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LAGO D’ISEO: PERCORRERE IL PERIPLO DI MONTISOLA IN SEDIA A ROTELLE

Giugno 2019

Siamo sul lago d’Iseo, più precisamente a Montisola (o Monte Isola), comune italiano abitato da 1740 anime in provincia di Brescia. Proprio quest’anno è stata eletta terza migliore località turistica europea! Con la sua area totale di quasi 13 km quadrati risulta essere l’isola lacustre più grande d’Italia nonché dell’Europa meridionale e centrale.

Erano parecchi anni che non tornavo sul lago d’Iseo e credo di non aver più visitato Montisola da quando l’incidente mi ha costretta su una sedia a rotelle. Quale migliore occasione di tornare oggi per verificarne le accessibilità?

Con alcune amiche ho scelto di recarmi di lunedì, quando le orde di turisti sono praticamente inesistenti. E infatti è stata un’ottima scelta. Siamo arrivate in auto fino a Sulzano, dove abbiamo preso il battello. Appena prima di scendere all’attracco c’è un posteggio per disabili situato accanto ad un bar. Il biglietto dell’imbarcazione che da Sulzano porta alla fermata di Peschiera Maraglio a Montisola costa 6 euro a testa andata e ritorno ma è gratuito per il disabile. Per accedere all’attracco c’è una rampa posta sul lato sinistro mentre per salire sul battello vi è la pedana.

Dopo pochi minuti di navigazione si scende a Montisola. Le automobili non hanno il permesso di circolare ma bisogna comunque prestare attenzione alle moto e agli ape car che sfrecciano a tutta velocità lungo le strette vie. Una delle escursioni più gettonate è il “periplo dell’isola“, ovvero il giro completo dell’anello che contorna Montisola percorrendo i 9 km di strada litoranea tra uliveti, borghi e scorci pittoreschi. L’ho testato col mio ruotino elettrico Triride e devo ammettere che non ho incontrato nessun tipo di barriera. In alcuni punti si presentano dolci salite e discese ma nulla di difficilmente percorribile. La pavimentazione è composta da asfalto e in alcune parti da ciottoli regolari.

Una volta sbarcate a Peschiera Maraglio abbiamo appositamente scelto di procedere a destra, verso Carzano,in modo da avere il sole alle spalle approfittandone per percorrere i primi tre km passando davanti alla stazione di servizio, quella dei Vigili del Fuoco e al cantiere delle barche. In questa zona facciamo tappa al Blue-Lake, locale in riva al lago accessibile in carrozzina con bagno per disabili.

Salendo da Carzano si raggiunge l’antico borgo medievale Monte Isola. Nascosto tra piante di ulivo, castagno e boschi cedui è costituito da case costruite con muri di conci squadrati di medolo, portali ad arco a pieno centro, piccole volte, balconi in legno e tetti spioventi. Nel 2018 ha partecipato al concorso “Il borgo dei borghi“, lanciato dalla trasmissione televisiva di Rai 3 “Alle Falde del Kilimangiaro“, aggiudicandosi il quinto posto. Qui il tempo sembra essersi fermato tanto da percepirne la pace e la tranquillità. Decidiamo di rimanere nel borgo per il pranzo, optando per il ristorante “Da Tina“. Vi è la rampa d’accesso ma il bagno è al piano di sopra raggiungibile solo tramite scala.

Scendendo per le viuzze del borgo proseguiamo verso il lungolago Sensole, nei pressi del Barracuda Caffè. E’ giunta l’ora del relax, così ci mettiamo comode sul prato per rigenerarci un pochino. Dopo un’oretta di meritata sosta terminiamo il periplo salendo al bellissimo Castello di Oldofredi. Le salite sono piuttosto ripide, tanto che ho bisogno di aiuto nonostante il mio propulsore elettrico. Ma una volta arrivate in cima la vista è impagabile! Questa residenza storica immersa tra ulivi secolari domina il borgo di pescatori Peschiera Maraglio, dove è iniziato il nostro itinerario. Il bar offre uno dei panorami più spettacolari dei dintorni dell’isola, così ci fermiamo qui per l’aperitivo. Il Castello Oldofredi è una vera location da sogno con piscina, ristorante e camere, adatto anche per banchetti e per matrimoni.

Purtroppo il nostro giro è terminato, le ore sono trascorse così velocemente e nessuna di noi ha la minima intenzione di rientrare a casa. Così, sulla via del ritorno, ci fermiamo a Paratico, affascinante località della Franciacorta anch’essa posta sulle sponde del lago d’Iseo. Dopo un breve giro sul lungolago scegliamo di cenare all’Hotel Ristorante Stazione per gustare un’ottimo pesce ammirando contemporaneamente il lago sottostante dalla veranda all’aperto.

 

 

JERASH, LA POMPEI DELLA GIORDANIA

Aprile 2019 ITINERARIO: AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH 

Le rovine di Jerash, descritte come la “Pompei dell’Asia“, sono una delle principali attrazioni della Giordania del nord. Quando si giunge nella moderna città, con le sue strade di provincia e i piccoli orti dove si vendono frutta e verdura, è difficile sospettare l’illustre passato. Ma non appena si attraversa l’imponente Arco di Adriano, che segna il confine tra la parte antica della città e quella nuova, si capisce immediatamente che non era un semplice centro di provincia ma una città prospera e potente.

