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MADABA E LA STRADA DEI RE, GIORDANIA

Aprile 2019  ITINERARIO:AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA, JERASH

La Strada dei Re corre lungo la spina dorsale dell’altopiano centrale della Giordania, interrotto dallo spettacolare Wadi Mujib. Con i suoi luoghi biblici in posizione panoramica, i raffinati mosaici romani e i ben conservati castelli dei crociati, la regione centrale del paese offre un’ampia varietà di siti davvero affascinanti. Madaba, con le sue chiese decorate da mosaici che riflettono la ricca eredità cristiana, costituisce la base ideale per esplorare l’intera zona. Da qui potete partire per visitare il castello di Shobak e il punto da cui si dice che Mosè abbia visto per la prima volta la Terra Promessa sul Terra Promessa.

La cittadina di Madaba è celebre soprattutto per i suoi mosaici di epoca bizantina: il più famoso raffigura una carta geografica che riveste il pavimento della Chiesa di San Giorgio. L’entrata dal cancello di quest’ultima non presenta barriere, mentre per accedere all’interno della chiesa bisogna superare un piccolo gradino. L’ingresso è gratuito per il disabile. Questa chiesa greco-ortodossa del XIX secolo dall’aspetto piuttosto modesto custodisce un tesoro degli arbori della cristianità. Il mosaico in oggetto fu realizzato nel 560 d.C. è corredato da 157 scritte in greco che indicano i principali luoghi biblici del Medio Oriente, dall’Egitto alla Palestina. Il venerdì e la domenica mattina la chiesa apre i battenti alle ore 7.00 per la messa alla quale possono partecipare anche i visitatori. Durante la funzione, però, non è possibile vedere il mosaico.

Il vasto Wadi Mujib è orgogliosamente definito “il Grand Canyon della Giordania” e attraversa il paese dalla Strada del Deserto al Mar Morto per più di 70 km. Oltre che per le sue dimensioni spettacolari, il wadi è degno di nota in quanto storicamente rappresentava il confine tra il regno degli amoriti (a nord) e quello dei moabiti (a sud). La Strada dei Re ne attraversa le propaggini superiori. La gola è profonda 1 km e larga 4 ma occorrono 18 km di tornanti sulla Strada dei Re per scendere lungo la parete del Wadi, superare la diga che si trova in fondo e risalire dall’altra parte. Le vedute più belle si ammirano dal bordo settentrionale del wadi, 3 km dopo la cittadina di Dhiban. Questo è il punto perfetto per scattare alcune fotografie!

Pare che il Monte Nebo sia il luogo da cui Mosè contemplò per la prima volta la Terra Promessa, che non riuscì mai ad aggiungere. Secondo la Bibbia, il patriarca morì all’età di 120 anni e fu sepolto nei pressi del monte, ma gli studiosi non concordano su dove si trovi esattamente la sua tomba. Sulla cima del Siwagha (significa “monastero”) è stato eretto il Memoriale di Mosè, la cui vista spazia sul Mar Morto e oltre, fino a Israele e ai Territori Palestinesi. L’entrata per il disabile è gratuita. C’è una salita piuttosto ripida da percorrere, meglio avere con se un ruotino elettrico. Io col mio Triride non ho avuto problemi. Il Memoriale segna il punto in cui Mosè contemplò la Terra Promessa. Accanto è stata posizionata una croce in bronzo, realizzata da un artista italiano, che simboleggia la sofferenza e la morte di Gesù sulla croce. Nei pressi del Memoriale di Mosè, sulla cima del Monte Nebo, sorge la Chiesa del Memoriale, una basilica che fu eretta nel 597 d.C. intorno alle fondamenta di una chiesa del IV secolo. La chiesa è stata resa accessibile in sedia a rotelle mediante delle rampe, e custodisce mosaici di grande importanza risalenti al 530 d.C. Prima di terminare il giro ci si imbatte nell’ulivo che piantò Papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita sul Monte Nebo nell’anno 2000. L’intero percorso esterno non presenta barriere architettoniche.

