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JERASH, LA POMPEI DELLA GIORDANIA

Aprile 2019 ITINERARIO: AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH 

Le rovine di Jerash, descritte come la “Pompei dell’Asia“, sono una delle principali attrazioni della Giordania del nord. Quando si giunge nella moderna città, con le sue strade di provincia e i piccoli orti dove si vendono frutta e verdura, è difficile sospettare l’illustre passato. Ma non appena si attraversa l’imponente Arco di Adriano, che segna il confine tra la parte antica della città e quella nuova, si capisce immediatamente che non era un semplice centro di provincia ma una città prospera e potente.

Ho visitato Jerash muovendomi in sedia a rotelle con l’aggiunta del mio Triride ma, col senno di poi, non credo lo rifarei. Non alludo alla bellezza del luogo, quella è indiscutibile, ma alla difficoltà del percorso. La visita delle rovine in carrozzina, che impiega almeno tre ore, può sembrare semplice all’inizio, ma diventa sempre più difficoltosa mano a mano che si prosegue. Si accede alla biglietteria tramite un classico suq arabo, dove è anche possibile rifocillarsi in un bar all’aperto. L’entrata per il disabile è gratuita. A destra della biglietteria vi è la rampa d’accesso per raggiungere l’Arco di Adriano, alto 13 metri e costruito per commemorare la visita dell’imperatore. Si prosegue verso il Tempio di Artemide, della della caccia e della fertilità. Tramite rampe e percorsi più o meno sterrati si arriva al Foro, una piazza dall’insolita forma ellittica delimitata da colonne slanciate. Attraverso una porta di legno tra gli archi si accede al Teatro Sud. Dal basso è visibile il Tempio superiore di Zeus, non raggiungibile in sedia a rotelle. Fino a qui nessun problema (col ruotino elettrico). Poi la pavimentazione si fa sempre più sconnessa e rotta, e alterna buche a zone di saliscendi dove ho rischiato più volte di ribaltare. Attraversare il Cardo Massimo è stata un’impresa! Questa superba via colonnata lunga 800 metri è stata davvero un incubo per me! Ho terminato alla Porta Sud, dopodiché bisogna obbligatoriamente tornare dallo stesso percorso.

Nonostante sia stato davvero molto faticoso visitarle, le rovine di Jerash costituiscono il sito romano più vasto e interessante della Giordania e richiamano frotte di turisti.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che organizza viaggi per disabili.

 

MAR MORTO, IL PUNTO PIU’ BASSO DELLA TERRA

Aprile 2019  ITINERARIO: AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH

A volte bisogna scendere molto in basso per trovare qualcosa di veramente speciale. Il Mar Morto ne è una riprova, dato che si trova letteralmente nel punto più basso del pianeta. Qui il concetto stesso di fare il bagno acquista un nuovo significato, perché la sua acqua satura di sali vi terrà a galla come un tappo di sughero, consentendovi al massimo qualche bracciata. Il fango del Mar Morto poi è un famoso prodotto di bellezza naturale della pelle; potete beneficiare delle sue proprietà anche con dei trattamenti in una delle tante spa sulla costa.

Ed è proprio sulla costa nord-orientale che si trovano i resort più lussuosi dove regalarvi trattamenti e ammirare i bagliori del tramonto sull’acqua, abbracciando con lo sguardo la Cisgiordania e le luci di Gerusalemme sulla sponda opposta.

Non perdetevi l’occasione di galleggiare nel punto più basso della terra, 398 metri sotto il livello del mare! Sarà un’esperienza davvero unica!

Io ho soggiornato al Ramada Resort Dead Sea, totalmente privo di barriere architettoniche quindi completamente accessibile in sedia a rotelle, se non per raggiungere la spa dove per accedervi bisogna superare sette/otto gradini. L’altro problemino l’ho incontrato in spiaggia, accessibile in sedia a rotelle tramite una navetta gratuita che ogni cinque minuti parte dal resort. La navetta ti lascia davanti ai lettini riservati per gli ospiti dell’hotel, ma poi per raggiungere il mare ci sono circa 200 metri di sabbia e sassi. Per fortuna il bagnino mi ha gentilmente aiutata a raggiungere la riva con la carrozzina, altrimenti non sarei stata in grado di farlo da sola.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che organizza viaggi per disabili.