Ho visitato Jerash muovendomi in sedia a rotelle con l’aggiunta del mio Triride ma, col senno di poi, non credo lo rifarei. Non alludo alla bellezza del luogo, quella è indiscutibile, ma alla difficoltà del percorso. La visita delle rovine in carrozzina, che impiega almeno tre ore, può sembrare semplice all’inizio, ma diventa sempre più difficoltosa mano a mano che si prosegue. Si accede alla biglietteria tramite un classico suq arabo, dove è anche possibile rifocillarsi in un bar all’aperto. L’entrata per il disabile è gratuita. A destra della biglietteria vi è la rampa d’accesso per raggiungere l’Arco di Adriano, alto 13 metri e costruito per commemorare la visita dell’imperatore. Si prosegue verso il Tempio di Artemide, della della caccia e della fertilità. Tramite rampe e percorsi più o meno sterrati si arriva al Foro, una piazza dall’insolita forma ellittica delimitata da colonne slanciate. Attraverso una porta di legno tra gli archi si accede al Teatro Sud. Dal basso è visibile il Tempio superiore di Zeus, non raggiungibile in sedia a rotelle. Fino a qui nessun problema (col ruotino elettrico). Poi la pavimentazione si fa sempre più sconnessa e rotta, e alterna buche a zone di saliscendi dove ho rischiato più volte di ribaltare. Attraversare il Cardo Massimo è stata un’impresa! Questa superba via colonnata lunga 800 metri è stata davvero un incubo per me! Ho terminato alla Porta Sud, dopodiché bisogna obbligatoriamente tornare dallo stesso percorso.

Nonostante sia stato davvero molto faticoso visitarle, le rovine di Jerash costituiscono il sito romano più vasto e interessante della Giordania e richiamano frotte di turisti.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che organizza viaggi per disabili.

 

PETRA E PICCOLA PETRA, GIORDANIA

Aprile 2019  ITINERARIO: AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH

Petra, la magnifica Città Antica seminascosta nel paesaggio spazzato dal vento della Giordania meridionale, è uno dei più celebri siti dichiarati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. Proclamata una delle “Sette Nuove Meraviglie del Mondo” da un sondaggio popolare nel 2007, ha conservato intatto il suo fascino nonostante i momenti difficili di cui la regione circostante è stata teatro.

Il nome Petra è indissolubilmente legato a quello dei nabatei, la tribù nomade proveniente dall’Arabia occidentale cui si deve gran parte dei monumenti della Città Antica giunti fino a noi. Questo popolo tuttavia non fu il primo ad abitare la regione. Nei wadi (valli o letti fluviali formati da corsi d’acqua) e sulle colline nei dintorni di Petra sono state rinvenute testimonianze di villaggi neolitici risalenti al 7000 a.C.

Cosa vedere a Petra: ci sono oltre 800 siti classificati, di cui circa 500 tombe, ma i più interessanti sono facili da trovare e da raggiungere, anche in sedia a rotelle! Sinceramente pensavo fosse più difficile accedere al “Tesoro” perché mi è sempre stato detto che il sito non era molto accessibile in carrozzina. Invece col mio Triride non ho riscontrato particolari problemi, al contrario mi sono piacevolmente stupita nel constatare la facilità del percorso. Se avete un’intera giornata a vostra disposizione e se siete muniti di un ruotino elettrico potete percorrere senza problemi l’intero Siq passando attraverso le pareti strette delle gole che serpeggiano verso la città nascosta. Tecnicamente il siq, con le sue pareti alte 200 m, non è un canyon ma bensì una faglia geologica prodotta da forze tettoniche. In vari punti si può vedere come le venature della roccia su una parete siano speculari a quelle della parete opposta. Sono tuttora visibili gli antichi canali scavati nella pietra per portare l’acqua a Petra. Alcuni storici ritengono che la funzione primaria del Siq fosse simile a quella della Via Sacra degli antichi greci e romani. La pavimentazione è formata da grandi ciottoli che risultano fastidiosi se vi muovete solo con la carrozzina manuale e da parti lisce più facilmente percorribili. Se invece, come me, avete solo mezza giornata a disposizione potete recarvi al Petra Visitor Centre e “noleggiare” una macchinetta da polo (con autista) che vi permetterà di raggiungere il “Tesoro” in breve tempo, facendo diverse soste per scattare fotografie e per ammirare le nicchie, le tombe e le gole rosastre che conducono al “Treasury“, la tomba che maggiormente incanta i visitatori.

La facciata ellenistica del “Tesoro” è un capolavoro di maestria. Sebbene scavato in una parete di arenaria ferrosa per ospitare la tomba del re nabateo Aretas III, il Tesoro deve il nome alla leggenda secondo il quale un faraone egizio nascose qui il suo tesoro mentre seguiva gli israeliti. Tutta la zona circostante ha una pavimentazione formata da sabbia (in alcuni tratti battuta ed in altri più soffice) e da sassi.Il momento migliore per fotografare il tesoro è dalle 9 alle 11 del mattino, quando la facciata è completamente esposta al sole. Sempre col mio Triride sono riuscita a raggiungere le altre tombe, anch’esse scavate nella roccia, ed a visitarne un paio internamente. Ho concluso il mio tour di Petra arrivando fino al Teatro, costruito dai nabatei più di 2000 anni fa. La cavea aveva in origine 3000 posti a sedere distribuiti su 45 file. L’orchestra era scavata nella roccia mentre il fondale era costruito in tre ordini di nicchie affrescate e colonne di marmo. Il biglietto d’ingresso al complesso è gratuito per il disabile.