L’ultima tappa è stato il castello crociato di Shobak, circondato da un paesaggio remoto e selvaggio. Non ho visitato internamente il castello perché le rovine rimaste lo rendono inaccessibile in carrozzina. Fu costruito su un piccolo poggio al limitare di un altopiano e appare particolarmente imponente, soprattutto se visto da lontano. Il Castello di Shobak fu costruito per volere del re crociato Baldovino I nel 1115. Subì numerosi attacchi da parte delle armate di Saladino prima di soccombere nel 1189. Nel XIV secolo venne occupato dai Mamelucchi che lo riedificarono e lo ampliarono.

Viaggio effettuato con Go4all, tour operator che organizza viaggi per disabili.

AMMAN, LA CAPITALE DELLA GIORDANIA

Aprile 2019          ITINERARIO: AMMAN, MADABA, PETRA E PICCOLA PETRA, WADI RUM, DEAD SEA,             JERASH 

Tra le città del Medio Oriente, Amman, sviluppatasi per lo più nel XX secolo, è relativamente giovane. E’ infatti considerata una capitale moderna che ha poco da offrire in termini di vestigia dei grandi imperi. Tuttavia, fra gli edifici di cemento spunta ancora qualche testimonianza dell’antica Filadelfia, in particolare le rovine in cima a Jebel Al Qala’a e il Teatro Romano in centro. L’aspetto più interessante di questa città dal carattere aperto è l’opportunità di fare la conoscenza dei suoi abitanti cosmopoliti, per esempio nei suq del centro. Il mio consiglio è quello di dedicarle almeno mezza giornata per visitare le sue attrazioni principali.

Moschea di re Abdullah, ultimata nel 1989 e dedicata al nonno del defunto re Hussein. Può ospitare fino a 7000 fedeli al suo interno e altri 3000 nel cortile. Vi è una sala preghiera per le donne con solo 500 posti e un’area ancora più piccola riservata alla famiglia reale. L’enorme sala della preghiera principale e riservata agli uomini è a pianta ottagonale sormontata da una splendida cupola azzurra decorata con iscrizioni coraniche. E’ l’unica moschea di Amman aperta ai visitatori non musulmani. Accessibile in sedia a rotelle tramite rampe.

La Cittadella sorge sulla sommità della collina più alta di Amman, Jebel Al Qua’a ed è il sito dell’antica Rabbath_Ammon. Il complesso è cinto da 1700 mt di mura. Tutto il percorso è accessibile in sedia a rotelle. Con un ruotino elettrico anche le parti sterrate sono facilmente percorribili. Tra le cose da non perdere c’è il Tempio di Ercole, di epoca romana. Gli unici resti riconoscibili sono parte del podio e le colonne, visibili da ogni punto della città. Nelle vicinanze si trova un punto panoramico che offre una splendida vista del centro di Amman e del Teatro Romano. Magnificamente restaurato, è la testimonianza più grandiosa della Filadelfia romana ed è considerato la punta di diamante della città. Il complesso di maggiore impatto fra gli edifici storici della Cittadella è quello che si snoda intorno al Palazzo degli Omayyadi, alla spalle del piccolo museo archeologico (quest’ultimo non è accessibile in carrozzina). Vicino al museo sorge la piccola basilica bizantina risalente al VI o VII secolo d.C. ma in gran parte distrutta dai terremoti. L’entrata del complesso è gratuita per il disabile.

Rainbow Street: nonostante sia considerata una meta da non perdere, sia per lo shopping che per la vasta scelta di ristoranti, a me non è piaciuta. I marciapiedi non hanno rampe d’accesso ed è difficile e pericoloso muoversi sulla strada a causa del traffico intenso. Io ho preferito di gran lunga la via sottostante,Hashemi St, quella che conduce alla Moschea di Al Husseiny. Su questa strada si snodano suq colorati e affascinanti, come quello femminile e quello dell’oro, i marciapiedi sono muniti di rampe e vi sono strisce pedonali per attraversare da un lato all’altro.