 

WADI RUM, IL DESERTO DI LAWRENCE D’ARABIA

Aprile 2019 ITINERARIO: AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH

Il Wadi Rum corrisponde perfettamente all’idea che tutti hanno del deserto: estremo caldo torrido in estate e rigide temperature in inverno. Grazie alla presenza di numerosi pozzi e sorgenti, il Wadi Rum è abitato fin dall’epoca preistorica. Sono circa 30.000 le iscrizioni che decorano le sue pareti di arenaria e pare che le più antiche siano state tracciate da tribù provenienti dall’Arabia Saudita. Ad esse si aggiungono quelle dei nabatei, che si insediarono nel Wadi Rum attorno al IV secolo. La regione deve però la sua notorietà all’intrepido Thomas Edward Lawrence, meglio conosciuto come Lawrence d’Arabia, che vi abitò nel 1917 durante la Rivolta Araba

Siete in sedia a rotelle e desiderate effettuare un tour nel deserto di Wadi Rum? Nessun problema, se non quello di farvi aiutare a salire sul pick up (a fianco del guidatore). Tutti i tour giornalieri vengono effettuati con dei pick up e la carrozzina viene posizionata nel cassone dietro. Ci tengo anche a specificare che non si prende nessun colpo alla schiena in quanto il tragitto non è formato da dune ma da sabbia battuta. Portatevi un cappello, una crema solare ad alta protezione e tanta acqua!

Il Wadi Rum è abitato dalla popolazione beduina e ogni tour viene svolto da un loro abitante che si cala perfettamente nel ruolo del cicerone. Dal centro visitatori si prosegue per 7 km su strada asfaltata fino al villaggio di Rum, situato ai piedi di torreggianti formazioni rocciose tipiche dell’insediamento nomade. Poi, sempre col fuoristrada, si inizia a percorrere le varie piste sterrate che conducono ai numerosi punti d’interesse. Il mio primo step è stato alla casa dell’autista dove mi è stato gentilmente offerto il tè. Mi ha spiegato che vive con la sua numerosa famiglia (13 fratelli e le tre mogli di suo padre) dove viene condiviso tutto. Da lì si è proseguito verso le spettacolari Dune di Hasany, che con la loro sabbia rossa si accumulano a ridosso delle pendici del Jebel Umm Ulaydiyya. Se camminate potete arrampicarvi fino alla cresta.

La tappa successiva è stata in un accampamento beduino dove mi è stato offerto un altro tè. Io sono rimasta nella tenda da dove avevo uno scenario mozzafiato sui canyon circostanti. La mia compagna di viaggio è riuscita a salire e ad entrare nelle loro gole. Nel tour di quattro ore del deserto è compreso anche il pranzo al sacco. Quattro ore sembrano molte ma vi assicuro che il tempo è volato e che sarei rimasta ancora un pò ad ammirare quello spettacolo della natura. Spero che le mie fotografie riescano ad esprimere il fascino e la bellezza di quel luogo!

Altro posto imperdibile è la “sorgente di Lawrence“, situata all’inizio del percorso. Questa sorgente che porta il suo nome ne fa una suggestiva descrizione nel libro “I sette pilastri della saggezza“. Il flusso d’acqua cade in un verde “paradiso largo un metro e mezzo” che permise al Rum di diventare un importante luogo di sosta per le carovane in viaggio tra la Siria e l’Arabia. Resta ben poco invece di Al Qsair, ovvero la casa di Lawrence d’Arabia, costruita sui ruderi nabatei di una cisterna per la raccolta dell’acqua. La leggenda narra che Lawrence visse qui durante la Rivolta Araba, il che ne fa una meta fissa delle escursioni in fuoristrada. Nei pressi dell’edificio si trova un’iscrizione nabatea in cui è menzionato l’antico nome della zona, Iram. La posizione isolata e la magnifica vista sulle dune di sabbia rossa sono i principali richiami del luogo.

casa Lawrence d’Arabia

Nel tour di quattro ore è compresa anche la visita del piccolo e del grande arco. Si sono creati tra le formazioni rocciose e risultano essere tra i punti d’interesse più toccati dalle varie escursioni.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che organizza viaggi per disabili.