A 14 km di distanza da Petra, attraverso strade curvanti e panorami mozzafiato, sorge Siq Al Barid (Gola Fredda), comunemente chiamata Piccola Petra. Qui ho riscontrato maggiori difficoltà  a causa della tanta sabbia soffice  presente e dei numerosi sassi che rallentano, a volte stoppando, anche il ruotino elettrico. Con una persona che aiuta nella spinta ce la si può fare. Il Siq di Al Barid è lungo 400 m. Nel primo slargo c’è un tempio, mentre nel secondo si trovano quattro triclini, uno a sinistra e tre a destra, che probabilmente erano adibiti a sale da pranzo per rifocillare i mercanti più affamati. Circa 50 m più avanti si incontra la Casa Dipinta, un’altra piccola sala da pranzo cui si accede tramite alcuni gradini esterni. Di fronte si trova una grande cisterna scavata nella roccia. In alcuni punti del Siq si possono vedere anche alcuni canali per l’acqua, ormai erosi. Passando attraverso una gola stretta, ma accessibile in carrozzina, si arriva a Al Beidha, con le sue rovine neolitiche che risalgono a 9000 anni fa. Son particolarmente significativi i resti di circa 65 strutture a pianta circolare che segnano il momento di transizione dalla stile di vita nomade, basato sulla caccia e sulla raccolta, a quello sedentario con lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento del bestiame. Anche qui l’ingresso è gratuito al disabile.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che realizza viaggi per disabili.

Al seguito alcune foto della strada che da Petra conduce a Piccola Petra:

 

MADABA E LA STRADA DEI RE, GIORDANIA

Aprile 2019  ITINERARIO:AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH

La Strada dei Re corre lungo la spina dorsale dell’altopiano centrale della Giordania, interrotto dallo spettacolare Wadi Mujib. Con i suoi luoghi biblici in posizione panoramica, i raffinati mosaici romani e i ben conservati castelli dei crociati, la regione centrale del paese offre un’ampia varietà di siti davvero affascinanti. Madaba, con le sue chiese decorate da mosaici che riflettono la ricca eredità cristiana, costituisce la base ideale per esplorare l’intera zona. Da qui potete partire per visitare il castello di Shobak e il punto da cui si dice che Mosè abbia visto per la prima volta la Terra Promessa sul Terra Promessa.

La cittadina di Madaba è celebre soprattutto per i suoi mosaici di epoca bizantina: il più famoso raffigura una carta geografica che riveste il pavimento della Chiesa di San Giorgio. L’entrata dal cancello di quest’ultima non presenta barriere, mentre per accedere all’interno della chiesa bisogna superare un piccolo gradino. L’ingresso è gratuito per il disabile. Questa chiesa greco-ortodossa del XIX secolo dall’aspetto piuttosto modesto custodisce un tesoro degli arbori della cristianità. Il mosaico in oggetto fu realizzato nel 560 d.C. è corredato da 157 scritte in greco che indicano i principali luoghi biblici del Medio Oriente, dall’Egitto alla Palestina. Il venerdì e la domenica mattina la chiesa apre i battenti alle ore 7.00 per la messa alla quale possono partecipare anche i visitatori. Durante la funzione, però, non è possibile vedere il mosaico.

Il vasto Wadi Mujib è orgogliosamente definito “il Grand Canyon della Giordania” e attraversa il paese dalla Strada del Deserto al Mar Morto per più di 70 km. Oltre che per le sue dimensioni spettacolari, il wadi è degno di nota in quanto storicamente rappresentava il confine tra il regno degli amoriti (a nord) e quello dei moabiti (a sud). La Strada dei Re ne attraversa le propaggini superiori. La gola è profonda 1 km e larga 4 ma occorrono 18 km di tornanti sulla Strada dei Re per scendere lungo la parete del Wadi, superare la diga che si trova in fondo e risalire dall’altra parte. Le vedute più belle si ammirano dal bordo settentrionale del wadi, 3 km dopo la cittadina di Dhiban. Questo è il punto perfetto per scattare alcune fotografie!

Pare che il Monte Nebo sia il luogo da cui Mosè contemplò per la prima volta la Terra Promessa, che non riuscì mai ad aggiungere. Secondo la Bibbia, il patriarca morì all’età di 120 anni e fu sepolto nei pressi del monte, ma gli studiosi non concordano su dove si trovi esattamente la sua tomba. Sulla cima del Siwagha (significa “monastero”) è stato eretto il Memoriale di Mosè, la cui vista spazia sul Mar Morto e oltre, fino a Israele e ai Territori Palestinesi. L’entrata per il disabile è gratuita. C’è una salita piuttosto ripida da percorrere, meglio avere con se un ruotino elettrico. Io col mio Triride non ho avuto problemi. Il Memoriale segna il punto in cui Mosè contemplò la Terra Promessa. Accanto è stata posizionata una croce in bronzo, realizzata da un artista italiano, che simboleggia la sofferenza e la morte di Gesù sulla croce. Nei pressi del Memoriale di Mosè, sulla cima del Monte Nebo, sorge la Chiesa del Memoriale, una basilica che fu eretta nel 597 d.C. intorno alle fondamenta di una chiesa del IV secolo. La chiesa è stata resa accessibile in sedia a rotelle mediante delle rampe, e custodisce mosaici di grande importanza risalenti al 530 d.C. Prima di terminare il giro ci si imbatte nell’ulivo che piantò Papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita sul Monte Nebo nell’anno 2000. L’intero percorso esterno non presenta barriere architettoniche.