DOVE MANGIARE Hashem restaurant, su Hashemi St. Non potete dire di sapere com’è un felafel finché non ne avete mangiato uno qui. Questo famosissimo ristorante è in attività da oltre 50 anni ed è talmente apprezzato sia dai visitatori che dalla gente del posto che è difficile trovare un posto libero. Vi sono dei tavolini nella parte iniziale di questo locale all’aperto che sono fruibili da persone in sedia a rotelle.

Viaggio effettuato con www.go4all.it, tour operator dedicato ai viaggi per disabili

 

IL MIO VIAGGIO IN INDIA DEL SUD ATTRAVERSO LE REGIONI DEL TAMIL NADU E DEL KERALA

Novembre 2016                          viaggio di 12 gg

ITINERARIO: Chennai, Pondicherry, Tanjore, Trichy, Madurai, Periyar, Kumarakom, Cochin, Kovalam

Quando si tratta di parlare o di scrivere a proposito dell’India sono come un fiume in piena. I sentimenti e le emozioni che provo viaggiando in India sono talmente tanti e differenti che non mi basterebbe una vita per descriverli. Amo l’India, è stato amore a prima vista due anni e mezzo fa quando, nel Febbraio 2014, mi recai per la prima volta. Feci il tour del nord, il triangolo d’oro e Calcutta. Trovate la recensione di questo viaggio nella categoria “Asia” del mio blog.

Dal momento esatto in cui rientrai a casa ho sognato di tornarci. E questo mio sogno l’ha realizzato go4all, tour operator dedicato ai viaggi per disabili col quale collaboro. All’interno del sito web www.go4all.it  sono state inserite tutte destinazioni testate da me personalmente con la mia sedia a rotelle. Questo per verificare come sono le accessibilità o le varie barriere architettoniche che si possono trovare negli hotel e durante il tour. Viaggiare in Asia con la carrozzina non è facile, gli ostacoli ci sono, ma non è impossibile! Con gli aiuti giusti ce la si può fare tranquillamente. Se ci riesco io perché non dovrebbero riuscire gli altri? Go4all mette a disposizione un assistente in loco che aiuta la persona disabile a superare i gradini o le altre eventuali barriere e a salire e a scendere dal pulmino in quanto quest’ultimo non ha l’accesso adeguato. Per maggiori informazioni contattatemi o scrivete direttamente sul sito.go4all-cmyk

Ma torniamo all’argomento principale di questo articolo: la mia amata India! I contrasti e le contraddizioni sono davvero molte, forse la si predilige  anche per questo. L’India è un mix di culture, è rabbia e felicità, è ricchezza e povertà, mostra ciò che ci sia di più bello e tutto quello che esiste di più brutto. Dopo due giorni di viaggio nella regione del Tamil Nadu mi sono resa conto di quanto questa zona sia più spirituale rispetto al nord. Non fraintendetemi, il viaggio nel nord dell’India mostra meraviglie e attrazioni che lasciano senza fiato, lo consiglio assolutamente a tutti, ma probabilmente è diventato turistico a tal punto da non far più percepire i valori spirituali.

I templi all’interno di porte colorate e disegnate a mano con statue dalle mille forme non si possono fotografare. Ed è proprio lì che si respira la spiritualità maggiore. Si entra a piedi nudi ed in silenzio, e si ammirano questi bramini (sacerdoti indiani) che nella loro massima concentrazione esercitano riti spirituali. Mi è capitato di essere benedetta più volte, senza nemmeno chiederlo. Ma l’esperienza più forte l’ho vissuta sulle rive del fiume Kaveri, uno dei cinque fiumi sacri dell’India. Tutt’attorno ai ghat, scalinate che accedono al fiume, vi sono numerosi bramini che, per terra, praticano vari riti, da quelli funebri passando per quelli matrimoniali fino a quelli purificatori. Qui ho chiesto se potevo parteciparne ad uno, nonostante non fossi di religione indù, per scacciare gli spiriti negativi. Il ricordo di questa esperienza me lo porterò con me per sempre.