PETRA E PICCOLA PETRA, GIORDANIA

Aprile 2019  ITINERARIO: AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH

Petra, la magnifica Città Antica seminascosta nel paesaggio spazzato dal vento della Giordania meridionale, è uno dei più celebri siti dichiarati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. Proclamata una delle “Sette Nuove Meraviglie del Mondo” da un sondaggio popolare nel 2007, ha conservato intatto il suo fascino nonostante i momenti difficili di cui la regione circostante è stata teatro.

Il nome Petra è indissolubilmente legato a quello dei nabatei, la tribù nomade proveniente dall’Arabia occidentale cui si deve gran parte dei monumenti della Città Antica giunti fino a noi. Questo popolo tuttavia non fu il primo ad abitare la regione. Nei wadi (valli o letti fluviali formati da corsi d’acqua) e sulle colline nei dintorni di Petra sono state rinvenute testimonianze di villaggi neolitici risalenti al 7000 a.C.

Cosa vedere a Petra: ci sono oltre 800 siti classificati, di cui circa 500 tombe, ma i più interessanti sono facili da trovare e da raggiungere, anche in sedia a rotelle! Sinceramente pensavo fosse più difficile accedere al “Tesoro” perché mi è sempre stato detto che il sito non era molto accessibile in carrozzina. Invece col mio Triride non ho riscontrato particolari problemi, al contrario mi sono piacevolmente stupita nel constatare la facilità del percorso. Se avete un’intera giornata a vostra disposizione e se siete muniti di un ruotino elettrico potete percorrere senza problemi l’intero Siq passando attraverso le pareti strette delle gole che serpeggiano verso la città nascosta. Tecnicamente il siq, con le sue pareti alte 200 m, non è un canyon ma bensì una faglia geologica prodotta da forze tettoniche. In vari punti si può vedere come le venature della roccia su una parete siano speculari a quelle della parete opposta. Sono tuttora visibili gli antichi canali scavati nella pietra per portare l’acqua a Petra. Alcuni storici ritengono che la funzione primaria del Siq fosse simile a quella della Via Sacra degli antichi greci e romani. La pavimentazione è formata da grandi ciottoli che risultano fastidiosi se vi muovete solo con la carrozzina manuale e da parti lisce più facilmente percorribili. Se invece, come me, avete solo mezza giornata a disposizione potete recarvi al Petra Visitor Centre e “noleggiare” una macchinetta da polo (con autista) che vi permetterà di raggiungere il “Tesoro” in breve tempo, facendo diverse soste per scattare fotografie e per ammirare le nicchie, le tombe e le gole rosastre che conducono al “Treasury“, la tomba che maggiormente incanta i visitatori.

La facciata ellenistica del “Tesoro” è un capolavoro di maestria. Sebbene scavato in una parete di arenaria ferrosa per ospitare la tomba del re nabateo Aretas III, il Tesoro deve il nome alla leggenda secondo il quale un faraone egizio nascose qui il suo tesoro mentre seguiva gli israeliti. Tutta la zona circostante ha una pavimentazione formata da sabbia (in alcuni tratti battuta ed in altri più soffice) e da sassi.Il momento migliore per fotografare il tesoro è dalle 9 alle 11 del mattino, quando la facciata è completamente esposta al sole. Sempre col mio Triride sono riuscita a raggiungere le altre tombe, anch’esse scavate nella roccia, ed a visitarne un paio internamente. Ho concluso il mio tour di Petra arrivando fino al Teatro, costruito dai nabatei più di 2000 anni fa. La cavea aveva in origine 3000 posti a sedere distribuiti su 45 file. L’orchestra era scavata nella roccia mentre il fondale era costruito in tre ordini di nicchie affrescate e colonne di marmo. Il biglietto d’ingresso al complesso è gratuito per il disabile.