L’ultima tappa è stato il castello crociato di Shobak, circondato da un paesaggio remoto e selvaggio. Non ho visitato internamente il castello perché le rovine rimaste lo rendono inaccessibile in carrozzina. Fu costruito su un piccolo poggio al limitare di un altopiano e appare particolarmente imponente, soprattutto se visto da lontano. Il Castello di Shobak fu costruito per volere del re crociato Baldovino I nel 1115. Subì numerosi attacchi da parte delle armate di Saladino prima di soccombere nel 1189. Nel XIV secolo venne occupato dai Mamelucchi che lo riedificarono e lo ampliarono.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che organizza viaggi per disabili.

SANTA CRUZ, GALAPAGOS

Febbraio 2019

Quest’isola, appartenente all’arcipelago delle Galapagos, prende il nome da una nave di una flotta britannica. Santa Cruz, con un’area di 986 Km quadrati, è l’isola che ospita la cittadina più popolosa di tutte le isole: Puerto Ayora. La natura è meravigliosa e vi sono moltissime cose da fare e da vedere.

Ho deciso di trascorrere qui le prime cinque notti del mio viaggio anche perché da Puerto Ayora partono tantissime barche che conducono ad altre bellissime isole. Da Guayaquil, con un volo della durata di circa due ore operato dalla compagnia area Avianca, sono atterrata a Baltra, porta d’ingresso per le Galapagos in quanto vi è l’aeroporto. Dall’aeroporto di Baltra partono diversi bus (senza pedana) che portano al Canale di Itabaca da dove si prende la barca e si giunge a Santa Cruz. Poi per raggiungere Puerto Ayora sono necessari ancora 40 minuti di taxi. Io ho Acquistato il “pacchetto trasferimento tutto incluso” sul sito www.galapagosisland.com Mi sono venuti a prendere all’aeroporto di Baltra con un van (senza pedana) dove ho caricato bagagli e Triride, mi hanno portata fino al canale da dove mi sono imbarcata per Santa Cruz (barca con pedana talmente ripida da aver bisogno di aiuto per l’imbarco e lo sbarco) e da lì un altro van mi ha condotta fino al mio hostal a Puerto Ayora. Costo 45 dollari.

Puerto Ayora è stata una piacevole scoperta… Vivace, giovane con una varietà di locali dove mangiare a bere e con un numero esagerato di agenzie dove prenotare escursioni di vario genere. Se lo avessi saputo non mi sarei sbattuta per quasi un anno ad organizzare e prenotare le gite giornaliere in barca in internet, ma avrei scelto al momento cosa fare e dove andare. C’è davvero l’imbarazzo della scelta!

Dal mio hostal parte una pista ciclabile che raggiunge, in meno di dieci minuti a piedi, il Malecon dove si snodano i numerosissimi negozi di souvenir e i vari ristoranti. La ciclabile è accessibile in carrozzina con rampe per salire e scendere dai marciapiedi e circonda tutto il porto fino alla stazione di ricerca di Charles Darwin.

Il mio itinerario inizia proprio dalla Charles Darwin Research Station, stazione di ricerca biologica operata dalla Charles Darwin Foundation. La stazione fu fondata nel 1964 e molti scienziati provenienti da tutto il mondo lavorano costantemente sulla ricerca e la conservazione degli sistemi marini e terrestri delle Galapagos .L’entrata è gratuita e definirei l’intero complesso “parzialmente accessibile”. Vi sono delle rampe di legno per visitare i vari punti di spiegazione e anche per vedere gli animali tenuti nella stazione per effettuare gli studi, ma tra un percorso e l’altro capita di imbattersi in strade sterrate, sentieri acciottolati e parti di percorso con pezzi rocciosi e rotti. Col Triride ce l’ho fatta ma in alcuni punti con fatica. E’ presente un bagno per disabili. A metà percorso, sulla destra, si trova una piccola spiaggetta. Non è munita di passerelle e c’è un gradino di venti cm da superare per scendere sulla sabbia. Rispetto alle altre spiagge dell’isola, quella della riserva non è per niente bella. Vi consiglio di visitare l’intero complesso il primo giorno per avere un’infarinatura su quello che si andrà a vedere e a fare.

Altra cosa imperdibile a Santa Cruz è la riserva delle tartarughe giganti di El Chato. E’ conosciuta come un territorio di roaming per le tartarughe giganti delle Galapagos che attraversano la riserva sulle loro migrazioni permanenti dalla costa agli altipiani, rendendolo uno dei remoti luoghi dove è possibile vedere questi animali nel loro habitat naturale. Ho raggiunto la riserva in taxi, in quanto si trova nel centro dell’isola. L’ingresso costa 5 dollari. Il percorso è segnalato da frecce ed è accessibile in sedia a rotelle anche se non ci sono passerelle ma solo sentieri sterrati con terra e sassi.

Dal ritorno da El Chato ho fatto tappa alla bellissima Playa Garrapatero. Si accede dal posteggio tramite un sentiero accessibile, poi la larga e lunga spiaggia non ha nessuna passerella. Il bello delle isole Galapagos è proprio questo, ovvero niente è stato contaminato e costruito. Per noi viaggiatori a rotelle è senza dubbio più difficile, ma la natura rigogliosa e inalterata lascia senza fiato! Dietro alla spiaggia vi è una laguna dove sostano i flamingos ma Febbraio non è il periodo per avvistarli… Quindi sono tornati in hostal senza aver visto nemmeno un fenicottero!