Anche dopo questo mio secondo tour concordo nel dire che, chi si reca nel Paese delle contraddizioni, non vive solo un viaggio ma un’autentica esperienza di vita. La regione del Tamil Nadu offre templi maestosi e bellissimi, totalmente differenti da quelli che si trovano nel nord. Ma quello che più mi è rimasto dentro sono i sorrisi delle persone, la loro gentilezza, i loro inchini, la loro voglia di aiutarti, la loro fede infinita… Già, perché in India chi è fedele lo è al 1000 per 1000. Senza bisogno di farsi vedere o di pregare per obbligo. Mi sono vergognata di essere cattolica a mio modo e di credere di essere una buona praticante. Davanti a loro mi sono sentita ridicola, mi sono sentita senza fede…

Questo mio fantastico ed emozionante viaggio è proseguito nella Regione del Kerala con i suoi verdissimi campi da tè, le palme altissime che svettano nel cielo, la riserva di animali di Periyar, i canali con le case galleggianti (backwaters) e le spiagge infinite. Ma il bellissimo Kerala non è la vera India, ma l’altra faccia dell’India. Quella ricca, piena di vegetazione, dove la gente sembra non pregare più nonostante le numerose chiese cattoliche e dove i turisti si rilassano sulle spiagge assolate in cerca di trattamenti ayurvedici. Nonostante ciò mi è piaciuta molto, l’ho trovata rilassante ed i suoi paesaggi mi hanno fatta sognare.

Secondo me la guida turistica aiuta parecchio alla riuscita o meno di un buon viaggio. In entrambi i miei viaggi in India sono stata FORTUNATISSIMA con le guide. Samin, che mi ha accompagnata durante questo tour, mi ha fatto adorare, se possibile, ancora di più l’India. Da subito ha capito che mi piaceva mescolarmi con la gente del luogo e così ha inserito delle tappe che non erano previste nell’itinerario. Non ha aggiunto ulteriori templi, ma visite a persone e a strutture come una scuola materna, dove ho giocato con i bambini, una lavanderia, dove mi sono cimentata a provare a stirare e in ultimo alla casa dei suoi parenti. Che dire, ero al settimo cielo! Queste sono le emozioni che voglio da un viaggio, queste sono le esperienze più significative di un viaggio!

E per la seconda volta nella vita mi trovo a scrivere: non sarà un addio, ma un arrivederci!

CIAO INDIA!

MY LIVE TRIP: DA CHIANG RAI AL TRIANGOLO D’ORO, THAILANDIA

25 Settembre

Sono arrivata a Chiang Rai, cittadina cresciuta sulla riva sud del fiume Kok. Nonostante da alcuni anni si stia rilanciando come centro turistico, continua a vivere all’ombra di Chiang Mai. Durante il giorno la città è tranquilla, ma la sera, quando i turisti rientrano dalle loro gite, le luci al neon si accendono e i negozi e i ristoranti si affollano.

Mi sposto a nord di Chiang Rai fino a raggiungere il villaggio di Mae Sai, sul confine birmano. Solitamente i turisti giungono qui per lo shopping, per i km di bancarelle di pacchiani souvenir. Il centro abitato più settentrionale della Thailandia non offre nient’altro, tuttavia esercita un notevole fascino per la sua posizione sul confine col Myanmar.

Ma oggi è il giorno del triangolo d’oro, un luogo diventato mitico! Qui il fiume Mekong e la cittadina di Sop Ruak si incontrano creando un confine naturale tra tre paesi: Thailandia, Myanmar e Laos. E’ un punto panoramico da dove si vede scorrere proprio il Mekong, fiume lungo ed importante di tutto il sud-est asiatico. Il triangolo d’oro non rappresenta solo un confine, un fiume e tre nazioni, ma prende il nome dalla produzione mondiale di oppio di queste ultime che formavano un luogo strategico per il commercio tra i contrabbandieri. E la visita al “museo dell’oppio” e’ d’obbligo per apprendere quanto sia diventata famosa quest’area per la coltivazione e lo smercio di questa droga, negli anni Sessanta e Settanta, che risultava essere illegale in Thailandia.