A 14 km di distanza da Petra, attraverso strade curvanti e panorami mozzafiato, sorge Siq Al Barid (Gola Fredda), comunemente chiamata Piccola Petra. Qui ho riscontrato maggiori difficoltà  a causa della tanta sabbia soffice  presente e dei numerosi sassi che rallentano, a volte stoppando, anche il ruotino elettrico. Con una persona che aiuta nella spinta ce la si può fare. Il Siq di Al Barid è lungo 400 m. Nel primo slargo c’è un tempio, mentre nel secondo si trovano quattro triclini, uno a sinistra e tre a destra, che probabilmente erano adibiti a sale da pranzo per rifocillare i mercanti più affamati. Circa 50 m più avanti si incontra la Casa Dipinta, un’altra piccola sala da pranzo cui si accede tramite alcuni gradini esterni. Di fronte si trova una grande cisterna scavata nella roccia. In alcuni punti del Siq si possono vedere anche alcuni canali per l’acqua, ormai erosi. Passando attraverso una gola stretta, ma accessibile in carrozzina, si arriva a Al Beidha, con le sue rovine neolitiche che risalgono a 9000 anni fa. Son particolarmente significativi i resti di circa 65 strutture a pianta circolare che segnano il momento di transizione dalla stile di vita nomade, basato sulla caccia e sulla raccolta, a quello sedentario con lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento del bestiame. Anche qui l’ingresso è gratuito al disabile.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che realizza viaggi per disabili.

Al seguito alcune foto della strada che da Petra conduce a Piccola Petra:

 

MADABA E LA STRADA DEI RE, GIORDANIA

Aprile 2019  ITINERARIO:AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH

La Strada dei Re corre lungo la spina dorsale dell’altopiano centrale della Giordania, interrotto dallo spettacolare Wadi Mujib. Con i suoi luoghi biblici in posizione panoramica, i raffinati mosaici romani e i ben conservati castelli dei crociati, la regione centrale del paese offre un’ampia varietà di siti davvero affascinanti. Madaba, con le sue chiese decorate da mosaici che riflettono la ricca eredità cristiana, costituisce la base ideale per esplorare l’intera zona. Da qui potete partire per visitare il castello di Shobak e il punto da cui si dice che Mosè abbia visto per la prima volta la Terra Promessa sul Terra Promessa.

La cittadina di Madaba è celebre soprattutto per i suoi mosaici di epoca bizantina: il più famoso raffigura una carta geografica che riveste il pavimento della Chiesa di San Giorgio. L’entrata dal cancello di quest’ultima non presenta barriere, mentre per accedere all’interno della chiesa bisogna superare un piccolo gradino. L’ingresso è gratuito per il disabile. Questa chiesa greco-ortodossa del XIX secolo dall’aspetto piuttosto modesto custodisce un tesoro degli arbori della cristianità. Il mosaico in oggetto fu realizzato nel 560 d.C. è corredato da 157 scritte in greco che indicano i principali luoghi biblici del Medio Oriente, dall’Egitto alla Palestina. Il venerdì e la domenica mattina la chiesa apre i battenti alle ore 7.00 per la messa alla quale possono partecipare anche i visitatori. Durante la funzione, però, non è possibile vedere il mosaico.

Il vasto Wadi Mujib è orgogliosamente definito “il Grand Canyon della Giordania” e attraversa il paese dalla Strada del Deserto al Mar Morto per più di 70 km. Oltre che per le sue dimensioni spettacolari, il wadi è degno di nota in quanto storicamente rappresentava il confine tra il regno degli amoriti (a nord) e quello dei moabiti (a sud). La Strada dei Re ne attraversa le propaggini superiori. La gola è profonda 1 km e larga 4 ma occorrono 18 km di tornanti sulla Strada dei Re per scendere lungo la parete del Wadi, superare la diga che si trova in fondo e risalire dall’altra parte. Le vedute più belle si ammirano dal bordo settentrionale del wadi, 3 km dopo la cittadina di Dhiban. Questo è il punto perfetto per scattare alcune fotografie!

Pare che il Monte Nebo sia il luogo da cui Mosè contemplò per la prima volta la Terra Promessa, che non riuscì mai ad aggiungere. Secondo la Bibbia, il patriarca morì all’età di 120 anni e fu sepolto nei pressi del monte, ma gli studiosi non concordano su dove si trovi esattamente la sua tomba. Sulla cima del Siwagha (significa “monastero”) è stato eretto il Memoriale di Mosè, la cui vista spazia sul Mar Morto e oltre, fino a Israele e ai Territori Palestinesi. L’entrata per il disabile è gratuita. C’è una salita piuttosto ripida da percorrere, meglio avere con se un ruotino elettrico. Io col mio Triride non ho avuto problemi. Il Memoriale segna il punto in cui Mosè contemplò la Terra Promessa. Accanto è stata posizionata una croce in bronzo, realizzata da un artista italiano, che simboleggia la sofferenza e la morte di Gesù sulla croce. Nei pressi del Memoriale di Mosè, sulla cima del Monte Nebo, sorge la Chiesa del Memoriale, una basilica che fu eretta nel 597 d.C. intorno alle fondamenta di una chiesa del IV secolo. La chiesa è stata resa accessibile in sedia a rotelle mediante delle rampe, e custodisce mosaici di grande importanza risalenti al 530 d.C. Prima di terminare il giro ci si imbatte nell’ulivo che piantò Papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita sul Monte Nebo nell’anno 2000. L’intero percorso esterno non presenta barriere architettoniche.