In realtà quella che è definita la spiaggia più bella dell’isola non è accessibile, purtroppo, in sedia a rotelle. Tortuga Bay dista pochi passi dal mio hostal e pare ci sia un sentiero che la costeggi interamente. Peccato che per salire al sentiero c’è una scala di sassi. I miei amici non sono riusciti a portarmi fino in cima. Le foto che vedete sono state scattate dai miei compagni di viaggio. La spiaggia di Tortuga Bay è famosa per il suo litorale espansivo e incontaminato che scende gradualmente nel Pacifico. E’ ideale per gli amanti del surf o semplicemente per rilassarsi e prendere il sole con le iguane marine. Prima di percorrere il sentiero bisogna registrarsi col numero di passaporto e pagare due dollari a testa. La spiaggia chiude alle 18. Portate con voi cappello e crema solare a protezione alta, il sole dell’Equatore brucia anche all’ombra!

Dal porto di Puerto Ayora ho preso tre barche per raggiungere altre tre meravigliose isole… Siete curiosi di sapere quali? Seguitemi e lo scoprirete presto!

ISOLE GALAPAGOS

Febbraio 2019

E’ difficile visitare le isole Galapagos in sedia a rotelle? Si, purtroppo non c’è quasi nulla di accessibile.

Fortunatamente ho viaggiato con tre amici che mi hanno dato una mano così, dopo una settimana in Ecuador on the road, da Guayaquil siamo volati nel vero paradiso terrestre! Si perché l’Eden esiste e prende il nome di “arcipelago delle Gapalagos“. Il naturalista Charles Darwin approdò con la nave britannica Beagle in queste isole dell’Oceano Pacifico il 15 Settembre del 1835. L’arcipelago divenne famoso proprio grazie a Darwin, che catalogò centinaia di specie osservandone caratteristiche e differenze per poi elaborare la teoria dell’evoluzione.

Ho escluso fin dall’inizio la crociera di una settimana, decisamente troppo costosa per il mio budget a disposizione. Tenete presente che la sola crociera mi sarebbe costata quanto l’intero viaggio di 15 gg in Ecuador compreso di voli!!

Così ho optato per l’hopping tour, ovvero il tour via terra dormendo negli hostal presenti sulle varie isole.

A proposito, quali isole scegliere? In totale sono tredici, sette maggiori e sei minori. Vi devo confessare che ho fatto parecchio fatica a trovare qualche tour operator e/o agenzia locale in internet che mi permettesse di partecipare ad un loro tour giornaliero. Ne ho contattati davvero molti ma nessuno se la sentiva di prendermi a causa della sedia a rotelle. Col senno di poi, dopo esserci andata, comprendo meglio le paure e le perplessità delle persone con le quali sono stata in contatto. Nessuna imbarcazione ha la rampa d’accesso, ti fanno salire in barca prendendoti in braccio o alzandoti di peso con tutta la carrozzina. Io non sono una fifona e mi adatto a tutto ma vi confesso che ho pensato più di una volta di finire in mare!!

Inoltre nessuna barca ha il bagno per disabili, ma solo un minuscolo bagnetto impossibile da utilizzare in carrozzina. Le barche raggiungono una velocità fortissima e se si sta seduti sui loro sedili si rischia di volare in acqua. Io sono sempre rimasta sulla mia sedia a rotelle tenuta saldamente da due dei miei tre amici. Per scendere dalla barca per fare snorkeling o per raggiungere le spiagge (quelle più incontaminate non sono munite di pontile ma sono raggiungibili solo a nuoto) mi sedevano su una sponda dell’imbarcazione e mi calavano tenendomi dai polsi. Lo stesso per risalire.

Avrei voluto visitare Isla bartolomé ma nel giro sono inclusi 330 gradini da superare: scartata a priori. North Seymour, ma la pavimentazione è fatta di scogli e non è percorribile nemmeno col Triride. Inizialmente mi arrabbiavo, perché tramite email non riuscivo a comprendere la difficoltà dei percorsi. O meglio, credevo che con i miei tre aiutanti non avrei avuto problemi. Ma ho richiesto in loco alle agenzie e ho ricevuto la stessa risposta.

Ma non crediate che mi sono arresa, ho comunque visitato ben cinque isole in sette giorni! E vi assicuro che nelle mie condizioni è un vero record! Mi sono appoggiata alle due isole principali, Santa Cruz e Isabela, dove ho dormito le prime cinque notti e le ultime due e da lì ho preso tre imbarcazioni per visitarne altre.

Nel frattempo ho trovato, sempre in internet, Roberto Furlani, un italiano residente in Svizzera consulente di Evolution Travel. Lui è stato l’unico a parlarmi chiaro e a consigliarmi due tour snorkeling con visita alle spiagge adiacenti più birdwatching. Isole Pinzon e Daphne e Santa Fe con Playa Escondida. Per conto mio sono invece stata a San Cristobal.

Ma state tranquilli, scriverò un report dettagliato per ogni isola visitata con tutti i contatti necessari ed i costi. Alle Galapagos si paga anche l’aria che si respira ma vi assicuro che ne vale la pena! Dovete solo avere tanto spirito di adattamento se, come me, vi spostate con una sedia a rotelle.

 

LAGUNA DI QUILOTOA, ECUADOR

Febbraio 2019

ITINERARIO: Midad del Mundo, Otavalo, Quito, Laguna di Quilotoa, Parque National Cajas, Cuenca, Guayaquil, isole Galapagos

Quilotoa è un piccolo villaggio situato a 3914 metri di altezza famoso per il suo cratere vulcanico, ormai spento, e la sua spettacolare laguna. In questo luogo, situato nella parte occidentale delle Ande ecuatoriane nella provincia del Cotopaxi, vi abitano solo indigeni con tradizioni ancora radicate che indossano i tipici costumi andini e parlano la lingua quecha. Ho vissuto una bellissima esperienza dormendo in un lodge gestito da questa cordiale e accogliente popolazione.