ACCESSIBILITA’ IN SEDIA A ROTELLE: rampe per il panorama del triangolo d’oro e per il museo dell’oppio

Ora devo scappare, un volo mi aspetta… Dove sarò domani? Seguitemi e lo scoprirete!

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MY LIVE TRIP: WAT RONG KHUN, IL TEMPIO BIANCO NEL NORD DELLA THAILANDIA

24 Settembre

Il mio viaggio riparte da Chiang Mai in direzione Chiang Rai, e proprio a 15 km da quest’ultima si trova il meraviglioso e stravagante Wat Rong Khun, meglio conosciuto come “Tempio bianco“. La tappa qui è d’obbligo… Come altre meraviglie sparse nel mondo, anche questo tempio ha la capacità di lasciare i suoi visitatori a bocca aperta!

E’ un’opera dell’artista contemporaneo Chalermchai Kositpipat che, scoprendo il buddismo nel 1992 attraverso esperienze monacali, decide di iniziare la ristrutturazione del Wat Rong Khun nel 1997. Ma quello che non sapevo è che il tempio non è stato ancora del tutto completato. Chalermchai sta istruendo alcuni suoi discepoli affinché possano completarlo dopo la sua morte.

Di sicuro non ci si trova davanti ai classici templi thailandesi dorati o dai colori sgargianti. Il colore bianco è stato scelto dall’artista per rappresentare la purezza del Buddha e i suoi intarsi fatti a mano sono curati nei minimi particolari. Il “Tempio bianco” è stato ispirato da elementi del buddismo come i naga, i fiori di loto e gli elementi lanna. L’artista li ha sviluppati e modellati arricchendoli di ornamenti.

Infine, questa splendida costruzione, è stata circondata da vasche, fontane e ponti di mattonelle di vetro trasparente che simboleggiano la saggezza del Buddha. All’interno il tempio ospita una statua di cera dell’abate del wat accompagnata da musica pop-thai a tutto volume.

ACCESSIBILITA’ IN SEDIA A ROTELLE: totalmente accessibile

Potrei scrivere pagine e pagine sul mio blog riguardanti il Wat Rong Khun, ma nessuna immagine o descrizione può essere paragonata alla sua visita dal vivo…

Domani mi spingerò fino al confine col Myanmar… Continuate a seguirmi!

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MY LIVE TRIP: CAMPO DEGLI ELEFANTI DI MAESA, THAILANDIA

24 Settembre 2016

Per i thailandesi l’elefante ha una grande importanza spirituale derivante dalle mitologie induista e buddista. Nei templi antichi di tutto il paese vi sono statue rappresentanti Ganesh, il dio indù con la testa d’elefante. Questo gigante buono fu molto importante soprattutto nel passato, quando i re di Ayutthaya fecero affidamento su di loro per combattere contro i birmani.

Detto ciò, consiglio l’esperienza che ho vissuto oggi al “The Elephant Camp” di Maesa, nel nord della Thailandia. La visita comprende il giro di un’ora sul dorso d’elefante, una dimostrazione di elefanti al lavoro e il bamboo rafting sul fiume Mae Ping.

Anche noi disabili in sedia a rotelle possiamo sederci sul baldacchino posto sopra il dorso d’elefante. Come? Facendoci aiutare dai gentilissimi ragazzi che li conducono e che si occupano di loro. Questa non è stata la mia prima esperienza, avevo già fatto una camminata seduta sul d’orso d’elefante nel 2014 durante un viaggio in India. Il mio consiglio è quello di stare molto attaccati, soprattutto durante le discese. Se non avete troppa paura osate, il paesaggio è molto rigoglioso e in questo modo si ha l’occasione di ammirare tutti i punti più nascosti della natura circostante.

Non ho avuto l’impressione che gli elefanti siano sfruttati o maltrattati, tutt’altro! Il campo e gli animali sono puliti e ben conservati! Divertente vederli giocare a calcio oppure dipingere con le tavolozze come dei veri artisti! Questi elefanti sono tutti ammaestrati e lo spettacolo che si vede è ben lontano da quelli proposti al circo.