L’ultima tappa è stato il castello crociato di Shobak, circondato da un paesaggio remoto e selvaggio. Non ho visitato internamente il castello perché le rovine rimaste lo rendono inaccessibile in carrozzina. Fu costruito su un piccolo poggio al limitare di un altopiano e appare particolarmente imponente, soprattutto se visto da lontano. Il Castello di Shobak fu costruito per volere del re crociato Baldovino I nel 1115. Subì numerosi attacchi da parte delle armate di Saladino prima di soccombere nel 1189. Nel XIV secolo venne occupato dai Mamelucchi che lo riedificarono e lo ampliarono.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che organizza viaggi per disabili.

AMMAN, LA CAPITALE DELLA GIORDANIA

Aprile 2019          ITINERARIO: AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA,             JERASH 

Tra le città del Medio Oriente, Amman, sviluppatasi per lo più nel XX secolo, è relativamente giovane. E’ infatti considerata una capitale moderna che ha poco da offrire in termini di vestigia dei grandi imperi. Tuttavia, fra gli edifici di cemento spunta ancora qualche testimonianza dell’antica Filadelfia, in particolare le rovine in cima a Jebel Al Qala’a e il Teatro Romano in centro. L’aspetto più interessante di questa città dal carattere aperto è l’opportunità di fare la conoscenza dei suoi abitanti cosmopoliti, per esempio nei suq del centro. Il mio consiglio è quello di dedicarle almeno mezza giornata per visitare le sue attrazioni principali.

Moschea di re Abdullah, ultimata nel 1989 e dedicata al nonno del defunto re Hussein. Può ospitare fino a 7000 fedeli al suo interno e altri 3000 nel cortile. Vi è una sala preghiera per le donne con solo 500 posti e un’area ancora più piccola riservata alla famiglia reale. L’enorme sala della preghiera principale e riservata agli uomini è a pianta ottagonale sormontata da una splendida cupola azzurra decorata con iscrizioni coraniche. E’ l’unica moschea di Amman aperta ai visitatori non musulmani. Accessibile in sedia a rotelle tramite rampe.

La Cittadella sorge sulla sommità della collina più alta di Amman, Jebel Al Qua’a ed è il sito dell’antica Rabbath_Ammon. Il complesso è cinto da 1700 mt di mura. Tutto il percorso è accessibile in sedia a rotelle. Con un ruotino elettrico anche le parti sterrate sono facilmente percorribili. Tra le cose da non perdere c’è il Tempio di Ercole, di epoca romana. Gli unici resti riconoscibili sono parte del podio e le colonne, visibili da ogni punto della città. Nelle vicinanze si trova un punto panoramico che offre una splendida vista del centro di Amman e del Teatro Romano. Magnificamente restaurato, è la testimonianza più grandiosa della Filadelfia romana ed è considerato la punta di diamante della città. Il complesso di maggiore impatto fra gli edifici storici della Cittadella è quello che si snoda intorno al Palazzo degli Omayyadi, alla spalle del piccolo museo archeologico (quest’ultimo non è accessibile in carrozzina). Vicino al museo sorge la piccola basilica bizantina risalente al VI o VII secolo d.C. ma in gran parte distrutta dai terremoti. L’entrata del complesso è gratuita per il disabile.