Da Quito ci sono circa 176 km, e una volta lasciata la Panamerica ci si addentra nell’entroterra rurale dove si susseguono paesaggi mozzafiato: canyon, terrazze verdi coltivate, capanne di agricoltori, greggi di pecore, alpaca e asinelli che gironzolano liberi sulla strada. Quest’ultima è percorsa solo da camion o da autobus presi nella cittadina di Zumbahua, a 17 km più a sud, o nella più comune Latacunca.

Dopo una serie di curve si arriva a Quilotoa. All’ingresso bisogna pagare 2 dollari (per auto) e registrarsi. Ricordatevi di avere con voi il passaporto (va bene anche la fotocopia).

Dopo aver posteggiato proprio davanti alle passerelle (accessibili) che conducono all’osservatorio, attacco il Triride e salgo fino in cima da dove la vista è sbalorditiva! La Laguna di Quilotoa è di colore verde smeraldo e l’immagine che mi si presenta davanti si commenta da sola! Dalle passerelle parte una strada piena di gradini e di discese ripide che conducono al lago. Ovviamente il percorso non è accessibile in sedia a rotelle. Pare che la discesa sia una semplice passeggiata, mentre la risalita risulta davvero difficile a causa dei 500 metri di dislivello. Due miei compagni di viaggio si sono spinti fino alle sponde del lago ma non sono più riusciti a risalire a piedi per via dell’altitudine e delle salite irte. Nonostante non fossero d’accordo hanno dovuto noleggiare l’asinello e il cavallo per tornare in cima.

Consiglio vivamente questa tappa se state organizzando un viaggio in Ecuador! Oltretutto, anche se siete in sedia a rotelle come me, riuscite a vedere ed ammirare la laguna dall’alto in tutte le sue sfumature!

 

CASCADA DE PEGUCHE, ECUADOR

Febbraio 2019

ITINERARIO: Midad del Mundo, Otavalo, Quito, Laguna di Quilotoa, Parque National Cajas, Cuenca, Guayaquil, isole Galapagos

Otavalo non è solo conosciuta e visitata per il suo grande mercato artigianale… Molti turisti fanno tappa qui per ammirare la cascata Peguche, che dista appena tre km dal centro città.

Le indicazioni stradali conducono all’entrata principale, ma poi bisogna proseguire circa 15 minuti a piedi per raggiungere questa cascata molto bella che si trova a 18 m di altezza ed è formata dalle acque del fiume omonimo. Io ed i miei compagni di viaggio non siamo riusciti a raggiungere il posteggio da dove parte il cammino. Abbiamo chiesto più volte ai pochi abitanti della zona ma nessuno ha saputo indicarci esattamente il posto dove lasciare l’auto. Alcuni mi hanno detto che, dal parcheggio, ci sono dei gradini per raggiungere l’inizio del sentiero ma non ne sono sicura dato che non ho potuto constatarlo.

Quindi, dopo aver posteggiato il nostro mezzo al lato di una salita (sottostante la cascata) dove la strada è sconnessa e sterrata (molto faticosa da percorrere in carrozzina nonostante il Triride, sia per l’entità della salita e sia per le buche e la strada sabbiosa), ci siamo avviati verso il sentiero. Dopo pochi minuti di salita siamo giunti su una strada principale, asfaltata, dove non passano le auto e dove, su entrambi i lati, vi sono bancarelle di souvenirs. Nei pressi vi è un bagno ma non per disabili.

Alla fine di questa via inizia il sentiero (la prima parte presenta un acciottolato molto impegnativo), dopodiché si può scegliere tra due percorsi: uno più breve ma tutto acciottolato (sempre con ciottoli importanti e scomposti) e l’altro più lungo ma con strada sterrata fattibile in carrozzina. Ho optato per il secondo, ammirando così anche gli alberi e la natura che circonda questo tratto. Le gomme Dynamic utilizzate per questo viaggio mi hanno permesso di percorrere più facilmente certe parti off-road incontrate sul mio cammino.

Quando i due sentieri si ricongiungono la strada torna ad essere piena di ciottoli, con alcune salite e discese scivolose, e continua così fino al ponte da dove si può contemplare la cascata in tutto il suo splendore. Le persone in sedia a rotelle come me devono fermarsi poco prima. La cascata Peguche è visibile quasi interamente, ma purtroppo i quattro gradini di ciottoli che conducono sul ponte non sono percorribili in carrozzina.

gradini per raggiungere il ponte

L’atmosfera è comunque surreale… Tutt’attorno c’è la foresta e qualche casa di legno dove i nativi non rinunciano a vivere nella tranquillità più totale! La pace e la serenità che aleggia in questo luogo merita davvero una visita!

TALLINN, IL GIOIELLINO DELL’ESTONIA

Ottobre 2018                              Vilnius/Riga/Tallinn/Helsinki

Da Riga raggiungo Tallinn con un bus della compagnia Ecolines. Tallinn non è solo la capitale dell’Estonia, ma è anche la città baltica che più mi ha affascinata tra quelle che ho visitato durante questo tour. E’ divisa da soli 80 km di Mar Baltico da Helsinki, raggiungibile in due ore di traghetto.