STAY TUNED… Tra poco sarò in visita al tempio bianco

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MY LIVE TRIP: CHIANG MAI, THAILANDIA

23 Settembre 2016

Il mio diario di viaggio oggi vi porta a Chiang Mai, la capitale culturale del nord della Thailandia.

TEMPLI VISITATI: tempio buddista di Wat Phra That, situato sulla montagna di Doi Suthep da dove è possibile ammirare uno splendido panorama della città. Questo è il tempio più spettacolare che si trova nella zona. Purtroppo risulta essere anche il più affollato dai turisti. Wat Suan Dok o “Tempio del giardino fiorito“, circondato dalle mura delle fortificazioni di Chiang Mai. Wat Phra Singh, il complesso di edifici più suggestivo di tutta la città! Non è sempre facile girare per templi in sedia a rotelle, ma nelle visite di oggi non ho riscontrato molte barriere. La funicolare che porta alla pagoda d’oro e al tempio sulla collina è accessibile ai disabili.

Ho trovato Chiang Mai una città moderna che ancora conserva un po’ dell’atmosfera dell’antico insediamento. La popolazione è composta da gente giovane, per lo più studenti, e le persone sono più rilassate (rispetto a Bangkok) ed ancora più accoglienti ed ospitali.

La mia giornata a Chiang Mai prosegue con la visita alla fattoria delle orchidee. Sono rimasta stupita nel vedere così tante varietà di orchidee dai mille colori ed ho visitato il piccolo padiglione delle farfalle. ACCESSIBILITA’ IN SEDIA A ROTELLE: totalmente accessibile!

Ultima tappa del giorno: centro artigianale di San Kampheng. Trattasi di un villaggio con mercato artigianale rinomato in Thailandia per la lavorazione a telaio di lucenti filati di seta per la realizzazione di tessuti pregiati. Lungo le vie, nei piccoli laboratori artigianali, i residenti locali lavorano ancora i fili di seta sui tradizionali telai in legno. La provincia di Chiang Mai è la maggior produttrice di tessuti manufatti di seta naturale in Thailandia.

Domani farò incontri ravvicinati con gli elefanti

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MY LIVE TRIP: WIANG KUM KAM, THAILANDIA

22 Settembre 2016

Il mio tour in Thailandia procede alla grande. Questo paese mi sta affascinando sempre di più…

Questa mattina, con un volo da Bangkok della durata di 55 minuti, ho raggiunto Chiang Mai, città situata a circa 600 km a nord dalla capitale thailandese.

Da qui mi sono recata a Wiang kum Kam, antica cittadina poco frequentata, di conseguenza poco turistica, con rovine molto ben conservate. Fu la prima capitale del Regno Lanna, costruita dal Re Mangrai alla fine del tredicesimo secolo. Ma Wiang Kum Kan non rimase capitale a lungo a causa delle frequenti inondazioni del fiume Ping che fecero si che i suoi abitanti la abbandonassero.

Passarono tanti, tantissimi anni fino a quando, nel 1984, la città tornò alla luce grazie agli scavi promossi dal Dipartimento delle belle arti. Nonostante i numerosi reperti rinvenuti, le ricerche continuano ancora oggi.

In questo celebre sito archeologico, circondato da mura fortificate, sono stati recuperati 11 templi, circa la metà degli originali, tra cui una lastra di pietra incisa, unico esemplare dell’alfabeto da cui derivò la moderna scrittura thai.

ACCESSIBILITA’ IN SEDIA A ROTELLE: ottima, a parte qualche piccolissimo ostacolo da superare.

Qui ho avuto modo di toccare con mano la vera Thai attraverso le case e gli abitanti di questo antico villaggio. La maggior parte di essi sono birmani che hanno scelto di superare il confine per trovare lavoro. Un tempo clandestini, oggi sono obbligati a dichiararsi al governo. Sono più poveri rispetto ai thailandesi che vivono in città, ma ognuno di loro possiede il terreno sul quale vive e dove coltiva spezie e piante di frutta.