Rainbow Street: nonostante sia considerata una meta da non perdere, sia per lo shopping che per la vasta scelta di ristoranti, a me non è piaciuta. I marciapiedi non hanno rampe d’accesso ed è difficile e pericoloso muoversi sulla strada a causa del traffico intenso. Io ho preferito di gran lunga la via sottostante,Hashemi St, quella che conduce alla Moschea di Al Husseiny. Su questa strada si snodano suq colorati e affascinanti, come quello femminile e quello dell’oro, i marciapiedi sono muniti di rampe e vi sono strisce pedonali per attraversare da un lato all’altro.

DOVE MANGIARE Hashem restaurant, su Hashemi St. Non potete dire di sapere com’è un felafel finché non ne avete mangiato uno qui. Questo famosissimo ristorante è in attività da oltre 50 anni ed è talmente apprezzato sia dai visitatori che dalla gente del posto che è difficile trovare un posto libero. Vi sono dei tavolini nella parte iniziale di questo locale all’aperto che sono fruibili da persone in sedia a rotelle.

Viaggio effettuato con www.go4all.it, tour operator dedicato ai viaggi per disabili

 

IL MIO VIAGGIO IN INDIA DEL SUD ATTRAVERSO LE REGIONI DEL TAMIL NADU E DEL KERALA

Novembre 2016                          viaggio di 12 gg

ITINERARIO: Chennai, Pondicherry, Tanjore, Trichy, Madurai, Periyar, Kumarakom, Cochin, Kovalam

Quando si tratta di parlare o di scrivere a proposito dell’India sono come un fiume in piena. I sentimenti e le emozioni che provo viaggiando in India sono talmente tanti e differenti che non mi basterebbe una vita per descriverli. Amo l’India, è stato amore a prima vista due anni e mezzo fa quando, nel Febbraio 2014, mi recai per la prima volta. Feci il tour del nord, il triangolo d’oro e Calcutta. Trovate la recensione di questo viaggio nella categoria “Asia” del mio blog.

Dal momento esatto in cui rientrai a casa ho sognato di tornarci. E questo mio sogno l’ha realizzato go4all, tour operator dedicato ai viaggi per disabili col quale collaboro. All’interno del sito web www.go4all.it  sono state inserite tutte destinazioni testate da me personalmente con la mia sedia a rotelle. Questo per verificare come sono le accessibilità o le varie barriere architettoniche che si possono trovare negli hotel e durante il tour. Viaggiare in Asia con la carrozzina non è facile, gli ostacoli ci sono, ma non è impossibile! Con gli aiuti giusti ce la si può fare tranquillamente. Se ci riesco io perché non dovrebbero riuscire gli altri? Go4all mette a disposizione un assistente in loco che aiuta la persona disabile a superare i gradini o le altre eventuali barriere e a salire e a scendere dal pulmino in quanto quest’ultimo non ha l’accesso adeguato. Per maggiori informazioni contattatemi o scrivete direttamente sul sito.go4all-cmyk

Ma torniamo all’argomento principale di questo articolo: la mia amata India! I contrasti e le contraddizioni sono davvero molte, forse la si predilige  anche per questo. L’India è un mix di culture, è rabbia e felicità, è ricchezza e povertà, mostra ciò che ci sia di più bello e tutto quello che esiste di più brutto. Dopo due giorni di viaggio nella regione del Tamil Nadu mi sono resa conto di quanto questa zona sia più spirituale rispetto al nord. Non fraintendetemi, il viaggio nel nord dell’India mostra meraviglie e attrazioni che lasciano senza fiato, lo consiglio assolutamente a tutti, ma probabilmente è diventato turistico a tal punto da non far più percepire i valori spirituali.

I templi all’interno di porte colorate e disegnate a mano con statue dalle mille forme non si possono fotografare. Ed è proprio lì che si respira la spiritualità maggiore. Si entra a piedi nudi ed in silenzio, e si ammirano questi bramini (sacerdoti indiani) che nella loro massima concentrazione esercitano riti spirituali. Mi è capitato di essere benedetta più volte, senza nemmeno chiederlo. Ma l’esperienza più forte l’ho vissuta sulle rive del fiume Kaveri, uno dei cinque fiumi sacri dell’India. Tutt’attorno ai ghat, scalinate che accedono al fiume, vi sono numerosi bramini che, per terra, praticano vari riti, da quelli funebri passando per quelli matrimoniali fino a quelli purificatori. Qui ho chiesto se potevo parteciparne ad uno, nonostante non fossi di religione indù, per scacciare gli spiriti negativi. Il ricordo di questa esperienza me lo porterò con me per sempre.