Anche a Tallinn ho trascorso un giorno e mezzo, innamorandomi di questa affascinante città che è divenuta Patrimonio UNESCO nel 1997. Le sue strade acciottolate sono accompagnate da case color pastello, chiese con guglie che sfiorano il cielo, tetti a punta, gallerie d’arte e caffè d’epoca. Anche se non si segue un itinerario ben preciso, nella old-town è bello vagare per le viuzze lasciandosi affascinare dalle meraviglie che la circondano.

Nella prima mezza giornata a disposizione inizio ad esplorare il centro storico. Dall’hotel Tallinn Express giro e destra e percorro poche centinaia di metri con la mia carrozzina e ilTriride. Una volta arrivata al semaforo attraverso la strada e salgo per la stradina ripida che trovo alla mia destra. Arrivo di fronte ad una delle 46 torri difensive che compongono la cinta muraria e mi inoltro nella parte vecchia.

Ho trovato molto suggestivo questo intrinseco di strade che conducono tutte al cuore della città, ovvero Raekoja Platz (Piazza del Municipio). Le fotografie non rendono giustizia! La maestosità del municipio, il trittico di casette colorate che costeggia uno dei lati ed i ristorantini tipici la rendono magica e surreale allo stesso tempo! Vi consiglio vivamente di passare da questa piazza anche la sera, quando le luci la riflettono in tutta la sua bellezza! Sul lato nord della piazza vi è una farmacia antichissima che produce e vende pozioni magiche. Al suo interno è possibile visitare anche il laboratorio, ma purtroppo non vi è l’accesso per le sedie a rotelle.

Attraverso un piccolo tunnel accanto alla farmacia e mi trovo di fronte alla casa della confraternita delle teste nere. Lo splendido portone in legno d’ingresso risale al 1640. Quella che era storicamente la sede delle teste nere, corporazione medievale costituita da giovani commercianti celibi, oggi è utilizzata per concerti e eventi di gala. Gli interni sono inaccessibili in carrozzina.

Da questo punto percorro la strada in discesa fino ad arrivare alla chiesa di San Nicola, distante soli 50 metri da Piazza del Municipio. Anche questa chiesa è inaccessibile in sedia a rotelle. Nei pressi si trova il famigerato Passaggio di Santa Caterina, uno dei luoghi più pittoreschi del centro storico di Tallinn. Il passaggio è accessibile in carrozzina anche se la strada presenta un importante ciottolato, come tutto il resto della parte vecchia del resto. Attorno a questa via vi sono numerose botteghe di artigiani e artisti che mettono in mostra le loro opere. Il passaggio è illuminato anche la sera.

Per la cena vi consiglio il ristorante Kaerajaan, su piazza Raekoja. L’ingresso presenta qualche gradino ma il personale cortese mi ha aiutata a superarli. Qui ho mangiato il sushi d’orzo… Imperdibile delizia!

Il secondo giorno a Tallinn visito la collina di Toompea, parte alta della old-town. Per salirci percorro lo stesso tratto di strada del pomeriggio precedente poi, una volta entrata nel centro storico, seguo i cartelli che mi conducono all’inizio della salita per la collina. Nonostante la salita sia un pò ripida non ho fatto fatica col Triride dato che sul lato sinistro della strada c’è un largo tratto di pavimentazione liscia e asfaltata. Sulla collina esistono ben due belvederi dove contemplare Tallinn: il primo lo si trova subito a destra ed è il punto panoramico Kohtuosa Vaateplats, accessibile tramite una rampa. Da qui i tetti rossi si mescolano alle torri a punta mentre da sfondo c’è lo skyline del nuovo quartiere finanziario. Sul lato opposto di Toompea si trova invece Patkuli Vateplaatvorm, dove è visibile dall’alto tutta la città vecchia racchiusa nella cinta muraria. Anche questo punto di osservazione è accessibile in carrozzina.

In cima alla collina svetta imponente la Cattedrale ortodossa di Aleksandr Nevskij. Questa grande testimonianza della chiesa russa in Estonia purtroppo non è accessibile in sedia a rotelle. Ma le sue vistose cupole a cipolla e le sue croci luccicanti meritano senza dubbio una visita anche solo esternamente. Proprio di fronte, oggi sede del Parlamento estone, si trova il Castello di Toompea che, arroccato su una rupe calcarea, domina tutta la città. Non mi sono informata se gli interni sono visitabili e accessibili. Lasciando alle spalle il castello e la cattedrale mi dirigo verso un complesso di torri: tra queste vi è Kiek in de Kok, oggi adibita a Museo delle Difese Cittadine. Proseguo per Piazza della Libertà con la sua grande croce di cristallo che simboleggia la lotta estone contro la dominazione straniera. Prima di abbandonare la collina faccio tappa alla Chiesa di S. Olav. Impossibile non notare il suo altissimo campanile da dove dicono ci sia una vista spettacolare! Peccato vi siano soli 232 gradini per salire all’osservatorio…

Scendo dalla collina e ripercorro le viette della parte bassa della città vecchia. Tallinn non stanca mai ed io sarei rimasta ore a girare per quelle strette vie ad immortalare scorci nuovi e angoli incantevoli.

Dopo pranzo mi sposto in taxi al Palazzo Kadriorg che ospita il Museo Estone di Arte. La residenza è in stile barocco e fu ispirata alla Reggia di Versailles. Sfortunatamente l’intera struttura era chiusa per lavori, ma è stato possibile visitare i giardini ed il parco, entrambi accessibili.