Domani visiterò Chiang Mai… Non perdete il mio diario di viaggio!

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MY LIVE TRIP: AYUTTHAYA, THAILANDIA

21 Settembre 2016

Secondo giorno in Thailandia. Destinazione: Ayutthaya!

A circa 70 km di distanza da Bangkok si trova Ayutthaya, che fu la capitale fiorente del regno del Siam dal XIV al XVIII secolo. Secondo una credenza, il riflesso del sole sulle decorazioni d’oro dei templi si ripercuoteva fino a 5 km di distanza! Oggi gran parte di questo sito è occupato da spazi erbosi e le grandiose rovine rimaste formano un cimitero di templi. La città è entrata a far parte del Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO il 13 Dicembre 1991.

IMPERDIBILE: Wat Phra Mahathat, resti di un monastero le cui origini sono difficili da datare. Tra i miei preferiti in assoluto spicca la testa di Buddha incastonata tra i rami degli alberi, e Viharn Phra Mongkol Bophit, somigliante al Grand Palazzo Reale di Bangkok ma in realtà tempio buddista. Al suo interno vi è una enorme statua del Buddha che, con i suoi 19 metri di altezza, risulta uno dei più grandi di tutta la Thailandia.

Le statue di Buddha sono veramente numerose qui ad Ayutthaya. Da quello disteso di Wat Yai Chaya Mongkol alle centinaia rivestite di stupa giallo chedis. 

ACCESSIBILITA’ GENERALE IN SEDIA A ROTELLE: solo pochissime e minime barriere. La maggior parte dei siti è pianeggiante e sono presenti molte rampe. In alcuni punti il terreno è dissestato e non asfaltato.

Il modo migliore per visitare Ayutthaya è quello di unirvi a un’escursione giornaliera da Bangkok. Potete scegliere di vedere il meglio delle rovine storiche prendendo un tuk-tuk, noleggiando una bicicletta o facendo il giro sul dorso di un elefante.

Domani un volo interno mi condurrà a…. STAY TUNED!

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MY LIVE TRIP: BANGKOK, THAILANDIA

Bangkok, 20 Settembre 2016

Il mio viaggio in Thailandia non poteva che iniziare da Bangkok, capitale dell’esotico Siam e città caotica e cosmopolita per eccellenza. Il grande fiume Chao Phraya, spina dorsale di una rete di canali, la divide in due. Proprio per questo motivo Bangkok ha assunto il titolo di “Venezia dell’Est“.

PRIMO PERSONALE IMPATTO: incasinata ed intrigante allo stesso tempo

CALDO?: Pensavo più umido visto il periodo non proprio ottimale

ATTRAZIONE PRINCIPALE: Gran Palazzo Reale. E’ la cinquantesima attrazione più visitata al mondo! Fu inaugurato nel 1785 e sancì la fondazione della capitale con la conseguente rinascita della nazione thai dopo l’invasione birmana. Per visitarlo è necessario indossare abiti appropriati: pantaloni lunghi per gli uomini e gonne sotto al ginocchio per le donne. Bandite le canottiere e le maglie smanicate. Punto di forza: Buddha di Smeraldo, il tempio buddista più sacro del Paese. Accessibilità in sedia a rotelle: scivolo e rampe ma anche qualche gradino da superare.

IMPERDIBILE: Wat Pho. Il colossale Buddha Coricato attrae moltissimi visitatori che si fermano ad osservarlo. Il mio consiglio è di andare oltre, per percorrere l’intero complesso animato e disordinato composto da campi di basket, aule scolastiche e un laghetto con le tartarughe.

Bangkok non offre solo templi ai turisti che giungono da ogni parte del mondo: mercati colorati, vita notturna, crociere sul fiume, incontri di Thai boxe e musei solo solo alcune delle cose che potete fare una volta arrivati nella capitale thailandese. Cosa aspettate?

Seguitemi domani… sarò a…

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