Anche dopo questo mio secondo tour concordo nel dire che, chi si reca nel Paese delle contraddizioni, non vive solo un viaggio ma un’autentica esperienza di vita. La regione del Tamil Nadu offre templi maestosi e bellissimi, totalmente differenti da quelli che si trovano nel nord. Ma quello che più mi è rimasto dentro sono i sorrisi delle persone, la loro gentilezza, i loro inchini, la loro voglia di aiutarti, la loro fede infinita… Già, perché in India chi è fedele lo è al 1000 per 1000. Senza bisogno di farsi vedere o di pregare per obbligo. Mi sono vergognata di essere cattolica a mio modo e di credere di essere una buona praticante. Davanti a loro mi sono sentita ridicola, mi sono sentita senza fede…

Questo mio fantastico ed emozionante viaggio è proseguito nella Regione del Kerala con i suoi verdissimi campi da tè, le palme altissime che svettano nel cielo, la riserva di animali di Periyar, i canali con le case galleggianti (backwaters) e le spiagge infinite. Ma il bellissimo Kerala non è la vera India, ma l’altra faccia dell’India. Quella ricca, piena di vegetazione, dove la gente sembra non pregare più nonostante le numerose chiese cattoliche e dove i turisti si rilassano sulle spiagge assolate in cerca di trattamenti ayurvedici. Nonostante ciò mi è piaciuta molto, l’ho trovata rilassante ed i suoi paesaggi mi hanno fatta sognare.

Secondo me la guida turistica aiuta parecchio alla riuscita o meno di un buon viaggio. In entrambi i miei viaggi in India sono stata FORTUNATISSIMA con le guide. Samin, che mi ha accompagnata durante questo tour, mi ha fatto adorare, se possibile, ancora di più l’India. Da subito ha capito che mi piaceva mescolarmi con la gente del luogo e così ha inserito delle tappe che non erano previste nell’itinerario. Non ha aggiunto ulteriori templi, ma visite a persone e a strutture come una scuola materna, dove ho giocato con i bambini, una lavanderia, dove mi sono cimentata a provare a stirare e in ultimo alla casa dei suoi parenti. Che dire, ero al settimo cielo! Queste sono le emozioni che voglio da un viaggio, queste sono le esperienze più significative di un viaggio!

E per la seconda volta nella vita mi trovo a scrivere: non sarà un addio, ma un arrivederci!

CIAO INDIA!

MY LIVE TRIP: DA CHIANG RAI AL TRIANGOLO D’ORO, THAILANDIA

25 Settembre

Sono arrivata a Chiang Rai, cittadina cresciuta sulla riva sud del fiume Kok. Nonostante da alcuni anni si stia rilanciando come centro turistico, continua a vivere all’ombra di Chiang Mai. Durante il giorno la città è tranquilla, ma la sera, quando i turisti rientrano dalle loro gite, le luci al neon si accendono e i negozi e i ristoranti si affollano.

Mi sposto a nord di Chiang Rai fino a raggiungere il villaggio di Mae Sai, sul confine birmano. Solitamente i turisti giungono qui per lo shopping, per i km di bancarelle di pacchiani souvenir. Il centro abitato più settentrionale della Thailandia non offre nient’altro, tuttavia esercita un notevole fascino per la sua posizione sul confine col Myanmar.

Ma oggi è il giorno del triangolo d’oro, un luogo diventato mitico! Qui il fiume Mekong e la cittadina di Sop Ruak si incontrano creando un confine naturale tra tre paesi: Thailandia, Myanmar e Laos. E’ un punto panoramico da dove si vede scorrere proprio il Mekong, fiume lungo ed importante di tutto il sud-est asiatico. Il triangolo d’oro non rappresenta solo un confine, un fiume e tre nazioni, ma prende il nome dalla produzione mondiale di oppio di queste ultime che formavano un luogo strategico per il commercio tra i contrabbandieri. E la visita al “museo dell’oppio” e’ d’obbligo per apprendere quanto sia diventata famosa quest’area per la coltivazione e lo smercio di questa droga, negli anni Sessanta e Settanta, che risultava essere illegale in Thailandia.