Mi è spiaciuto molto lasciare Tallin. Nonostante l’ho girata in lungo e in largo avrei speso ancora del tempo qui. A circa 500 metri dall’ Hotel Tallinn Express si trova il porto passeggeri per l’imbarco per Helsinki. Ho acquistato i biglietti sul sito della Direct Ferries. Nave con accesso senza barriere architettoniche e bagno per disabili a bordo.

 

RIGA, LA PARIGI DELLA LETTONIA

Ottobre 2018                        Vilnius-Riga-Tallinn-Helsinki

Da Vilnius raggiungo Riga, capitale della Lettonia, con un bus della Ecolines. Alla stazione dei bus prendo un taxi che mi conduce all’Hotel Ibis Centre Riga. L’hotel è a pochi passi dal centro storico, che raggiungo con la sedia a rotelle e il Triride senza prendere mezzi. La città vecchia è piuttosto piccola ed è visitabile in mezza giornata.

Prima di entrare nel cuore di questa pittoresca città lettone mi imbatto nella particolarissima Chiesa Luterana di San Pietro, con l’accesso per la sedia a rotelle sul suo lato posteriore. Il suo alto campanile, che si vede da ogni angolazione, non è accessibile in carrozzina. Di fronte alla facciata di questa chiesa c’è il ristorante Felicità, di proprietà di Al Bano Carrisi. Vi sono dei gradini da superare per entrare, ma il personale aiuta negli spostamenti.    I prezzi non sono elevati e vi è una vasta cantina di vini provenienti direttamente da Cellino San Marco.

La old-town di Riga è tutelata dal Patrimonio UNESCO grazie alle bellezze che la contornano e alle sue stradine fiabesche. Il mio itinerario parte da piazza Ratslaukums (Piazza del Municipio), raffigurata in quasi tutte le cartoline e fotografie grazie alla celebre Casa delle Teste Nere. Questo edificio di origine medioevale un tempo era la sede delle corporazioni cittadine è stato ricostruito dopo la seconda guerra mondiale. Spicca per la sua maestosità, il suo colore e la sua padronanza sulla piazza. Non ho visitato l’edificio internamente.

Casa del gatto

Da questa piazza partono le due vie più vivaci della città: Kaleju Iela e Marstau Iela, costellate da pub, ristoranti e negozi di souvenirs. Percorrendo la seconda via si incappa nella Casa del Gatto, palazzo di colore giallo in stile Art Nouveau con una scultura in bronzo raffigurante un gatto sulla punta del tetto. A fianco si trovano la Grande e Piccola Gilda, palazzo neogotico la prima e piccolo castello la seconda. In questo angolo è d’obbligo scattare una fotografia con queste tre palazzine meravigliose come sfondo!

 

 

 

 

 

 

 

 

Proseguendo il percorso su Kaleju Iela si arriva alla piccola piazza Livu Laukums dove fanno da cornice sontuosi palazzi settecenteschi trasformati in ristoranti. Al centro vi sono numerosi mercatini coperti dove acquistare i gadget più particolari di tutta Riga. Nei pressi di questa colorata piazza svetta il Duomo di Riga, accessibile in sedia a rotelle sul lato destro della costruzione. E’ la principale cattedrale protestante della città nonché la più grande delle Repubbliche Baltiche.

Il giorno seguente raggiungo, sempre in sedia a rotelle, il Castello di Riga. Purtroppo gran parte del castello è stato distrutto da un incendio nel 2013 ed il complesso è ancora in fase di ristrutturazione. Gli interni non sono visitabili. Vicino al castello sorge una piccola chiesa colorata che sembra uscita da un libro di fiabe. Si tratta della Chiesa della Madonna Addolorata, non accessibile in sedia a rotelle. Per concludere il tour nella zona vecchia della città percorro la via Tornea Iela dove trovo una ex caserma color beige/crema, ora anch’essa trasformatasi in ristorante. Alla fine di questa via spicca la Torre delle Polveri, unica torre rimasta intatta risalente al ZIV secolo. Tutta la parte vecchia di Riga presenta una pavimentazione acciottolata.

Cosa fare per concludere la giornata? Nel pomeriggio decido di scoprire la parte nuova di Riga, quella che si estende oltre il fossato dei parchi. Devo ammettere che non lascia a bocca aperta come la zona vecchia, che al contrario mi ha affascinata particolarmente. Il punto di divisione dalla città vecchia a quella nuova è segnato dal Monumento della Libertà, soprannominato “Milda” dalla popolazione lettone. Il monumento è in marmo e raffigura una donna che tiene in mano una stella.

In quest’area vi sono numerose zone verdi come il Pilseras Kanal (che divide la città in due parti) e il Parco Esplanade. Quest’ultimo, oltre agli alberi secolari e a statue datate, ospita la bellissima cattedrale ortodossa della Natività di Cristo, sede dell’eparchia di Riga. Si tratta della chiesa ortodossa più importante della Lettonia e al suo interno vi sono tantissime icone d’orate. Purtroppo non è possibile entrarci in sedia a rotelle a causa dei numerosi gradini presenti.

Cattedrale ortodossa

La parte nuova di Riga è costellata anche da imponenti palazzi dallo stile architettonico Art Nouveau. Passeggiando tra le sue vie è possibile fare shopping o cenare in uno dei ristoranti tipici.

Riga, Capitale della Cultura 2014, mi è piaciuta moltissimo!! E’ una delle città sul Mar Baltico che vi consiglio vivamente di visitare almeno una volta nella vita. Proseguo il mio viaggio per Tallinn prendendo un bus della Ecolines