da un marciapiede dove manca la rampetta d’accesso. Tornata in Piazza Duomo mi fermo al Bar Prestipino per gustare una freschissima granita! Entrata con un gradino, bagno per disabili all’interno.

La mia prossima tappa sarà Piazza Armerina. Follow me, please!

 

 

BLED, IL LAGO FIABESCO DELLA SLOVENIA

Settembre 2018

Nella mia ultima tappa in Slovenia mi sono recata all’incantevole lago di Bled, situato a nord ovest del Paese e a  meno di un’ora di auto dalla capitale Lubiana. A Bled sembra di vivere all’interno di un libro di fiabe illustrato dove si fondono magia e romanticismo.

Questo posto è molto conosciuto e frequentato soprattutto dalle coppie alla ricerca di un luogo passionale, ma anche da famiglie e da escursionisti. Insomma, qui il turismo spopola, e proprio per questo i prezzi sono piuttosto elevati. Difficile trovare una camera handicap-friendly a meno di 200/250 euro a notte. Io ho scelto di dormire a Lubiana, e di recarmi a Bled il mattino presto.

Purtroppo ci sono pochissimi posteggi nei pressi del lago, perciò risulta davvero difficile parcheggiare l’auto. Non si trovano nemmeno posteggi per disabili. Bisogna tassativamente posteggiare in una delle tante aree adiacenti dove vi sono dei parking a pagamento. 5 euro due ore, 10 euro tutta la giornata.

Ma veniamo al lago, protagonista principale di Bled, cittadina ai piedi delle Alpi Giulie, meta perfetta per il turismo green e terza località al mondo da visitare nel 2018 secondo la Lonely Planet. Il lago ospita al suo interno una deliziosa isoletta dove sorge la Chiesa di Santa Maria Assunta attorniata da una fitta vegetazione. Da diversi punti del lago partono imbarcazioni di legno a remi che conducono alla piccola isola. Purtroppo nessuna barca è accessibile in sedia a rotelle e nemmeno la chiesa dell’isola, dato che per accedervi ci sono ben 99 gradini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ possibile effettuare il giro completo del lago (6 km) seguendo una passeggiata che lo costeggia interamente da dove si possono ammirare scorci mozzafiato e scattare foto da cartolina. Non tutto il percorso è asfaltato, vi sono punti dove la strada è sterrata, ma è fattibile anche in sedia a rotelle. Io l’ho perlustrato interamente col Triride.

Su un lato del lago, a picco su una scogliera, svetta il castello di Bled, raggiungibile in auto ma inaccessibile in sedia a rotelle a causa dei numerosi gradini che conducono all’ingresso. Lo si vede bene ad occhio nudo da diversi punti percorrendo tutto l’anello.

Da Giugno ad Agosto è possibile fare il bagno nel lago ed anche prendere il sole in uno dei tanti punti verdi che lo contornano.

Il lago di Bled è il MUST della Slovenia!