ACCESSIBILITA’ IN SEDIA A ROTELLE: rampe per il panorama del triangolo d’oro e per il museo dell’oppio

Ora devo scappare, un volo mi aspetta… Dove sarò domani? Seguitemi e lo scoprirete!

Viaggio go4all, www.go4all.it tour operator specializzato in viaggi per disabili

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MY LIVE TRIP: WAT RONG KHUN, IL TEMPIO BIANCO NEL NORD DELLA THAILANDIA

24 Settembre

Il mio viaggio riparte da Chiang Mai in direzione Chiang Rai, e proprio a 15 km da quest’ultima si trova il meraviglioso e stravagante Wat Rong Khun, meglio conosciuto come “Tempio bianco“. La tappa qui è d’obbligo… Come altre meraviglie sparse nel mondo, anche questo tempio ha la capacità di lasciare i suoi visitatori a bocca aperta!

E’ un’opera dell’artista contemporaneo Chalermchai Kositpipat che, scoprendo il buddismo nel 1992 attraverso esperienze monacali, decide di iniziare la ristrutturazione del Wat Rong Khun nel 1997. Ma quello che non sapevo è che il tempio non è stato ancora del tutto completato. Chalermchai sta istruendo alcuni suoi discepoli affinché possano completarlo dopo la sua morte.

Di sicuro non ci si trova davanti ai classici templi thailandesi dorati o dai colori sgargianti. Il colore bianco è stato scelto dall’artista per rappresentare la purezza del Buddha e i suoi intarsi fatti a mano sono curati nei minimi particolari. Il “Tempio bianco” è stato ispirato da elementi del buddismo come i naga, i fiori di loto e gli elementi lanna. L’artista li ha sviluppati e modellati arricchendoli di ornamenti.

Infine, questa splendida costruzione, è stata circondata da vasche, fontane e ponti di mattonelle di vetro trasparente che simboleggiano la saggezza del Buddha. All’interno il tempio ospita una statua di cera dell’abate del wat accompagnata da musica pop-thai a tutto volume.

ACCESSIBILITA’ IN SEDIA A ROTELLE: totalmente accessibile

Potrei scrivere pagine e pagine sul mio blog riguardanti il Wat Rong Khun, ma nessuna immagine o descrizione può essere paragonata alla sua visita dal vivo…

Domani mi spingerò fino al confine col Myanmar… Continuate a seguirmi!

Viaggio go4all, www.go4all.it  tour operator specializzato in viaggi per disabili

MY LIVE TRIP: CAMPO DEGLI ELEFANTI DI MAESA, THAILANDIA

24 Settembre 2016

Per i thailandesi l’elefante ha una grande importanza spirituale derivante dalle mitologie induista e buddista. Nei templi antichi di tutto il paese vi sono statue rappresentanti Ganesh, il dio indù con la testa d’elefante. Questo gigante buono fu molto importante soprattutto nel passato, quando i re di Ayutthaya fecero affidamento su di loro per combattere contro i birmani.

Detto ciò, consiglio l’esperienza che ho vissuto oggi al “The Elephant Camp” di Maesa, nel nord della Thailandia. La visita comprende il giro di un’ora sul dorso d’elefante, una dimostrazione di elefanti al lavoro e il bamboo rafting sul fiume Mae Ping.

Anche noi disabili in sedia a rotelle possiamo sederci sul baldacchino posto sopra il dorso d’elefante. Come? Facendoci aiutare dai gentilissimi ragazzi che li conducono e che si occupano di loro. Questa non è stata la mia prima esperienza, avevo già fatto una camminata seduta sul d’orso d’elefante nel 2014 durante un viaggio in India. Il mio consiglio è quello di stare molto attaccati, soprattutto durante le discese. Se non avete troppa paura osate, il paesaggio è molto rigoglioso e in questo modo si ha l’occasione di ammirare tutti i punti più nascosti della natura circostante.

Non ho avuto l’impressione che gli elefanti siano sfruttati o maltrattati, tutt’altro! Il campo e gli animali sono puliti e ben conservati! Divertente vederli giocare a calcio oppure dipingere con le tavolozze come dei veri artisti! Questi elefanti sono tutti ammaestrati e lo spettacolo che si vede è ben lontano da quelli proposti al circo.

STAY TUNED… Tra poco sarò in visita al tempio bianco

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